Il nerd non esiste
Qui decostruiamo, demistifichiamo e dignifichiamo il nerd. Perché "nerd" è solo una parola di quattro lettere.
Lo scopo è abbattere le pareti fra cultura popolare e cultura.
Il nerd non esiste
Quando "punk" è un suffisso
Use Left/Right to seek, Home/End to jump to start or end. Hold shift to jump forward or backward.
Cosa c’è di punk nel biopunk, lo splatterpunk, o il dieselpunk?
Ottima domanda, ce la siamo posta anche noi. In quanto fan del cyberpunk, dello steampunk e di altri generi "punk", siamo sempre stati curiosi di sviscerare la cosa.
Seguiteci in questo episodio, il più ambizioso finora. E per l’amor del cielo, non contate il numero di volte che diciamo “punk”.
Per domande, commenti, o una chiacchiera, venite a trovarci su:
https://www.facebook.com/nerdlabexp
In questo episodio (possibili spoiler):
Libri e racconti: Cyberpunk (Bruce Bethke); Neuromancer; Project Hieroglyph; The Wandering Earth; Ciclo dell’Invasione; L’isola del Dr. Moreau; Ribofunk; eXistenZ; Il Mondo Nuovo; The Books of Blood; Seeing Red; The Dark Assembly.
Film e serie TV: Pan’s Labirynth; Sky Sharks; Iron Sky; Gattaca; Dexter; Mr Robot; Black Mirror; Fight Club; Mad Max; I Flinstones; Steven Universe.
Videogiochi: Cybperunk 2077; Fallout; Watchdogs; Horizon Zero Dawn.
Giochi di ruolo e da tavolo: Changeling: The Lost; Scythe; Eclipse Phase.
Fumetti: Sandman; Elephantmen; Battle Royal.
Altro: On the Origin of Species di Charles Darwin; il progetto Nucleon della Ford.
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Intro: remix di "Machinal" di Ant. Survila
Se dico punk, di cosa sto parlando? Parlo di musica? Parlo di uno stile di vita, un'ideologia, o semplicemente di un'estetica? Forse di tutte queste cose, dato che sono tutte parti del punk nella sua complessità. E se vi parlo del cyberpunk, il genere narrativo, come il punk, chi lo conosce lo associa ad una critica sociale, ad un'estetica, critica sociale rivolta contro una società disumanizzante, è un'estetica che prevede un'intrusione della tecnologia nel corpo, nella vita umana. Ok, e chi conosce invece lo steampunk è un'immagine ben chiara dell'estetica, fatta di pistoni, ingranaggi e una tecnologia a vapore retrofuturistica. Ma non è associato ad un sentimento o ad uno stile espressivo. Ma se lo steampunk non promette una trama di ribellione contro il sistema e non presenta una critica alla società? È davvero punk? Potrei fare la stessa domanda per le decine di sottogeneri, non sto esagerando, che incorporano la parola punk nel nome. Cosa c'è di punk nel biopunk? Lo splatter punk o il diesel punk? Oggi facciamo ordine attraverso una disamina di questi generi che non sapevate di amare perché non sapevate che esistono, benvenuti a il nerd non esiste, il podcast dove decostruiamo, demistifichiamo e dignifichiamo la cultura popolare. Io sono Matteo Prayer e vi porto il nerd. E con me c'è il bacio.
SPEAKER_02Buonasera a tutti.
SPEAKER_01Che vi porta il punk. Ci siamo preparati su quattro sottogeneri che hanno punk.
SPEAKER_02Io ho poco, però.
SPEAKER_01Ma io avevo cominciato bene, poi mia figlia si è ammalata. Comunque, ce li siamo un po' scaricati addosso a vicenda, abbiamo fatto tipo, due ce li siamo scelti e due ce li siamo scaricati addosso. Ho fatto i dispetti al bacio. Pacio, sei contento di quello che ti ha toccato?
SPEAKER_02Per tre quarti, sì, come scoprirete presto.
SPEAKER_01Allora, prima di parlare dei vari sottogeneri, però, vorrei dare un minimo di coordinate a chi ci ascolta, abbiamo ricevuto dei feedback.
SPEAKER_02Molto bene. Che non sono insulti.
SPEAKER_01No, sono insulti, ma nel senso buono. Cioè, nel senso, guarda, questa cosa fa cacare, cambiala, a quanto pare sono quasi tutti a carico, mio. Te non hai colpe. Sei.
SPEAKER_02Sei un povero innocente, tu sei la colonna di questo programma.
SPEAKER_01Quindi, prima di parlare di ogni sottogenere, vorrei dare un minimo di coordinate. Questa è stata una delle critiche. Che a volte partiamo per la tangente e lasciamo la gente un po' indietro. Quindi, punk cyberpunk e steampunk, secondo me, sono i semi che danno origine a tutta questa diatriba: proprio punk, cyber punk e steampunk. Quindi, diamo un attimo due coordinate: sembra giusto. Ok, te hai studiato anche sul punk, oppure?
SPEAKER_02No, no, lascio te, nel senso, so le cose che sai, le cose che sai.
SPEAKER_01No, ma anch'io ho studiato poco, perché diciamoci la verità: questo episodio non è sul punk esatto, perché non abbiamo credenziale, però voglio dare due coordinate interessanti. Te l'ho detto, vero cosa voleva dire punk originariamente?
SPEAKER_02Me l'hai detto e me lo sono dimenticato, quindi lo asporterò volentieri.
SPEAKER_01Voleva dire prostituta. Ah, già, è vero, è vero. Punk nel suo significato seicentesco voleva dire prostituta, poi espanso a vari generi di reietti sociali. Ed è stata una parola un po' reclamata, perché negli anni 70 alcuni gruppi, alcuni critici, alcuni musicisti hanno cominciato a riferirsi a se stessi come punk, nel senso, persone desiderate che distruggono l'ordine sociale. Quindi, non sto ad andare troppo in che cos'è il punk, perché ci vorrebbe non un episodio, un podcast apposta.
SPEAKER_02E più o meno lo sappiamo quasi tutto.
SPEAKER_01Un po', vero? Secondo me ci sono tipo i sentimenti di rivalsi e anarchia che enfatizzano la libertà individuale, quindi contro l'oppressione di una omogenizzazione sociale. L'uso di una tecnica per scioccare e destabilizzare. Originariamente la musica, ma poi molta pittura può essere punk, la letteratura può essere punk. Se usano apposta lo strumento espressivo in maniera disturbante. Lo fa apposta per scioccare. E poi c'è l'estetica, cioè, proprio il bestiario, non è nato come estetica il punk, ma l'estetica, secondo me, invece fa parte del messaggio. Poi il primo sottogenere che vogliamo analizzare, secondo me, è il cyberpunk. Uno perché è venuto prima cronologicamente, e poi è perché, secondo me, è il più punk. La parola cyberpunk era il titolo di un racconto breve del 1982, ok, di Bruce Betki, che però non era ambientato in un'ambientazione cypunk come ne teniamo noi, non era neanche futuristica.
SPEAKER_02Parlava di hacker: ah, ok, capito.
SPEAKER_01Perché il punk è quello che rompe le scatole e destabilizza la società cyber e cyber, e quindi un cyberpunk era un hacker, che ha senso. Invece, poi, esiste un romanzo che è considerato la pietra fondante del cyberpunk, che è Neuromancer di William Gibson, che ho cominciato a leggere, e spacca. Allora, io per questo podcast ho letto tipo tre romanzi, 12 racconti brevi. Ho visto due film.
SPEAKER_03Pazzes!
SPEAKER_01Sì, sì, è bellissimo. E ho letto fumetti, ma quelli li ho già letti. Neuromancer di William Gibson dell'84. Non esisteva ancora la parola cypunk come genere, ma quello è il primo cyberpunk è perfetto. E credo che il cyberpunk sia importante perché è intenzionale nel suo contenuto, accostabile al punk. Nel senso che vuole ribellarsi e vuole essere contrario. Un po' proiettando la società nostra nel futuro con questa tecnologia opprimente. Per dire, ora ti leggo questa cosa, bellina. Nell'introduzione a Neuromancer, William Gibson scrive: Ero alimentato da. diciamo che un elemento era un risentimento incandescente a quello che il genere che ho amato da giovane sembrava essere diventato. Quindi lui era una ribellione contro la fantascienza degli anni Ottanta che secondo lui era troppo igienizzata, troppo ottimistica. E' vero, negli anni Ottanta c'era molto ottimismo tecnologico, molto diverso da ora. E c'è questa frase: verso l'inizio del romanzo, a un certo punto, c'è scritto: La sua bruttezza era qualcosa di leggendario in un'era di bellezza a buon mercato c'era qualcosa di portentoso nella sua mancanza di bellezza. Quindi, secondo me, il cyberpunk è punk. Il primo cypunk, quindi, questo non ero Mancer, era molto più schifoso e fastidioso del cypunk che c'è oggi. Tipo, io ho giocatore a Cyberpunk 2077, molto bello, ma un po' rileccato. Invece, lì era proprio sudici: la gente gli manca i denti, le protesi vengono male.
SPEAKER_02È fico, sì.
SPEAKER_01Poi nell'87 nasce lo steampunk. Da Kevin Gitter. L'autore stesso ha dato il nome steampunk alla sua opera, quindi a differenza di prima, che era una cosa organica nata un po' dalla critica, e questo ha detto: no, no, il mio romanzo steampunk, ed era un po' un modo per vendere, ed era un gioco di parole fatto apposta sul cypunk, e lui ha preso? La componente estetica del cypunk. Quindi questa tecnologia che invade il corpo delle persone che pervade tutta l'estetica, e lui l'ha rimpiazzata con tecnologia a vapore, che trovo che sia fighissimo, perché a me lo steampunk c'è molto. Ma secondo me questo è importante perché è la prima grande dipartita della parola punk dall'ideologia punk. Questa è estetica. Quindi si osserva negli anni una progressiva perdita degli elementi punk, e si finisce quasi solo sull'estetica. Quindi, questi generi punk vedremo che sono un po' in un campo e in un altro, secondo me. Io allora facciamo una cosa. Diciamo prima che generi ci sono toccati. Cosa ti è toccato a te?
SPEAKER_02Allora, partiamo da no, no.
SPEAKER_01Dico prima Dilli e Bassi, poi dopo li parliamo. Giusto per dare una idea.
SPEAKER_02Allora, io ho il Solar Punk. Poi c'ho il diesel punk, l'atom punk. E poi mi sono scelto in corner il post cyberpunk che sono estremamente curioso perché non ho idea di cosa sia. Però, in realtà, poi ti racconterò è una cosa che conosci anche te, ovviamente.
SPEAKER_01Ah, ok. Anche io sulla mia quarta categoria, ho da dire. La quarta che mi è toccata è il now.
SPEAKER_02Ah, ok.
SPEAKER_01E ero così curioso dell'ombre che ho detto: cos'è il now? La risposta è poco. Comunque, gli altri generi che mi sono toccati sono il myth punk: il myth punk da cui mi aspettavo di più, però mi sono divertito. Il biopunk che tu mi hai segnato aspettandoti pochissimo, e ho tre pagine di appunti sul biopunk. E poi lo splatter punk, perché sono un fan dell'horror e sarei stato così un po' vergognoso a non prenderlo. Ma vorrei rendere chiaro che abbiamo già parlato. Abbiamo menzionato 10 sottogeneri con la parola punk, ma ce ne sono almeno altre tanti a giro.
SPEAKER_02Sì, sì, è vero.
SPEAKER_01In realtà ho una sorpresa per te alla fine, ok. Cominciate te con il solar punk.
SPEAKER_02Cominciamo con il solar punk. Dunque, sono contento che tu abbia fatto questa introduzione a punk. Perché adesso converrete con me che il solar punk non è punk. Dunque, allora, il solar punk nasce recentemente nel pare che nasca nel 2009, qualcuno invece dice nel 2011. Insomma, c'è uno scrittore di fantascienza Neil Stephenson, il quale ha l'idea di dire: siccome la fantascienza determina il corso che l'evoluzione tecnica e la scienza prendono, dice perché non decidere a tavolino, se vogliamo, di creare un genere che spinga la società verso la direzione che auspichiamo, o lui personalmente auspica, e quindi decide di fare il solar punk che praticamente sarebbero dei racconti delle storie. Questi racconti, il concetto di base è che si racconta di un futuro in cui la società è basata su tecnologie che hanno permesso o permettono di superare i problemi ecologici, come per esempio il riscaldamento globale, e anche tutto quello che riguarda, diciamo, il politically correct o comunque il razzismo e tutte queste cose qui. Quindi una società, diciamo, non proprio idiliaca, però comunque una società auspicabile, resa possibile grazie sostanzialmente alla tecnologia e alle innovazioni sociali.
SPEAKER_01Scusa, ho una domanda, dici che ha superato il problema del politically corretto nel senso, cioè i problemi a cui c'è la spesso. Esatto, scusa.
SPEAKER_02Quindi, sostanzialmente, tra l'altro, lui tira fuori questo project hieroglyph per invogliare gli scrittori a produrre questo tipo di letteratura al fine di condizionare la società positivamente. Fate le vostre ricerche, perché non è che proprio fosse chiarissimo. Tuttavia, il punto è: al di là di questo, mi pare come mia opinione, però, non mi sembra che ci sia bisogno di questo, nel senso che queste idee sono già piuttosto egemoniche. Nel senso che comunque non è una roba proprio sconosciuta il discorso del cambiamento climatico, per cui e poi, ma al di là di questo, che è un'opinione personale, cosa c'è di Punk in una cosa simile? Questa è roba da socialdemocrazia dei verdi? Nel senso che comunque propone idee edificanti in un mondo fatto di buoni propositi e buoni sentimenti, non c'è un intento, diciamo, distruttivo, sovversivo, di presa di giro di questa cosa, è genuinamente ottimistico. Ora, nel senso, i generi punk a mio avviso, non sono queste. Nel senso, deve essere disturbante, deve essere una cosa.
SPEAKER_01Soprattutto il punk, come dire, nella sua sezione originale, è quasi sempre una reazione, è quasi sempre una risposta a qualcosa che non sembra fermarsi da sola.
SPEAKER_02Come dici te, e poi il cambiamento climatico è già nella testa delle persone, ma e poi comunque può essere una reazione, ma deve essere anche una reazione di un certo tipo: perché una reazione conflittuale è distruttiva. Il punk, secondo me, è distruttivo. Certo. Invece, il solar punk mi sembra una roba costruttiva. Anch'io, come tu ti ricorderai, forse a volte mi ero messo in testa di scrivere una storia utopica, lo ricordo bene. Però quello. Nel senso, è utopismo, che è molto diverso. Allora, l'unica cosa che mi viene in mente: il giusto bollino di solar punk potrebbe essere messo a una roba tipo una storia breve di Cicksin Liu che si chiama The Wandering Earth dove praticamente il sole si spinge, e quindi l'umanità decide di costruire dei giganteschi motori per spostare la Terra e portarla su un altro sistema solare per permetterci di sopravvivere. Boh, questa roba è, non lo so, magari può essere letta un po' in chiave dal cambiamento climatico, una risposta estrema, dove comunque muore un sacco di gente. Una roba dove comunque insomma, sporca? E comunque e comunque, vabbè, è una roba. Questa qui: The Wandering Earth, propagandata dal governo dittatoriale cinese, che ci ha fatto anche un film vagamente nazionalista, quindi mi sembra che di punk ci sia ben poco anche qui.
SPEAKER_01È interessante, però aspetta una cosa. Quindi posso chiederti se sei riuscito a trovare qualche riferimento almeno visivo, solo in passante, tipo che aspetto hanno questi mondi solar punk? Perché a volte il punk si esplicita solo in quello e mi viene in mente che magari i solar punk e punk solo nel senso che tutta l'ambientazione è informata dal tipo di tecnologia, perché a volte il punk è quello: si prende un tipo di tecnologia, gli edifici funzionano in quel modo, le strade funzionano in quel modo quindi, tipo pensa allo steampunk, si, sì, allora, da un punto di vista di definizioni ormai acquisite, sì, nel senso che adesso il punk il punk trattino qualcos'altro è diventato quello che dici te.
SPEAKER_02Quindi, in questo senso, sì. Poi, ragazzi potrei sbagliarmi, sono un cialtrone io, è. No, veramente. Però tipo, comunque ecco, secondo me è debole sta cosa. Nel senso, sì, cioè è tutto in chiave che tutto viene prodotto con le energie rinnovabili. Però insomma, definisce un po' lì. Nel senso di punk, non c'è altro.
SPEAKER_01Mi viene quasi in mente che sia un tentativo per rendere più appetibile ai lettori il genere, la parola Punk perché io non ho nulla, io non ho nulla contro il genere, sia chiaro.
SPEAKER_02Nel senso che può essere anche interessantissimo, divertente, anche con effettivamente ottimi impatti, se vogliamo avere questo scopo messianico. Tutto è il termine che non mi torna: cioè, se lo chiami in un altro modo, mi sembra più corretto. Poi insomma chi se ne frega di come si chiama. Tuttavia, ecco già che stiamo a parlare di questo: secondo me, il bollino di Solar Punk è un bollino un po' strano. Certo, gli avrei dato un altro nome.
SPEAKER_01Fra l'altro, una cosa che mi colpisce è che è un tentativo studiato a tavolino di mandare di influenzare il futuro dell'arte, diciamo, il futuro del pensiero. C'è questo modo di dire che l'arte imita la vita e la vita imita l'arte. Per cui c'è qualcosa che esiste nel mondo, nella mente delle persone. La gente scrive senza rendersi conto, lo incorpora, gli dà un nome, gli dà molta più consistenza di soltanto un concetto che gira nello zeitgeist, e allora la gente scrive ancora più cose su quell'argomento. Quindi esiste questo concetto che a volte l'arte imita la vita e poi di conseguenza la vita imita l'arte, e quindi ci sono delle cose che si rinforzano in maniera organica. È raro che qualcuno si metta a tavolino e scriva un manifesto sotto forma di storia, forse un pochino più artificioso.
SPEAKER_02Ah, infatti, però è interessante. Lo zecist, ricordiamolo per chi non sa il tedesco. No, beh, ma lo sai, è la parola più abusata del mondo: lo zeist, è tipo il pensiero dei tempi.
SPEAKER_01Sì, esatto, è una roba che circola, diciamo, è come l'influenza stagionale, dai, avevo letto da qualche parte che qualcuno ha scrive il bollino di Solar Punk ad alcune cose dello studio Ghibli, però non mi sembra che si applichino.
SPEAKER_02Capito? È quello il discorso, ragazzi. Ma come si fa onestamente, a dare del punk a un cartone animato di coso di Miyazaki? Via, su. Cioè, siamo seri.
SPEAKER_01Poi va bene, però no, perché il punto è quello: non c'è niente di sovversivo, ci sono forti messaggi, ma non sono messaggi di sovversione, no, a me piace moltissimo. Non c'è un intento di scioccare.
SPEAKER_02Quindi, esatto, secondo me è il termine che è un po' strano. Poi va benissimo il contenuto.
SPEAKER_01Bene, allora, passo al mio primo genere. Il mio primo genere è il myt punk scritto come mito. L'origine, anche questa, è un po'. Fra virgolette, a tavolino, nel senso che un'autrice che scriva il genere ha detto: Io scrivo myt punk, ho inventato il genere myt punk e gli do questo nome. Poi non diceva di averlo inventato lei, perché ci sono tante cose che, secondo alcune definizioni, sono myt punk. Che cos'è? È un tipo di fiction in cui prendi un pezzo di folklore, un mito, una leggenda, una mitologia e gli aggiungi elementi narrativi molto molto moderni. Quindi li metti nell'urbano fantasy, nella poesia beat, lo metti nella storytelling non lineare invece di fare una roba un po' più classica, oppure ci fai un world building molto complesso, ma usando questi elementi fiapschi, e quindi ti viene una storia, fantasy con queste regole, questi sapori moderni, ma al centro c'è il lupo cattivo, al centro c'è Achille, al centro c'è Thor, è diverso dall'urban fantasy che è il fantasy, ma proiettato nell'ambiente urbano moderno, quindi ci sono. e tendenzialmente ha una nota molto dark. Quindi, ci sono maghi, licantropi, vampiri e mostri, ma dietro l'angolo nascosti ovunque. Io sono un cultore, anch'io.
SPEAKER_02Ma e che differenza c'è, scusa?
SPEAKER_01Perché nel myth punk devi riprendere apposta un mito specifico ed cerchi di evitare le storie troppo lineari oppure personaggi troppo riconoscibili. Quindi non ci sono l'eroe classico. Magari l'eroe è una scopa che è diventato un essere umano, magari l'eroe è la fata turchina che però si fa di cocaina, quindi devono essere appositamente presi questi elementi folkloristici riconoscibili da tutti, quindi non ti stai inventando una roba nuova, ma ci stai applicando roba molto nuova. Quindi, per esempio, è molto comune avere queste narrative non lineari, ma in modo estremo, oppure completamente sovvertire tutti gli archetipi di buoni e cattivi. Quindi questo vorrebbe essere il myt punk. Ora, secondo questa definizione, e secondo un certo consenso che ho trovato online, Sandman è un po' myt punk, perché riprende alcune elementi classici di mitologia e li remix in questa chiave moderna. Non tutto Sandman. Però, molte persone farò l'esempio di questo arco narrativo che io ho letto e che è spettacolare: che è Seasons of Mist, in cui Lucifero decide di abdicare il trono dell'inferno e c'è una completa ricontestualizzazione del significato di inferno e del fatto che esista un angelo che presiede all'inferno. Quindi ridiscutono tutto di come mai esiste un inferno, come mai funziona così, e del fatto che Lucifero potrebbe decidere di andarsene secondo le regole stabilite dalla Bibbia. Pan' Labyrinth di Guillermo del Toro. È un pochino myt punk in quel senso, nel senso che prende una fiaba che è il Labirinto, che prende un satiro e li mette durante la dittatura di Franco.
SPEAKER_02Ah sì, mi ricordo.
SPEAKER_01Alcune puntate di Doctor Who sono myt punk: tipo, c'è una puntata che è tutto incentrato sul vaso di Pandora, però lo rimix e lo rende un elemento tecnologico e spiega che è una cosa intenzionale che dentro ci siano tutte le sciagure. È un po' così. E io e te conosciamo un artefatto myt punk di grande pregio che abbiamo consumato per anni che è il gioco di ruolo Changeling.
SPEAKER_02Ah, ecco, sì! Infatti, ci stavo pensando.
SPEAKER_01Un modo per dire: le fiabe non sono per bambini, le fiabe possono essere possono essere cool. Ora, perché parliamoci chiaro, myth punk è un po' come dicono in inglese, my gem, cioè è la mia roba proprio. Sì, come per me paradossalmente, lo è il solar punk, perché poi appunto mi piacciono quelle cose, non è che non mi piacciono esatto, addirittura pensa che il myt punk è un grande forum per la sessualità queer. Il myt punk. Sì, molta gente di comunità GPTQ Plus gravitano verso il myt punk e ci mettono un sacco di sessualità queer. Però, già questo è un elemento punk effettivamente. E infatti, io volevo dire questo: che il myt punk è quasi solo estetico se non che la gente lo usa per portare su palcoscenico cose che in genere sono considerate poco interessanti, di poco conto nella letteratura. Pochi protagonisti sono gender fluido, pochi protagonisti sono pansessuali, capito?
SPEAKER_02E quindi gli diamo spazio: gli danno spazio.
SPEAKER_01In questo senso il sovversivo, però, se ci pensi, non è legato al mito, non è legato alla fiaba. È una cosa che è successa al genere, non è intrinseco. In questo modo esatto, io approvo perché penso che questa roba dovrebbe essere più rappresentata, però secondo me il myt punk non è ancora proprio quel punk cattivo che ti fa stare un po' male.
SPEAKER_02Eh, no, è anche disagio, esatto.
SPEAKER_01Quindi questo è il myt punk. Onestamente, mi aspettavo un po' meno dal myt punk. E invece mi sono divertito più di quanto pensassi. Con questa scusa mi sono anche riletto un po' di Sandman, che tanto male non fa. E questo è il meat punk. Te cos'hai come secondo genero?
SPEAKER_02Veniamo a una cosa che invece mi è piaciuta assai, che è il diesel punk che, appunto, se ci pensate, è proprio l'opposto del solar punk. Allora, nasce come un qualcosa, se ho capito bene, di piuttosto estetico, quindi si riferisce al periodo storico che va dagli anni venti fino alla fine della seconda guerra mondiale, quindi c'è l'estetica di quegli anni lì. Dei motori, dell'aviazione, degli aeroplani, queste cose qua. Quindi ci sono un paio di film che hanno dato un po' origina a questa cosa, come Sky Captain and The World of Tomorrow. Purtroppo non ho fatto tempo a vedere. È una bella tamarrata, una roba estetica divertentissimo, esatto, però comunque è una roba estetica. Io, però, nel senso, ho voluto vederci un po' di più, in questo senso, da vedere se si riesce. Forse me lo sono immaginato io, però, dei significati appunto che abbiano qualcosa di realmente punk o qualcosa di simile. Dunque, io appunto, anche contestualizzandolo rispetto al mondo in cui siamo adesso, secondo me, dietro, diciamo, al fascino di questo diesel punk c'è proprio la ribellione a quello si diceva prima, cioè al politico di corret, all'ecologismo, a tutte queste regole, diciamo, che sono giuste, cioè che io condivido, che, però, comunque sono, diciamo, in certi ambienti molto ferre, molto preponderanti e a volte anche esagerate, nel senso che poi si perde un po' il contatto con la realtà. E quindi, secondo me, il diesel punk è un buon modo per mostrare tutte le fragilità e le insensatezze della società moderna rispetto a quello che era il mondo degli anni 50 o degli anni 40, dunque, a parte dal punto di vista tecnologico, nel senso che comunque ti fanno vedere i motori, appunto, diesel, la benzina con i pistoni che fanno rumore e che, però, sono semplici, funzionano. È come se il diesel punk ci dicesse nei vecchi tempi, quando le cose funzionavano bene e quindi si immagina un mondo, magari moderno, come per esempio, grottesco, perché poi è una roba anche un po' ironica, non è necessariamente una roba seria. Per esempio, quel film dei nazisti che vengono dalla luna!
SPEAKER_01Come si chiama Sky Sharks?
SPEAKER_02Si chiama davvero così? No, no, no, non era quello con gli squali. Non so.
SPEAKER_00Iron Sky Iron Sky Sharks e tutta un'altra cosa.
SPEAKER_02Appunto, un esempio di film, sicuramente di Cell Punk è Iron Sky, che è un film. Diciamo categorizzabile al limite con i film brutti. Dove praticamente i nazisti sono nascosti nel lato oscuro della luna e poi a un certo punto, dopo 50 anni, vengono fuori e vogliono invadere la Terra. È un film ovviamente grottesco, però, c'è questa estetica, appunto dei motori e tutto quanto. Secondo me appunto l'idea di contrapporre al mondo di oggi, il mondo degli anni 30, degli anni 50, in cui diciamo, sia a livello sociale le regole erano più semplici, erano più chiare, definite. Avevamo un collocamento più chiaro di come stavano le cose, e da un punto tecnologico il mondo era più semplice anche in quel senso, non c'era la complessità delle telecomunicazioni, dell'elettronica, della tecnologia moderna, e quindi non c'era neanche la fragilità, però, di tutto questo, perché, poi, alla fine una cosa interessante è anche questa. Io non ho potuto fare a meno di non pensare, anche se in realtà il romanzo che vi propongo adesso non è categorizzato come diesel punk, ma è un'uncronia, è tipo uncronia significa come sarebbe andata la storia se fosse successo qualcosa di diverso. In particolare, c'è questo scrittore che si chiama Tartled americano, che negli anni 90 ha scritto tipo una trilogia, una addirittura sei libri, insomma, una roba assurda, che si chiama tipo il ciclo dell'invasione e praticamente parte dal presupposto che durante la seconda guerra mondiale arrivano tipo dallo spazio dei lucertoloni con i dischi volanti che invadono la Terra. Insomma, gli eventi storici da quel momento lì in poi cambiano e lui li racconta come gli pare lui. Allora, non è proprio eccelso, diciamo, come letteratura.
SPEAKER_01Non vedo l'ora di leggerlo.
SPEAKER_02Però, vabbè, per certi versi anche noioso perché poi alla fine la tira molto per le lunghe. Ma il punto è che secondo me al giorno d'oggi potremmo chiamarlo diesel punk perché lui cosa fa? Praticamente di fantascienza c'è pochissimo, perché questi alieni che invadono la Terra sono letteralmente dei rettiliani che hanno la tecnologia di oggi, del 2000 perché hanno gli aeroplani in reazione, hanno le bombe nucleari, l'elettronica, i computer, quindi la telecomunazione, e tutte cose qui. E quindi sono all'inizio sono fortissimi perché sbaragliano e tutto quanto se non che sono fragili, perché comunque è complicatissimo produrre queste cose. E quindi quando si accorgono di avere davanti un sacco di gente armata perché in realtà pensavano di arrivare e trovare della gente a cavallo con le spade invece, noi eravamo già progrediti nel frattempo. Comunque insomma, di fatto il punto è che mentre produrre armamenti della tecnologia della sua guerra mondiale era molto più semplice, quelli di oggi che hanno i lucertoloni è quasi impossibile. Perché, comunque quelli che ci hanno di scorta, ok, li usano, però, quando li finiscono diventa un problema perché come li costruiscono non è facile.
SPEAKER_01No, poi un caro armato rotto ci puoi mettere in mano, se c'è uno che sa come funziona, ci metti in mano, il microchip esatto, e quindi è così gli aereo le reazione di stesso qua.
SPEAKER_02È particolarmente interessante perché quello è successo adesso, in questi anni, proprio in questi ultimi due anni, nella guerra in Ucraina è che i paesi occidentali che stanno fornendo armamenti agli ucraini che legittimamente, a mio avviso, si difendono con le unghie con i denti, hanno il problema che questi armamenti sono difficilissimi da produrre, nel senso che noi per noi si intende l'America e l'Europa, non riescono a stare dietro al consumo di armi complesse che vengono spedite perché ce ne vogliono tante, ok? Quindi mentre invece, dall'altra parte, a produrre pezzi di artiglieria vecchio ostile da prendere, mettere in un cannone e sparare è semplicissimo. Quindi, alla fine, negli anni 90, Tarteld parlava di qualcosa che poi è incredibilmente attuale, sembra che l'abbia scritto oggi perché si è inventato degli alieni che hanno gli armamenti occidentali del 2000, del 2020, addirittura, e tipo, dall'altra parte della gente invece, armata come era armata nella seconda guerra mondiale, che tutto sommato tiene testa, e anzi, alla lunga alla meglio, e secondo me, questo ora l'ho fatta lunga, però il diesel punk è anche questo: nel senso, secondo me, criticare il mondo moderno utilizzando il passato, dicendo così un po' reazionario, è una versione reazionaria, secondo me, del punk, questa, che vogliamo vederla in questa luce. Tuttavia, secondo me, se ti piace il disel punk, vuol dire che ti piacciono quegli anni.
SPEAKER_01Senza dubbio, anche perché io ho un po'. Io non mi sono documentato sul disel punk come hai fatto te, ma conosco il genere. Il tema non è mai guarda quanto è spaventosa questa tecnologia. La tecnologia è presentata come rassicurante, imponente e stabile al tempo stesso, ci sono quei dipinti famosi. Adesso mi viene in mente l'autore: del gioco da tavolo esattamente. L'autore rappresenta sempre questi scenari, e la macchina non è un mostro, è una parte del paesaggio e il paesaggio è pacifico.
SPEAKER_02Chiaramente tutto questo, però, è anche inquietante: estremamente inquietante. Quindi non è. Infatti, è la cosa bella che lo rende anche appunto, diesel punk. Nel senso che non è una roba che dici ah, che bello! No, che utopia! È una merda, diciamoci la verità, perché c'è la guerra, la gente si ammazza, ma anche in site, la gente sta male, sta lì.
SPEAKER_01Certo, ma poi non solo, a me il diesel punk, mi fa. La prima cosa che mi viene in mente: se è reso bene, è l'odore del gas discarico, è il rumore del motore. Non sono componenti gradevoli, ma sono quella componente sgradevole che ti fa riflettere cosa vuoi davvero. Perché il punk è un po' quello, ti deve destabilizzare le tue certezze per farti riflettere sulla tua vita. Ti chiede: vorresti questo? Non vorresti questo? Guarda il pro, guarda i contro, lo senti il rumore nelle orecchie, lo senti, lo puzza nel naso?
SPEAKER_02Ti piace questa merda? Perché forse poi tanto peggio del moderno, non è dell'attuale, capito? Quindi non stai così bene neanche adesso.
SPEAKER_01Interessantissimo, cazzo. Io parto col biopunk. E se tu pensavi di averla fatta lunga, prepara. Immagino. Perché tu me l'hai dato un po' a scherzo, ma io mi sono. Mi sono fatto un culo così. Allora, prende tutto quello che cyberpunk fa con la tecnologia con il cyber e lo trasforma con la biotecnologia, l'ingegneria genetica e tutto quello che è anche un po' chirurgia un po' estrema, va bene? Quindi, invece di avere tante protesi addosso, hai graft, impianti, pezzi di corpi altrui, eccetera. Lo scopo è sempre di prendere un'estetica distopica, come il cyberpunk, e un po' come dico l'inglese, grangi, un po' grumosa, un po' sporca. E far vedere questo contrasto su come un certo tipo di scienza portato ad un certo livello crea una società di benestare apparente, che però ci ha tolto tantissimo. Allora, guardando un po' l'elenco delle opere biopunk che potevo consumare, mi è capitato sott'occhio l'isola del dottor Moreau. Conosci?
SPEAKER_02No, assolutamente no.
SPEAKER_01È un romanzo di Wells del 1896. Wow, che ovviamente io ho detto, come fa a essere biopunk nel 1896? Perché il libro parla di un naufrago che si trova su un'isola e i servitori della persona che decide quest'isola sono strani. Sono persone un po' deformi che parlano poco, con le dita tozze, gli artigli camminano strano. E per fartela breve, ovviamente, viene fuori che questo Moreau, questo chirurgo pazzo che è stato estromesso dall'ordine dei medici di Londra, ha creato un'isola e attraverso chirurgia estrema e manipolazione mentale con le tecniche di ipnosi più recenti, ha trasformato un gruppo di animali in controparti quasi umane, cioè gli ha cambiato l'anatomia, le ha chiamato gli organi, le laringi in modo che potessero produrre suoni, no? Avvicinandoli all'essere umano. Però secondo me questo non è biopunk, perché il biopunk vuole commentare su una serie di cose, tipo il nostro senso di superiorità, i nostri deliri di onnipotenza, no? Perché noi con la scienza, con la biotecnologia vogliamo fare un po' quello, no? Vogliamo ovviamente violare tutto quello che ci è stato imposto come limite. Invece, nell'isola del Tom Moreau, la morale è che queste bestie, piano piano, senza l'intervento costante dell'uomo, ritornano indietro e poi degenerano e diventano di uomo bestie. Ok, e c'è un'ossessione con la separazione fra uomo e bestia che, però, vince questa separazione, non la mette in discussione. Il finale del libro è che tutte le bestie tornano bestie e gli uomini sono uomini. Ah, quindi è l'esatto opposto del biopunk. E ti dico: non è, secondo me, un caso che questo romanzo sia stato scritto cinquantina d'anni dopo l'origine delle specie, secondo me, gli ha presa male e ha detto: No, no, gli animali sono le cose in ordine. Secondo me, quelli che dicono che l'isola del Toro Moro è biopunk hanno mancato il senso. Il vero precursore del Bio Punk è un'antologia di racconti brevi di Paul Di Filippo, chiamato Ribo Funk.
SPEAKER_00E questo è interessantissimo. Bravo.
SPEAKER_01Ribo viene dal ribosoma, che per chi non lo sa, è un organello della cellula. E lui l'ha chiamato Ribo Funk apposta per non chiamarlo Biopunk. Ha detto: Io sto inventando un genere che è simile al cyberpunk, ma il mio è meglio. È molto più importante la rivoluzione biologica di quella cyber. Lui scrive: La cibernetica era una scienza morta quando il cypunk stava iniziando a venire scritta. Sono soltanto hacker e cyberg buffi. Perché funk e non punk? Perché il punk era una musica morta quando il cyberpunk è nato. Quindi lui ci dà dentro: dice: Il punk è per ragazzini sfigati. Il funk vuol dire che ci improvvisi e ci dai dentro e ci giochi un po'. La cosa buffa è che poi autori successivi hanno riconosciuto questo libro come fondatore del genere che tutti hanno chiamato poi. Al di là dell'ironia che adoro. Ho letto un po' di Libo Funk. Ed è geniale, ok? Veramente questo tizio era il 96, e ha scritto dei racconti ganzissimi. Per esempio, c'è un primo racconto che è banalissimo su un tizio che vuole entrare in una gang. Per entrare nella gang devi alterare la tua fisiologia. Quindi c'è la biologia come status symbol e c'è una perdita di controllo sulle modifiche via via che si accumulano. Credo che sia interessante in un'era in cui la biotecnologia era ancora agli albori, ma ci avevamo l'illusione di dire potremmo diventare tutti alti, belli e longevi. E non è che questa sessione sia andata via nella nostra società. Ma soprattutto ho trovato un racconto fra tutti questi di Ribbo Funk, si chiama Little Worker, che parla di animali elevati allo status di umani, quindi esattamente come l'isola del Dr. Moreau. Quindi animali che con ingegneria genetica e impianti e chirurgia vengono trasformati con una piccola percentuale di umanità, quanto basta per rendere degli ottimi servitori per gli esseri umani. Quindi c'è il protagonista, che in realtà la protagonista è l'animale, in realtà, però, diciamo c'è il personaggio principale del racconto che ha questa gatta barracane, che però è semi-umana e parla e capisce tutte le cose come servitore. La cosa interessante è che fa l'esatto opposto dell'isola del zoomoro, ovvero questi animali hanno abbastanza umanità che tutti i tratti umani che noi non prendiamo in considerazione, ma che sono fondamentali per la nostra esperienza, prendono il sopravvento. Quindi diventano gelosi, diventano fedeli fino a essere fanatici. Esatto, nella loro necessità di obbedire, diventano troppo liberi. Tipo lei vuole così tanto essere l'unica servitrice del suo padrone che comincia a orchestrare l'omicidio di tutti gli altri servitori, inclusa la moglie, fra l'altro. Quindi l'inganno, che è una cosa che è solo umana, viene iniettata insieme ai nostri geni negli animali. Quindi, in questo caso il Biopunk viene usato per dirti: ma essere umano vuol dire essere intelligenti o vuol dire essere soltanto gli animali più scalti sulla faccia del pianeta? E io ho adorato questa cosa, ok? Poi gattaca. Quella è Biopunk. Perché la biotecnologia li viene usata come indicatore di tutto. La tua genetica è il tuo futuro, e quindi il tuo lavoro è determinato la tua genetica. È un commento interessante su cosa succede se ci affidiamo solo alla biologia come metro di giudizio della nostra umanità. Cosa si perde? E c'è una bella sovversione: cioè, tutto il film parla di una persona che sovverte il sistema, ingannandolo e diventando un astronauta, che è il simbolo ultimo del superare i limiti di quello che gli era stato detto che poteva fare e non poteva fare. Allora, poi, ovviamente, il Biopunk, come tutti i generi punk, sviluppa una componente molto estetica. Quindi, se cerchi Biopunk su Google, trovi queste immagini, tipo di persone con feti innestati sulla testa o con lo scheletro fuori dal corpo, no? Come se la biologia diventasse una comodità, no? Una cosa che puoi comprare. E in quest'ottica c'è anche una cosa che vagamente Biopunk, ma secondo me è abbastanza in modo interessante, è Existence, quello di Cronenberg.
SPEAKER_02Ah, cioè, che non ho mai visto purtroppo.
SPEAKER_01In Existence, la cosa buffa è che è un film sulla realtà virtuale, ma la tecnologia è tutta organica. I terminali sono organici, gli impianti sono organici, e esatto. Ci viene in Menti e Morti, però vabbè. Le pistole sono fatte di componente cicciose che assemblino insieme. Però l'argomento è la realtà virtuale. Ma secondo me non è soltanto una scelta estetica il fatto che ci sia questa tecnologia biologica, perché ti fa più paura: un casco che ti piazza in testa o la tua colonna vertebrale che viene modificata in modo da poterci mettere uno spinotto dentro: cioè la rende più parte della tua biologia, e quindi è una cosa indiscabile. Una volta che la tecnologia è il tuo corpo, il tuo corpo non ti appartiene più. Quindi c'è un po' di questo senso di alienazione ottenuto attraverso l'estetica biopunk. È un po' a cavallo fra punk vero e estetica punk, però a me mi ha intrigato comunque. Poi ho anche altri esempi: c'è un fumetto bellissimo, si chiama Elephant Man. Lo cito solo perché la gente dovrebbe leggerlo, parla di animali che sono stati di nuovo ingegnerizzati per essere più simili a umani per fargli combattere delle guerre in Africa per quanto di grandi corporazioni. In questo caso il biopunk è soltanto una metafora di cosa facciamo alla gente più sfigata di noi. Tuttavia, il fumetto è bellissimo e tutti dovrebbero leggerlo e quindi lo volevo menzionare. Comunque, secondo me, ecco, la distinzione fra biopunk e cyberpunk non è insignificante. Cioè, la tecnologia cyberpunk è integrata ai nostri corpi, ma è comunque estranea. Nel biopunk modificando noi stessi cominciamo a cambiarci così tanto che cominciamo a poterci fare delle domande: tipo Che cosa siamo? Qual è il limite fra quello che siamo e la nostra biologia? Quanto significato leghiamo la nostra identità corporea? Cos'è legittimo, cos'è invalicabile? Tutti gli estremismi dell'umanità, no? Questi estremi impulsi che abbiamo a soggiogare, a distruggere, a governarci gli uni gli altri, sono invalicabili, sono necessari nella nostra biologia o no? Perché questa maniera di controllo nel biopunk c'è tantissimo, e io l'ho adorato. Non dico che fosse estraneo, ma non l'avevo identificato come genere, ecco.
SPEAKER_02Ok. Come si. Io volevo chiederti una cosa. Secondo te il libro di Huxley: che si chiama nuovo il Mondo Nuovo di Huxley.
SPEAKER_01Il Mondo Nuovo ha una. Molti lo dicono come ha delle componenti biopunk nella misura in cui c'è questa manipolazione, ovviamente, della biologia delle persone.
SPEAKER_02Sì, ci sono tipo qualche centinaio di tipologie di esseri umani e vengono fatti solo quelli. E tra l'altro, vengono fatti nascere con dei ritardi mentali o con delle capacità mentali superiori, a seconda del ruolo sociale che devono svolgere.
SPEAKER_01Quindi è una cosa terribile, perché proprio questo discorso come vuole essere, come secondo me, è quella una distinzione del punk. Sì, c'è la componente estetica, ma può anche non esserci, perché ciò che è punk rimane punk anche senza la cresta e senza i piercing, e senza gli sponsori, quindi, secondo me, il biopunk ha quel pregio lì. Gui togliere l'estetica, ma può comunque essere punk in un certo senso.
SPEAKER_02E tu poi adesso cercherò di essere più stringato di prima. Sì, adesso siamo all'aton punk, ok. E quindi passiamo dalla nostalgia, se così la vogliamo chiamare, da questa sensazione di nostalgia il periodo fra le due guerre, alle fascinazioni che hanno dominato il dopoguerra, quindi dagli anni 50 in poi, fino, diciamo, tutta la guerra fredda. E quindi cosa se non l'atomo e l'energia nucleare? Tra l'altro, io sono un fissato perché io adoro la tecnologia nucleare. Però vabbè, però in realtà questo non mi pone particolarmente, non mi fa piacere particolarmente la ton punk, perché in realtà non sono un po' un cultore del periodo della guerra fredda. E quindi si passa. Da una parte, l'alton punk può essere visto come sarebbe andato il mondo, se ci fosse stata la guerra atomica, e quindi storie basate su un mondo, diciamo, post-apocalittico, dall'altro, invece, proprio il fascino per il futuro, per le tecnologie, però come era visto in quegli anni. Quindi, praticamente una affascinazione per il futuro, però retro. E le tecnologie allora, chiaramente c'è l'energia atomica vista come oltre come arma, anche come produzione di elettricità e anche tutte quelle applicazioni assurde che poi oggi sono rivelate ingenue, quasi ridicole. Come per esempio, fra le varie cose, c'era un'automobile, la Ford costruì un'automobile. Cioè, no, non costruisce, progettò un modello di automobile che era la Ford Nucleon, che nelle loro idee, negli anni 50, doveva avere un piccolo reattore nucleare dentro all'automobile, in modo che così potesse viaggiare effettivamente per anni, no? E poi quando finiva, gli cambiavi, staggeggio e morivano tutti perché era bene non fare incidenti, ecco.
SPEAKER_01Tuttavia, volevo chiederti, hai citato queste due cose? Mi sembrano quasi opposte, cioè, c'è un elemento post-apocalittico, ma anche un elemento futuristico.
SPEAKER_02Eh, sì, sì. Ok, ma infatti, perdio, Follow è così. Esatto. Stavo per dirtelo, prendiamo Fallout. Fallout è questo: c'è stata la guerra atomica, quindi siamo tornati a vivere come nel Medioevo sostanzialmente. Tuttavia, c'è ancora questi elementi di fantascienza sono quelle fascinazioni degli anni 50, per cui c'è la tutona atomica che resiste a tutto e ti fa fare i salti, ti fa sollevare grandi pesi, e ci sono i bunker sotterranei che vanno avanti da 50 anni. Secondo me cosa significa questo, io pensavo a questo. Mentre il diesel punk è diciamo una critica verso una società, diciamo, di reazione o comunque di confronto, di negazione. In questo caso, non è un confronto per opposti, ma per similitudini, nel senso che, alla fine, tutto sommato, la nostra società è ancora quella. Nel senso che il mondo del dopoguerra esatto, del dopoguerra e della guerra fredda, è ancora un po' il nostro mondo, secondo me. E quindi, secondo me, è un po' una presa di gira. Cioè, nel descrivere questo mondo futuristico così impacciato e così ingenuo e ridicolo e goffo, forse stiamo prendendo in giro anche un po' il nostro mondo, di dire tutta questa fiducia che la gente degli anni 60 aveva per il futuro e per il progresso, poi cosa è diventato? È diventato un qualcosa che vedi in un museo e ti scappa dal ridere, oppure dire tutto questo. anche il fatto di unire il post-apocalittico al futuribile. È un po' questo. Nel senso, negli anni 50 c'era tutta questa speranza nel progresso, e poi guarda che fine hanno fatto! C'è stata la guerra atomica e adesso si mangiano i topi, quello che conta poi è che torniamo a essere quelli di prima, delle piccole comunità e quello che sembrava essere un'epoca grandiosa con grandi grandi progetti, poi in realtà era un'idea, una roba basata sul nulla, un po' ridicola. E quindi anche oggi, tutto sommato, noi siamo qui a pensare che Elon Musk sia il futuro dell'umanità e che internet e l'elettronica sarà. Ci governerà per sempre, no? Magari è vero, nel senso, io sono anche piuttosto da quella parte lì. Però questi racconti invece sono utili a mettere in discussione questa nostra fede tecnologica, no? E a dire: ma forse faremo la fine di quelli degli anni cinquanta. Quando ci guarderanno tra cent'anni, diranno: questi scemi che pensavano che i computer e internet sarebbero stati il futuro. E poi invece adesso li guardiamo in un museo, no?
SPEAKER_01No, è interessantissimo, non l'avevo mai pensato. Io ho giocato a almeno tre Fallout, che sono per chi non lo conoscesse, ovviamente sono dei giochi con esattamente questa trama e questa estetica, però, in effetti c'è questa componente satirica fissa, è vero, c'è questa nota di derisione fissa. Non capivo cosa stanno deritendo. Di preciso, ora che me lo dici. Sì è vero perché il linguaggio, l'ottimismo. Il mondo di Fallout è pieno di artefatti che sono registrazioni della parte più ottimistica. Quando è stato bene, negli anni 50, che effettivamente, negli anni 50 è il boom economico.
SPEAKER_02La gente era super progressista e contenta, e però lui si dice: Ah, guarda, poteva andare a fare, non è andata a finire così, però non è andata a finire neanche come pensavano loro. E tipo oggi, per esempio, qualcosa di simile. Cioè, perché, per esempio, oggi c'è gente che ha paura sul serio della singolarità per dire: cioè, c'è gente che pensa che, siccome la tecnologia sta accelerando, allora arriveremo al punto in cui accelerà così velocemente e c'era una singolarità per cui il progresso tecnologico impazzirà e noi verremo fatti a pezzi dall'intelligenza artificiale o comunque non capiremo più nulla, ci evolveremo in qualcosa di diverso. È roba, ragazzi. Cioè se uno studia, ha una minima preparazione scientifica come dovrebbero avere questi guru della Silicon Valley saprebbero che le crescite esponenziali finiscono dopo un po'. Natura nulla, nessuna crescita esponenziale dura per sempre. E quindi è un po' così, no? Tut sommato, delle analogie. La guerra atomica di Fallout è un po' la singolarità dei giorni nostri.
SPEAKER_00Forse lascia che io ti svegli dal torpore di aver registrato più di un'ora con lo splatter punk.
SPEAKER_02Oh, finalmente un po' di sano sangue. No, che cazzo!
SPEAKER_01Allora, trigger warning? No, non è vero, ovviamente non andrò nei dettagli. Perché splatter punk e non horror classico, tipo. Allora, lo splatter punk nasce come reazione. Quindi, già questo lo candida per punk all'horror tradizionale, che, secondo i cultori dello splatter punk, dice che l'horror tradizionale si è ammansito e fa sempre le solite due o tre cose in continuazione. E non ti dà abbastanza fastidio. Loro dicono: l'horror dovrebbe lasciarti male, non guarda com'è figa quella scena. Lo splatter punk enfatizza la componente di violenza fisica e carnale, per farti ricordare che la più grande paura dell'uomo non è l'ignoto, è star male la morte, il sangue, il dolore. Io lo trovo molto punk questo, è vero, e ovviamente è un genere relativamente recente. Quindi, come hai visto anche te, ci sono un paio di interpretazioni diverse. Anche da esponenti del genere, per dire, c'è un autore che voglio menzionare perché è italiano: si chiama Paolo di Orazio, che è un rarissimo scrittore horror italiano, famosissimo. Che ha decine di racconti ed è bravo. Lui in un'intervista ha detto che secondo lui una caratteristica fondamentale dello splatter punk, e uno dice sarà qualcosa di grafico e visivo. No, è che deve infrangere qualche regola dell'horror classico. Lui fa un paio di esempi, per esempio, anche secondo lui anche Dexter, la serie TV poteva essere promettente. Lui non dice che è un grande esponente, però dice è promettente perché ti mette nei panni dell'assassino. Dice: Non ti piacerebbe a te ammazzare la gente. In questo senso ti scuote un po'. Invece di essere sempre la povera vittima, il mostro è brutto e cattivo, ma la violenza non ha sovversivo, vero, un po'. No, allora, poi, come tutte le cose, c'è chi lo rende un puro esercizio di estetica. Ok, però ci sono anche delle cose fichissime. Allora, conosci Clive Barker? Ti ho parlato di Clive Barker, è il creatore di Hellraiser. Ah, allora si allora. Che io, ovviamente, se lo trovassi per strada, gli leccherei la faccia. Lui ha scritto nell'84-85 The Books of Blood, che è una serie di antologie, la cui cornice narrativa è un altro racconto. A sua volta. In questo racconto, un ragazzo bellissimo è un medium che in un luogo famoso per vari crimini violenti comunica con gli spiriti di tante persone del passato, no? Viene fuori. Che in realtà è un truffatore. Ma con il suo bello aspetto e la sua bella parlantina è stato in grado di intortare tutti questi parapsicologi e parascienziati, e gli fa credere di essere un medium. Gli spiriti si incazzano, escono da un portale e lo fanno a brandelli, le incidono le carni con centinaia di frammenti di vetro. Ma in modo che non muoia, le sue ferite, una volta rimarginate, sono tante minuscole cicatrici, che se lette in un antico linguaggio, sono le storie contenute nel libro. E le storie nel libro sono geniali. Sono non per tutti, perché sono disgustose, certo, ma questo disgusto non è mai fine a se stesso, perché c'è un grande elemento in comune, che è l'elemento dello svelare. In tutte queste storie si prende una cosa che le persone adorano in maniera quasi indiscutibile. E si fa vedere che sotto c'è qualcosa di organico, sanguinante, purulento e disgustoso. Per esempio, la città, la grande metropoli di New York. No, New York si basa sul sangue di persone che l'hanno costruita centinaia d'anni fa, che è vero, e lui lo fa facendola letteralmente sorreggere da mostri in avanzato stato di decomposizione. Le persone sono così, i sistemi sociali sono così. E io ho trovato che questo sia estremamente.
SPEAKER_02Secondo me è la cosa più punk di cui abbiamo parlato stasera.
SPEAKER_01È un modo molto punk di usare l'horror. Poi c'è un'altra raccolta che della persona che ha coniato il termine: Splatter Punk. Si chiama David Ciao del 1990. Lui ha scritto un'antologia chiamata Sing Red. Ne ho letti alcuni racconti anche di questo. La cosa interessante è che non sono sempre splatter, ma c'è una violenza intrinseca nel linguaggio. Per esempio, lui lo fa molto con le metafore. C'è questa metafora. Dice: I suoi organi si accumularono per costringere la carne della sua gola per dire che è rimasto senza fiato. I fan la amavano come un tumore ama il suo ospite. Tuttavia anche lo splatter, però lui invece si fissa sul distruggere le persone che la società adora. Quindi i modelli, i politici, gli attori. Lui li prende e li fa pezzi. È interessante. E un esempio di Splatter Punk, per esempio. Alcuni additano il fumetto, che forse conosci, che è Battle Royale, perché in un Giappone distopico, prendi questi ragazzini, li butti su un'isola e li fai combattere. Perché l'ultimo a sopravvive viene riportato nella società. Te l'hai letto?
SPEAKER_02L'ho visto il film, non l'ho letto tutto.
SPEAKER_01No, io ho letto il fumetto. E c'è un'indulgenza nei dettagli carnali e fisici della violenza che è veramente inquietante. E io dissi: è un po' gratuito, però dissi perché non lo sto smettendo di leggere.
SPEAKER_02Però non è davvero punk.
SPEAKER_01Il fatto è questo: la società presentata in questo mondo è distopica, è una società bellissima, ma per farla sopravvivere in qualche modo ogni anno un gruppo di ragazzini delle medie viene sacrificato all'altare di questa società perfetta. E questi ragazzini sono tutti belli e brillanti, fra l'altro, a parte un paio di eccezioni, ma sono tutti degli eroi. E muoiono tutti malissimo, cioè proprio dei primi piani, degli occhi che schizzano fuori dalle orbite, è veramente fastidioso. Distruggere questi ragazzi belli che sono la promessa del futuro con questa violenza, è come dire una società come quella giapponese sacrifica il suo futuro per il suo presente. È vero. Tant'è vero che infatti adesso ce l'ha quel problema lì. Sai che? Io gli do il voto punk. Ultima cosa, invece, ho un po' ragionato, senza dubbio, però io lo sai.
SPEAKER_02Perché io non so se voi avete mai conosciuto qualche persona punk, io sì, proprio di quelli che vivevano nel. E tipo, hai punk, non gliene frega un cazzo a un certo punto di farsi troppi pensieri, troppamentali. Nel senso, poi, certo, chi fa lo scrittore sì, però c'è sempre un elemento di genuinità, nel senso dove questo mi sembra che lo splatter sia un ottimo esempio, perché a un certo punto ribelliamoci e basta. Chi se ne frega delle conseguenze. Il punto del punk, secondo me, è che bisogna ribellarsi del dopo si vedrà. Quindi, insomma, c'è anche un po' questo secondo me.
SPEAKER_01Infatti, se ti ricordi nel preambo che ho detto all'inizio, è che c'è stata una progressiva diluizione del punk nella sua, addirittura fino alla sola all'estetica. Alcuni tengono questo spirito ribelle, però è comunque. Ognuno fa il punk a modo suo, ci mancherebbe che io dica chi a chi certo, ognuno fa il punk a modo suo, però hai ragione nel dire che queste cose fatte troppo a tavolino, perdono quella spontaneità. Infatti, lo splatter punk ha dalla sua quella parte lì. Cos'è più di immediatamente tremendo dello splatter? Così come secondo me ha dei numeri anche il biopunk, proprio per lo stesso motivo. Cosa c'è di più fastidioso di mettere in discussione il valore della tua biologia, del tuo corpo? Secondo me è quici. E infatti, poi nello splatter punk, come tutto l'horror, ma nello splatter punk in particolare, troviamo gente che fa esercizi di disgustarti che può essere considerato punk, ma non c'è niente di sotto, però, in questa accezione, comunque, c'è l'uso di una tecnica considerata fastidiosa e inferiore per veicolare il tuo messaggio. Quindi, per dire, c'è questa serie di racconti di Dark Assembly di Aaron Albechier che io non ho aggredito, perché io sono un tipo cerebrale, io non sono punk. Ok, eh no, è vero, certo, c'è uno shock, una ricerca manieristica dell'immagine più disturbante possibile, ma non c'è un significato ulteriore a quello che vedi. Ciononostante, riconosco che mi ha scioccato e mi ha fatto riconsiderare cose belle, cose brutte, cose valido. Legando anche queste cose, magari a componenti come il sesso e l'amore, roba del genere. Non è per me, ma forse proprio per quello è più punk delle altre cose. E te come hai come ultimo gioco?
SPEAKER_02Allora, giuro che sarò breve, è solo perché non potevo non citarlo, il post cyberpunk che non sapevo che esistesse in questi termini, però l'ho trovato scritto e quindi me lo sono appropriato. E semplicemente praticamente è il cyberpunk, però ha le sue estreme conseguenze. Nel senso, considerando appunto un futuro diciamo, post umano o comunque che tende a essere post umano, in cui appunto si comincia a perdere il confine fra coscienza e corpo, e quindi magari se la coscienza possa esistere al di fuori del corpo, magari in un supporto tecnologico, oppure se si possano replicare più coscienze, sconfiggere la morte, tutte queste cose qui che è figo, io lo amo molto. Tant'è vero, continuo a ripetere ogni volta un gioco di ruolo che si chiama Hilliphase. E che consiglio mi sento di consigliare a tutti voi, siamo al settimo episodio, è già venuto fuori due o tre volte, però vabbè, che parla proprio di questo. E però, la cosa, secondo me, il punto tutto questo è vero, ma è fantascienza, per cui, secondo me, diventa post cyberpunk se dentro c'è una reazione a qualcosa, qualcosa di disturbante ed inquietante, che altrimenti è qualcosa che rientra nel più vasto genere della fantascienza. Insomma, come sempre, il disagio di avere regnare soprano affinché effettivamente si possa essere possa essere definito punk. Interessante.
SPEAKER_01Sarò breve anch'io perché il mio quarto genere, che invece non lo so perché, mi prometteva tantissimo invece, non ho trovato un granché. Mi dispiace se c'è qualche fan del termine. Perché poi le opere che annoverano benissimo, è il naopunk.
SPEAKER_02Ok, che io non ho capito ancora.
SPEAKER_01Nessuno l'ha capito, tant'è vero che trovi definizioni contrastanti, e ognuno fa la sua lista di roba che, secondo loro, è naopunk e sono tutte diverse. Quindi già quello non butta bene. Dice che si concentra sul presente o il passato recente e incorpora eventi veri e tecnologie vere nella narrativa. Però è fantascienza, nel senso, dice è un termine inventato da Bruce Sterling, che lui ha applicato, per esempio, la roba del post guerra fredda, portandola un po' all'esterno, facendo vedere come si vive davvero in quella società, come ci si sente schiacciati in quella società. Quindi ti descrive la società vera, ma enfatizza i sentimenti di oppressione. Quindi, c'è quella componente distopica del cyberpunk ma senza il cyber. Quindi, per esempio, alcune persone dicono che Mr. Robot è: il videogioco Watch Dogs o alcuni episodi di Black Mirror sono naopunk.
SPEAKER_02Cioè, secondo me non c'è bisogno forse di questa etichetta.
SPEAKER_01Ho trovato anche gente che diceva che ho trovato anche gente che diceva che Fight Club è Naopunk. Sì, sì, però Fight Club non è. No, di punk non c'è molto. Mi sembra più un modo per fare un ribranding dell'idea di fiction contemporanea, onestamente. A me piacerebbe se descrivesse qualcosa che estremizza una tecnologia di cui si parla ora, che è estremamente attuale, il che lo renderebbe un genere ovviamente con una emivita molto breve, cioè, dopo un anno o due non se ne parla già più. Ho trovato così, poca roba che concortava, perché, tipo, tutte le mie definizioni sugli altri generi le ho trovate in più posti, capito? Quindi, come tu ben sai, più fonti indipendenti ti danno una teoria.
SPEAKER_02Qui è vediamo se fra dieci anni abbiamo.
SPEAKER_01Esatto, vediamo se fra dieci anni c'è qualcosa.
SPEAKER_02Vabbè, facciamo una carrellata di quello che non abbiamo parlato. Tipo, per esempio, a me piace tantissimo il Gas Mask il Gas Mask Cyberpunk.
SPEAKER_01Ma no, c'era un gioco di ruolo che si autodescriveva come gas mank punk chic.
SPEAKER_02Secondo me è fantastico ed è super punk quello lì. Dovrebbero fare un genere su quelli secondo me non lo è per niente.
SPEAKER_01Tuttavia, visto che vuoi fare una carellata, ho una proposta per te. Visto che la gente piace quando te sei in difficoltà, ti propongo un mini quiz. Grazie. Sei contento? Ti piacciono i quiz? No, però facciamoli. Ti propongo cinque generi e tu mi dici che cosa sono, cosa vogliono dire, ok? Vuoi partire dal più comprensibile o dal meno comprensibile? Partiamo dal più comprensibile.
SPEAKER_02Ma si, dai, è divertente.
SPEAKER_01Ok, allora ricordati che si può essere o contenutistici o estetici quando si parla di questi generi, certo. Ok, il desert punk.
SPEAKER_02Ok, vabbè, facilissimo. È tipo come si chiama il film dai. Mad Max, si, la Stile Mad Max.
SPEAKER_01Bravo, esatto, è un mondo completamente coperto dal deserto, e tutta la tecnologia, la mod e la società si basa sull'ambiente deserto. Quindi, l'acqua è al centro di tutte le dispute. La guerra si fa sulla sabbia, quello è il desert punk. Ok, ok.
SPEAKER_02Lo stone punk: beh, il tempo addirittura del Neolitico.
SPEAKER_01Grandissimo, lo sai, un esempio di Stone Punk?
SPEAKER_02Vabbè, non mi dire che sono i Flintstone.
SPEAKER_01Alcuni dicono che sono i punk.
SPEAKER_02Vabbè, ma per favore, ragazzi, mamma mia! Ci vuole veramente coraggio. Ok.
SPEAKER_00Bccati questo ora, allora.
SPEAKER_02Gente, scusami, è che deve riempire le pagine Wikipedia. Però ci infila dentro la roba a caso. Scusate, ragazzi, ma è così, non è così.
SPEAKER_01Ok, allora questo ti piacerà un sacco, perché qui si va sull'esoterico. È il sandal punk. Yeah!
SPEAKER_02Bellissimo. Beh, voglio sperare che non siano i sandal. Il punto, ma che sia la Spezia. La Spezia? Il sandal.
SPEAKER_00No, no, è il sandal alla scarpa. Cos'è il sandal punk? Secondo te?
SPEAKER_02Ma vabbè, i frati?
SPEAKER_01No, è un mondo fantasy basato tutto sull'età del bronzo e roba greco-romana. Ma figura, quello è il stundal punk.
SPEAKER_00Quindi dove trovi anche tecnologia basata su, ma dai, è molto meglio il Neolithic Punk. Sì, quello. Che si chiama Stone Punk.
SPEAKER_01Poi ecco e qui si va veramente sull'incomprensibile. Lo Hope Punk: hope come speranza.
SPEAKER_02Porca vacca. Questo è contenutistico.
SPEAKER_01Questo è molto contenutistico.
SPEAKER_02Dunque, l'opera, la speranza. Post-apocalittico, tipo New Horizon, gioco.
SPEAKER_01A parte, lo punk invece, no, è una storia in cui l'ottimismo e la positività sono al centro di quasi tutte le interazioni e le trame al punto da influenzarmi nell'estetica. No, no, tutto piglia bene.
SPEAKER_02Ma ok, ma tipo la storia è fatta apposta per fartene prendere male a te lettore?
SPEAKER_01No, invece no, allora, no, esatto, è un po' come quello che tu hai identificato nel solar punk. Per dire che qualcuno dice che Steven Universe è un punk, e se lo vogliamo chiamare così va bene, ma punk è. E poi, ultimo, ma non ultimo, è il Silk Punk.
SPEAKER_00Che vuol dire, sai cos'è Silk, si?
SPEAKER_02Ah, la seta, tipo quindi nell'Antico Oriente, tipo nella Cina?
SPEAKER_01Sì, bravo, bravo, è fantasy basato su Cina, però medievale impero cinese. Però mi fa morire, perché hanno preso una cosa culturale molto specifica, diciamo, non l'hanno chiamato tipo East Punk. L'hanno chiamato Seak Punk quindi solo Cina. Sì, vabbè, è un po' strano. Comunque, secondo me, dopo tutte queste disamine, direi che il punk può quelle tre categorie che si è detto del punk, no, può essere una cosa di ribellione, può essere una cosa di maniera, cioè di maniera nel senso opposto, nel senso di darsi sfide, o può essere una cosa estetica. Secondo me, distingue tutti questi generi punk li possiamo chiamare punk se gli diamo una distinzione. Cioè, io chiamerei ethos punk, visto che siamo a diventare parole, tutte le storie che si incentrano su una tecnologia per raccontare storie di un sistema oppressivo e storie di ribellione. Quindi il cyberpunk, il biopunk, il manner punk di cui non abbiamo parlato, ma se la gente ce lo chiede, faremo un episodio anche sul manner punk.
SPEAKER_02Per non parlare del clock punk che non c'entra però con questa storia.
SPEAKER_01No, perché secondo me quello lo chiamerei, perché siamo a inventare parole di nuovo come frame punk: cioè tutti quei sottogeneri che prendono la tecnologia e la mettono al centro del world building da un punto di vista estetico. Quindi, le case, i vestiti, eccetera, sono tutti quelli: lo steampunk, il meat punk, il clock punk. E io ce l'ho messo anche la Tom Punk, ma ti dico, dopo quello che mi hai detto te.
SPEAKER_02No, vabbè, ma ci sta invece perché comunque.
SPEAKER_01E poi c'è, secondo me, anche un po' di culture punk, cioè storie che prendono elemento culturale o una pratica che sono o marginalizzati o considerati inferiori e li mettono al centro e dicono: questi sono meglio delle vostre cose. Quindi per dire lo splatter punk è un po' questo, dice, io prendo una cosa che tutti considerano fastidiosa e lo uso come strumento principale di espressione, anche l'afro punk, secondo me, ricade in questa cosa. L'afro punk sono storie che prendono la cultura africana subsahariana, una roba non popolare, una roba che la gente considera inferiore, selvaggi, capito, i selvaggi e dicono: no, io ti faccio vedere una società in cui questa è la tecnologia dominante, questa è la società dominante, ed è meglio della tua. In quel senso può essere punk, di nuovo, se qualche punk per qualche motivo stessa ascoltando questo podcast che non avrebbe senso, non vogliamo diluire quello. Il punk, vero, è un universo a parte, sia movimento culturale che ideologia, che stile espressivo, che estetica. Tutto fatto, però, in una maniera non ragionata, tutto molto viscerale.
SPEAKER_02Sì, esatto, molto reale. Io direi molto reale, molto.
SPEAKER_01Molto reale, vive nel mondo. Questi sono sottogeneri narrativi, in quanto tali sono un po' più comodi, sempre.
SPEAKER_02Certo, sì, assolutamente.
SPEAKER_01Hai altro da aggiungere?
SPEAKER_02Io sono appunto. Voi ascolterete meno, ma qui l'orologio era un'ora e 25, esatto, esatto.
SPEAKER_01Quindi, grazie mille di aver ascoltato Il Nerd Non Esiste, il podcast che molti filologi definiscono il primo esempio di Nerd Punk. Se volete aiutarci a migliorare, lasciateci pure un commento. Invece, se volete aiutarci a crescere, potete condividere questo episodio con qualcuno a cui pensate possa interessare. Io bevo dalla mia tazza di whisky con scritto Papà sia il nostro supereroe.
SPEAKER_02Confermo che è vero, non è uno scherzo.