Il nerd non esiste

Livelli di trasformazione = livelli di significato

Nerd-Lab-Exp Season 1 Episode 14

Use Left/Right to seek, Home/End to jump to start or end. Hold shift to jump forward or backward.

0:00 | 38:18

Ho provato a tingermi i capelli di biondo, ma non sono diventato signifcativamente più atletico.
Mentre indagavo su come mai non fosse successo, sono incappato in una serie di domande altrettanto interessanti.

In questo episodio non esco dal mondo narrativo per collegarmi alla vita vera, ma analizzo in modo maniacale il significato delle trasformazioni nei manga shonen.


In questo episodio (possibili spoiler):

Manga: Dragon Ball; Bleach; I Cavalieri dello Zodiaco; Hunter X Hunter; Yu degli Spettri; Naruto; Jojo; My Hero Academia; One Piece.


Per domande, commenti, o una chiacchiera, venite a trovarci su:

https://www.facebook.com/nerdlabexp


---

Intro: remix di "Machinal" di Ant. Survila



SPEAKER_00

In questo episodio del nerd non esiste usa solo il 110% della sua potenza. Benvenuti a Il Nerd Non Esiste, il podcast dove trattiamo la cultura popolare come cultura. Io sono Matteo Pryer, scrittore, editor e fanboy intermittente. Se vi parlo di una storia in cui i capelli cambiano colore, l'aria si fa incandescente, le pupille cambiano forma, sto parlando di Dragon Ball, o di One Piece o di Bleach? La risposta è di tutte le precedenti, perché gli shonen, ovvero i manga per ragazzi e giovani adulti, spesso hanno questo espediente narrativo delle trasformazioni. Sono tendenzialmente fumetti e storie incentrate su azione e avventura, e i protagonisti in particolare sembrano non poter sopravvivere se non subiscono metamorfosi ogni tot capitoli. Ricordo ancora quando vidi la prima volta questo espediente narrativo, questo topos. Ed era naturalmente la prima trasformazione di Goku, il protagonista di Dragon Ball in Super Saiyan. Perché, e non per darmi un'età troppo precisa, però, sì, io lessi la prima edizione del fumetto in Italia ero alle elementari. Quando è successo, rimanemmo sbalorditi. La trasformazione era figa, sorprendente e diversa da qualsiasi cosa avessimo mai visto in altri fumetti. Goku, quando era trasformato, era più arrabbiato, più aggressivo, più sanguinario, e diciamocelo, era più figo, era più tamaro. Dopo parlerò un po' in dettaglio di come mai questo fumamento innovativo. Il Super Saiyan sembrava un evento unico perché non c'era era proprio un cambio colossale. Tutti ne parlavano, i fatti, non c'era internet, e mi ricordo quando andammo a scuola ed eravamo tutti sbalorditi, mi stampai una fotocopia grande della pagina in cui Goku diventava Super Saiyan per la prima volta, me la pesi in camera. Oggi è all'ordine del giorno vedere gente che si trasforma. Anche in Dragon Ball addirittura ci sono, se non sbaglio, tipo otto tipi di super Saiyan, cioè il Super Saiyan 1, 2, 3, il 4, che non è più canone, però c'era. Il Super Saiyan God, il Super Saiyan Blu, che è un God Super Saiyan, il Super Saiyan Rosé e l'Ultra Instinct. E sì, lo so, l'Ultra Instinct non è davvero un super Saiyan, ma alla fine sono capelli di colore leggermente diverso, occhi più incazzosi, stesso concetto, stessa trama, stesso tipo di momento per il personaggio. Non è così importante il dettaglio. Ma non è che gli altri manga siano tanto meglio, a seconda di come li conti, Ichigo, il protagonista di Bleach ha più di 15 forme di cui parleremo più tardi, cioè non tutte 15. Luffy di One Pie ha solo 5 forme, che sembrano poche, ma secondo me sono le più interessanti, e quando ce le vedremo capirete perché. Comunque, diciamo che capisco la tentazione di prendere in giro questo topos, da quanto è frequente. Però, credo che sia interessante analizzarlo invece di prenderlo in giro. Anzi, questa per me è una regola generale, no? Se tante storie hanno un elemento narrativo così diffuso, vale sempre la pena di chiedersi perché. Come sempre il perché è importante, quindi chiediamoci perché così tanti shonen famosi e di successo hanno questo assunto della trasformazione come se fosse una cosa importante e normale. E cosa ci dicono queste trasformazioni sui messaggi del manga. Quindi solo per darci un attimo di definizioni per chi non ce l'avesse presente, gli Shonen sono questi fumetti per giovani adulti. E ragazzi che tendenzialmente si incentrano su combattimenti. Spesso duelli. Quasi nessuno Shonen è esente dal fenomeno del power scaling: cioè c'è una grande storia con un grande duello o è un nemico che sembra insormontabile. I protagonisti in qualche modo arrivano al suo livello, lo superano per un pelo, e poi nell'arco narrativo successivo arriva un altro cattivo con un altro livello di potere sconvolgente che fa sembrare ridicolo il cattivo precedente e si ricomincia da capo. Dunque, una cosa che non posso esimermi dallosservare, e questo è importante, è che la potenza quindi la forza negli shonen è un bene assoluto. Ma secondo me, e questa è la prima cosa che vorrei contestare: la potenza e la forza non rappresentano solo forza fisica nel mondo vero, spesso i volentieri rappresentano qualcosa di tematicamente importante. Infatti, come vedremo, c'è questo filo conduttore che nelle storie chi meglio abbraccia il tema della storia, più potente diventa quando si trasforma. Ma davvero c'è tutta questa profondità? Sono io che me la immagino. Uno scrittore che non ha neanche 30 anni, perché spesso si comincia da giovane in quell'industria, in quel settore. Uno scrittore di neanche 30 anni di un manga per ragazzi incentrato su spade, duelli si è fatto tutte queste domande sui temi profondi? No, non sto dicendo questo. Non è così, secondo me. Ma il perché rimane importante per un semplice motivo: quando si scrive, volenti o nolenti, le nostre credenze e personalità trapelano attraverso il contenuto. È un test di Rorschark al contrario, non è possibile scrivere per anni la stessa storia senza infondervi ciò che si crede. Al tempo stesso pensate a questo. Se l'idea della trasformazione ha così tanta presa su autori così diversi, cosa vuol dire questo del concetto stesso di trasformazione? Vuol dire che il concetto ha così tante possibilità, un kaleidoscopio di possibili metafore che permette ad ognuno di riversarci, volente o nolente, le cose che lo affascinano e che lo muovono. Quindi posso accettare che uno shone non ha tutti questi livelli di metafora intenzionali, ma voglio anche proporre che questi aspetti narrativi dicono molto dell'autore. Detto questo, iniziamo. Credo sia giusto iniziare dal Dragon Ball perché è il nonno degli shonen moderni. So che alcuni considerano Dragon Ball troppo superficiale e ripetitivo per meritare una discussione, e in parte posso essere anche d'accordo, ma il nonno è sempre il nonno, nel senso, se non ci fosse stato il nonno, non avremmo niente di quello che è avvenuto dopo. Ma al tempo stesso il nonno è un po' vecchiotto, in effetti, parla sempre delle stesse cose, e era così contento delle sue invenzioni che non ha parlato di altro per il resto della sua vita. Quando parlo di Dragon Ball, quindi cosa intendo? Intendo quello che gli esperti del settore chiamano Dragon Ball Z. Dragon Ball inizia come un'avventura molto mitologica e molto fiabesca, dove sì, ci sono anche questi duelli, ma c'è anche molta comicità, c'è molta scansonatezza. Poi, da quando il protagonista è diventato più adulto, allora è diventato un fumetto molto incentrato sul combattimento e sulla ricerca della forza. E da lì in poi ci sono stati tanti combattimenti e tanti scontri, e il tutto è culminato nel Super Saiyan. Ora, non credo di dire una cosa controversa quando dico che Dragon Ball è incentrato sulla forza dura e pura, è l'unico valore che il protagonista sembra avere caro. Anche proteggere la terra sembra quasi venire secondario a volte. Ci sono episodi famosi in cui lui mette in pericolo se stesso o addirittura altri, pur di ricercare lo scontro più divertente, quindi vabbè. Futte le invenzioni tecniche che Dragon Ball ha introdotto, perché io vorrei che questo fosse chiaro: Dragon Ball sarà superficiale quanto vorrete, ma porca miseria, Akira Toriama è un mostro e ha introdotto un linguaggio visivo che poi tutti hanno cercato di imitare. Fra tutte queste invenzioni tecniche c'è anche la trasformazione come centro della trama, non una cosa che può succedere. Quindi, intorno alla trasformazione in Super Saiyan c'è un intero arco narrativo: c'è anticipazione, c'è tensione, c'è dialogo. E da quel momento in poi le battaglie cambiano solo in base a in cosa ti trasformi. E la cosa interessante è che quando il personaggio di Goku cambia, cambia il suo character design. E voi direte: vabbè, certo, se cambia d'aspetto cambia il design. No, occhio, sto parlando di una cosa un po' più dettagliata. Cambia quello che viene chiamato il linguaggio delle forme, che è una cosa molto importante. Innatamente o culturalmente ci sono delle forme che tutti universalmente riconosciamo come più o meno pericolose, più o meno accoglienti, più o meno difficili. Quindi un rombo ci dà una sensazione psicologica diversa rispetto a un cerchio. E il caratter design di Goku non cambia soltanto perché ci sono alcuni cambiamenti a caso. Per esempio, la testa di Goku, che ha questa rotondità e le punte dei capelli famose sono molto a spiovente, invece diventano. Questi capelli diventano come aculei che spingono verso il cielo. Gli occhi passano da una forma stondata a una forma squadrata, quindi tutto diventa più duro, aspro e minaccioso. Anche i colori scuri e caldi, che sono anche tipicamente giapponesi del protagonista, diventano algidi a comunicare una certa freddezza e spietatezza. Per esempio, aveva questa tuta arancione che per l'appunto durante il combattimento si strappa e guarda un po' rimane sotto la tuta blu. E i capelli vanno da neri a biondi, gli occhi vanno neri a azzurri. Io penso che non sia difficile da vedere che tutti gli elementi di questa trasformazione contribuiscono al tema dell'aggressività e della forza. Anche la trama parla di questo. Il Super Saiyan è uno stato in cui si arriva soltanto attraverso una rabbia incontenibile. E voi direte: ma no, perché nelle saga successive tutti diventano Super Saiyan e ci stanno anche nella loro vita quotidiana, anzi, è parte dell'allenamento dopo. Sì, va bene, però io vi invito anche a vedere un'altra cosa. Nello scontro finale, tipo di qualche saga dopo, quando c'è Cell, un altro grande cattivo, lo sconfiggono i Super Saiyan tranquilli? O lo sconfigge il Super Saiyan più incazzato di tutti? E la risposta è. Gohan, il Super Saiyan più incazzato di tutti. Quindi, secondo me, anche senza volere, perché anche qui io non credo che Akira Toriama si sia seduto al tavolo a dire Sì, è vero, la forza, la rabbia, sono le uniche cose che contano. Però le reputava delle cose ganze e senza volere ha ripetuto lo stesso pattern. Quindi credo che questo sia un paziente zero e un esempio tipico di quello che sto cercando di trasmettere, ok? Dopo questo possiamo capire molto sull'evoluzione degli Shonen solo osservando le differenze fra vari tipi di trasformazioni, e io passerei a Bleach. Quindi spostiamoci avanti nel tempo e troviamo Blech, un manga di Tite Cubo che ha delle somiglianze superficiali con Dragon Ball. Le somiglianze sono, per esempio, che ci sono molti combattimenti, ci sono molti duelli, e c'è anche una sorta di segnalare in un modo simile chi è forte e chi no. Tipo i personaggi più smilsi e emo sono più forti dei personaggi grossi e sganherati, per fare un esempio. Gli amici umani del protagonista sono lì quasi solo per far vedere quanto sono forti i nemici. Quindi, ci sono tutte queste somiglianze. E un'altra somiglianza importante, ovviamente, sono le trasformazioni. Quasi tutti i personaggi godono della possibilità di trasformarsi, sia buoni che cattivi, molto più che in Dragon Ball, fra l'altro, secondo me. Però, soprattutto i protagonisti, appunto, come dicevo all'inizio, può trasformarsi e nella sua evoluzione si trasforma tantissimo. Però, nonostante queste somiglianze, ci sono alcune differenze che, secondo me, sono più importanti, perché qualcuno considera Blitch soltanto Dragon Ball con le spade e io non sono d'accordo. Per esempio, i poteri degli Shinigami, che sono i protagonisti, diciamo, i buoni della storia, sono molto più variegati. In Dragon Ball i poteri speciali si risolvono quasi sempre nel sparare onde di energia sempre più forti. Mentre nel manga di Blitch questi Shinigami, questi dei della morte, hanno ognuno una katana con un nome, addirittura una personalità e un potere che può cambiare anche molto nella forma, nella presentazione, nelle possibilità e nei limiti. E la storia ha un impianto diverso: è una storia di scoperta di sé. Diciamo che alla base della storia esiste quindi questa contrapposizione fra gli shinigami, che sono i dei della morte, che devono facilitare il passaggio delle anime all'aldilà, e gli Hollow, che sono spiriti malvagi che diventano mostri e gli shinigami devono dargli la caccia. Questo è l'impianto proprio più basilare che vi posso dare senza andare nella trama troppo nel dettaglio. Il protagonista, Ichigo, si ritrova per caso a diventare uno shinigami e si trova in una serie di circostanze che lo costringono ad evolversi molto in fretta e per evolversi deve quindi sviluppare la propria capacità di trasformare la propria spada, i propri poteri e tirare fuori il massimo della propria potenzialità. Questi passaggi di potenza quasi sempre non avvengono con un addestramento esterno. C'è anche quello, ma i momenti di svoli si svolgono in momenti molto particolari in cui Ichigo fa una sorta di viaggio astrale dentro la propria anima e interagisce con persone che si trovano nella sua anima che sono due persone. Una è una personificazione della sua spada, che si presenta come questo umano molto cool, molto dark con gli occhiali da sole, che gli parla con un tono quasi da padre. Ma dentro c'è anche un'altra persona, chiamiamola, un'altra entità che è una versione distorta di Ichigo stesso. È una versione i cui colori ricordano quelli di uno hollo, quindi di uno spirito malvagio, è una versione aggressiva che lo insulta e lo deride, ma ciò nonostante gli insegna tecniche di combattimento e trasformazioni e quant'altro. Non solo. Quando Ichigo è in pericolo mortale e non ce la fa vincere, il suo hollo prende sopravvento e si manifesta attraverso un cambio, un'altra trasformazione ma involontaria, molto più copa e molto più visivamente aggressiva, che però gli dà un immenso potere. Le trasformazioni di Ichico quindi sono due tipi. C'è una trasformazione intenzionale dove lui diventa sempre più ganso più figo e più eroico, e delle trasformazioni non intenzionali in cui diventa più simile a uno spirito malvagio, a un demone, ma molto più potente e anche più stranamente in controllo dei suoi poteri, ma non in controllo delle proprie azioni. So che qualcuno sta dicendo, ma Bleach è orribile, è il peggior manga di sempre, lo sanno tutti che Bleach ha scritto malissimo, è ripetitivo, bla bla bla. Io non sono d'accordo. Andava molto di moda a dire questa cosa e vi dirò di più: anch'io ho passato questa fase in cui leggevo Blitz, ero un appassionato lettore, e poi a un certo punto mi sono stufato e ho cominciato a parlarne malissimo, l'ho abbandonato e parlavo male di Blitch anche ad altri. Tite Cubo stesso, in molte interviste, ammette che lui aveva dei piani molto generici, ma col ritmo serrato delle pubblicazioni, ha scritto delle cose senza rifletterci, e poi gli è toccato un po' correggere la rotta. Ma se togli le correzioni, e togli anche dei momenti in cui lui, per perdere tempo, ha dovuto introdurre questi personaggi secondari che non erano così importanti. Se togli questi due elementi, onestamente a me la storia piace molto. E come mai Hunter è più dispersivo, ma non ci arrabbiamo uguale e cavole dello Zodiaco è più ripetitivo e non ce l'abbiamo uguale? È perché secondo me, questi manga, stranamente, avendo queste qualità negative da subito, non ci hanno deluso. Mentre Blitch all'inizio era eccellente sotto tanti punti di vista. Purtroppo, per via di queste scadenze ravvinate e le difficoltà con gli editor, l'autore ha cominciato a dover fare le cose un po' di fretta e il calo di qualità ci ha deluso più che in altri manga, perché paradossalmente secondo me era meglio gli altri manga. Comunque, tornando a noi, abbiamo parlato di queste trasformazioni. La cosa interessante è che queste trasformazioni includono dei colpi di scena e si intrecciano con la trama. Quindi a un certo punto, per esempio, Ichigo scopre che il vecchio pacato che gli parla e che dice di essere una personificazione della sua spada. Scopre che non è davvero la sua spada, è un impostore. È una manifestazione di un retaggio genetico che si trova al suo interno, che voleva sopprimere i suoi poteri veri e sostituirsi come fonte principale dei suoi poteri. La sua versione distorta e cattiva è lui la sua vera spada. Il che vuol dire che è una parte integrante della sua anima. Quindi, se la spada di Ichigo è una versione cattiva, malvagia e socialmente inaccettabile di lui, vuol dire che quello è parte integrante di Ichigo. E il suo rifiuto costante di questa sua parte costringeva questo spirito interiore a uscire in maniera violenta e forzata, il che portava ad uno squilibrio comportamentale. Quando scopre che questa parte negativa è in realtà una sua componente integrante, e scopre addirittura che l'ha ereditata da sua madre e dai suoi traumi, il cico cambia la prospettiva e si integra con questa sua parte negativa, e da quel momento in poi diventa più potente e non solo, invece di avere una spada ne ha due. Cosa significa questo per il personaggio? Significa che il vedere se stesso come un eroe e perseguire il potere soltanto con i termini suoi, senza scavarsi davvero dentro, e fidandosi di un personaggio, quindi l'impostore, diciamo, che gli diceva quello che voleva sentirsi dire, ha portato Ishiko a ignorare una parte importante di se stesso. Quando integra tutto quello che ha dentro il buono e il cattivo, Ichiko diventa la versione migliore di se stesso. Questo è un tema forte di riconoscere la propria eredità, anche in fatto di traumi. E ci vedo anche questo tema di voler avere una certa immagine di sé, fidarsi della persona sbagliata. E l'integrazione fra le suonature diverse risuona con il tema del fumetto, che all'inizio introduce gli shinigami come buoni e gli holo come cattivi. Poi si scopre che alcuni shinigami travano con gli holo e che alcuni holo vorrebbero diventare più simili a degli umani e si incontrano nel mezzo. E i personaggi più potenti del fumetto a un certo punto sono un gruppo di shinigami che sta esplorando la possibilità di manifestare i propri poteri da hollow. Quindi solo gli individui che partecipano di più nature sono i più forti. So bene che fra Bleach e Dragon Ball ci sono stati altri step, non è che Bleach è l'erede successivo subito di Dragon Ball. Molti manga nel frattempo hanno elaborato, espanso e approfondito la possibilità degli shoner, tipo Guevli Spettri, Hunter Hunter, come detto, Naruto, Jojo. Sono tutti manga che sono successi nel frattempo che hanno esplorato un po' di variabilità, un po' di tematiche, un po' di personaggi diversi. E hanno aperto la strada per Blitch, secondo me, ecco. Non sono storie apparentemente profonde, ma hanno una loro complessità, e a volte, secondo me, ci sfugge perché diamo per scontato che siano troppo superficiali. Inoltre, i giapponesi hanno un certo ermetismo a volte nelle esporre certe idee e magari ci sfugge qualcosa. Reto, Blitz non è il padrino, ma ha quella tamarraggine di Dragon Ball, eppure un piccolo livello di metafora. Blitch è un grande esempio di come un'opera può aderire ad un topos del genere, quindi anche solo estetico, divertente, superficialmente soddisfacente, eppure espandere il concetto a includere i temi della storia. Ma per quanto Blitch mi abbia sorpreso con la sua capacità di includere delle tematiche nelle sue parti più tamarre come le trasformazioni, la tesi comunque rimane una sola questa mancanza di una moralità assoluta, ma c'è un fumetto che prende la propria tesi, l'analizza, la rovescia, la distruttura e poi la critica e giunge forse ad un'altra tesi, e lo fa sempre attraverso le trasformazioni del protagonista. E ora ne parliamo, quindi voglio parlare di un fumetto molto più recente: Mahi Hiro Academia di Kohei Horikoshi. Il fumetto, voglio permettere, a me non è piaciuto molto. L'inizio è forte, ma non mi piace come l'autore struttura gli archi narrativi, ha un ritmo che non mi prende. Inoltre, l'arte, secondo me, è un pochino troppo caotica, soprattutto da metà opera in poi. Tuttavia, devo riconoscere che è scritto bene e soddisfa un sacco di requisiti di una buona scrittura. Già dalle premesse, Maino Academia si pone di mettere in discussione il valore del superpotere. Infatti, il fumetto parla di un mondo in cui almeno l'80% della popolazione mondiale ha un superpotere. Può essere da sputare fuoco a levitare, a vedere attraverso gli oggetti, tutti hanno un superpotere. E questo già è una premessa che ti fa mettere in discussione il discorso del supereroe. Se tutti hanno un potere che cos'è un supereroe? Non può dipendere da quello, giusto? La cosa interessante è che in questo mondo, anche se tutti hanno superpoteri, esistono comunque supereroi. Vengono addestrati e fanno il loro lavoro per il bene della società. La risposta di base a questa domanda, quindi se tutti hanno superpotere è chi è un eroe, la risposta ti viene data quasi subito. Ti viene offerta su un piatto d'argento dall'autore ed è l'eroe quello che si sacrifica per gli altri. Questo dà vita nel mondo della storia ad una cultura di aspettativa e di assistenzialismo. Tutti sanno che ci sono gli eroi, tutti sanno che prima o poi Salveranno. Il protagonista comincia senza poteri e poi li vengono trasmessi soltanto perché se li merita da un altro personaggio, un mentore. La cosa interessante è che i suoi poteri sono troppo per lui. È un potere di forza fisica assoluta, elevatissimo, superiore alla maggior parte dei superpoteri che si vedono a giro, ma dato che non ci è nato ed è un ragazzino, ogni volta che lo usa si rompe un arto, si rompe un dito, si rompe una gamba. Poi nel tempo, piano piano, inizia a gestirlo, però c'è un periodo in cui riesce, per esempio, appunto, a rompersi solo un dito ogni volta che dà un colpo invece di rompersi tutto il braccio. Però viene enfatizzato il fatto che il fatto che lui voglia essere un eroe non l'autorizza a devastare il proprio corpo. I suoi professori dicono devi stare più calmo e lui è costretto a trovare utilizzi inferiori e più considerati dei suoi superpoteri. C'è una svolta quando viene fuori, che lui non ha ereditato solo la super forza dal suo mentore, ha ereditato altri sette superpoteri. Che sono dei più disparati da cortine di fumo a una forma di preveggenza a cortissimo raggio, può emettere delle fruste di energia nera, quindi molto variegato, giusto? Quindi più potente. Però sono molto difficili da controllare all'inizio e quando li usa, ne perde il controllo e rischia di far del male agli altri. Però continua a perseguire la cosa perché la vede come la sua eredità. Ha questi poteri ereditati dal suo ventore, che a sua volta li ereditati da altri, quindi vuole svilupparli per diventare il più grande eroe di tutti. Diciamo che lui, in quanto successore di questo eroe molto famoso, si chiama All Might, si sente un po' messia, si sente anche un po' martire. Il potere del protagonista, quindi, chiaramente, rappresenta la tesi iniziale del fumetto, ovvero che l'eroe si sacrifica. Cosa c'è di più simbolico di questo sacrificio? Di rompersi un arto ogni volta che usi i tuoi superpoteri? E la sua evoluzione mostra come sia importante sapere come e quando usare un potere, che possedere un potere assoluto. Quindi, da è importante essere forti e devi sacrificarti, si va verso una direzione di dire: guarda, devi sapere quali sono i tuoi limiti e le tue possibilità. E fin qui tutto bene mi sembra tutto molto regolare, giusto? Però qui si va su notizia dell'ultima ora. Se non siete in pari con il fumetto, potreste pensare che la tesi era quella e quella rimane anche ora che siamo verso la fine e lo scontro finale. I buoni si sacrificano e i cattivi o si la vedono o muoiono. Ma, se come me state leggendo gli ultimi capitoli, sapete che sta succedendo una cosa interessante e inaspettata. Nel combattimento finale, Midoria, il protagonista, sta sacrificando, si sta dando via tutto, non solo vuole salvare tutti e non solo i suoi alleati, vuole salvare anche l'antagonista, Shigaraki Tomura, questo cattivo cattivissimo che distrugge tutto ciò che tocca. Eppure, e questa è la parte interessante, questo sacrificio finisce per non funzionare. Shigaraki non solo vince, ma comincia anche a rubargli i suoi poteri. Quindi li sta togliendo la cosa che lo ha definito per così tanto tempo. Ma c'è un ribaltamento in corso. Shigaraki sta accumulando così tanti poteri che ci sono avvisaglia del fatto che potrebbe star cedendo e non riuscire a controllarli tutti. Allora Midoria, con l'aiuto di una figura che li fa da mentore, comincia a contemplare la possibilità di dare via tutti i suoi poteri, farseli rubare da Tomura per fargli perdere tutto il controllo e quindi farlo diventare incapaci di combattere. Quindi, in questo corpo di scena, Mahro Academia ci dice che la forza non corrisponde a giustizia e che anche un eroe può essere troppo attaccato allo status che i propri poteri li conferiscono. Fra Blit e Hero Academia c'è una differenza interessante. Il primo, come dicevo, è un arco narrativo complesso ma unico, mentre Mahiro Academia vede midoria affrontare più archi narrativi. E spesso vengono negate o approfondite cose che prima davamo per scontate. Blitch fa un lavoro molto lento di avvicinare il protagonista alla tesi centrale del fumetto, mentre Myro Academia è uno dei pochi esempi dove la storia esplora il tema così a fondo che lo porta ad una sintesi che nega parte dei punti di partenza, anche quelli buoni, tipo che l'eroe sacrifica, l'eroe è quello che si sobbarca tutto sulle sue spalle. Questo è comunicato attraverso la potenza e dal numero di poteri che il protagonista è in grado di manifestare. Nei momenti in cui li manifesta tutti, diventa molto dissimile da se stesso, si trasforma, ma queste trasformazioni sì sono fighe, sì, sono dark è tutto, ma non sono quasi mai inquadrate come una cosa positiva. Sono delle forzature e il fumetto te lo fa sapere. Quindi bene, no? Dopo aver raggiunto questo livello di sviluppo con un espediente narrativo del genere, cosa possiamo volere di più? Più di sviluppare un tema, più di decostruirlo, cosa può offrirci uno shonen e le sue trasformazioni? Vi dirò che c'è un fumetto che attraverso le trasformazioni interagisce con il lettore, con il medium e infrange le regole del genere shonen. Ed è così che arriviamo finalmente a One Piece. One Pie è diventato un fenomeno mondiale che ha trasceso molto il medium del fumetto, anche grazie alla recente trasposizione sul Netflix. Tornando al mio episodio recente sull'adattamento, direi che One Piece un ottimo esempio di un adattamento andato a buon fine. Nella misura in cui ha dato via moltissimo dell'opera originale, ma erano quasi tutte caratteristiche funzionali e superficiali, ma ha fatto sopravvivere e ha diffuso la propria essenza. Qual è uno dei temi principali di One Piece? Andiamo subito al sodo. One Piece è un fumetto che parla di pirati, inquadrati come all'inizio, diciamo che i pirati vengono inquadrati come avventurieri dei mari che salpano alla ricerca di un tesoro leggendario chiamato appunto il One Piece e questo tema della libertà non è esattamente nascosto. Il protagonista, Luffy vuole reclutare una ciurma, ma non è che va a giro a cercarsela, lui fa le sue avventure e quando trova qualcuno che lui reputa interessante, lo recruta nella ciurma. E ogni singolo personaggio che Luffy incontra e recuta, si trova in una posizione di prigionia o costrizione molto pronunciata. Ce ne sono un paio che non sembrano così apparenti, però anche loro sono schiavi di una condizione o sono legati ad una persona o a un luogo in modo così insolubile da essere effettivamente una costrizione. E Luffy li libera facendoli riconoscere la loro voglia di uscire, di trovare l'avventura. Inoltre, ogni volta che Luffy va su un'isola e c'è un'avventura da esplorare, il fumetto si ferma lì è sempre una situazione di oppressione o di tirannia o qualcosa di simile. Ci sono regni soggiogati da criminali, i marin che tengono un clima di terrore su un'isola, ci sono più variazioni di questo tema, quindi il tema della libertà è centrale. Ok, partiamo un attimo da questo protagonista. La cosa interessante è che il tema della libertà è così presente che lui stesso come personaggio ha un design un po' bizzarro. Invece di essere figo e muscoloso è questo ragazzino filaccioso, con queste braccia e gambe molto secche e ha il potere di allungarsi e strecciare il proprio corpo come la gomma. Questa elasticità dà un senso di non essere costretto dai limiti del proprio corpo, no? Infatti è difficile da contenere, è difficile da legare. Inoltre è un potere un po' ridicolo. Non è particolarmente figo vedere lui che si allunga o che si gonfia. Ci sono dei momenti in cui schiva le cose, tipo tirandosi via la testa della traiettoria da solo, quindi è molto ridicolo l'immagine di questo tizio che si afferra per i capelli e si streccia il collo in una direzione. Così come quando dilata la bocca per mangiare un nemico fatto di sabbia. Ma è buffo! Ma questo è interessante perché comunque cerca di smontare l'immagine classica del protagonista Shonel molto figo. In tutti i fumetti che ho citato finora, il protagonista è sempre inquadrato come estremamente cool. E anche Luffy ha dei momenti cool, ma a tanti momenti ridicoli, più del protagonista medio. E i nemici che incontra si stanno facendo sempre più forti e ha bisogno di diventare lui stesso più forte. Quindi, sfruttando l'elasticità del proprio corpo, riesce piano piano a infrangere uno o più limiti che li sono imposti dal proprio corpo. E lui chiama queste trasformazioni particolari, queste applicazioni del suo potere di elasticità i gear, quindi le marce. Quindi c'è il gear second, in cui streciando il proprio sistema cardiocercolatorio, i propri muscoli, è una roba, una spiegazione un po' tirata per i capelli, ma è molto divertente, diventa velocissimo. C'è il gear third, in cui lui streccia temporaneamente le proprie ossa per poter scagliare pugni e calci enormi. Ma queste trasformazioni hanno anche un che di figo, in particolare il gear second. Nonostante le trasformazioni successive abbiano lo stesso nome e continuino questa numerazione, c'è un forte cambiamento. C'è un momento del fumetto molto importante in cui Luffy e la sua ciurma subiscono una sconfitta abissale e poi lui perde suo fratello. Pur essendo convinto di essere un ganso e di poter sempre vincere, si mette in una situazione che non può superare e perde su tutta la linea ed è costretto a tornare indietro, a rivedere la propria posizione e ad allenarsi. E sviluppa il Gear Forth. È una tecnica strana la cui meccanica è molto complicata da spiegare. Però il punto è che visivamente è molto diversa dalle altre, invece di strecciarsi si indurisce. Parte del suo corpo diventa nera. Questo fumo che lì sta intorno prende delle forme strane. E guardando l'immagine di Gear Forth ci si rende conto che l'autore si sta rifacendo ad una iconografia mitologica specifica, in particolare del nio che è un protettore di Buddha. Che un monaco del 1500, Suzuki Shosan descrisse come un dio minaccioso. Lui può distruggere i tuoi nemici. Affidati a lui, prega a lui e lui ti proteggerà come protegge il Buddha. Lui vibra dell'energia e del potere spirituale che tu assorbi da lui quando ne hai bisogno. E questi neo, se guardate le statue, hanno un look molto minaccioso, molto guerresco. Quindi, questo protagonista, inizialmente ridicolo, scanzonato, elastico, diventa più duro, più muscoloso, più minaccioso e più simile a un protagonista di uno show nel classico. E devo essere onesto con voi. Mentre leggevo queste storie, per quanto mi godessi le trame, i personaggi perché eci roda è bravissimo. Un po' mi dispiaceva vedere Luffy e One Piece in generale perdere quello spirito di ridicolezza, di scantonatezza. Ma a un certo punto è arrivato il Gear Fifth. Le uniche regole che Luffy non ha ancora infranto in questo fumetto sono le regole della fisica, le regole della realtà. Il Gear Fifth è un ritorno alle origini per Luffy. Invece di diventare più grosso, più veloce, più incazzoso. Le sue forme si fanno più elastiche. Diventa una versione più scanzonata di se stesso. I suoi capelli diventano bianchi e tutti ondulati e c'è sempre questo fumo intorno che ricorda sempre il Neo, quindi si mantiene questa iconografia mitologica del dio protettore perché diventa un po' un tema, no? Luffy è accostato da una figura mitologica del mondo di One Pie che era un grande liberatore, era un grande protettore. Però in questo Gear Fifth Luffy non fa che sghignazzare, rimbalza a giro. E inoltre quello che. I limiti del suo corpo smestono di esistere, cioè diventa più grosso, ma non perché le osa si gonfia, diventa solo più grosso. E a un certo punto afferra un fulmine. Ma non ha senso, cioè lo afferra con le mani e lo scaglia. A un certo punto afferra un drago e ci salta la corda. Quando si stupisce, gli escono gli occhi fuori dalle orbite. Quando prende un colpo di una mazza chiodata in faccia, gli vengono le forme degli spunzoni dietro alla testa. Diventa un cartone animato? Diventa la cosa più scanzonata che io abbia mai visto in uno shonen. Ero così sorpreso quando ho visto il primo Super Saiyan. Ero molto intrigato quando vidi Ichigo che diventava in parte Hollow. E leggendo My Hero Academia mi sono trovato quasi stimolato intellettualmente. E questo Gear Fifth mi ha dato tutte queste sensazioni insieme. Guardavo questi capitoli e provavo la gioia che provavo quando il fumetto era appena iniziato. Al tempo stesso facevo tutti questi collegamenti nella mia testa fra l'iconografia cartoonesca, la sua iconografia mitologica e il suo ruolo nella storia. E questa trasformazione infrange anche le aspettative dello shonen. Nel fumetto shonen, qualunque protagonista che guardate è diventato sempre più figo, sempre più calmo, sempre più controllato. Il Luffy invece diventa più scatenato e ridanciano e rompe il trend che nel fumetto stesso stava succedendo, diventare più figo e più aggressivo. Quindi, pur mantenendo tutti gli assunti, fa una sterzata e infrange le regole della fisica e le regole del genere. Nel migliore stile di One Piece il Ciroda ha creato tensione, aspettativa e l'illusione di sapere dove stavamo andando, e lo ha scardinato. Quindi in conclusione vi invito a andare mai troppo per scontato. Solo perché una storia impiega un topos di carattere estetico non vuol dire che non ci sia da capire da studiare, da apprezzare. Non è filosofia di alto livello, ma porca miseria quanto è più divertente leggere anche un fumetto di questo tipo con questa mentalità. E ricordiamoci una cosa, nessuna opera che ha un tale successo non parla di niente. Qui non stiamo parlando di un videogioco quindi ha la componente ludica, non stiamo parlando di uno sport che quindi ha la componente culturale dietro, stiamo parlando di una storia che è iniziata a un certo punto della nostra cultura e è diventata un successo trepitoso. Una storia che si diffonde in questo modo, di cui tutti parlano, non può non parlare di niente. E nessuno scrittore che ci fa incazzare o gasare così tanto non sta dicendo niente di che. E questa è la mia opinione, e questa è una delle manifestazioni della mia follia. Vi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi. Se mentre leggevate One Piece avete avuto questa impressione, se mentre leggevate altri manga anzi, parlando di altri manga, non ho parlato di alcune trasformazioni famose. Se vi interessa, non ho problemi a fare un episodio di follow up a questo episodio. Se volete che contini questo treno e analizzi le trasformazioni di altri fumetti, fatemelo sapere perché onestamente non riesco a immaginare un modo migliore di passare un venerdì sera. Nel frattempo vi ringrazio a aver ascoltato il NE non esiste il podcast che, messo alle strette, si trasforma in qualcosa di inaspettatamente figo.