Italiani in Australia
Benvenuti su Italiani in Australia, il primo podcast senza filtro in cui si parla della quotidianità e delle sfide dell’italiano all’estero. In ogni episodio toccheremo vari argomenti, tra cui: logistica, visti, stereotipi e (a volte) consigli utili.
Ovviamente il tutto sarà uno spunto per cercare di aiutare il più possibile i nostri connazionali ad ambientarsi nella terra dei Canguri!
Rigorosamente tutto in Italiano e ovviamente a volte in inglese!
Ovunque voi siate e qualsiasi cosa voi stiate facendo :)
Silv + OTTO Migration
Italiani in Australia
Come era arrivare in Australia oltre 50 anni fa? La storia di Gennaro.
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In questo episodio dell'Apericast ospitiamo Gennaro, arrivato in Australia da ragazzino, in nave, dopo un mese di viaggio. Suo padre aveva trovato lavoro a Sydney e così tutta la famiglia ha attraversato il mondo per ripartire daccapo.
Con Monica ci facciamo raccontare un'Australia che pochi ricordano, quella di tanti anni fa, e quanto questo paese sia cambiato nel tempo. Gennaro ci porta dentro gli addii a casa, quelli che si davano sapendo che il ritorno non era un biglietto a tasca. E ci racconta cosa vuol dire ricostruirsi tutto da bambini, dalla lingua ai compagni di banco, in un posto dove non ti capisce nessuno.
Se la vostra Australia comincia con un atterraggio, fate un giro nella sua. Comincia con un mese di mare.
Ovunque voi siate e qualunque cosa voi stiate facendo… buon ascolto 🎧
Il lato caldo della storia ragazzi a un nuovo episodio di Italiani in Australia. Io sono Silvia e sono qua con Monica e Marco ancora per un'altra puntata direi della pericast stasera perché è una serata che doveva iniziare come una serata no alcol. Però poi alla fine si abbiamo fatto la passeggiata, una birretta, due prosecchi, e adesso alla fine siamo qua. Marco mi dice una roba, cosa mi dici? Il microfono prosecco happens. Prosecco happens. E alla fine, dopo tutto questo e uno spritz col Select, cosa facciamo?
SPEAKER_03Facciamola per i cast quindi, ma perché in realtà ci siamo innamorati di una storia che stavamo ascoltando, e quindi è nato tutto in maniera molto spontanea. Dato il mio lavoro, e dato lo scopo del podcast di Silvia, abbiamo sentito l'esigenza di farvi ascoltare questa storia che in realtà è, secondo me, sensazionale.
SPEAKER_02Esatto, siamo qua in compagnia di Gennaro, che è il vicino di casa di Monica e Marco. Tra un drink e una patatina ci stava un attimino spiegando quella che era stata la sua storia di quando è emigrato qua in Australia. La cosa che a me ha colpito nelle sue parole era che chiaramente non è successo come tutti noi, diciamo, non so, qualche anno fa, una decina d'anni fa, ma in realtà è successo qualche decennio fa. Quindi chiaramente le condizioni sono tutte diverse, cioè un modo di vivere diverso, uno stile di vita diverso, tutto è differente rispetto a come viviamo noi la vita adesso.
SPEAKER_03Le emozioni sono scaturite nel momento in cui ci siamo messi ad ascoltare una canzone che era la canzone degli emigrati dell'epoca, ovvero che sarà. Non so se tante persone adesso se la ricorderanno quella canzone in particolare era Che sarà, che sarà, che sarà. Gennaro ha iniziato a raccontarci di come è stato arrivare via nave all'epoca e di come è stato il viaggio e di quelle che sono state le emozioni che poi lui ha sentito nel momento in cui ha visto l'Australia per la prima volta quello che lui ha sentito quando ha lasciato Napoli, che è il posto da cui viene, e di conseguenza facciamoci adesso un excursus in quella che è stata la storia di Gennaro, che a me onestamente ha fatto anche commuovere.
SPEAKER_02Esatto, infatti, per prima cosa, step back. Grazie per aver accettato in questi due piedi. In realtà l'abbiamo un po' obbligato. Ah, sì, eravamo qui in balcone e quindi grazie per essere qua e condividere.
SPEAKER_00No, mi sembra la malingonia di 50 dal 71. Posso parlare, ritornando alla canzone che sarà, perché io mi ricordavo prima di andare sulla nave, sentendo questa canzone mi veniva una malingonia enorme, perché non lo so, andavi in un paese lontano.
SPEAKER_02Lasciavi gli amici com'è nata la decisione di venire qua? Perché tu avevi spiegato a noi che era una questione lavorativa.
SPEAKER_00All'Olivetti, tuo papà. Mio papà lavorava per l'Olivetti. Cercavano operai specializzati per andare in Australia. Come fu mio padre fece la domanda, ma non so come e fu accettata. Mio padre venne qua un anno prima e prese lavoro subito, e dopo fece l'atto di richiamo per noi. Io ero il più grande. Mi ricordo che sulla nave eravamo 5 fratelli e sorelle tra 5.
SPEAKER_02Quindi, io ero il più grande in che anno sei venuto qua nel 701, ok. Quindi chiaramente niente aerei, hai fatto tutto per nave.
SPEAKER_00Ma c'erano chi andava con l'aereo, però non siamo andati con la nave.
SPEAKER_02Quanti giorni era?
SPEAKER_00Mi sembra che è stato, se non vado errato, 35 giorni perché ci furono degli alcuni scioperi. Scioperi di Navali, allora la nave a volte stavo uno o due giorni in più nel porto.
SPEAKER_02Come hai vissuto nel momento in cui ti sei stata presentata l'occasione di dire Ok, devo impacchettare la mia vita e spostarmi dall'altro capo del mondo?
SPEAKER_00Per descrivere è un'emozione incredibile, perché a 14 anni e pochi mesi lasciare gli amici, gente che conosci, la scuola vai in un paese nuovo.
SPEAKER_02E l'inglese lo sapeva, non lo sapevi niente.
SPEAKER_00Andata a scuola prima media con l'inglese che ti impari? La porta, la finestra, a parte il fatto che è comunque l'inglese che insegnano anche adesso, onestamente. Sì, però il problema è che quando siamo arrivati, 5 figli, eravamo 7 persone. Allora, essendo il grande, io non potevo andare a scuola.
SPEAKER_02Dovevi prenderti cura dalla tua.
SPEAKER_00No, dovevano andare a lavorare subito io.
SPEAKER_02Eh sì, per prenderti cura.
SPEAKER_00Però eravamo sotto età, perché prima di 16 anni in Australia come legge non potevo andare a lavorare. Però anche allora sette persone a affittare una casa era dura, l'affitto era caro e mio padre lavorando solo non ce la faceva.
SPEAKER_02Certo.
SPEAKER_00E allora ho preso subito il lavoro anch'io. Perché l'idea era di stare due anni e dopo tornavi in Italia.
SPEAKER_03E che lavoro sei andato a fare, Gennaro?
SPEAKER_00Il primo lavoro fu in una fabbrica di pasta.
SPEAKER_02Sempre per tenerla un pochino patriottica, perché ci piace.
SPEAKER_00No, ma è stato buono perché erano tutti italiani. Allora comunicavi con italiani.
SPEAKER_03Perché tu, Gennaro, quando sei arrivato qui, non parlavi la lingua, cioè zero.
SPEAKER_00Zero. Allora cominci a. mi ricordo che siamo stati due giorni. Se non vado errato, siamo arrivati di sabato, il lunedì già avevo lavoro. E da allora adesso, fino a oggi, ci sembra lavorare. Comunque non mi trovo male.
SPEAKER_02Perché qua si lavora tanto. Io vorrei un attimo portarla indietro all'esperienza del viaggio perché è la cosa che più mi ha colpito prima mentre stavamo chiacchierando col nostro drink. Tu hai detto che eri partito da Genova.
SPEAKER_00No, da Napoli scusa il viaggio ha durato 35 giorni, credo, tramite scioperi, però, perché se no era di meno, e hai fatto un giro dalla Madonna? Perché il canale di Suez era chiuso, da Napoli, Messina, Grecia, Tenerife, che era l'isola delle Canarie, Sudafrica, Flamento Melbourne, e l'ultima sosta era Sydney dove siamo scesi.
SPEAKER_02Noi, e cosa hai provato in tutti quei giorni di come si dice adesso? Io mi ricordo che a volte la solitudine ti veniva perché guardavi il cielo, guardavi il mare, erano settimane solo di cielo e mare, e dicevi: Ma dove si trova questo paese, è molto lontano, non ti sei mai chiesto nel momento in cui chiaramente tuo papà era già qua. Quindi per motivi lavorativi e tutto quanto. Nal momento in cui voi eravate in viaggio per tutto questo tempo, non ti sei mai chiesto se effettivamente era la cosa giusta da fare, però ho messo un po' in discussione le scelte che erano state fatte a livello familiare, perché comunque all'epoca se si va indietro 30 anni non è come adesso, adesso mi sembra un pochino tutto più semplice, cioè le scelte erano molto di più di 30 anni fa, era la 50 e io sono sempre degli anni 2000, vabbè, no, parliamo del 71. Ma è vecchia, sono vecchia, Madonna.
SPEAKER_00Forse l'unico scopo che io avevo perché lui mi diceva sempre che dopo due anni, tre anni, torniamo indietro.
SPEAKER_02Allora c'era la speranza del ritorno è quello che un pochino tutti dicono quando sono qua. Perché tu sei uno come era l'Australia quando sei arrivato?
SPEAKER_03Cioè la sensazione che tu hai provato quando, allora ti faccio due domande. Se hai voglia di rispondere. La prima è qual è la sensazione che hai provato nel momento in cui hai visto la costa Campana allontanarsi, e la seconda è cosa hai provato quando invece hai visto il porto di Sydney?
SPEAKER_00Lasciando Napoli dal porto, il cuore di Sid.
SPEAKER_03Qui c'è stata una lacrima, qui c'è una lacrima, arrivando a Sydney non era tanto male, perché il porto di Sydney è bello, è stato sempre bello perché l'opera house è bello, però quando scendi e vai.
SPEAKER_00Non è che viviamo a Sydney nella città appena arrivi, devi andare nel subborgo e là era triste perché non conoscevi nessuno, non sapeva niente. Uscivi la mattina, era vuoto la vita era un po' vuota, però prendendo il lavoro con gli italiani nella fattoria, nella fabbrica della pasta, allora ho cominciato a conoscere qualche italiano giovane come me, dopo andiamo a vedere il cinema. Ogni tanto sai, cominci a.
SPEAKER_03però era triste, dopo quanto hai sentito di poter chiamare questo posto casa?
SPEAKER_00Secondo me, il minimo saranno passati 5-6 anni, perché al principio sono tanti, ma chiaramente perché. No, non ti puoi abituare. Al principio non ti puoi abituare.
SPEAKER_02Eri anche molto giovane.
SPEAKER_00Sì, ma secondo me l'età di 14 anni, perché io ho conosciuto gente che è venuta qua a 7 anni come Rosa, mia moglie, 7 anni, 8 anni, ti abitui più presto.
SPEAKER_03Sì, perché sei più piccola, sei più piccola.
SPEAKER_00Oppure se vieni a 20 anni, 30 anni. Per me, l'età di 12 anni a 16 anni è un'età molto delicata per uno giovane. Non lo so, per ti abbientare in un'altra nazione che nessuno di, nessuno ti può. non puoi comunicare. Non puoi. È una vita a due.
SPEAKER_02Quali sono le cose che hai trovato più complesse per te?
SPEAKER_00Ma io mi ricordo, io mi ricordo, meno male che avevamo una famiglia di 5. C'era mio fratello che due anni in meno. Allora, pur uscendo con lui era una compagnia, perché da solo sei come un vagabondo per la città. Però, anche andando con mio fratello a volte, vogliamo prendere un hamburger, diciamo, andavamo là, ci mettevano il pane, ci mettevano il burro, ma non poco, lo riempivano di burro. Io ho buttato tanti di quei panini perché non sapevo che automaticamente mettevano il burro, no? Era un'abitudine.
SPEAKER_02Sì, perché lo fanno nei paesi anglosassi.
SPEAKER_00Mettevano il burro su tutto, a me il burro non va.
SPEAKER_02Certo, così era: una bestemmia, Gennata.
SPEAKER_00Lo buttavo, a volte mangiavo e mi buttavo. Comunque, dopo mi sono imparato a dire per piacere, no batta, perché, se no. Era un. Dopo, però ci avevo minimo 5-6 anni per me abbientare un pochettino. Trovando degli amici, uscivamo insieme a vedere il cinema, era duro.
SPEAKER_02Come hai gestito i rapporti con i tuoi amici a casa?
SPEAKER_00A Napoli è finito quel. Gli amici a Napoli non è che c'era la comunicazione come oggi che ci puoi mandare, a quei tempi là, ma nemmeno. Una lettera ci voleva un mese per arrivare. Io mi ricordo che andavamo alla posta centrale di Sydney per telefonare alla nonno o ai zii, ma non ti voglio raccontare perché oggigiorno è facile, ci mandi un messaggio, Whatsapp.
SPEAKER_03La videochiamata.
SPEAKER_00Noi andavamo in città, dovevi cambiare 10 dollari tutti in monete, buttare le monete nel telefono. Prima fare la file perché c'erano altri italiani, i greci, tutti andavamo a telefonare là, perché non è che telefonavi da casa, telefonavi in Italia e non ce l'aveva nemmeno il telefono a casa. Andavamo in città, cambiavi 10 euro 10 dollari in monete da 20 centesimi e buttavi mentre parlavi, sentivi che scattava, perché tu parlavi. Per salutare la nonna, lo zio, ma l'amico non lo telefoni più, certo.
SPEAKER_02E quello era un po' il gap che c'era all'epoca all'età: tecnologia e tutto il resto.
SPEAKER_00Stasera vediamo il ponte che sparano i fuochi d'artificio.
SPEAKER_02Il ponte Arbor Bridge non è Darlin Arbor che fa i fuochi alle 9. Stanno sparando per celebrare il mio, comunque era duro e mi ricordo che era durissimo, immagino perché comunque sei stato tra virgolette, sradicato quando avevi 14 anni, quindi non ti sei mai chiesto nei primi anni che eri qui, se effettivamente questa è stata la scelta giusta, oppure se le cose potevano andare in maniera differente.
SPEAKER_00Oggigiorno posso dire che questa forse è stata la scelta giusta. All'epoca credeva che sta una scelta proprio fuori del normale.
SPEAKER_02Infatti io la cosa a me aveva affascinato molto quando avevi iniziato un po' tutto il discorso, mi è sembrato molto nostalgico, ma in maniera positiva, nel senso che tu hai vissuto l'Australia in diversi modi, quindi chiaramente l'hai vissuta nei tuoi anni quando sei arrivato, che è completamente diversa a come l'abbiamo vissuta noi quando siamo arrivati noi. Quindi mi è sembrata una cosa estremamente bella da mostrare anche a un pubblico nel momento in cui si rende conto che non è sempre stato così. E le difficoltà che hai avuto tu sono difficoltà che adesso noi magari molte cose non le sono.
SPEAKER_00Non c'è questa esperienza, non esistono più. Andare in Italia una volta costava, se tu volevi andare, diciamo pure io sono andato in Italia dopo dieci anni perché il mio scopo era sempre di tornare a vedere, però dopo ti passa, forse ti dimentichi della malingonia un pochettino, perché lavorevamo 12 ore al giorno, 7 giorni c'era poco tempo per divertimento. Allora lavorando potesse che la malingonia la mettevi un po'. Non ci pensavi perché eri stanca. Però ogni volta che vedevi un giornale o una bandiera o l'Italia che atterrava a Sydney o vedeva in aereo. Wow!
SPEAKER_02Perché io nel senso dal momento in cui ti conosco sei sempre stato molto patriottico e sempre gran sostenitore di quella che di come siamo noi realmente.
SPEAKER_00Anzi, può darsi che noi all'estero viviamo un'Italia più patriotica di quelle che stanno là.
SPEAKER_02Assolutamente in Italia a volte diamo per scontato molte cose e soprattutto il valore nelle piccole cose che qua riscopriamo, quindi è una cosa che io apprezzo altamente.
SPEAKER_03E Gennaro, cos'è successo dopo che ti sei trasferito? Nel senso, ovviamente i primi anni non sono stati facili e quello si è percepito e l'abbiamo ascoltato da quello che hai detto. Tuttavia, poi è successo qualcosa. Nel senso che tu in qualche maniera hai trovato il tuo ambiente qui, sei riuscito ad intersecarti in quello che era l'Australia, hai trovato degli amici storici o meno storici italiani e hai mantenuto non solo le tue radici, però anche a livello professionale sei riuscito a fare un po' il tuo della serie che non ti sei lasciato sopraffare dal fatto di arrivare in una nazione, arrivare come passare il termine precario perché arrivi come un emigrante. Alla fine tu hai tratto il meglio di quello che si poteva trarre con la forza di volontà, credo, quindi raccontaci un attimo di cosa è scattato e di come sei riuscito poi ad arrivare non solo a Rosa, ma anche alla tua professione, a quello che hai fatto. Cioè, come è scattata, mi ricordo che si guadagnava bene qua.
SPEAKER_00Lavorando, ognuno guadagnava, però risparmiavi per tornare in Italia. Quello era il punto fisso. Risparmiare, torniamo là e compro una casa a Napoli o dovevo andare. Però te ne accorgi che dopo 3-4 anni cominciavi a mettere un. facciamo un altro anno, sai? Perché i soldi ci stavano, si guadagnava, facciamo un altro anno e dopo, tramite amici conosci più amici, il cinema c'erano due o tre cinema a Sydney che andiamo a guardare i film italiani. Allora cominciava, sai, cinema, pizzerie, amici italiani e ti comincia la nostalgia, c'è sempre, però si comincia a.
SPEAKER_03Possiamo dire che le persone che conosci quando sei all'estero, in questo caso Sydney diventano la tua famiglia.
SPEAKER_00Sì, ma per forza il giornale, quello ti guardavi, c'era un programma italiano alla sera che a volte gente come me non l'ascoltava molto, ma c'era Mamma Lena che era l'unica voce mi ricordo a quei tempi là che c'era un po' di musica italiana per un'ora e due ore la sera, c'erano delle cose che aiutavano a sentirsi a casa, però non era mai casa tua.
SPEAKER_02A me viene in mente un po'. Lo so che l'analogia è il paragone, non so se è proprio azzeccato, però lo tendo ad associare a queste cose perché chiaramente hai parlato molto del fatto che all'inizio l'Italia manca, che magari si lavorava per mettere via i soldi per comprare una casa là e tutto quanto, e mi viene un po' in mente, come quando magari, per esempio, finisce una relazione. Quindi il tempo e la distanza aiutano un po' a colmare e a sistemare le cose.
SPEAKER_00Ovviamente è così, però c'è sempre stato quella cosa di tornare in Italia dopo dieci anni, sono andato, sono tornato in Italia.
SPEAKER_02Come hai trovato cambiata l'Italia dopo dieci anni, specialmente nei tuoi anni, perché tu sei partito nel 71 all'81.
SPEAKER_00Veramente cambiato un pochettino, perché Napoli io sono andato a Napoli, sono andata. Vado in Italia solo per vedere Napoli. E dopo sono al paese della mia fidanzata che era abruzzese. Sono andato in Abruzzo a trovare i suoi cugini, comunque che ora è rosa, sua moglie, specifichiamo: Napoli è sempre stata per me raccogliente, vede i nonni in un'altra volta. Zii, era bello.
SPEAKER_03Però come vivevano loro dopo dieci anni pare che io mi ero un pochettino cambiato nella mia e ho una domanda precisa per te, Ashley: quando voi con la barca, no, quindi tramite nave siete venuti qui, avete dovuto rinunciare a qualcosa perché io so che voi avete dovuto rinunciare alla cittadinanza.
SPEAKER_00Italiana, quella è stata un'altra, un'altra la cittadinanza italiana. A quell'epoca, se volevi lavorare per un edificio del governo come aziende telefonici, aeroporti o per l'acquedotto, tutti questi posti statali dell'Australia se non eri australiano, non potevi andare a lavorare là.
SPEAKER_03E come è stato il fatto di sentirsi privato di una cosa che è tua fondamentalmente di ritmi.
SPEAKER_00È successo dopo mi sembrano dieci anni, nove anni, perché al principio non ci pensavo nemmeno. Però parlando con altra gente, dopo cominciando ad abituare a stare qua, vedendo che poteva funzionare insomma, dare il passaporto via, per prendere un altro passaporto, non è facile, però ne valeva la pena. Ci è valuta la pena. Era un diritto che a quell'età epico non potevi fare. È una scelta difficile, comunque.
SPEAKER_03Quindi, tu obiettivamente negli ultimi anni, cioè, nelle ultime decadi, in realtà hai viaggiato in Italia come visitor.
SPEAKER_00Sì, io andavo in Italia e non mi sentivo noi italiano. Quando vengo in Italia vado in Italia e mi sento italiano, però non mi sento il merito di essere. non so, ti sento un po' strano. Perché vai in Italia e non sei italiano. Vieni in Australia e non sei australiano. Insomma, è un fatto un poco.
SPEAKER_03E quest'anno allora ti faccio una domanda. Cos'è successo, Gennaro?
SPEAKER_00È successo che tramite il consolato hanno deciso che chi ha rifiutato il passaporto, si è potuto prendere la cittadinanza indietro, e come io e Rosa l'abbiamo fatta.
SPEAKER_03E quindi, ragazzi, vi dico live: che Gennaro adesso è di nuovo cittadino italiano ed è iscritto all'aire come marca australiana.
SPEAKER_02Qua dobbiamo aggiungere degli applausi. No, la cosa mentre lo stavi raccontando, c'è nella mia testa, dicevo: figa questo è assurdo. Perché tu nato in Italia, chiaramente cittadino italiano ha tutti i diritti, hai dato via li perdi, perché chiaramente per questioni lavorative, famiglia, tutto quanto, hai deciso di venire qua, ma in una anni in cui chiaramente c'erano delle leggi differenti, quindi chiaramente ti sei dovuto un pochino adattare. Cioè, per esempio, se a me veniva messa una scelta di quel tipo lì davanti, io non avrei mai preso la cittadinanza australiana, avrei mantenuto quella italiana perché sono anni diversi perché sono anni diversi, messa di fronte a una scelta, posso capire chiaramente nelle tue condizioni, back in time.
SPEAKER_00Però io back in time ho fatto la domanda lavorare la Quantas e mi presino a lavorare la Quantas, se io non ero australiano, non potevi è stato difficile a perdere. Tuttavia, quando vai a lavorare in un posto che bella la lounge, Gennaro è stato nel male. Nel bene, come si dice?
SPEAKER_02Di necessità per tu, volevo un attimo ritornare un po' all'aspetto romantico della cosa, e introdurre il personaggio di Rosa un po' nella storia. Tu, Rosa, l'hai conosciuta?
SPEAKER_00Si, mio padre aveva un negozio di genere alimentare, diciamo, no? E siccome mio padre, quando andava in banca, non lo capivano tanto. Sai, sai, mio padre, l'inglese lo parlava con Napoletano Mischiato. Quando andavi in banca, mia moglie. La moglie attuale. Lei lavora in.
SPEAKER_02Hai avuto altre moglie in passato. Ah, ok. Una sola, perché se dici attuale, si sa mai che ne hai nascosti nell'armadio.
SPEAKER_00Lo so, salda Vinci, ce l'ha detto. Che è un amore solo.
SPEAKER_02Salda Vinci e te per sempre, no, perché, ragazzi, Gennaro è un grande amante di Sanremo tra parentesi, l'ha attaccato anche a me, ragazzi.
SPEAKER_03Io ve lo dico adesso, sono due anni che Sanremo non me lo manco.
SPEAKER_00Comunque, allora mio padre andava in banca. E perché sapevano che parlava l'italiano Rosa? Chiamava sempre Rosa. Per tradurre per tradurre qualche. E mi ricordo che morì mia nonna in Italia e mio padre mi disse a me: io devo andare in Italia che c'è un funerale. Che mio padre è stato sempre una persona che forse non pensava. Devo andare, tra due giorni vado in Italia. E come faccio io? Mi chiese a me di stare al negozio e io ho dovuto prendere le ferie dopo lavoro, insomma, è stata una cosa pure la tragica. Dopo domani tu vai qua, io vado là, insomma, non è stato facile. Comunque, nel male viene sempre qualcosa di buono a volte. Perché lui va in Italia, io vado a lavorare là e lei è conosco Rosa. Perché sono andato in banca e pratica di mio padre, lei veniva là a comprare la roba al negozio e ci siamo conosciuti.
SPEAKER_04E da cosa nasce?
SPEAKER_00Perciò a volte delle cose che uno pensa: mio padre, ma tu vai in Italia dopo domani, io come faccio al lavoro? No, no, io devo andare, tu vai là.
SPEAKER_03E se posso dire una cosa, io ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere Gennaro e Rosa nel 2024, quando mi sono trasferita in questo appartamento dove sono adesso, dove siamo vicini di casa. E devo dire che sono una coppia meravigliosa, ma non solo, sono due persone estremamente normali, disponibili, accessibili, fantastici di cuore, di festa. Siamo napoletani fanno più festa loro di me e Marco che abbiamo 38 adesso, e 39 anni, loro sono sempre circondati da persone, sono fantastici loro, i loro amici. Siamo fortunatissimi ad averli, perché loro hanno quella spontaneità e quella bontà d'animo che è difficile trovare oggi anche nei ragazzini di vent'anni.
SPEAKER_02Ma è una cosa che secondo me tu vedi solo tra persone che secondo me condividono lo stesso background, perché è cultura e tradizioni, perché ti trovi subito, capito? Non è una cosa che tu magari ti aspetti da qualcuno che è australiano e nato qui.
SPEAKER_03Sì, però credo che sia anche la bontà d'animo delle persone. Perché di italiani ovviamente con il mio lavoro ne ho conosciuti tanti, di persone ne ho conosciute tante, comunque sono sempre stata esposta a rapporti interpersonali. Devo dire che nulla mai mi fu più fortunato che non il trasferirmi in questo appartamento fondamentalmente.
SPEAKER_02Guarda, io ti dico che la prima volta che vi ho conosciuto era al compleanno di Monica, non quest'anno, l'anno prima e mi ricordo che Rosa aveva portato, aveva fatto i cantuccini, aveva fatto dei biscotti all'anno, gli amaretti erano una bomba atonica.
SPEAKER_03Cioè, io ne avrò mangiato una decina solo io, da parte al tavolo, ecco perché erano finiti e me ne scofanavo uno dopo l'altro perché realmente mi sentivo a casa ed è quello non solo, ci sono anche i pomodori verdi sott'olio, ragazzi, levatevi, io sono fortunata, i focaccini.
SPEAKER_02Ma domanda laterale: perché chiaramente noi essendo italiani siamo abituati a mangiare in un modo. Avete fatto fatica? Hai fatto fatica tu quando sei arrivato qui, back in time, adattarti più o meno a come mangiamo noi, a come viviamo.
SPEAKER_00Con mangiare è stato sempre più facile, noi non mangiavamo mai. Il fatto dell'hamburger che mettevano il burro su tutto era un problema. Tuttavia, da italiano, quando sono venuti parecchi italiani venivano in Australia, noi ci portavamo l'amarenda da casa per il lavoro. Non è che andavamo al negozio perché i soldi dovevi conservarli, certo. E allora, come mangiare non c'è stato problema. Mangiare trovavi tutto anche nel 71: l'olio d'oliva, il prosciutto crudo, qualunque cosa è giusto?
SPEAKER_02Forse tagliato non era giusto, però noi lo vogliamo tagliato sottile se non lo fanno.
SPEAKER_00No, ma quei tempi là, pure un po' più doppio, stavi zitta, non lo mangiavi.
SPEAKER_02Adesso che sei qui da oramai 50 tanti, e chiaramente oramai figli chiaramente ci sono e tutto quanto. Nipote è nato il nipote. È un'esperienza perché noi abbiamo un pubblico che è comunque mediamente giovane, quindi ti posso dire che spanna dai 18 fino a più o meno quelli che sono i nostri anni.
SPEAKER_03Soprattutto la maggior parte del nostro pubblico è in Italia. Quindi sono persone che probabilmente stanno pensando di muoversi e trasferirsi in Australia.
SPEAKER_02È un'esperienza a fronte di quella che è stato un po' il tuo percorso di vita, quello che hai vissuto, ok? Periodo storico differente, difficoltà e cose. È un'esperienza che tu consiglieresti da fare a un italiano che magari si sta chiedendo se effettivamente l'Italia è il posto giusto per loro o magari c'è qualcosa di più che li aspetta dall'altro lato. È una cosa che tu rifaresti se avessi la possibilità di tornare indietro con una macchina del tempo?
SPEAKER_00Questa è una domanda abbastanza dura, perché oggigiorno, quando io torno in Italia, vedo che io faccio ho fatto più che un italiano ha potuto fare in Italia. Parliamo di stile di vita che ho qua e ora è con la mia casa sulla veduta del ponte. Insomma, se ero a Napoli, non credo che quello che ho fatto in Australia, lavorando duro, perché per senza niente, se non c'hai voglia di lavorare, è meglio che ti stai in Italia perché è nulla che vieni.
SPEAKER_02Però questa è una cosa interessante perché è una cosa che io dico sempre anche oggi: che se hai voglia di sbatterti e di metterci impegno.
SPEAKER_03Io devo dire anche che Gennaro ha avuto. Si può essere volgare a quest'ora?
SPEAKER_02Certo.
SPEAKER_03Ha avuto le palle di aprire la sua attività e comunque di farsi il mazzo più e più volte, anzi, ha aperto più di un'attività, e comunque è una persona che ha sempre lavorato dalla mattina alla sera. Quindi tutto quello che è risultato, poi è il percorso di una persona che è arrivata in nave senza niente, e che ha creato quello che ha oggi, quindi ovviamente, se non hai la parsimonia e la volontà di romperti il mazzo tutti i giorni, non puoi ottenere, perché nessuno ti regala niente, né te lo regala oggi né te lo regalava 50 anni fa, in Italia.
SPEAKER_02Certo, è una domanda che volevo farti io. Perché chiaramente sei tornato in Italia diverse volte, perché è una cosa che io a volte riscontro nel momento in cui io chiacchiero magari con i miei amici o familiari o robe così. Non trovi cambiato, no, te la devo fare in un modo giusto che non è tira da una parte o dall'altra, trovi che il tuo modo di pensare o di vedere la vita, vedere le cose sia differente da quello che le persone a casa hanno, oppure che tu vedi le cose in maniera diversa. Te lo chiedo perché per come sono fatta io, io sempre, non lo so, c'era una parte di me, sempre che mi diceva che da dove arrivo io non è che non fossi stato il giusto fit, ma non lo so, c'era qualcosa in modo tale che forse io dovevo andare e vedere cosa c'era fuori. Te lo chiedo perché effettivamente è una cosa che molte persone riscontrano.
SPEAKER_00Me inclusa è difficile perché lasciando a 14 anni pure che dici quando io torno in Italia.
SPEAKER_02Sì, perché io ho riscontrato che perché io sono qua dal 2012, quindi adesso 2026, chiaramente è già un bel po'. Quindi, nel modo in cui io sono cresciuta e evoluta a livello sia di persona caratterialmente, lavorativamente parlando, insomma, tutta una serie di cose. Nel momento in cui io vado a casa, trovo molti dei miei amici o familiari che sono rimasti un po' state a come erano loro, o magari anche solo nel loro modo di pensare, no? E io mi sono accorta che vivendo qui ho aperto la mia prospettiva un po' di più. Può essere perché vivo in un posto in un certo momento ho contatto con persone di un certo tipo. Quindi mi chiedo se anche per te è la stessa cosa, essendo qui da molto più tempo.
SPEAKER_00Quando io torno in Italia, parliamo sempre della mia città, perché vedo che Napoli per me è cambiato un pochettino, ma però poco. Dopo 50 anni, o 55 anni, è cambiato un pochettino, però vedo che sempre c'è una maggior parte delle persone che non amano proprio la loro terra. Come si dice, buttano le sigarette e le cicche per terra. Non la rispettano come dovrebbe rispettare una città. Tu dici: forse noi qua siamo abituati meglio, siamo abituati, non lo so, c'è più.
SPEAKER_03Sai cosa mi sono accorta di cosa mi sono accorta io? Ed è una cosa molto simile che si rilega a quello che hai appena detto, io ero abituata un po' come senso, ero una persona educata, lo rimango tuttora, però di base in Italia magari prestavo meno attenzione a determini, tipo la sigaretta per terra. Quando poi sono venuta in Australia, io ho 26 anni quindi ero ancora da formare, cioè, mi stavo formando in quell'età perché obiettivamente a 26 anni uno inizia a capire dove deve mettere le basi. E quando sono arrivata qui dopo qualche anno sono tornata in Italia e mi ricordo che ero fuori. Io vengo da una cittadina piccolina, Bassano del Grappa, c'era questo Barnardini dove noi ci ritroviamo sempre. Ed ero fuori col bicchiere e la sigaretta, che già per me erano una cosa fuori di testa: fumare bene nello stesso posto fuori da un locale, qua in Australia non è consentito. Sappiamo che dobbiamo essere a quattro metri almeno dal locale, eccetera, eccetera. E cercavo disperatamente il posacenere per buttare la sigaretta per buttare via il bicchiere. E tutti mi dicevano: Ma si butta. No, no, perché è incivile. Cioè, la mente un po', diciamo, varia sotto questo aspetto, e mi ritrovo in quel caso.
SPEAKER_00Da napoletano qui rispettiamo più le regole. Assolutamente, le regole si rispettano di più anche da Veneto.
SPEAKER_02E' una cosa che ho notato molto anche io, e per come sono cresciuta qua, nel momento in cui vado a casa, riscontro la stessa cosa che Monica ha appena spiegato, nel senso che boh, perché queste cose non vengono rispettate. Paradossalmente, chiedere how are you quando sei in cassa o robe così?
SPEAKER_00Oppure quando vai con la macchina, io a volte, guidando la macchina in Italia, cerco il parcheggio: ah no, mettere sulle strisce non fa niente. No, no, no, come non fa niente non fa niente! Perciò dico, le regole le rispettiamo, in Italia non viene rispettata molto, lo so, è triste, però.
SPEAKER_02Secondo me è semplicemente il modo in cui siamo cresciuti qui, o semplicemente in cui il lifestyle qua è che siamo molto più tra virgolette, civili e rispettosi, e di vivere in un modo che è un po' più felice, un po' per tutti. A casa, anch'io, come ha detto Monica prima, ero uguale. Ma sì, chi se ne frega, facciamolo così, più Vandala direi: un po' più irresponsabile.
SPEAKER_00Questa è la parola: Vandala ho reso il concetto senza volerlo. No, comunque no, comunque sono felice che ho preso i passaporti un'altra volta.
SPEAKER_03L'abbiamo festeggiata. Tra l'altro, è stato intercalare con Marco Passaporto australiano e Gennaro e Rosa con passaporto italiano.
SPEAKER_00Il passaporto riacquisito e siamo felici.
SPEAKER_02Bravo!
SPEAKER_03E per fortuna, perché comunque te l'hanno tolto, ma in realtà è sempre stato è una cosa che noi non ci immagineremmo neanche, perché non viene posto questo quesito. E quindi nel momento in cui ci muoviamo, diciamo da un posto all'altro, non ci facciamo carico di questo peso emotivo: del caspita, devo rinunciare a quello che sono stata fino ad oggi per abbracciare qualcosa che non è mio. Invece adesso abbiamo la fortuna, ma davvero la fortuna, di dire ci muoviamo da qualsiasi parte del mondo e non dobbiamo rinunciare a niente. E sono le storie come quella di Gennaro, che ci ha raccontato stasera, che effettivamente ci fanno capire quanto siamo fortunati adesso, negli ultimi anni e anche nel 2026, a non dover davvero rinunciare a niente per cambiare la nostra vita, è veramente essere viziati, secondo il mio punto di vista, e bisogna davvero saperne approfittare di questa condizione, perché ci sono persone che hanno lottato anni per riottenere qualcosa che era già loro. E Gennaro, da quando l'ho conosciuto, era lì che continuava a voler dover avere il passaporto italiano che era suo di diritto. Di conseguenza il mio consiglio è non date niente per scontato. Se fate una mossa oggi, ricordatevi di quanto siete fortunati anche solo a poterla fare senza rinunciare alle vostre origini.
SPEAKER_02Ma infatti è stato anche per questo, che secondo me era una storia interessante e anche un pochino nostalgica da raccontare. Perché chiaramente sono tempi differenti, generazioni differenti e come hai detto tu, mai dare per scontate determinate cose, niente ci è dovuto, e chiaramente anche nel suo tempo, anche Gennaro si è dovuto fare un culo quadro per fare cose, avere la casa con la vista dell'Harbor Bridge e tutto quanto.
SPEAKER_03Esatto, niente in Australia ti viene regalato, come abbiamo sempre detto, e la storia di Gennaro anche oggi ha maggior ragione: stimola quello che voi potete fare semplicemente impegnandovi: non è con Instagram, con Facebook, con i social media, ma è, e ve lo dico da imprenditrice, anch'io piccolina nel mio campo facendovi il mazzo e lavorando 18 ore al giorno, perché quello è. Non c'è ora in cui non si debba lavorare per costruire il proprio futuro. Quello che vi viene dato a gratis può esservi tolto in ogni momento. Se si vuole avere qualcosa, bisogna impegnarsi. E chi pensa che venire in Australia sia semplicemente una passeggiata nei boschi: si sbaglia.
SPEAKER_02Infatti, è quello che abbiamo sempre detto. Anche Gennaro, concorda. Io per prima cosa volevo ringraziare Gennaro per aver condiviso la tua storia con noi. Per me è stato illuminante e emozionante.
SPEAKER_00Perché mi sono nominato gli occhi perché mi fai ridono indietro.
SPEAKER_02No, ma perché comunque è stato molto bello capire un attimino il tuo percorso: come sei arrivato, come ti sei evoluto, come sei cresciuto anche e l'esperienza che tu hai portato per costruire un futuro migliore anche la tua famiglia, i tuoi figli, i nipoti, anche, che chiaramente hai. Quindi io invito anche tutti i nostri ascoltatori a farsi due o tre domande e a non dare tu. Per scontato, come noi purtroppo come italiani nasciamo un pochino pretensiono, e ci aspettiamo che tutto ci sia dovuto in qualche modo e perché? Per come. Tuttavia, non sempre è così. Io sono di questa scuola come Monica e Gennaro, che sostengono che il gran lavoro e il culo quadro alla fine viene ripagato. Il lavoro di lavoro, Madonna, se ci pensi, e Gennaro è un classico esempio: ora per show ci divertiamo: esatto, io sto facendo quelle 18 ore.
SPEAKER_00Tu devi lavorare ancora.
SPEAKER_02Infatti, Gennaro fa più festa di noi. Però, se a qualcuno interessa, ci siamo già prenotati per una festicciola alla festa della Repubblica che a quanto pare grandi cose. E così. Se avete domande e volete saperne di più, anche solo sapere cosa ne pensate di questo episodio. Scriveteci a italiani.thepodcastgmail.com.
SPEAKER_03Se volete avere informazioni più che altro specifiche su vissi o più tecniche, scrivete a Monica a info chiocciola ottomigration.com e devo dire che questa sera sono un po' commossa e soprattutto sono anche molto onorata che Gennaro abbia accettato di fare questa intervista last minute con Spritz Select davanti agli occhi. È nato tutto molto per caso e sono molto fiera di questo episodio perché è davvero quella realtà che a me piace trasmettere e che a Silvia piace trasmettere. Grazie Silvia, come sempre, di averci invitati un po' casualmente così durante l'aperitivo, in questa puntata.
SPEAKER_00Grazie, viva l'Italia!
SPEAKER_02Sempre viva l'Italia! Grazie ancora a te per essere stato qua con noi. Lo so, ti ho messo un po' sul grill all'ultimo secondo, ma nel momento in cui è stato un piacere ricordarmi il mio tragitto. È stato un piacere per noi, perché nel momento in cui hai iniziato a spiegare del tuo percorso in nave.
SPEAKER_00Che sarà. È vero, è il moto di quest'altro.
SPEAKER_02E chi non conosce questa canzone se la vada per cortesia da ascoltare. E direi anche che se non la conoscete non siete realmente italiani, giusto? Va bene, grazie ancora Gennaro.
SPEAKER_00Alla prossima, grazie, ciao.