Una Lacrima sul Meeple

Ready, Set, Replay - Cosa rende un gioco veramente rigiocabile?

Davide Smaldone, Alessio De Simone, Sandro Tozzetti Season 1 Episode 22

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In questa puntata di Una Lacrima sul Meeple parliamo di uno degli argomenti più importanti per ogni appassionato di giochi da tavolo: la rigiocabilità. Cosa rende un board game capace di tornare sul tavolo decine di volte senza perdere fascino? Quali meccaniche fanno la differenza e quali, invece, rischiano di farlo finire sullo scaffale?

Partendo dalle nostre esperienze analizziamo campagne e giochi legacy, variabilità, alea, strategie dominanti, interazione tra i giocatori, modularità e asimmetria, cercando di capire cosa trasformi un buon gioco in un classico da giocare ancora e ancora.

Naturalmente non potevano mancare i nostri consigli: ognuno di noi porta la propria selezione di giochi da tavolo altamente rigiocabili, spaziando dai party game agli eurogame, dai cooperativi agli astratti.

🎲 I giochi protagonisti della puntata:

• Scout – Kei Kajino• Race for the Galaxy – Thomas Lehmann• Room 25 – François Rouzé• Endeavor: Deep Sea – Carl de Visser & Jarratt Gray• The Resistance – Don Eskridge• Dany – Phil Vizcarro• That Time You Killed Me – Peter C. Hayward• Arkham Horror: The Card Game – Nate French & MJ Newman• A Gentle Rain – Kevin Wilson• Aeon's End – Kevin Riley• Sagrada – Adrian Adamescu & Daryl Andrews• Pax Pamir (Second Edition) – Cole Wehrle• War Chest – Trevor Benjamin & David Thompson• That's Not a Hat – Kasper Lapp• Food Chain Magnate – Jeroen Doumen & Joris Wiersinga

Nel corso dell'episodio citiamo anche molti altri grandi titoli come Gloomhaven, King's Dilemma, Terra Mystica, Scythe, Dominion, Puerto Rico, Rising Sun, Magic: The Gathering, Disney Lorcana, Warhammer, Azul, Role Player, The King Is Dead, Nucleum, Viticulture, Tapestry, Lords of Waterdeep, Endless Winter e tanti altri.

💬 Secondo voi qual è il gioco da tavolo con la rigiocabilità più alta di sempre? Fatecelo sapere nei commenti su Spotify o scriveteci sui nostri social: la discussione continua anche fuori dal tavolo!

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SPEAKER_04

Bentornati, cari amici podcaster, ascoltatori e cinamatori per chi ci segue da YouTube, nuova puntata di una lacrima sul Meeple. Io sono Alessio e insieme a me, come sempre, ci sono Sandro. Salve, salve, salve! E Davide! Allora, ricordiamo prima di iniziare questa nuova fantastica puntata a chi ci ascolto ormai da tempo che sono tornato dalle vacanze. Vi credevate che stavo per ricordare i contatti, invece lo faccio ora. Ricordatevi, cari amici, ascoltatori, podcastari e amici delle peipaccini su YouTube che potete trovarci oltre sul nostro canale YouTube già menzionato tre volte i 30 secondi, anche sui vari social come Instagram, Facebook, TikTok. Tutti con al nome Una lacrima sul Meeple. E per i più curiosi o per chi volesse andare un po' a spoilerare altri contenuti, abbiamo anche il sito www.unacrima sul Meeple.it. Benissimo, cari cari amici, cari compagnero, sono tornato dalle vacanze. Cosa mi sono perso?

SPEAKER_03

Ti senti riposato anzitutto, è stato bello farti questo periodo senza di noi mentre noi siamo qui a fare gli schiavi, eh?

SPEAKER_01

Vabbè, lo sapevo di lasciarvi in ottimento, d'altronde le condizioni salariali erano chiare dall'inizio, quindi, insomma, anzi, purtroppo i soldi che abbiamo dato a Maria Chiara per lasciarti in Trentino non hanno sortito effetto, dovremmo un attimo rivedere gli accordi, perché mi avrebbe detto che. C'aveva detto che ti avrebbe abbandonato nei boschi in Lanta.

SPEAKER_04

In effetti c'è stato un momento, devo dire la verità: c'è stato un momento in cui mi sono girato e non c'era più nessuno. Però ho pensato che fosse tipo un gioco, poi non so per quale motivo sono tornato in albergo, ma vabbè, lo racconteremo in un'altra puntata eventualmente. Benissimo, allora, cari carissimi, tutti, oggi parliamo di un argomento nuovo e secondo me sempre un po' sottotraccia, che è la rigiocabilità del gioco. Effettivamente, per un podcast come il nostro, dove ovviamente con la nostra competenza, professionalità, signorità e soprattutto simpatia, diamo un po' per scontato questo elemento, ma in realtà l'elemento della rigiocabilità è un aspetto un po' un elefante della stanza, un qualcosa che tutti diano un po' per scontato, ma che o spesso questa cosa non si verifica, oppure una rigiocabilità porta tanto di quell'entusiasmo che porta un gioco ad essere molto rigiocabile, o terza via, e poi lascio subito la parola a voi. Que giochi che potrebbero non essere rigiocabili, e invece, sorpresa, possono tornarlo ad esserla, oppure lo si vivono in una maniera tale che si possono rigiocare. Ho detto un sacco di roba quindi lascio subito la parola a voi.

SPEAKER_01

Un argomento un po' vasso, hai detto 103 cose contemporaneamente. Allora, io inizierei se per voi va bene nel dare un po' di criteri di che cosa rende un gioco rigiocabile. E io lo faccio contraddicendomi immediatamente, dicendo una cosa, poi vi lascio la parola così dite voi anche la vostra, che cosa per me rende un gioco meno rigiocabile. I giochi, per esempio, che hanno scenari o campagne. Perché hanno una bellissima. Alcuni, tra l'altro, rientrano proprio nella categoria dei Legacy, quindi stiamo escludendo quelli. Tuttavia, per esempio, il signore degli anelli, questa qui Davide sta indicando. Con il dito indice aggiungo pure The Cento, oppure Assalto Imperiale, che non sono dei veri e propri legacy. Perché non è che hai delle cose che scopri o distruggi, eccetera. Però sono campagne a scenari, e secondo me questo un po' diciamo esalta la prima esperienza, ma un po' diminuisce la rigiocabilità delle partite successive. Quindi questo è il primo criterio. Per me non devono essere tendenzialmente non ci sono giochi a campagna nei giochi che io reputo più rigiocabili.

SPEAKER_03

Sì, volendo posso fare un po' da contraltare, anche se diciamo che tendenzialmente sono d'accordo. Tuttavia, secondo me, un gioco a campagna può essere rigiocabile in due modi. Uno se prendiamo per esempio un gioco estremamente narrativo Tente Grail, facciamo un esempio, che è un gioco a campagna narrativo in cui le scelte fatte modificano la storia. La rigiocabilità sta nel fatto che tu, comunque dopo averlo giocato per un sacco di tempo, perché la campagna a base è già soltanto di Tainted Grail, sono diversi capitoli e diverse sessioni di gioco. La rigiocabilità sta magari nel fare scelte diverse o provare personaggi diversi che ti portano in percorsi narrativi completamente diversi. Quindi un gioco a campagna da quel punto di vista può essere valido, oppure se ha un sistema di gioco di ruolo, cioè come abilità, come percorso per cui puoi dire OK. Adesso ci voglio rigiocare provando classi nuove, capacità nuove. Non so se anticipo un po' il discorso di qualcuno, ma secondo me Gloom Even, per esempio, è un ottimo esempio di questo. Perché avendo il gioco Gloom Even originale tantissime tantissime classi a disposizione, non le vedrai mai tutte nel gioco normale, anche tantissimi moduli di customizzazione delle varie classi, e quindi è possibile dire OK, non rigioco perché voglio provare con quest'altra classe fino a dove riesco ad arrivare, o voglio provare una nuova esperienza completamente. Quindi sono d'accordo con te, decisamente ci sono giochi a campagna, come per esempio, l'esempio che hai fatto lui del signore gli anelli della Fantasy Flight, è un ottimo esempio di un gioco che è difficilmente rigiocabile una volta che l'ha rigiocato. Tuttavia, secondo me, sotto determinate condizioni non sempre facili da tirare fuori, c'è la possibilità di rigiocare molto un gioco a campagna.

SPEAKER_01

Diciamo, io non essendo un appassionato, per esempio, di rigiocare i giochi. RPG MMRP, come si chiamano sul PC? Tipo Fallout, oppure Baldos Get 3, io faccio la mia campagna, poi molto molto raramente ritorno e rigioco con un altro personaggio facendo delle scelte diverse. Perché proprio mi piace questa esperienza di scoperta.

SPEAKER_04

Io posso dare il mio parametro, invece a me fa un po' il gruppo, nel senso che un gioco che magari può portare ad un'esperienza con determinate persone al tavolo, potrebbe portarne un altro tipo con altre persone. Quindi, l'idea di magari presentare uno stesso gioco, ma con un gruppo differente potrebbe essere un criterio di rigiocabilità, anche se il gioco per sua natura potrebbe non dico non esserlo, ma potrebbe avere qualche difficoltà nell'entrare in questa dinamica.

SPEAKER_01

Invece sono d'accordo. Invece un'altra cosa che per me è molto diciamo a svantaggio della rigiocabilità è quando nel gioco emerge una strategia dominante, cioè, nel senso faccio l'esempio di Terra Mistica. Terra Mistica era diventato famoso perché a un certo punto era uscito un file Excel. Done, diciamo, qualcuno di questi che erano super esperti, avevano qualcuno che aveva messo giù tutte le strategie, diciamo, le prime mosse, le aperture, eccetera, incanalando il gioco dentro certi binari. Secondo me, quando c'è una strategia molto più forte delle altre ed è molto chiara, la rigiocabilità è molto penalizzata. Perché se riesci a mettere in piedi quell'engine, sai già che molto probabilmente vincerai o sarai tra i primi. Se invece non riesci, sai, saprai automaticamente di diciamo, essere comunque penalizzato, e credo che questo non vada poi a vantaggio dell'esperienza. Non è che ti viene voglia poi di rigiocarlo dopo.

SPEAKER_03

Non so, voi che ne pensate, sono molto molto d'accordo. Sì, i giochi che dici tu, quelli di ottimizzazione, effettivamente hanno questo problema. Una volta che hai scoperto come ottimizzare al meglio, il puzzle è un po' finito lì. E quindi, se c'è a volte puoi cercare magari con poteri variabili, con un po' di modularità di alleviare questa cosa, ma se c'è un percorso preciso molto buono, anche site, un po' soffre di questa cosa. Una volta che hai individuato un po' il percorso migliore, comincia a diventare difficile giustificare, rigiocarlo tante volte perché oramai farai sempre le stesse mosse, sempre le stesse scelte. Quindi sono molto d'accordo con te.

SPEAKER_04

Questo è vero, questo è vero. C'è da dire però una cosa: mi riaggancio un po' al discorso che aveva fatto Davide all'inizio. Ne abbiamo anche parlato nelle puntate precedenti, e invito i nostri amici che ci seguono a recuperarla qualora se la fossero persa, esiste anche però una possibilità che un Lega si possa essere rigiocato tramite i famosi Ristarter pack sostanzialmente. Citammo in puntata Kings Dilemma e Kings Dilemma, anche un po' come Glume, non ha tutte queste classi, ma ne aveva tantissime. Ci ricordo che ne aveva più o meno una dozzina, almeno 12, me ne ricordo. E effettivamente, volendo lo rigiocare, immagino con un altro gruppo di persone, a meno che il gioco non abbia destato un entusiasmo tale per cui lo stesso gruppo si ritrova nuovamente a rigiocare uno stesso Legacy. Tuttavia, rigiocarlo con un altro tipo di casata potrebbe creare un'esperienza diversa. Certo bisogna sempre considerare che la casata, nel caso almeno di King's Dilemma, è un modo di interpretare il gioco, ma se tu non lo volessi interpretare, non ci sarebbero conseguenza da un punto di vista di dinamica o di prosecuzione del gioco stesso. Però se uno lo vuole appunto, sempre tornando un po' all'esperienza, riviverlo in un'altra ottica potrebbe portare comunque lo stesso gioco ad avere degli esiti completamente differenti. Questo anche perché il gioco è fatto molto bene. Vuol dare questa puntina in più.

SPEAKER_03

Sì, sì, insomma, quello che dicevamo anche prima: un gioco legacy, un gioco a campagna che ha una componente narrativa forte in cui le scelte sono importanti e che cambiano il percorso di gioco, è un gioco che hai la voglia di riprovarlo. Quindi King's Dilemma, che è un gioco in cui le scelte che fai sono dovute alla famiglia che hai scelto di interpretare, possono completamente deviare il gioco in un'altra direzione, la storia in un'altra direzione non esplorata, assolutamente è un gioco rigiocabile. Il restart pack a quel punto è necessario. Sarei curioso di vedere perché penso che oramai i restart pack siano in qualsiasi gioco legacy che esista, per necessità, perché tendenzialmente chiunque si compri un gioco legacy, pensa che penso che voglia avere la possibilità di rigiocarlo da capo. Se serve, poi sarei curioso di vedere quante volte questi restar pack vengono effettivamente utilizzati o comprati. Ne abbiamo parlato proprio nella puntata Legacy, come diceva prima Davide, una volta finito il percorso, non sempre c'è quella voglia di ricominciarlo da capo, a meno che non sei incentivato, veramente dalla voglia di giocare tanto tanto un gioco perché ti è piaciuto tantissimo perché hai la possibilità di esplorare cose che non avevi provato.

SPEAKER_04

Momento la crimuccia, noi, tra l'altro, stiamo parlando di King's Dilemma e ricordiamolo ancora. Abbiamo la partita in sospeso. Nel frattempo, ci sono nati figli, giusto per far capire i nostri amici ascoltatori perché il programma si chiama così, giusto per ricordarlo. Ma Davide, invece, volevo chiederti secondo te un po' l'effetto rigiocabile, perché non abbiamo parlato, per esempio, mi ricorda Monopoli, il momento mi ricorda Monopoli, per esempio, la grande rigiocabilità della briscola, della scopa, quindi dei giochi di carte, effettivamente. Non sono, per esempio, un elemento di grande rigiocabilità, nel senso, no, non dobbiamo parlare per forza del 3-7 che facevamo all'università. Tuttavia, ci sono meccanismi anche degli attuali delle rivisitazioni o degli esempi classici di rigiocabilità nelle carte.

SPEAKER_01

Ma secondo me è un tema di. diciamo, i giochi dove c'è tanta alia sono rigiocabili per definizione, nel senso laddove la tua strategia è condizionata poi dal tiro di dati o da che carte escono in modo totalizzante, è chiaro che ogni partita è diversa dalle altre. Per cui chiaro che i giochi di carte stanno lavorando da decenni e c'è gente che ci gioca ancora, ci sono, addirittura i tornei quando uno guarda Bridge Bridge, eccetera. Per cui alla fine, secondo me, la rigiocabilità è dovuta totalmente.

SPEAKER_03

All'Alea, a svantaggio, poi di mettere in piedi un qualsiasi tipo di strategia, detto che, comunque, secondo me la variazione a cercare le nonne torneiste di bridge divranno a cercare.

SPEAKER_01

No, invece, in realtà, ho detto che è un gioco che ha ancora una PIL per un certo tipo di pubblico. Proprio per quello, in realtà, secondo me, le carte come componente all'interno di un gioco sono, per esempio, una dimensione importante sul rigiocabilità dello stesso, nel senso, un gioco che si basa, per esempio, agli enhancement, basati sulle carte. Carte che puoi acquistare per aumentare le tecnologie che usi o per aumentare le caratteristiche dei tuoi personaggi. Laddove il mazzo da cui scegliere è, diciamo piccolo o comunque non ha tanta variabilità, sono giochi che secondo me dopo un po' stancano perché poi alla fine finisci a fare sempre le stesse cose, no? Over and over.

SPEAKER_04

Ma allora a momento polemica, come ce lo spieghiamo? Che Magic ancora va di moda?

SPEAKER_01

Eh vabbè, perché Magic spendi i soldini, ti compran, cioè penso che di Magic escano all'anno credo otto set diversi, perché ora hanno fatto anche questo mondi diversi, una roba del genere, non mi ricordo, si chiama effettivamente mondi diversi. Cioè, praticamente fanno il crossover tra Magic e la qualunque: quindi Magic e i Giochi olimpici, Magic, l'hanno fatto i Tartaruga Ninja, Spider-Man, eccetera. Per cui mettono fuori tanto materiale proprio perché serve specialmente per chi lo gioca in modo competitivo, serve per alimentare il business, no? Ma prova a giocare a Magic con lo stesso mazzo con cui giocavi nel 1994. Credo che l'esperienza sarebbe la stessa.

SPEAKER_03

È proprio quello il punto della rigiocabilità dei trading car game? Di Magic, dei Lorcana. Ma anche se vuoi dei warhammer, se vogliamo, non parlare per forza dei giochi di carte collezionabili, ma anche di questi giochi che hanno sia una componente torneistica sia una componente di costruzione di quello che vuoi portare. Il punto della rigiocabilità sta in quello. Nel perfezionare nel cercare nel lavorare su come costruire il tuo mazzo, la tua armata in maniera più efficiente e poi testarlo nei tornei con le altre persone è sicuramente un hobby dispendioso, però sicuramente capisco bene la PIL e la rigiocabilità di una cosa del genere, perché è proprio un approccio estremamente personale. Su questo sono d'accordo con te.

SPEAKER_01

Però se facciamo questo ragionamento, allora non dobbiamo più giudicare solo la rigiocabilità del singolo gioco, ma dobbiamo giudicare la rigiocabilità del gioco e di tutte le sue espansioni. Perché anche nei giochi normali, poi ci sono le espansioni, giochi che magari stancano, però poi escono le espansioni e li rigiochi perché le espansioni continuano ad aggiungere contenuto? Secondo me è un elemento da considerare. Però, secondo me, il gioco il vero gioco rigiocabile deve essere autosufficiente. Mettiamola così.

SPEAKER_04

Provocazione. Secondo voi tutti i giochi che hanno l'alea come componente centrale sono di per rigiocabili?

SPEAKER_02

Dipende da che cosa piace uno, secondo me sono più rigiocabili che non altri, ma non in assoluto, no.

SPEAKER_03

Sì, infatti dipende dalla qualità del gioco. Cioè, nel senso, se prendiamo fatto l'esempio della briscola e del Burracco, secondo me, dipende anche dal fatto da quanta competizione avessero all'epoca la briscola e il Burracco, e per questo sono rimaste così popolari per tanto tempo. Erano facili da portarsi in giro, facili da intavolare, facili da giocare e per carità anche divertenti. Tuttavia, insomma, non è che ci fosse necessariamente tutta questa concorrenza e c'è un misto di alea e di strategia in questo tipo di giochi per cui hanno qualità. D'altro canto, mi viene anche da dirti che anche zero alea può portare a grossa rigiocabilità. Perché parliamo degli astratti, parliamo dei giochi alla scacchi go e tanti altri giochi di questo tipo. Anche quelli sono estremamente rigiocabili per un motivo diverso. Sono rigiocabili perché a quel punto la diversità del gioco sta nell'interazione con l'altro giocatore. Nella crescita di entrambi i giocatori nell'imparare a conoscersi, vedo un canetto. Vedo un canetto nano coccoloso.

SPEAKER_01

È arrivato a chi ci segue, vi bacini no, vi bacini no, vi bacini, no.

SPEAKER_04

Scusate, signori, no, no, no, no, no, approfittate per chi ci segue su YouTube, potrete vedere Davide che ha un gesto di affetto nei confronti di un altro essere vivente.

SPEAKER_01

Molto rare, molto raro.

SPEAKER_04

Specialmente con gli animali, forse di più, anche se sta provando a strozzarle, sono i già sì.

SPEAKER_03

Di affetto del cano, un po' molesti, dai, scusa, Sandro, prosegui pure con il ragionamento. No, dicevo che quindi, anche quando parliamo di giochi con zero alia, esiste la rigiocabilità nel senso di puoi fare 10 partite a un astratto con un'altra persona, e c'è la rigiocabilità. Perché la rigiocabilità sta nel crescere la tua strategia, imparare dalle mosse dell'avversario, e continuare in quel percorso di crescita in un gioco che non ha nulla di casuale, ma a quel punto sono le intenzioni quello che ti porta a rigiocarlo sempre. Capire come fare determinate cose, capire l'avversario, non è per tutti, la rigiocabilità di un astratto è decisamente una cosa che dipende molto dalla predisposizione, però, secondo me, anche in quel caso ci può essere parecchia rigiocabilità.

SPEAKER_04

In realtà, pure qui, ti faccio anche quella oggi, molta provocazione in questa puntata, però, effettivamente, la rigiocabilità da parte, immaginiamo, io ho un gioco che lo provo con cinque gruppi differenti. Chiaramente, la mia esperienza in quel gioco aumenta, quindi non rischia ogni partita in cui lo ripropongo, di in qualche misura portare a uno squilibrio iniziale nel mentre che si gioca. Cioè, effettivamente per dirti, ho fatto anche prima, riprendendo l'esempio di King's Dilemma, io ho detto lo rigioco, ma cambiando casate, perché magari la casata ha degli altri obiettivi piuttosto che quelli che avevo visto io e su cui mi ero basato su una strategia, ma questo vale anche per gli altri giochi: nel senso, non si rischia un po' di squilibrare dalla partenza una nuova esperienza. Non so se mi sono spiegato, è un po' troppo noduso nel ragionamento, sì.

SPEAKER_03

Nel senso, sicuramente conoscere già un gioco e rintartiamo. Sentiamo un eco, sentiamo un eco da Davide.

SPEAKER_02

Io sono io sono io.

SPEAKER_03

Scusate, scusate, perché spieghiamo bene siccome Davide ha 86 anni, purtroppo deve avere una serie di altoparlanti per sentire le nostre voci, quindi purtroppo non possiamo fare a meno.

SPEAKER_01

No, in realtà è il microfono, che forse è troppo sensibile, quindi prende dalle mie cuffie, se le cuffie sono troppo vicine al microfono, un eccesso di tecnologia, non è esattamente l'opposto, la flexata, ho capito, capito benissimo.

SPEAKER_03

Comunque, dicevamo. Sì, la rigiocabilità, nel senso, quando una persona ha più esperienza in un gioco rispetto agli altri, sicuramente l'esperienza di gioco cambia per tutti. Tuttavia, nel caso di Kings Dilemma, penso che una persona che ha già giocato al gioco non ha necessariamente un vantaggio. Penso che sia portata a voler sapere cosa sono le cose che non ha ancora visto. Nel caso di giochi di astratti, assolutamente, la differenza di esperienza è un fattore fondamentale che può essere anche un deterrente per alcune persone a giocare. Perché se io vado a giocare con un gran maestro di scacchi, non mi divertirò mai nella vita. A meno che non. Considero un'esperienza di crescita, no?

SPEAKER_01

Quindi, dal punto di vista di una breve esperienza di crescita per pensare, durerebbe cinque minuti esattamente.

SPEAKER_03

Però, nel senso, nei giochi da tavolo, con quelli diciamo, più popolari, che conosciamo un po' tutti. Non lo so, nel senso, sì, un po' di esperienza, sicuramente va a pesare. Tutto, poi l'esperienza di gioco in non è che per forza viene rovinata dal fatto che qualcuno conosca meglio il gioco.

SPEAKER_01

Come al solito, dipende dalla persona. Nel senso, se io sono il campione europeo, non lo so, Nucleon e faccio giocare i miei amici a nucleon: faccio tutte le cose per vincere, loro non hanno mai la possibilità di essere in gioco, probabilmente sono io che avrò determinato per loro una brutta esperienza, ma perché sono io stato, diciamo, forse un po' poco intelligente nell'approcciare la partita. Quindi, questo è, secondo me, più un discorso diverso che non ha a che fare con la rigiocabilità, ma come uno si approccia e il rispetto che ha i confronti degli altri giocatori. Secondo me, la rigiocabilità per me, è una delle caratteristiche insite nel gioco, come la qualità dei componenti. Il gioco deve essere rigiocabile. Quando apri la scatola, deve avere certe caratteristiche. Quindi, non essere ripetitivo, avere più strategie, permette di, alle volte, secondo me, anche i giochi con una maggiore interazione determinano una maggiore rigiocabilità perché permette poi di darti di darti fastidio o di fare le cose in un modo diverso. Quindi è proprio una cosa out of the box, indipendente da poi chi hai seduto al tavolo.

SPEAKER_04

È una cosa che quindi possiamo: Sandro, scusami, no, no, vai tranquillo, poi dopo interventi. Diciamo che da questi primi minuti abbiamo già visto come il tema della rigiocabilità si declina in tantissimi aspetti dei giochi. Quindi, trovare anche dei parametri, come vedete, non è del tutto semplice. Ed è proprio per questo che in questa puntata noi non porteremo il solito gioco, nem ma ne porteremo ben cinque. Ora, il film rouge almeno, sarà quello che per noi si intende come rigiocabile il gioco che andremo a presare. Quindi, prima di iniziare, non so se Davide la mettiamo sotto forma di classifica dal più riliocabile: diciamo i cinque giochi per noi più rigiocabili.

SPEAKER_01

Tra l'altro, io, poi, in una prossima puntata farò anche una rubrica di 5 motivi per cui se volete prendere un bassotto, vi state sbagliando. Quindi, ve lo elencherò tutti in modo da poter fare una scelta più assennata rispetto alla mia.

SPEAKER_04

C'è da dire che il Canarino, quantomeno, sta in gabbia. Tutti adesso saluto chiaramente le associazioni a favore della Lipa e tutti, insomma, di la Lipu era sei giusto Dua Lipa e la cantante. Quindi saluto i miei amici della Lipu. Liberate i Canarini che avete in gabbia, in senso soltanto ornitologico. Quindi, soltanto gli uccellini in gabbia. Vabbè, ci siamo capiti, vi sto avvitando in un discorso brutto. E se Sandro, se volevi recuperare quello che volevi dire prima, altrimenti io inizierei con il primo titolo. Devi decidere poi di iniziare.

SPEAKER_03

Era più una domanda, ma forse me la potrei anche tenere per la fine. Quindi, se volete, intanto possiamo fare questa lista parto io che ho mirato dalla tua memoria. Sì, sì, parti tu come no. Ok, allora partiamo e partiamo con un gioco che, secondo me, è uno dei motivi per cui un gioco può essere molto giocabile. Che è veloce ed è facile ed è divertente. Vi porto Scout della Oink Games di Kei Cagino, che è stato per un po' di tempo in top 100. Tra l'altro, è un bellissimo gioco di shading in cui bisogna cercare di togliersi le carte dalla mano cercando di creare dei set che possano superare quelli che sono già stati portati dagli altri giocatori. L'ho pensato perché scout è uno di quei giochi che puoi intavolare con tutti, tante volte, ti diverti sempre. È semplice, veloce, eternamente rigiocabile. Classico gioco di carte rigiochi mille volte. Quindi, come abbiamo detto prima: i giochi di carte hanno un grosso vantaggio da questo punto di vista, e secondo me scout è uno dei migliori che siano mai usciti i giochi di carte quindi assolutamente meritava un posto in lista.

SPEAKER_04

Finalmente d'accordo, tra l'altro, il gioco è veramente carino. Ci abbiamo fatto, non mi ricordo quante partite. Tra l'altro c'eravamo proprio chiusi con te, Sandro. Quindi è proprio bello. Tra l'altro, si può giocare se non sbaglio, fino a 5. Ricordo bene.

SPEAKER_03

Mi pare fino a 5. Adesso vi darò conferma player count migliore 3-4. Secondo me.

SPEAKER_01

Sì, secondo me in 2 non gira benissimo scout.

SPEAKER_03

No, no, delle regole particolari non è particolarmente interessante. Da 3-4, secondo me, 3-4 è la cosa migliore.

SPEAKER_04

Allora, intanto ve lo dico subito perché scout si gioca fino a 5. Ok. Non ho detto una castoneria quindi benissimo. Davide, qual è invece il tuo primo gioco? Sempre che la nostra nascotte ti permette di parlare.

SPEAKER_01

Il primo gioco che vi porto che vi presento nella classifica dei giochi rigiocabili. È un gioco che quello di Sandro era semplice il mio, è un po' più complesso: Race for the Galaxy. È un gioco di carte da due a quattro giocatori. Pubblicato nel lontano 2007 dal designer Thomas Lehman, di fatto, diciamo, un po' famoso per la dinamica delle azioni a seguire. È un gioco di fatto colonizzazione spaziale, dove noi abbiamo delle carte in mano, alcune di queste carte sono dei pianeti e abbiamo diversi meccanismi per fare punti. Quindi, diciamo, possiamo poi perseguire diverse strategie. C'è la possibilità di fare punti attraverso il commercio, attraverso la colonizzazione dei pianeti, attraverso la produzione delle risorse. La particolarità di questo gioco è che ha introdotto un po' il concetto delle azioni a seguire. Quindi a ogni turno ogni giocatore seleziona un'azione che poi quella anche nella dinamica, che forse c'è in Porto Rico e forse ho detto una bagionata, quindi probabilmente forse Porto Rico è quello che l'ha individuato, in cui uno seleziona un'azione e tutti gli altri la possono eseguire, ma chi l'ha selezionata la esegue con un bonus. Quindi è più conveniente per me e conveniente per gli altri. Gioco super rigiocabile, ha avuto anche diverse espansioni negli anni, ma anche nella scatola base, diciamo, le alternative e le strategie da perseguire sono tante. È un gioco assolutamente rigiocabile. Non è proprio leggerissimo, ci vuole un po' di tempo per imparare tutte le diversazioni, la simbologia sulle carte. Il peso, infatti, su Podgen Geek è 2.99. Tuttavia, con questo vi peccate anche un bel gioco che è nella top 100 perché side alla posizione numero 94.

SPEAKER_04

Tuttavia, io invece vi porto come io non ci ho giocato, non so. Sandro scusate, stavo già partendo con il mio, però non so se tu c'hai giocato, Sandro. Io no, lo ammetto.

SPEAKER_03

No, non ci ho mai giocato, però è molto famoso. Vorrei provarlo una volta perché è celebre. Poi a me i giochi di action selection con privilegio. Come dicevi, come Puerto Rico, mi piacciono molto.

SPEAKER_04

O Rising Sun è una meccanica che mi piace molto quindi vorrei vorrei provarlo quindi, Davide, sai benissimo cosa mettere in valigia dalla discesa, dal tua futura discesa, dalla freschissima esatto, esatto, ma è ancora fresca la svizzera. Prima scusate, piccola off topic, Davide.

SPEAKER_03

È scappato. Ha sentito, degli spari è andato.

SPEAKER_04

Beh, nel frattempo, vado io con il gioco.

SPEAKER_01

Scusate, perché è passato a trovarmi mia moglie, è passato a trovarmi il mio moglie, non vi sento perché ho le cuffie. Non vi sento, giusto?

SPEAKER_04

Abbiamo solo storbito Davide, comunque allora, Davide, mantienici la suspense, perché ti ho chiesto se la Svizzera è veramente fresca in questi caldi. No, non lo è.

SPEAKER_01

Tra l'altro, le case qua non hanno l'aria condizionata, e quindi diciamo quindi soffri esatto, si soffre e vabbè, come si dice?

SPEAKER_04

A chi tocca non si guri. Non ti pensate che qui stiamo tanto meglio. Forse chi si salva un po' standard non lo so perché il mare è vicino. Allora, io invece partirei da Room 25, che è un gioco di François Rouset illustrato da Camille Durant-Kriegel e di Daniel Ballage si gioca da 1 a 6 giocatori. Intanto, diamo un po' di informazioni, la durata della partita è di una mezz'ora e ci sta forse qualche minutino in più, dipende. Una valutazione piuttosto positiva su BGG di 6.7 e un peso di 1,93. Quindi diciamo nulla di particolarmente complesso. Un po' di contesto, siamo dentro una specie di show televisivo sadico, un labirinto di stanze mobili in cui i prigionieri devono cercare la famosa Room 25, la l'unica via di fuga. Per chi è una nante del cinema, questo gioco riprende neanche troppo velatamente il film Cube uscito tra il 96 e il 97 e vi consiglio anche di vedere, tra l'altro. Il problema è che in ogni stanza può nascondere una trappola, un passaggio utile o una morte abbastanza umiliante. È come se non bastasse, in alcune modalità tra i giocatori possono esserci anche delle guardie infiltrate. La peculiarità del gioco sta proprio in questa miscela tra movimento nascosto perché voi pianificate le vostre mosse, deduzione, bleff e caos controllato. Quindi non basta trovare la via d'uscita, ma anche capire di chi fidarsi, perché anche in questo gioco ci potrebbe essere appunto l'infame, e quasi sempre sono io. Vincono i prigionieri se riescono a trovare la room 25 e portarla fuori dal complesso prima della fine. Le guardie, se presenti, vincono invece se riescono a sabotare la fuga. Perché è rigiocabile? A mio giudizio, proprio perché la disposizione delle stanze cambia ogni volta e cambia il clima al tavolo. Una partita può essere cooperativa, una piena di sospetti, un'altra ancora un piccolo massacro tra amici. Insomma, secondo me Room 25 è rigiocabile per questo, questo e quest'altro motivo, come direbbe il Buon Buzzanti. Non so se voi ci avete giocato.

SPEAKER_01

Io sono io ce l'ho, tra l'altro, credo di avervi ci fatto giocare io se non sbaglio, confermo: si ci hai fatto giocare tu. Tra l'altro, un gioco che ha delle miniature alla borderline dell'IP Infringement, perché sono delle miniature che ricordano ma legalmente distinte dai personaggi di alcuni famosi film, come per esempio Doc Brown di Ritorno al Futuro.

SPEAKER_04

Vero, vero, vero, vero, assolutamente, assolutamente.

SPEAKER_03

Ricominciamo il giro, Sandro. Che dici? Allora, io vi porto in un gioco che ho approvato di recente, non mio, ma ho avuto la possibilità di giocarci, mi è piaciuto molto, quindi potrebbe diventare mio in futuro. Che è Endeavor Abissi Marini della Board Island Games, portato in Italia da Cranio Creation di Carl Devister e Giard Grey. Non si può sentire il titolo tradotto, comunque, endever Abissi Marini lo faccio per chi poi lo cercherà in italiano. Però sì, il titolo originale è Endeavor di Psi. È un Eurogame molto molto interessante in cui tutti noi comandiamo dei sottomarini, andiamo appunto a esplorare questi abissi marini, quello per cui l'ho messo in questa classifica di giochi rigiocabili è che è estremamente, estremamente modulare. Perché durante la nostra partita, noi avremo in base alla diciamo missione che facciamo, in base al capitolo della campagna, diciamo che facciamo, anche se non è veramente un gioco a campagna, soltanto che ogni capitolo ha delle missioni diverse. Appunto, abbiamo degli obiettivi diversi già da cercare di raggiungere durante la partita, ma anche modulare nella mappa, perché tutta la mappa marina che andremo a esplorare in superficie e in profondità, cambia ogni volta in base alle carte che peschiamo. Ogni strato che scopriamo ci diversi premi per averlo scoperto, per esplorarlo per le azioni che possiamo fare all'interno. Quindi, è un gioco che è molto molto divertente, un Eurogame molto complesso, però con tante cose a cui pensare molto immediato. Però appunto estremamente modulare. Quindi ogni volta che ci giochiamo e possiamo avere un'esperienza di gioco un po' diversa. Vedere cose diverse, non sappiamo mai bene cosa aspettarci, quindi ci dobbiamo un po' adattare a quello che troviamo. Secondo me è un gioco che vale veramente veramente la pena. Molto molto divertente, capisco l'entusiasmo che ha ricevuto, ed è secondo me un gioco estremamente rigiocabile. Ti faccio una domanda: secondo te li vale 60 pippi che chiedono, lo stai facendo questa domanda la stai facendo probabilmente la persona sbagliata? Perché stai bene che io sono la persona meno responsabile col denaro forse in questo hobby, quindi per me assolutamente sì. Anche se diciamo che anche Davide non scherza da questo punto.

SPEAKER_01

Stavo dicendo che ce la dovrebbe fare da solo la domanda, perché è l'unico che ha un minimo di segno in questa realtà, secondo me, sì.

SPEAKER_03

Proprio per il fatto che comunque già di qualitativamente il gioco è molto divertente. È fatto bene come materiali, e ti la possibilità di giocarlo tante tante volte. Quindi, assolutamente 60 euro oramai è quasi uno standard purtroppo per Tobby ci sta come prezzo, ma io non mi arrendo.

SPEAKER_04

Davide, tu ci hai giocato a questo gioco?

SPEAKER_02

No, no, ne ho sentito parlare, ma non ci ho mai giocato.

SPEAKER_01

Titolo interessante, però in questo momento sto spendendo i miei soldi in un'altra cosa. Poi ritornerò ai giochi di società. Ho preso una pausa nell'acquisto, però spero nel gioco. Vi dico il mio prossimo, vai. Allora, io invece vi porto un gioco a ruoli nascostiche di Resistance, non a Valon, io sono per quello originale pubblicato nel 2009. 5-10 giocatori, durata 30 minuti, di fatto, come una parte gioca come i ribelli e una come la parte governativa. I ribelli devono effettuare una serie di missioni, però, peccato che tra i ribelli si annidano degli agenti del governo. Quindi dovrete andare a scegliere le persone da portare con voi in missione. Ogni missione ha un numero diverso di partecipanti. Poi, una volta che avete scelto chi parteciperà alla missione insieme a voi, i giocatori votano per far fallire o avere successo alla missione. Il gioco finisce se si riescono a effettuare tre missioni con successo. È chiaro che l'obiettivo degli agenti è quello di mandare a monte le missioni e quindi fare in modo che non vadano a buon fine senza essere scoperti. È un po' la dinamica del lupo in tabula, però messa in piedi con un meccanismo più carino, secondo me, meno basato sulla chiudi gli occhi, apri gli occhi, eccetera, eccetera, ma più sulle carte quindi un sistema un pochino più elegante. Io ora non so, ci ho giocato parecchio qualche tempo fa con tante persone. Non so se abbiamo mai giocato insieme a questo specifico.

SPEAKER_03

Credo forse no, forse non lo ricordo. Forse una volta sola, non parliamo di tanti anni fa.

SPEAKER_01

Piace, è molto rigiocabile perché i ruoli nascosti in generale, secondo me, sono abbastanza rigiocabili. Annetto, poi, al netto del fatto che è sempre Alessio il traditore, vabbè, è chiaro, esattamente rigiocabile. Se non c'è con lui, esatto, tra l'altro.

SPEAKER_04

Metti anche questo in valigia, Davide quando torni. Io non lo ricordo per lo meno. Infatti, io onestamente dico di no, ma probabilmente ci ho giocato. E forse sono arrivato. Ultimo anche in questo caso, chi può dirlo? Sicuramente ero la guardia, però se ci abbiamo giocato. Io invece vi porto anche un gioco di carte se vogliamo. Però carte particolari. Vi porto Denny. È un astratto, giusto? Sì? No, non è un astratto. Estratti sono gli scacchi, non è che siccome le figure sono astratte. Adesso mi sono ricordato tutto, vedi che paro dai miei errori anche se all'inizio. Poi vabbè, non stiamo qui a rimangare. Comunque, vi porto un gioco del 2019 di Phil Vizcarro, illustrato da Antoine Bailler. Se vogliamo un party game, nel senso che si gioca da 3 a 8 giocatori. La durata è molto contenuta perché va dai 20 ai 30 minuti. Anche in questo caso è un peso molto relativo 1.21 quindi assolutamente rigiocabile. Io lo chiamo un Dixit un po' più evoluto, nel senso che un po' di contesto: qui entriamo nella testa di Veni, da cui ovviamente è il nome del gioco. Un ragazzo con diverse personalità che cercano di comunicare tra loro. I giocatori che rappresentano le personalità, devono far indovinare parole e concetti utilizzando carte illustrate molto particolari, spesso strane, disturbanti o surreali. Le illustrazioni sono molto carine, aggiungo. Il punto è che non tutti remano nella stessa direzione. Uno dei giocatori interpreta Dani e ha l'obiettivo di confondere le sue personalità. Quindi, anche in questo caso, la peculiarità del gioco è il modo in cui trasforma la comunicazione in qualcosa di ambiguo, non ha immagini semplici o immediate, ma carte che sembrano uscite da un sogno storto. Quindi un indizio diventa interpretabile, discutibile o sospetto. Anche qui, criterio di vittoria, vincono le personalità se riescono a indovinare abbastanza carte e a smascherare Deni o a smascherare Deni. Vince Deni se riesce a sabotare la comunicazione senza farsi scoprire. Perché per me è irrigiocabile? Per me è rigiocabile perché ogni gruppo legge le immagini in modo diverso, quindi anche qui ritorna un po' il tema del gruppo. E la stessa carta può sembrare geniale in una partita e completamente incomprensibile in quella dopo. E poi c'è il fattore umano: più giochi con persone diversi, più Danny cambia faccia, praticamente. È un gioco che consiglio. Tra l'altro, ormai sono quasi dieci anni che in giro. Noi ci abbiamo giocato, se non ricordo male.

SPEAKER_03

Dixit con ruoli nascosti. Effettivamente era divertente.

SPEAKER_02

Mi è piaciuta l'idea: divertente Dix Hit con traditore: chiaramente sempre Lessione, assolutamente.

SPEAKER_03

Altro giro altra corsa, via! Allora, parliamo adesso di un gioco che mi piace veramente tanto, che si chiama That Tide You Kill Me. Pubblicato da Panda Source di Peter C. Hayward. È un gioco molto molto bello che, secondo me, racchiude due dei motivi grossi di giocabilità di cui abbiamo parlato: uno è un astratto, e due è modulare. Di che cosa si tratta? Sostanzialmente è un gioco in cui giochiamo su tre planze dall'aspetto molto diciamo di scacchi: una che rappresenta il passato, una il presente e una il futuro, e su ognuna di quelle abbiamo una pedina diversa. Con le nostre pedine dobbiamo muoverci ogni volta sulla plancia su cui abbiamo il nostro focus, che sia il passato, il presente e il futuro, e dobbiamo cercare di eliminare la pedina avversaria spingendola, diciamo, contro la parete oppure contro una pedina uguale, sempre di quel dell'avversario, in modo che si scontrino e creino un paradosso e si eliminano a vicenda. Una volta che ne abbiamo eliminate a sufficienza o abbiamo eliminato abbastanza pedine da più zone temporali abbiamo vinto la partita. La sto spiegando un po'. Se mi capito, se acceleriamo un po'. Il gioco già di base è estremamente divertente, appunto quella di giocabilità degli estratti, per cui il bello è la tua crescita e come impari a giocare e come impari a conoscere l'avversario mentre giochi, ma in più ha anche diversi pacchetti o moduli all'interno del gioco che ti aiutano ad aggiungere nuove meccaniche una volta che ti sei stufato diciamo del gioco base. Per esempio, il primo pacchetto che puoi aprire, ha dei semi, dei cespugli e degli alberi con l'idea che se tu pianti un seme nel passato, nella plancia del presente diventa un cespuglio che ostruisce i movimenti, e nella plancia del futuro diventa un albero che puoi far cadere addosso all'avversario. Tutte tematiche collegate, tutte meccaniche collegate appunto con questa idea del gioco col viaggio nel tempo che modificano l'esperienza e che possono essere mischiati tra loro per creare ogni volta una partita differente. È estremamente, estremamente divertente. Esteticamente mi piace molto anche se è minimale ed è molto modulare, quindi la rigiocabilità viene toccata su tutti i fronti. Secondo me è un gioco bellissimo questo.

SPEAKER_04

Io non ricordo di averci giocato. Ricordo male io, Sandro, perché ormai non ricordo più cos'è presente e cos'è futuro.

SPEAKER_03

Onestamente non mi ricordo se te l'ho fatto provare, lo riproveremo perché se non te l'ho fatto provare, te lo devo far provare. Sicuramente te l'ho fatto vedere perché è un gioco che mi piace tanto. Tanto. Davide, tu lo conoscevi?

SPEAKER_01

Io lo conoscevo, ne ho sentito parlare, non ci ho mai giocato, ne ho sentito parlare molto bene, ma non ci ho mai giocato.

SPEAKER_04

Vedevi un'altra cosa da fare insieme. Allora Davide, prossimo gioco tuo.

SPEAKER_01

Allora il mio prossimo gioco è un visto che ho infamato i giochi. Bisogna acquistare le carte. Quindi i trading car game, andiamo verso una via di mezzo. Quindi un LCG, un Living Car Game, che è una versione in cui si compra un po' di meno perché si compra a pacchetti di espansione. Vi parlo di Arkham Horror The Car Game uscito nel 2016, un gioco cooperativo creato da Nate French e MJ Newman. Di fatto è un gioco ambientato, come dice il titolo nell'universo di Lovecraft. Avremo il deck dei nostri personaggi. Quindi ogni personaggio viene associato a un deck che ci andiamo a costruire all'inizio di partita e ci porteremo avanti per il resto della campagna. È fatto a campagna con diverse espansioni, sia pacchetti di carte, in più nel frattempo, credo che siano sgozzando un bambino fuori dalla mia finestra.

SPEAKER_04

Il mio figlio che si è svegliato stamattina con 38 di febbre.

SPEAKER_01

Ma il tuo figlio quindi pensa all'efficacia anche del tuo microfono, sembrava fosse qua. E quindi ho perso un po' il filo. Si gioca a campagna, le espansioni sono sia di pacchetti di singoli carte oppure espansioni un po' più grandi con più scenari, un po' come veniva fatto per Android Netrunner, le dinamiche sono un po' le stesse con la sanità mentale e la salute che vediamo in tutti i giochi ambientati nell'universo di Lovecraft. E ci si muove proprio da una stanza all'altra. Si scoprono i mostri, vanno combattuti e non ci sono dati, ma si pesca da un sacchetto per gestire gli eventi che determinano Ale sacchetto che poi si compone all'inizio dello scenario con i diversi oggetti positivi o negativi che poi tirarci fuori. Spiegato molto hai level. Tuttavia, se volete giocarci, ve lo dovete andare a guardare e un po' approfondire. Molto bellino, è fuori da diversi anni, ha avuto tantissime espansioni e un buon successo. Tant'è vero che è al numero 33 della classifica dei migliori giochi di tutti i tempi di Borg in Geek, quindi Mica, Pizza e Fichi.

SPEAKER_04

Assolutamente, un gioco da storie da scoprire e da approfondire. Invece spero di stupirvi, vi porto un gioco di cui ne abbiamo anche parlato in passato: che è Gentle Rain che è un solitario. Quindi, un gioco molto veloce, si gioca appunto in un unico giocatore. Per secondo me, è rigiocabile? Scusate se tanto sentite le urla disumane, ma va bene, tutto nella norma. Non stiamo maltrattando nessuno, posso garantire. Cerco di andare dritto per ora, per ora, per ora. Nessun genitore è stato maltrattato. È rigiocabile perché Agente il Rain? Intanto per la sua durata, perché dura veramente poco, si prepara in un attimo e ogni disposizione delle tessere crea un puzzle diverso. Il gioco detto in 5 secondi è un piazzamento tessere che hanno la finalità di andare a creare un laghetto, un piccolo stagno. L'obiettivo è quello di piazzare le tessere fiori di loto, che sbocciano mano a mano che le tessere si incastano tra loro. È più un'esperienza che un gioco, lasciatemi dire vero e proprio, e ha un effetto rilassante che consiglio veramente a tutti quanti. È un bellissimo gioco e secondo me è rigiocabile proprio perché tante volte lo giochi comunque l'esperienza di avere un momento di relax, di tranquillità, ma anche la stessa esperienza tattile, qualcosa che è sempre nuova, secondo me. Quindi un solitario può essere rigiocabile in chiosa, mettiamola così.

SPEAKER_03

Confermo, confermo, molto bello, molto molto divertente. Invece, io come quarto titolo volevo portare un gioco di cui abbiamo già parlato, ma siccome è tuttora il gioco che ho giocato di più in assoluto tra tutti i giochi che ho, valeva la pena ricordarlo oggi che Glion Sand. Pubblicato da Indibor Carson Game, portato in Italia da Genos, l'abbiamo già detto: cooperativo in cui dobbiamo cercare di difendere la città di Greywold da entità clamorose, gigantesche e malvagie che la vogliono distruggere. Deck Building molto classico, molto alla Dominion, molto molto divertente. Se volete saperne di più, andate a risentire la vostra puntata che abbiamo fatto sul deck building perché l'avevo portato lì. Vale assolutamente la pena, secondo me, ed è molto rigiocabile perché è estremamente modulare con tutti i nemici che puoi affrontare e col mercato che cambia di partita in partita, quindi assolutamente assolutamente degno di essere giocato più e più volte.

SPEAKER_04

Io confermo perché è stato veramente un bellissimo gioco, nel senso che ci abbiamo giocato spessissimo anche insieme. Quello sì, questo me lo ricordo, per esempio.

SPEAKER_01

Beh, vedi, vedi? Io invece vi porto a un gioco un po' meno, diciamo di cui si è sentito parlare. Ora se ne sente parlare un po' di meno. Forse perché è uscita una versione Legacy che non ha avuto molto successo. Vi parlo di Sagrada, gioco del 2017, di Adam Escu e Adrian Adam Escu e Daryl Andrews, pubblicato in Italia da Cranio Creation gioco da uno a quattro giocatori. Di fatto dovremo costruire le nostre vetrate. Siamo masti vetraie e dobbiamo costruire una vetrata per la chiesa in cui ci troviamo. Di fatto, l'idea è quella di andare a posizionare i dadi, quindi scegliere dalla plancia i dadi e poi andarli a posizionare in un certo modo sulla vetrata che abbiamo davanti. La vetrata che dovremo andare a completare si sceglie di volta in volta. Ci sono delle caselle in cui sono già specificati dei colori e se riuscite a inserire quel colore in quello spot, avete dei bonus. E poi di fatto dovrete andare a posizionare i dati facendo attenzione al valore numerico e al colore in modo tale che rispettiate alcune regole di posizionamento su cui non vi sto atteggiando. Le regole sono semplicissime. Il gioco si insegna in poco tempo e è molto rigiocabile proprio perché ogni volta potete prendere una vetrata diversa. Di fatto è un po' un solitario. In comune, diciamo, uno di questi giochi multiplayer, però in solitario se non che potete andare a scegliere i dati dalla plancia a ogni turno, e quello forse è l'unico piccolo livello di interazione che c'è, perché chiaramente il modo in cui vengono pescati i dati, poi impedisce agli altri di prendere un dato di un certo colore.

SPEAKER_03

Bello molto bello sa io preferisco un gioco che entrambi abbiamo che è role player, che è molto simile, però bello sa è vero.

SPEAKER_04

Molti spesso pensano sia un po' la stessa cosa, li confondono. Nel senso azul con Sagrada, pensano che più o meno perché più o meno forse il tema un pochino lo richiama. Comunque, invece vi porto un gioco che non si trova più, nel senso che perlomeno adesso si trova a prezzi inaccessibili, che è Pax Famir o Pamir, che dirsi voglia. Non so se voi lo conoscete o ce l'avete, se ce l'avete, io lo so, ecco, vedi quindi parliamo sicuramente di un bel gioco. Anche qui si va da uno a cinque giocatori per una partita che non dovrebbe superare i tre quarti d'ora. È un gioco ambientato nell'Afghanistan del XIX secolo durante il cosiddetto grande gioco tra imperi. E di fatto il gioco è tutto un equilibrio di leader, fazioni locali che cercano di sopravvivere, influenzare gli equilibri, appoggiarsi quando conviene a una delle grandi coalizioni in campo. In questo gioco vince chi riesce a ottenere più punti vittoria attraverso l'influenza e il controllo e la capacità di stare dalla parte giusta nel momento giusto. Perché secondo me è rigiocabile? È rigiocabile perché ogni partita è una nuova configurazione politica. Cambiano le carte disponibili, ne ha una marea, cambiano gli equilibri tra le coalizioni e cambia anche il modo in cui i giocatori si osservano e si tradiscono. Perché anche qui, insomma, se c'è un infame, sono sempre io. Pax Maria è rigiocabile perché non ti chiede solo di capire il gioco, ma ti chiede di capire i giocatori per certi versi. Quindi è un gioco che consiglio. Se lo trovate usato, buon per voi, se lo volete nuovo, dovete scucire dei bei soldarelli. Che è un po' la cosa che a me, francamente, frena.

SPEAKER_03

Tuttavia, io sono io, insomma, poi anche un gioco lungo e complesso. Tuttavia, è bello, bello, bello bello.

SPEAKER_01

Infatti, io ancora non l'ho giocato proprio per questo. Però è importante averlo in collezione.

SPEAKER_03

Poi chi vivrà se volete una versione light e più economica. Secondo me. Intanto provate The King's Dead che ha delle idee simili, costa quasi un decimo del prezzo, secondo me c'ha qualche idea simile ed è più approcciabile. Tra l'altro, però sono.

SPEAKER_01

Tra l'altro, fa parte di una serie di giochi, un altro di questa serie si chiama pack Porfiriana, che però è ambientato in Messico una roba di gangster in Messico, per cui la curiosità è che non c'è solo pack Spamir, ma ci sono anche altre iterazioni con regole e dinamiche molto molto difficile.

SPEAKER_03

Se non sbaglio, Pax Famir, l'edizione nuova, quella famosa, è stata curata da Color. Mentre gli altri pack sono curati dall'autore del pack Spamir originale. Che è una figura un po' controversa. Allora, adesso non ci andiamo a infilare in questo strano tunnel, e passiamo a Davide: mi pare che adesso sto a Davide, vero?

SPEAKER_01

Adesso è l'ultimo, giusto? L'ho appena detto, a te facciamo l'ultimo giro perché stiamo anche arrivando un po' di sgoccioli della buona, anche perché avevo anche una domanda da farvi alla fine.

SPEAKER_03

Quindi, ci sbrighiamo, i volevo portare War Chest, che è uno dei miei giochi preferiti fatta da Alderak Entertainment Games, portato in Italia da Genos di Trevor Benjamin e David Thomson, che sapete che mi piacciono tantissimo. Gioco astratto, bellissimo. Controllo del territorio, dobbiamo cercare di controllare determinate arie sulla mappa per vincere. C'è del back building perché le truppe che muoviamo e utilizziamo vanno pescate da un sacchetto. Ogni volta quando andiamo a configurare le nostre truppe, sono truppe diverse con abilità diverse, è un gioco molto bello, qualitativamente spaziale, mi piace tantissimo, sarà consigliato.

SPEAKER_01

David è bello bello, questo ci piace. Allora, io vi potrei parlare di un gioco che è più complicato, ma altamente rigiocabile che è Di Stilled, ma in realtà, siccome ho cercato di mantenere un po' di omogeneità anche nei giochi, omogeneità, eterogeneità, nei giochi che ho scelto, e questa lista che ho preparato giorni e giorni in anticipo rispetto a questa puntata, ho scelto di inserire un party game. E diciamo tra tutti ho scelto un party game molto cacciarone edito da Ravensburger che si chiama That's Not a Hat, pubblicato da appunto Ravensburger e diciamo ideato da Casper Lap. Il gioco è semplicissimo. Si spiega in 30 secondi. Avete un mazzo di carte in cui ci sono disegnati degli oggetti comuni: un cuscino, un metro, una fragola. Davanti a voi avete, se non sbaglio, tre carte e potete al vostro turno, dovrete passarne una a un giocatore vicino, ok? E in realtà forse avete una carta davanti e la passate al giocatore vicino. Ora questo poi lo approfondisco perché è una cosa importante, un filino importante. Un dettaglio non da poco, di fatto quando passate la carta al giocatore alla vostra destra, gli dite che oggetto è, ok? Quindi quando iniziate, gli oggetti che avete in mano sono visibili a tutti, e anche gli oggetti che vengono pescati sono visibili a tutti. Nel momento in cui passate l'oggetto, voi potete dire, siccome la carta è coperta, qualsiasi cosa, il giocatore che lo riceve può decidere di prenderlo e quindi di fatto accettare la definizione dell'oggetto che ha dato. Quindi, se io ti do ti dico questa è una fragola, la prendi, accetti che quella sia una fragola, ma non è detto che potrei aver il fatto, oppure il giocatore che riceve la carta può, diciamo, dire che non è una fragola, non ci crede, la scopre. A quel punto, se è veramente una fragola, chi passava la carta prende un punto, diciamo non viene eliminato. Eccolo, la mettiamo così: invece, chi indovina, diciamo, rimane nel gioco. Chi sbaglia perde e prende una penalità. Il gioco finisce nel momento in cui una persona arriva a tre penalità e vince chi ne ha presa di meno. Gioco semplicissimo, divertentissimo, per niente banale, specialmente quando aumentano il numero di giocatori. Io ho giocato in 4 e in 4 è abbastanza complicato. Non lo so pensare in 8, perché è molto facile perdere il filo di come girano le carte. E il bluff, di fatto, crea un casino abbastanza importante perché non sa se poi cosa e dove.

SPEAKER_04

Bellissimo questo qua. Tra l'altro, ce lo prendiamo perché è un gioco anche fattibile con i bimbi, secondo me, con un po' di fortuna. Io chiudo invece la mia cinquina portovovi un cinghialone che è Food Chain Magnate di Jeroen Dumain. Spero sia francese, io lo pronuncio così. E Joris Versinga ed è illustrato da Iris De Hahn e Inz the Moet, quindi, forse sono tedeschi. Vabbè, non lo so chi se ne frega, siamo tutti cittadini del mondo. Si gioca da 2 a 5 giocatori e può durare dalle 2 alle quattro ore, signori. Quindi mettetevi comodi a seconda del tavolo e della familiarità del gioco. Il gioco diamo il contesto è molto semplice. Noi siamo praticamente i McDonald's della situazione, cioè dobbiamo di fatto creare da zero un nostro fast food, una nostra catena di fast food e dobbiamo decidere. Tutto. Quindi, dall'assunzione del personale, dal marketing, dalle modalità di approccio al mercato. Insomma, è un gioco molto impegnativo e molto molto interessante, secondo me. È un gioco dove vince chi alla fine, indovinate un po', ha fatto più soldi, semplice, brutale, elegantissimo. E rigiocabile, secondo me, non tanto non dipende tanto dal setup casuale o da moduli aggiuntivi, ma dalle scelte dei giocatori. Perché effettivamente questo è un gioco in cui banalmente un'apertura cambia il mercato e ogni errore può insegnare qualcosa. Più lo giochi, più capisci quanto sei stato ingenuo la volta prima. Quindi, è sicuramente un gioco che ti determina se vogliamo anche una forma di crescita. È un gioco che consiglio, è un gioco non semplice, molto impegnativo, ma assolutamente rigiocabile. Ecco, forse non farei due partite di seguito perché vi porta via l'intera giornata. E con questo abbiamo concluso, cari amici ascoltatori e podcastari. Ma prima abbiamo la domanda che ci portiamo in canna, Di Sandro, da parecchio tempo. Quindi, vai ora è il momento, il question time.

SPEAKER_03

Via è veramente importante la rigiocabilità nei giochi da tavolo? No, perché ogni tanto sento questa cosa, però poi ci penso e penso a tutti i giochi che ho, e anche al proposito di questo podcast, vale a dire abbiamo tutti una shelf of shame, una serie di giochi che non riusciamo a giocare, anche i nostri giochi preferiti. Difficilmente siamo arrivati a fare 10 partite ai nostri giochi preferiti. Quanto è veramente importante la rigiocabilità infinita di un gioco, quanto la maggior parte dei giochi che abbiamo non l'abbiamo giocata neanche 5 volte, diciamoci la verità.

SPEAKER_01

No, non l'abbiamo mai giocata, toglier neanche 5 volte. Tuttavia, nel momento in cui la rigiocheremo, se il gioco non sarà rigiocabile, ci rimarremo male perché sentiremo di aver speso male i nostri soldi. E questo è un po' il termina.

SPEAKER_03

Tuttavia, difficile: a meno che non stai giocando da Unlock, che l'hai giocato una volta e lo butti, difficilmente abbiamo i giochi che si possono giocare al meno tre volte. E io ho un sacco di giochi che non ho giocato tre volte.

SPEAKER_01

È vero, però d'altronde siamo qua a parlare di qualcosa e dobbiamo parlare: perché magari chi ha delle collezioni invece più contenute e è più oculato, vuole acquistare solo dei giochi con un po' il lanternino e andare a colpo sicuro e trovare una roba che viene giocata sempre. È portare, rigiocabilità, è importante, ragazzi.

SPEAKER_03

Assolutamente, la rigiocabilità siamo d'accordo. Comunque è una cosa importante, però voglio lasciare questo messaggio a tutti i nostri ascoltatori. Guardatevi bene allo specchio quando parlate di rigiocabilità dei giochi.

SPEAKER_04

È vero, è vero, io comunque faccio parte proprio della categoria perché ci segue su YouTube mi sono indicato due volte quando Davide parlava. Per me la rigiocabilità è un aspetto fondamentale nell'investimento del gioco, fossero anche 10 euro. Guardate che arrivo a dire. Tuttavia, oggettivamente vi direi che forse è un parametro.

SPEAKER_03

Quante volte hai giocato a bity culture, Alessio quante volte ci hai giocato al tuo biculture, Alessio? Zero zero zero.

SPEAKER_04

Però tra un gioco nel senso che effettivamente è un parametro che oggettivamente parliamoci chiaro, è un po' ipocrita, nel senso possiamo tranquillamente superarlo. Quindi, rigiocabilità, forse come per chi come me ha collezioni più contenute, vale quel che vale. Mi sento di dire. Però a mia discolpa comunque spendono in maniera attenta i miei soldi.

SPEAKER_01

A mia discolpa, voglio dire: ho tanti giochi a cui non ho giocato, ma ho anche diversi giochi a cui ho giocato tanto, che tendenzialmente sono quelli che piacciono a mia moglie. Quindi, gli unici che si possono giocare, diciamo, non uscendo di casa, e quelli li ho giocati parecchio. E andiamo un po' a periodi nel stesso. Se magari abbiamo intavolato, abbiamo sul tavolo Andress Winter, non ci va, di rimetterlo a posto se possiamo. Se non ci serve il tavolo per altre cose, lo rigiochiamo diverse volte, o lo Water dip o Tapestry. Andiamo molto a periodi, e su quelli ho avuto diverse partite. Se fossero stati giochi poco rigiocabili, diciamo non sarebbe stato proprio il massimo.

SPEAKER_00

Diciamo il fatto di avere un tavolo a disposizione, sicuramente aiuta la rigiocabilità più a Firenze, in cui abbiamo la sala da pranzo, e un tavolo di fatto che non usiamo mai gli svizzeri, un pochino più complicato.

SPEAKER_04

Comunque, effettivamente, la rigiocabilità di cielo è un gioco superato. Ma ormai le nostre forme menti sono tali, almeno la mia, per cui se un gioco non è rigiocabile, per l'amor di Dio, butti 10 a 10 euro. Poi comunque abbiamoci chiaro, alla fine, un po' li butti perché è vero. Io sono un caso disperato. Tuttavia, oggettivamente quello che dice Sandro, mi ci ritrova, mi dicevo abbastanza. E per chiudere con una lacrima sul Meeple, vi dico anche che il mio VT Culture è ancora implasticato. Non li ho neanche tolto il Cielofan. Sandro si sta strappando i peli dal naso, penso in questo momento per chi ci vede su YouTube. Però è così. Aspetterò la prima occasione utile almeno per toglierci il cielo, fate, sinceramente. Mi dispiace piango anch'io insieme a voi. Ma d'altronde è il motivo per cui ci chiamiamo una lacrima sul Meeple. Sandro Davide, abbiamo qualche altro aspetto da approfondire da vedere o passiamo ai saluti?

SPEAKER_01

Io saluterei che siamo un po' in ritardo.

SPEAKER_04

Salutiamo, salutiamo, salutiamo tutti allora. Grazie ancora per la vostra attenzione e il vostro tempo. Ricordo come sempre di seguirci, mettete il follow non soltanto sulle nostre pagine social Instagram, Facebook, TikTok, al nome Una Lacrima sul Meeple, ma seguiteci con i vostri follow su Spotify, Apple Music, Antenna Pod e chi più ne ha più ne metta. È molto importante che voi ci seguiate, ma ancora più importante è avere i vostri feedback, i vostri suggerimenti e anche le vostre critiche. Sempre con Tony Educati, ovviamente. Quindi noi vi ascoltiamo, vi apprezziamo, vi amiamo, non ci lasciate perché ci rivedremo sicuramente al prossimo tiro di Dado. Ciao,