Il nerd non esiste
Qui decostruiamo, demistifichiamo e dignifichiamo il nerd. Perché "nerd" è solo una parola di quattro lettere.
Lo scopo è abbattere le pareti fra cultura popolare e cultura.
Il nerd non esiste
Trasposizione, adattamento ed estinzione
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Oggi finalmente posso usare sia la mia esperienza di scrittura che la mia laurea in biologia! Evviva.
Questo episodio è un'analisi trasversale di cosa significa adattare un'opera, ma è anche un punto di svolta enorme per il podcast.
Restate fino a fine episodio per un annuncio, e per scoprie come mai siamo così in ritardo a iniziare l'anno.
In questo episodio (spoiler):
TV e film: The Man in the High Castle; Iron Man; Thor the Dark World; Avengers Infinity War/Endgame; Watchmen; 300; Poirot (Murder on the Orient Express); Doctor Who.
Fumetti e animazione: Iron Man (Demon in a Bottle; Superior Iron Man; Invincible Iron Man); Spider-Man (The Clone Saga); Watchmen; One Piece; Naruto; I Cavalieri dello Zodiaco.
Libri e racconti: The Man in the High Castle; Murder on the Orient Express.
Altro: Audiodrammi di Doctor Who (Big Finish).
Per domande, commenti, o una chiacchiera, mi trovate su:
https://www.facebook.com/nerdlabexp
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Intro: remix di "Machinal" di Ant. Survila
Che cosa hanno in comune la serie TV The Man in the High Castle e il collo delle giraffe? Potrà sembrarvi una coincidenza linguistica, ma quello che hanno in comune è che sono entrambi degli adattamenti. The Man in the High Castle è un adattamento di una storia di Philip K. Dick del 1962. Il collo delle giraffe è un adattamento evolutivo che gli ha permesso di nutrirsi in un ambiente altamente competitivo. Alcuni di voi penseranno che stia tirando questo parallelo per i capelli, ma ci sono punti in comune interessanti che mi fanno pensare che ci sia un motivo per questa coincidenza lessicale. Quando cambi il medium in cui racconti una storia, è come se cambiassi l'ambiente in cui vive e ha successo. Se non cambia, se non si adatta, morirà. Per esempio, nella storia originale, l'uomo nell'Alto Castello non colleziona video, è uno scrittore. Il concetto è simile ovviamente. C'è questa storia alternativa alla vittoria del Reich, e la sola esistenza di questa storia alternativa ispira cambiamento. E il tema si riflette nell'oggetto che porta la storia. Quindi, questo oggetto in una storia breve è un romanzo. Nella serie TV sono una collezione di filmati, è più efficace. In un medium visivo, vedere i filmati del Reich che viene sconfitto è un adattamento e un'evoluzione, che, contrariamente a come si potrebbe pensare, evoluzione non vuol dire miglioramento. L'evoluzione da un punto di vista scientifico non significa perfezionamento, ma specializzazione in base all'ambiente. Noi siamo animali, ma siamo anche storia. Siamo sottoposti a un continuo cambiamento e la nostra capacità di adattamento determina quanto riusciamo a sopravvivere. Benvenuti a inevitto non esiste il podcast dove troviamo pezzi di vita vera nella cultura popolare e viceversa. Io sono Matteo Plier, pasticciatore di storie e fanboy intermittente. E come oggi non c'è bacio. Come oggi non c'è nessuno, ma di questo possiamo parlare dopo. Torniamo a parlare un po' dell'argomento che ho introdotto. Quindi trattiamo le storie come se fossero un organismo e parliamo dell'ambiente in cui vivono, cioè ignorando le motivazioni che portano a questo cambiamento, quindi la trasposizione da un medium all'altro, consideriamo l'ambiente come tutto quello che circonda una storia, ma non è la storia. Quindi le persone che la fanno, i soldi che ci vengono spesi, il tempo che impiega ad essere realizzata, l'audience e le sue aspettative, e anche alcune limitazioni e necessità tecniche. Quindi c'è già una storia e poi viene trasposta in un nuovo ambiente. E se i cambiamenti sono adatti al nuovo ambiente, la storia si sviluppa e funziona per quanto cambiata. Se no muore e magari smette di diffondersi come un animale che muore e smette di riprodursi. Come sempre, partiamo dall'esempio più facile, quello più famoso. È quello del Marvel Cinematic Universe, quindi l'universo cinematografico della Marvel, tutti i supereroi che invadono ormai la cultura popolare. Tutto questo comincia nel 2005, diciamo, con Iron Man. Non è il primo film di supereroi, però è il primo film che vuole adattare l'universo narrativo del fumetto nella sua interezza al grande schermo. E parliamone. Questo è un universo narrativo a fumetti. E quali sono le caratteristiche di questo ambiente fumetto? Innanzitutto lo scopo del gioco è che queste storie vadano avanti per sempre. Io invento un personaggio negli anni 60 e spero che vada avanti per sempre. I personaggi che sono i fumetti, questo sembrerà banale, però non hanno nessun rapporto con la realtà. Quindi non possono invecchiare, non sottostano a nessuna legge della fisica e non possono avere imprevisti problemi con il loro orario o problemi contrattuali. E voi direte: Grazie, lo so questo, però proviamo a riflettere sulle cose che diamo per scontate, giusto? Pensate invece ai film. Gli attori invecchiano, hanno altre aspirazioni, magari non vogliono fare più di due o tre film con la Marvel per quanto li riempia di soldi, hanno altri impegni. Un'altra differenza è che il fumetto costa poco, ha un turnaround molto veloce, lo puoi fare e buttare fuori in poche settimane. E inoltre, se c'è un feedback negativo, puoi aggiustare il numero dopo, perché ormai quasi nessuna storia di fumetti di supereroi si racconta in un solo numero. Un film, invece, è l'esatto opposto, se ci pensate, richiede mesi, anni di pianificazione, produzione, milioni di dollari. E una volta che è uscito è uscito. Ogni fallimento di un film di quel budget, di quel tipo, diciamo, è una perdita colossale. Per esempio, si stima che Black Adam, che forse non conoscete perché appunto è stato un buco nell'acqua, abbia peso fra i 50 e i 100 milioni di dollari, che non è poco. Mentre se un fumetto di Spider-Mallisce, la Marvel ci perde qualche migliaio di dollari. Queste differenze cosa portano? Per esempio, i film della Marvel sono meno sperimentali dei fumetti. Per fare un esempio che tutti conosciamo, Iron Man, nei film, voi avete già un'idea di chi sto parlando, che tipo di storia ha. Ma non è sempre stato così. Nei fumetti, Iron Man è stato un alcolizzato cronico e c'è un arco narrativo famosissimo in cui si esplora il problema dell'alcolismo. È stato sostituito per molto tempo dal suo amico War Machine. È diventato un super cattivo che usava il capitalismo tecnologico per controllare la popolazione. A un certo punto, per un breve periodo, è diventato un'entità cosmica. Tutte situazioni molto divertenti da vedere ed esplorare, ma non le possiamo vedere in un film, perché è troppo rischioso fare un film in cui Iron Man è il cattivo, anche se fosse ancora vivo e attivo. Non vedremo mai un film in cui Iron Man è il cattivo. I film, d'altro canto, hanno una maggior cura di creare una storia soddisfacente, hanno bisogno di fare una storia che segua una formula che ha un minimo di garanzia che le persone escano dal cinema soddisfatte. Non hanno trame palesemente assurde che non posso neanche seguire, cosa che invece nei fumetti succede. Fare un esempio non recente ma famoso: Spider-Man ha avuto fra il 94 e il 96 la saga del clone, che vedeva Spider-Man affrontare dubbi esistenziali grazie all'intervento di non uno, non due, non tre, ma almeno cinque cloni di se stesso. È una saga che è andata avanti per anni che nessuno ci capiva più niente. I colpi di scena erano ridicoli e non erano solo cloni di lui, c'erano cloni della sua ex ragazza, cloni dei suoi genitori, tutti erano cloni. E capite che era una storia del cazzo. In un film non puoi buttare lì una roba del genere se non sei sicuro di acchappare almeno un certo bacino di utenza. Quindi i film sono più timidi, ma più stabili. E inoltre, per esempio, col fatto che un attore devi pagarlo molto per comparire in un film: cioè far fare a Roby Downey Jr. una scena di un film devi pagarlo tantissimo, mentre far comparire Iron Man per tre vignette di un volumetto The Devil non costa niente, costa esattamente uguale. Però questo vuol dire che mentre l'universo dei fumetti è molto più interconnesso, i film sono più insulari. Questo crea un minor senso di connettività: cioè, per i fan dell'universo fumettistico come me. Sì, i film sono interconnessi, però a volte te lo chiedi, e ci sono persone che se lo chiedono: ma perché quando Thor combatteva gli elfi non sono arrivati i vendicatori? È assurdo che non arrivino i vendicatori. E questo quindi porta a due sensazioni molto diverse. Porta anche a avere delle storie un po' più concentrate, perché a volte i fumetti Marvel possono perdersi, dato che puoi far intervenire Dio in persona in qualunque storia, può succedere un po' di tutto, e a volte gli scrittori si dimenticano di fare una storia bella, stabile, concentrata su un solo personaggio. C'è anche il problema che, e questo non è una cosa da nulla, gli attori invecchiano. Quindi i produttori avevano questa idea di dire dobbiamo fare una storia soddisfacente prima che gli attori siano troppo vecchi per incarnare il personaggio all'apice della loro carriera. Questo ha portato ad una prima saga di film che è durata più di dieci anni, ma che è stata di grande soddisfazione per tutti. Poi ora hanno proseguito, però, c'è chi dice l'universo Marvel cinematografico era quello il suo apice quando è successo Endgame e Infinity War. Quindi capite che questo è l'esempio lampante. Bene? Prendere una storia e portarla in un altro medium non è semplice come ricalcare la storia, perché il solo fatto di cambiare medium ti impone tutta una serie di limiti e considerazioni e la storia deve cambiare. E se sei intelligente, la cambi consapevolmente sapendo a cosa va incontro col nuovo medium. Voglio fare un esempio che io considero un esempio negativo, ma The Gustibus facciamo un paragone che può sembrare molto simile, ovvero altri supereroi. Un caso interessante, secondo me, è il caso di Watchmen, Watchmen è un capolavoro fumettistico del 1986 scritto da Alan Moore. Questo sì sono un supereroi, ma non è un universo interconnesso, è una graphic novel, quindi inizia e finisce in pochi numeri. Perché all'inizio è stata pubblicata in una dozzina di numeri, poi dopo è stata raccolta e onestamente, a leggere la raccolta sembra di leggere un'unica opera coesa. Quindi, sì, sono altri supereroi, sì, sono stati trasposti da un fumetto a un film, però, appunto, col fatto che era una graphic novel la storia non doveva andare avanti all'infinito, non c'era nessuna interconnessione con altre testate. Era un arco narrativo molto preciso, il che può essere più adatto ad essere trasposto in un film, giusto? Perché i film, tradizionalmente, prima che diventassero solo delle serie ad alto budget, vorrebbero essere quello, vorrebbero essere delle storie che iniziano e finiscono e danno un senso di progressione e di conclusione. Poi c'è un'altra grossa differenza, ovvero l'universo fumettistico Marvel di rado si decostruisce nei propri assunti fondamentali. Quindi, sì, possono fare una critica a un personaggio o a una tendenza, ma non mettono mai in discussione la validità della propria esistenza. Mentre Watchmen è un fumetto di supereroi che ti fa capire quanto è insidiosa la sola esistenza del concetto di supereroe. Questo fumetto è stato trasposto in film nel 2009 da Zack Snyder, che non so se l'avete presente, è regista di 300 e anche di Batman contro Superman. È un regista bello tamarro, ha un suo stile, diciamo. E aveva a quanto pare come missione di cambiare il meno possibile perché sapeva quanto era considerata un'opera un po' sacra per i cultori del fumetto. Quindi gli uniche cambiamenti, diciamo, sono stati adattamenti al gusto cinematografico moderno, e quindi alcuni cambiamenti di trama. E se guardate il fumetto di Watchmen, potreste vedere che le pagine hanno una griglia molto specifica, ci sono spesso nove vignette e se non sono nove vignette sono una combinazione di queste nuove vignette unite in modi diversi. Quindi c'è una regolarità nella gabbia del fumetto. Inoltre c'è molto testo e c'è una fortissima intenzionalità nel modo in cui il testo è disposto rispetto ai personaggi. Nel film, ovviamente, non puoi mettere nessun testo e quindi questo già viene meno. E diventa narrazione in voice over, quindi senti la voce di un personaggio mentre vedi la scena dipanarsi. Però ci sono anche degli stilemi specifici di Zack Snyder nel film che non hanno niente a che fare con il fumetto originale. Un esempio tipico su tutti è l'uso molto pesante del rallentatore che Zack Snyder è un grande fan. Se avete mai visto 300, quelle scene di combattimento sono rese così ponderose dall'utilizzo sfrenato del rallentatore, ma in maniera molto consapevole. Ci sono momenti accelerati e momenti rallentati, e questa contrapposizione crea un senso sia di oh mio dio, questo momento sembra un quadro, sia di oh mio dio, l'azione è tutta così veloce. Nel fumetto questo non c'è, e non è un caso. Una scena d'azione nel fumetto di Watchmen è vista da un punto di vista molto distaccato che ti fa vedere la brutalità in un modo spassionato. Mentre Zack Snyder, con le sue inquadrature semi-pornografiche e il suo uso del rallentatore ti dà un effetto molto diverso: cioè, quando guardi una scena di azione nel film di Watchmen, la prima cosa che pensi è Oddio che figata! Mentre non è così nel fumetto, assolutamente. Anzi, l'azione e la violenza spesso sono orribili, fastidiose. I personaggi in Jack Snyder sono molto più fighi, sono molto più cool, sono molto più al proprio posto, mentre i personaggi del fumetto non sanno bene che ci stanno a fare, sono a disagio, sono dei disadattati, oppure sono persone che hanno avuto un buon momento e ora non ce l'hanno più. Questa glorificazione della violenza e della fisicità del supereroe, viene completamente meno allo scopo iniziale dell'opera di Alan Moore che voleva criticare il genere intero. Questo è interessante perché pur cercando di cambiare il meno possibile, Zack Snyder ha finito per violare lo spirito del fumetto originale, mentre nell'universo cinematografico Marvel, pur cambiando un sacco di cose, lo spirito l'hanno tenuto abbastanza intatto, ovvero avventure mozzafiato fra personaggi straordinari che abitano il nostro mondo e a volte si incontrano. Però qualcuno di voi mi dirà: a me piace Watchmen il film. Anzi, mi piace più il film del fumetto: il fumetto è noioso, troppo conscio, troppo consapevole di sé. Inoltre, il climax del fumetto Watchmen implica l'arrivo di un grosso mostro tentacolato che distrugge la città. È un'invasione aliena, che poi non è una invasione aliena vera, è tutta una montatura. Questa invasione aliena scongiura una crisi globale, la fine della guerra fredda, l'inizio di una terza guerra mondiale. Ma questo viene meno nel film, però qualcuno potrebbe dire, sai che cosa? Il mostro con i tentacoli aveva senso negli anni Ottanta, ma ora è ridicolo, e basta. E io dico sai che cosa? Assolutamente, ti può piacere di più il film. Anch'io quando vedi il film dissi ah, figo! Però poi leggere il fumetto dissi: certo, figo, però, secondo me, se uno è un grande fan dell'approccio del fumetto, è difficile che sia un grande fan dell'approccio del film perché sono prodotti troppo diversi. Possono piacerti anche entrambi, ma ti piacciono per motivi diversi e per motivi estetici che sono diversi dalla storia vera e propria. Se sei una persona che apprezza ogni stilema di Moore e Gibson, il disegnatore, con tutti i significati raggiunti tramite la giusta posizione di testo e immagini e l'uso della meta narrativa, difficilmente ti piacerà una scena rallentatore con la musica tamarra in cui Night Owl e Cirque Spector prendono la legnate dei detenuti e poi vanno a fare sesso su un'astronave. Ma a me piacciono entrambi, sento dire il bacio. Ma bene, sono contento per te, ma non venirmi a dire che sono lo stesso prodotto. È un esempio di cambio di ambiente che ha messo una tale pressione sulla storia che la storia è cambiata, e, secondo me, in modo non del tutto intenzionale. C'è stato, secondo me, un cambiamento non dico involontario, ma non studiato al 100% dalla persona che stava adattando la storia, sento dire il bacio perché la cosa che mi dispiace di non avere il bacio qui stasera è che non ho nessuno a dirmi che ho torto o che sto semplificando o che vado troppo a delle conclusioni. Quindi cercherò di farmi il contraddittorio da solo. Togliamo i super eroi di mezzo. Perché mi piace spesso partire dal fumetto supereroistico, sono un grande fan, però mi piace anche spaziare. Un altro prodotto estremamente popolare che vediamo adattato regolarmente sono i manga. I fumetti giapponesi vengono adattati in cartoni animati chiamati anime. Ma chiunque abbia mai visto un anime, soprattutto prima degli anni 2010 o anche del 2000 avrà notato una forte differenza di ritmo fra l'opera originale del fumetto e l'anime. Questa differenza di ritmo in particolare è una lentezza indescrivibilmente agonizzante. Mi dispiace, ma è così. E ora vi spiego di cosa sto parlando nel caso non abbiate familiarità col campo. Quando dati un fumet giapponese a una versione in cartone, lo stai adattando per il piccolo schermo. La gente si sintonizza tutte le settimane per vedere una puntata di questa trasposizione. Anche il fumetto esce una volta a settimana in Giappone, tendenzialmente ci sono eccezioni. Però parliamo di quelli di largo consumo, tipo One Piece, Naruto, Dragon Ball. Anche quelli escono con una cadenza settimanale, ma un capitolo di un manga non corrisponde a un episodio dell'anime. Spesso e volentieri non è così, perché il problema dell'animazione è che è necessariamente più veloce nel comunicare certe cose. E inoltre i manga giocano tantissimo con le dimensioni delle vignette. Quindi ci sono dei momenti che durano una pagina o due pagine. Ma per momento intendo un momento, intendo un pugno, un calcio, uno sguardo. Perché se quel momento, quel pugno e quel calcio sono molto importanti, gli dedichi un'intera vignetta che occupa tutta una pagina. Se tu dovessi trasmettere 17 pagine di un capitolo, 15 pagine di un capitolo, in 20 minuti di un episodio, vorrebbe dire metterci un minuto a pagina, e questo potrebbe implicare un minuto di una faccia che guarda una cosa o un minuto di un pugno che arriva a bersaglio. E questo chiaramente non è possibile. Quindi, per ovviare a questo problema, i cartoni rallentano. Per esempio, si può rallentare molto questi momenti, cerchi di fare col tempo quello che il fumetto fa con lo spazio sulla pagina, ma questo non è sempre possibile stilarlo al limite. Quindi, per esempio, a volte se c'è una gag puoi ripetere la gag. Se c'è una conversazione la fai durare più tempo. Se qualcuno parla di qualcosa che è successo nel passato, mentre magari nel manga trovi soltanto una veloce menzione o magari una vignetta minuscola che ti fa rivedere il momento di cui stanno parlando, nell'anime ti fanno rivedere l'intera scena. E questi sono soltanto i casi come chiamo io, le pezze. Un altro modo in cui gli anime cercano di non andare avanti rispetto al manga è quello che si chiama il filler. Cioè, per chi non conosce il campo, ora lo spiego, per chi conosce il campo, la parola filler può riempirvi di tanti sentimenti orribili. Al filler sono episodi inventati di sana pianta. Magari nello spirito del fumetto, a volte sì, a volte no. O pezzi di scene intere, quindi magari ci riempi 10 minuti, o addirittura gruppi di episodi. One Pie è molto famoso per questo, ci sono centinaia di episodi filler. Naruto forse è quello peggiore, ce ne sono ancora di più che One Piece il problema del filler è che non è scritto dall'autore principale. A volte sì, ma raramente e tendenzialmente non è roba che può avere un impatto sulla storia. Perché se fai del filler con troppa storia, rischi di introdurre personaggi o di introdurre concetti del mondo narrativo che poi non funzionano con la storia vera. Quindi sono storie molto caute, molto conservative, e tendenzialmente non portano a nessun cambiamento né per i personaggi né per il mondo narrativo. E questo è noioso, mi dispiace il filler è estremamente noioso. C'è del filler meglio e del filler peggio, ma se prendete la media del filler di One Piece, con la media di un episodio di One Piece, le storie sono più lente, meno concludenti e a volte sono anche veramente veramente strane. Mi ricorderò sempre gli episodi del Cavalieri dello Zodiaco, dove i cavalieri non erano i cavalieri cattivi non erano cavalieri di bronzo, d'argento, d'oro con le costellazioni, ma erano tipo The Power Ranger, erano queste tute cibernetiche e rallentavano temporaneamente i nostri eroi. La cosa buona è che appunto i cavalieri dello Zodiaco era un manga estremamente semplice, quindi anche se replicavi la formula alla lettera, magari uno poteva accorgersene meno. Ma era una storia come Naruto o come One Piece, dove la trama è potente, il world building è potente, c'è tensione, ci sono misteri, ci sono sorprese. Il filler si nota lontano miglio. Senti l'odore di filler. Io guardavo One Pie con mia moglie e riuscivo a intuire quando stava per arrivare il filler. E in questo caso specifico non è neanche una questione di stile dell'autore, perché uno può dire: Il film di Watchmen è Watchmen se fosse stato fatto da Zack Snyder. Quindi c'è un'enfasi sull'azione, c'è un'enfasi sulla gloriosità del supereroe. Ed è degno di essere visto. Perché Zack Snyder ci ha messo la sua visione? E sapete cosa posso molto, molto apprezzare da questo punto di vista? Ma il film nell'anime tendenzialmente non ha decisioni artistiche profonde, quindi la trasposizione del manga in tv porta delle conseguenze enormi e questo è un esempio di adattamento venuto male. E il bacio il fantasma del bacio, mi sta dicendo: Ok, allora, secondo te nella Marvel si perde molto la connettività e la sorpresa, la sperimentazione, la follia del fumetto di supereroi. In Watchmen si perde il messaggio profondo. Negli anime si perde il ritmo. Quindi non si adatta niente? Fanno cacare tutti gli adattamenti in generale. E io ti dico: guarda, bacio, sentimi parlare così. Magari ti sembra, ma io ti dico anche: no, bisogna adattare. È figo cambiare una storia. È ganzo. Non so perché sto usando questo slang da anni 90. È una cosa interessante prendere una storia e vedere cosa succede se la rende un film, se la rende un romanzo, se la rende un fumetto. Secondo me è bello adattare, cambiare, esplorare. Ma secondo me richiede delle cure aggiuntive, una qualità diversa di cure. Oltre a scrivere una storia buona, però uno può dire guarda, quel lavoro è già in parte fatto dall'autore iniziale. Devo stare attento a cosa sta succedendo via che cambio, via via che adatto. Ci vuole una comprensione dell'opera originale e del potenziale del medium di partenza, ma anche una forte comprensione del medium di adattamento: che potenzialità ha, che limite ha? E cosa posso fare in questi limiti e in questi potenziali? E voglio portare un esempio positivo di una cosa che secondo me è stata adattata con enorme successo. E questo è Assassino su Lorient Express, un thriller con protagonista Arcure Poirot scritto da Catacristy nel 34. Allora, piccola premessa: io non sono un grande fan di Poirot. Mia moglie è una grande fan di Poirot e se è guardata tutta la serie, letteralmente tutta, sono dozzine di episodi, dozzine di volte che qualcuno muore e non si capisce niente. E Poirot risolve il mistero e tendenzialmente c'è una scena topos, ovvero una scena che è un luogo comune non del genere thriller, ma del genere Poirot. Ovvero dopo aver parlato con le persone, hanno usato qualcosa, lamentato qualche idiosincrasia personale, Poirot riunisce i sospettati in una stanza o in un giardino o quello che è, e davanti a tutti spiega la soluzione del crimine e come ci è arrivato. Spesso e volentieri, soprattutto negli episodi iniziali, inizia dal meno probabile e via via va sul più probabile come se ci provasse un po' di gusto quasi a mettere in mostra il proprio intelletto e a far vedere com'è stato più furbo lui dell'assassino. E un pochino di questo compiacimento c'è, però ha una sua forma di orgoglio, una hubris tutta sua. Usata fin di bene, ma ce l'ha. E poi un giorno. La serie, invece di essere tanti piccoli episodi, hanno cominciato ad allungare gli episodi e ridurne il numero. Quindi c'erano stagioni, con invece di una ventina di episodi, ce ne erano quattro che duravano un'ora e mezzo. Arriviamo alla serie del 2010 e all'adattamento in forma di film di lungometraggio da 90 minuti di Omicidio sul Orient Express. E mia moglie dice: Guarda, questa è una delle storie più famose perché non la guardiamo insieme. La guardo e rimango allibito perché il film inizia con una scena molto particolare. È la scena che in genere è la scena finale che ho appena descritto inizia e Poirot sta spiegando a un gruppo di soldati come mai ha capito che lui è l'assassino. Non mi ricordo i dettagli, ma è una scena che mette l'enfasi sulla rabbia giustificata, l'oltraggio morale di Poirot di fronte all'omicidio, ma anche all'infinita vergogna e al pentimento della persona che l'ha perpetrato, che per carità è un assassino. Però in quel momento prova questa vergogna, prova questo pentimento. E quando Poirot ha finito il suo spiegone, si gira verso mi pare che sia il generale. Dice: Ben, arresti quest'uomo. Il soldato si spara, commette un suicidio di fronte a tutti. È un momento traumatico. Poirot rimane spiazzato, non sa come reagire. E poi inizia il film. Siamo a. Mi pare si parte dal Cairo? Non mi ricordo da dove si parte, comunque Poirot si trova a fare scalo di treni a Istanbul attraverso una serie di contatti personali, trova posto sull'Orient Express e andando a prenderlo assiste ad una lapidazione in pubblico. Una donna viene presa a assate da delle persone per strada ed è permesso dalla legge attualmente in vigore. Questo si svolgerebbe nel 1926. Ora, documentando, ho scoperto che c'è una inaccuratezza culturale nel mettere una lapidazione nel 1926 al centro di Istanbul. Non era il far West, insomma, non era una regione rurale nell'inizio dell'Ottocento. Non si facevano lapidazioni pubbliche nel centro di Istanbul. Ma lasciamo stare questo discorso dell'insensibilità culturale ne parliamo un'altra volta. Questa lapidazione è interessante perché è inquadrata come una cosa permessa dalla legge. La donna ha commesso un crimine assolutamente minore, ma la gente la può prendere a sassate e nessuno dice niente perché non è soltanto legale, è giusto, è la giustizia di Dio. Quindi, in queste due scene abbiamo un tema in comune. C'è una giustizia legale e c'è anche una giustizia che te la sente un po' più in pancia. Anche denunciare pubblicamente quel soldato e umiliarlo al punto da spingerlo al suicidio non è l'unico modo per svelare il mistero. Ma nel perseguire ciò che è giusto, Poirot ha fatto quello che ha fatto. E questa lapidazione è un esempio estremo del lato opposto: è una ingiustizia che te la senti nella pancia, ma è perfettamente legale. Bene, poi saliamo a bordo del treno. Siamo nella carrozza della gente ricca, come spesso succede nelle storie di Poirot. E Poirot viene avvicinato da una persona chiamata Ratchet, che è un individuo un po' viscidino, un po' bruttino, che gli chiede di fare la guarda del corpo perché lo riconosce come il famoso Hercule Poirot e lui si rifiuta sulla base del fatto. E questo sto parlando del film sul fatto che Poirot è ancora, ha un'inerzia di questo di questa bruttura che si trova addosso. Inoltre non gli piace Ratchet, lo dice chiaramente, non mi piace proprio la sua faccia, però, si vede che è un Poirot molto affaticato che sta ancora un po' riprendendosi da quello che è successo col soldato. Tagliamo corto, Ratchet viene effettivamente ucciso durante la notte. E essendoci un detective di fama mondiale a bordo, bisogna capire quale delle persone ricche abbienti ha ucciso Ratchet. Viene fuori che Ratchet è un'identità fittizia di quest'uomo che in realtà si chiama, non mi ricordo il nome, ma il cognome è Cassetti. Ed era un criminale della criminalità organizzata che anni fa ha ucciso una bambina senza veramente nessun motivo. Era un atto di pura crudeltà, incredibilmente efferato, e non ha mai trovato giustizia per una serie di motivi. Ma la sua libertà è legale. Andiamo alla fine del mistero e Poirot scopre che Ratchet è stato ucciso da tutti i membri della carrozza. Di concerto, si sono organizzati per avere un unica corsa con solo loro appordo in modo da vendicarsi perché ognuno di loro era collegato con la famiglia della bambina uccisa. E Poirot rimane sconvolto da questo, rimane disgustato da quello che scopre su cassetti via via, ma quando scopre che sono tutti colpevoli, si trova davanti a un grande dilemma. E la vediamo la sua crisi. Lui è furibondo, arrabbiato oltre ogni misura contro ognuno dei membri del vagone, ma è arrabbiato in generale. Perché com'è possibile che la cosa giusta sia consegnare queste persone che sono 12, 13 persone, non mi ricordo quante, sono tante. Consegnare una manciata di persone che hanno ucciso un persona che ha ucciso e seviziato una bambina e che sia giusto vendicare lui. E alla fine decide di non denunciare la polizia. C'è una ipotesi alternativa su un criminale immaginario e lui gli dà quella il mistero risolto. Se ne va dalla scena tenendo in mano il rosario e piangendo, trattenendo le lacrime. Io l'ho trovato straordinario perché sono abituato a un poiro che è in moto dall'inizio alla fine della storia. Mentre questo è un poiro che viene decostruito, ma sei sicuro che puoi dire e fare quello che vuoi? La tua intelligenza ti autorizza ad arrivare e buttare a giro accuse. La tua giustizia ti autorizza a rovinare le vite di tutti i presenti perché in queste scene in cui lui denuncia il criminale, spesso passa da tutti gli altri sospettati e spiega come mai non sono loro, anche se sembrano, perché spesso hanno il segreto l'affare extraconiugale, i debiti di gioco, tutte cose vergognose di cui, però, non sono colpevoli, o meglio, che non li rendono colpevoli dell'omicidio. E Poirot che diritto ha di stare di fronte a queste persone e giudicare tutti? Questo sembra chiedere il film e l'ho trovato straordinario, cioè, sono uscito fulminato da questa esperienza. Ero diventato io quello che parlava di Poirot a tavola la sera e mia moglie dopo un po' non ne poteva più. Allora mi sono chiesto: ma Agatisti, una donna degli anni venti, degli anni trenta, ha avuto questo guizzo di genio e ha decostruito così profondamente uno dei suoi personaggi? L'unica soluzione è stata ovviamente leggere il romanzo. Quindi mi sono letto il romanzo, e no, non c'è questo aspetto, non c'è la scena del suicidio, non c'è la scena della lapidazione se non sbaglio. Mi pare proprio che non ci sia, ma in generale, tutto questo arco narrativo non c'è. Cioè, Poirot rifiuta Ratchet perché non gliene frega nulla, non vuole fare la guardia del corpo di una persona viscida. Ratchet viene descritto in parole, in un modo che è difficile da rendere su schermo come un essere innatamente viscido che suscita disgusto immediato in tutti quelli che lo vedono. L'unica cosa importante nel romanzo è risolvere il mistero. E sì, c'è questa grande rivelazione, ma non c'è questa enfasi sulla crisi morale della coscienza di Poirot. Quindi, in questo caso hanno adattato un'opera che era quasi di un secolo prima perché l'originale del 1934 è il film del 2010. E si sono chiesti siamo nel 2010. Questo è un film. Cosa vuole la gente da un film? Vuole un thriller lunghissimo o vuole sentire il personaggio principale che sta male, che soffre, che viene messo in crisi? La risposta ovviamente è la seconda. Quindi questa è una trasposizione, un adattamento in cui l'era stessa in cui è stato fatto è così diversa dall'era in cui è stato concepita la storia che c'è stato un cambiamento. Il cambio di epoca, il cambio di gusti del pubblico ha creato un cambiamento, ma il cambiamento molto consapevole da parte dello scrittore e del regista è stato geniale. Hanno trovato un cuore pulsante di un arco narrativo molto complesso in un'opera che invece non ce l'aveva. Quindi bene adattarsi. Bene, cambiamo, adattiamo. E se cambiamo un po' più genere, perché finora ho parlato soltanto di fumetti in film e libri in film cambiamo completamente. Non riesco a non includere in un episodio ogni tanto, in un episodio ogni spesso. Doctor Who. Quindi parliamo due secondi di Doctor Who. Credo che ormai tutti abbiano un minimo di familiarità con lo show, è la serie di fantascienza popolare più vecchia del mondo, iniziata nel 63, in corso ora con un grosso stacco nel mezzo. Questo stacco è iniziato nell'89. Nel 89 Doctor Who finisce dopo 26 gloriosissime stagioni non rinnovano la stagione successiva. Nel 99, dieci anni dopo, rispondendo alla possibilità di un ritorno di Doctor Who, sono iniziati a uscire gli aodrammi che includono gli attori principali. Questiodrammi sono storie di Doctor Who raccontate senza narratore e senza immagini, perché un aodramma è solo recitato e ci sono solo musica, recitazione ed effetti sonori. Quindi qui stiamo parlando di un adattamento estremamente diverso. L'audio costa infinitamente meno di una produzione video. E dato che non volevano scommettere troppo sul ritorno di Dr. Who, almeno in questo campo, hanno fatto una cosa a basso rischio. Certo, devi pagare gli attori, però rispetto a pagarli per schermo, rispetto a pagare il dipartimento trucco, le scenografie, rispetto a pagare gli effetti visivi, cioè non c'è paragone. Questi audiodrammi hanno un enorme successo. All'oggi continuano, sono uscite centinaia di audiodrammi di Dr. Q. Credo che siamo vicino ai 300, includono di tutto: tutti cattivi, tutti vostri e non solo. Ascoltandoli ci si accorge subito di una cosa. Questi audiodrammi vanno in posti più stravaganti di media rispetto alla serie. Molto più variegati. E anche all'interno di un singolo episodio si può fare viaggi più strampalati. Non puoi visitare solo un pianeta o due o tre, puoi visitare tutto l'universo in un solo iodramma. E il motivo è semplice: non devi disegnarli, non devi realizzarli, non devi fare l'effetto grafico. Quindi c'è una possibilità in più. Paradossalmente, io prima di iniziare ad ascoltare gli radiodrammi ho sempre pensato: certo che senza le immagini si perde tanto. E no, perché l'attore è così bravo che recita con la voce. Inoltre, senza il limite imposto di dover dare un'immagine, l'adiodramma può fare quello che vuole e gli costa uguale andare su Alfa Centauri o andare nella Londra Vittoriana o andare accanto a casa tua. E questi ideodrammi sono popolarissimi. Quindi in questo caso non hanno adattato una storia specifica, ma hanno adattato il concetto dello show, il tipo di storia, il tipo di trama e i personaggi ad un nuovo medium e hanno tirato fuori un trionfo totale che io ammiro molto onestamente. Sono stato di recente allo Sci-Fi Universe, che è un evento di fantascienza che nuovo che stanno provando a lanciare con un taglio un po' congressuale, diciamo, dove ci sono più presentazioni. E c'era Dan Starki, uno degli attori di Duttor Who che è comparso nella serie TV, e poi, quando è finito il suo ruolo nella serie TV è comparso in tantissimi radiodrammi. Fra l'altro, per lui è una benedizione, perché deve recitare con un trucco che richiede cinque ore e sei ore di applicazione. Quindi per presentarsi su un set deve arrivare alle 4 di mattina e invece lo diceva: cioè, per presentarmi a un aodramma devo arrivare all'ora che devo arrivare. E lui dice: tanto si recita uguale perché devi muovere il corpo per dare il senso dell'affanno, devi fare le espressioni, è recitare uguale. E ha detto questa frase quando era sullo stage, buffissimo: ha detto Radio has the best pictures, la radio ha le immagini migliori. È lo stesso concetto che ho detto io, però lui l'ha detto in cinque parole. Quindi, diciamo così, l'audiodramma di Dottor Who, secondo me, è un bel esempio di come quando devi adattare, anche riducendo il budget, non è detto che tu vada in controlle abitazioni, puoi avere possibilità. È il nuovo ambiente che ti offre la possibilità di cambiare in un modo positivo. Avviandomi alla conclusione, Doctor Who è un altro grande esempio di un adattamento di un tipo diverso, e qui torniamo a creare un collegamento fra l'evoluzione e l'adattamento, la trasposizione. Dottor Who è famoso per uno dei concetti base dello show che è quello che il dottore non può morire. Quando il dottore muore, non muore, si rigenera. Cambiano l'attore e l'attore non deve recitare per somigliare al dottore precedente, l'attore ci mette il suo. Quindi il dottore cambia un po' personalità, cambia un po' fisicità e cambia anche un po' la disposizione caratteriale in generale pur rimanendo lo stesso personaggio. Trovata molto intelligente, che permette allo show di proseguire per tutti questi anni tenendo lo stesso protagonista, ma non dovendosi preoccupare dei problemi che l'attore può andare incontro. Per esempio, nel 2005 hanno riniziato la serie. Dopo una stagione, l'attore principale che faceva il dottore se n'è andato per dispute di Sidi con la direzione della BBC! Si è rigenerato. Hanno introdotto un nuovo attore che è diventato famosissimo, che è David Tennant. Quindi è una trovata geniale. È una trovata studiata a tavolino? No. Questo è successo nel 66, l'attore che copriva il ruolo del protagonista del dottore, William Hartnell, ha cominciato a presentare segni di una demenza senile anticipata e aveva degli enormi problemi a tenere il passo con lo show. Non si ricordava le battute, era molto scontroso, era difficilissimo da trattare. E dopo un pochino di convincimento, gli hanno detto che era il momento di ritirarsi dallo show. Però era un disastro perché rispetto alla natura sperimentale dello show nella sua concezione originale, era diventato un successo strepitoso. Tutta l'Inghilterra si sintonizzava per guardare Dottor Who. Quindi, come fare a perdere William Hartner? Dice, Boh, non è un alieno, il dottore. Sì, boh, allora fai che non muore, cambia faccia, cambia corpo. Ah, sì, vabbè, facciamo così. Trova un altro attore. Va bene, troviamo un altro anziano, austero, ma un po' scherzoso. Sì, e no, troviamo Patripton che si, ha alcuni di questi tratti, ma è molto diverso. È un po' più scanzonato, è più giovane, ha una faccia molto diversa. Però hanno deciso che probabilmente una volta che si cambiava, valeva la pena cambiare tanto. Hanno tirato in ballo la prima scena di rigenerazione e il resto è storia. Quindi, purtroppo lo show ha perso un pezzo dal 90, il protagonista, ma si è rinnovato in qualcosa di unico che tuttora persegue. Ma è successo perché invece di ancorarsi hanno deciso di abbracciare questo cambiamento. Quindi, quando un'opera è cosetta dalle circostanze a cambiare, è una forma di adattamento perché cambia parte dell'ambiente, giusto? Per come l'abbiamo definito prima. Non è sempre una perdita al 100%. Il che ci porta a rispondere alla vostra domanda iniziale: dov'è il Baccio stasera? Il bacio non sarà più il co-host del podcast. Non è niente di drammatico, non ha mostrato segni di una demenza precoce, cioè, non più di prima, insomma. Semplicemente ha trovato un nuovo lavoro, un lavoro migliore, più stabile, più figo, secondo me, ma non ha più il tempo e l'energia necessarie per la preparazione che questi episodi richiedono, perché c'è una preparazione dietro, e anche lui doveva leggere, studiare tutto. E purtroppo non ha tempo perché, come avete capito dalle conversazioni che abbiamo avuto. Baccio non esce da lavoro e viene qui a registrare. Baccio ha una vita ricca di interessi e hobby, e una vita sociale, addirittura. E non può tornare, può tornare forse per qualche episodio quiz, per qualche scialata che, però, lo show non vive di quello. Secondo me, il podcast vive di questi episodi, queste analisi trasversali. Quindi, bacio purtroppo ci sarà, ma soltanto occasionalmente come se fosse un ospite. E so che per alcuni di voi, so che per alcuni di voi la presenza del bacio è una gioia. Per me la presenza del bacio è una gioia. Sentirlo ragionare e ribattere i miei punti era secondo alcuni l'anima dello show. E forse addirittura per alcuni di voi. Baccio che se ne va significa che ve ne date anche voi e lo capisco e non ve ne ho male. Però io non sono triste meglio, cioè, non sono solo triste, sono grato di avere un amico che si presta così tanto alle mie follie che mi ha dato la sicurezza e l'appoggio per iniziare questo progetto perché era difficile da iniziare. La sensazione di non poter iniziare senza un cervello e una persona come il bacio accanto a me che mi ribatteva era preponderante. Quindi, senza bacio non avrei neanche iniziato il podcast, però non smetterò perché il bacio va via. Perché questi primi mesi mi hanno insegnato così tanto sugli aspetti pratici di creare il podcast che non mi fa più paura. Però mi hanno fatto anche innamorare di questo outlet creativo. Io mi diverto da morire a scrivere per il podcast, fare ricerche per il podcast e registrarlo anche. Cioè, devo essere onesto, a me questi 50 e passi minuti di registrazione. Mi sono passati in un lampo. Non so come è stato per voi. Comunque, grazie bacio perché mi ha aiutato a trovare questo modo di esprimermi, che altrimenti probabilmente avrei lasciato perdere. Quindi la notizia buona invece è che il podcast continua. Sarò solo per la maggior parte degli episodi, almeno all'inizio, mi sto impegnando a portare più ospiti. Tuttavia, diciamo che in questi episodi in cui sarò solo, mi impegno a portare lo stesso livello di analisi che vi aspettate, ma anche un po' di contraddittorio autoinflitto. Però al tempo stesso questo cambiamento improvviso, come abbiamo discusso per tutto l'episodio, magari mi dà l'opportunità di cambiare e di trovare delle possibilità nuove. Voglio invitare più ospiti, come vi dicevo, per espandere la quantità di argomenti che posso coprire. Ci saranno più episodi legali, che io personalmente adoro, già registrato un altro, lo metterò online fra poco. Voglio anche introdurre: sarà un esperimento. Delle monografie su operatori che secondo me se li meritano. Se avete fatto caso, mi piace l'approccio trasversale, prendere tante cose da più ambiti e tirare un filo conduttore. Però invece l'approfondimento su una singola opera, su un singolo scrittore potrebbe essere molto interessante. Quindi, sì, ho perso qualcosa, però, qualcosa di grosso. Però quello succede quando si cambia formato. L'errore più grosso che posso commettere è restare ancorato a come facevo prima le cose. Quindi spero che continuerete ad accompagnarmi anzi, non solo, ora più di prima vorrei che mi mandaste commenti, suggerimenti, feedback, mi fate sentire meno solo. Qualunque commento è preziosissimo, soprattutto se sono critiche, mi aiutano a crescere e a migliorare. Quindi, venite sulla pagina di NerdLab Exp che trovate un link in descrizione, e sentitevi liberi di parlare di qualsiasi cosa, anche se volete fare due chiacchiere, anche se è di episodi vecchi, non c'è niente che sia off limits. Nel frattempo saluto bacio, il nostro attivatore politico e consumatore responsabile di cultura popolare. E ringrazio voi per aver ascoltato il primo episodio del 2024 del nerd non esiste. Il podcast che si rigenera, si adatta e si autodefinisce.