L'organizzazione perfetta. La Regola di San Benedetto: una saggezza antica al servizio dell'impresa moderna
L'organizzazione perfetta. La Regola di San Benedetto: una saggezza antica al servizio dell'impresa moderna è un podcast tratto dall'omonimo libro di Massimo Folador, pubblicato nella sua prima edizione nel 2006 da Guerini e Associati e successivamente ristampato a più riprese da Guerini Next. Composto da dieci episodi, ne rispetta fedelmente la struttura editoriale.
L'organizzazione perfetta. La Regola di San Benedetto: una saggezza antica al servizio dell'impresa moderna
Guidare sé e gli altri: intelligenza emotiva, equilibrio, amore
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L'organizzazione perfetta. La Regola di San Benedetto: una saggezza antica al servizio dell'impresa moderna è un podcast tratto dall'omonimo libro di Massimo Folador, pubblicato nella sua prima edizione nel 2006 da Guerini e Associati e successivamente ristampato a più riprese da Guerini Next. Composto da dieci episodi, ne rispetta fedelmente la struttura editoriale.
In questo settimo episodio, Guidare sé e gli altri: intelligenza emotiva, equilibrio, amore, si esplora la relazione che c'è tra conoscere e governare sé stessi, e conoscere e governare gli altri. Un tema, peraltro, sempre più urgente nel mondo contemporaneo.
Massimo Folador si occupa di consulenza e formazione aziendale. È fondatore di Askesis, oggi Società Benefit, che ha l’obiettivo di valorizzare e diffondere nelle imprese il modello dell’“economia integrale” e i temi della sostenibilità sociale, ambientale ed economica. Insegna Business Ethics e sviluppo sostenibile all’Università LIUC di Castellanza (VA), è membro della faculty della Business School dell’ateneo; collabora e insegna nella Pontificia Università Antonianum. Attento conoscitore della storia e della cultura del monachesimo benedettino, ha pubblicato alcuni libri di management come: L’Organizzazione Perfetta (2006), Il lavoro e la Regola (2008), Un’impresa possibile (2014), Storie di ordinaria economia (2017), Verso un’economia integrale (2020). Collabora inoltre con la pagina economica di Avvenire.
Voci di Massimo Folador e Claudio Bovo.
Adattamenti, registrazioni, sound design a cura di Maestria canavesana editrice.
Produzione esecutiva di Askesis Società Benefit Srl.
Le musiche utilizzate come sottofondo ai racconti sono, nell'ordine:
Classical Baroque
Autore: Black_Rose_Elmin (Profilo Autore)
Licenza e attribuzione: N/A
Gregorian Chant
Autore: Kevin Macleod
Licenza e attribuzione: Gregorian Chant Kevin MacLeod (incompetech.com)
Licensed under Creative Commons: By Attribution 3.0 License http://creativecommons.org/licenses/by/3.0/
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Fantasy soundscape
Autore: Alexander Nakarada
Licenza e attribuzione:
Fantasy Soundscape by Alexander Nakarada | https://creatorchords.com
Music promoted by https://www.chosic.com/free-music/all/
Creative Commons CC BY 4.0
https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/
Amb Hauting Choir Voices Background Ambience
Autore: Fronbondi_Skegs - Music by Gavin Mogensen (Profilo Autore)
Licenza e attribuzione: <ahref="https://pixabay.com/users/fronbondi_skegs23154649/?utm_source=linkattribution&utm_medium=referral&utm_campaign=music&utm_content=373050">GavinMogensen</a>from<ahref="https://pixabay.com//?utm_source=linkattribution&utm_medium=referral&utm_campaign=music&utm_content=373050">Pixabay</a>
L'organizzazione perfetta. La regola di San Benedetto, una saggezza antica al servizio dell'impresa moderna, è un podcast tratto dall'omonimo libro di Massimo Folador pubblicato nella sua prima edizione nel 2006 da guerini associati. Settimo episodio: Guidare sé e gli altri, intelligenza emotiva, equilibrio, amore.
SPEAKER_01San Benedetto scrive la regola quando è ormai avanti con gli anni, dopo aver fondato e sviluppato quella che diventerà la più importante abbazia italiana e una delle più importanti in Europa. La scrive per lasciare una traccia, quella che definisce una piccolissima regola da principianti, che possa essere d'aiuto a chi verrà dopo di lui. Proprio per questo nella regola si devono trovare indicazioni concrete, regole, orari, criteri, accortezze e atteggiamenti. San Benedetto non si accontenta di tracciare la strada, ha in mente un progetto da costruire nella quotidianità, giorno dopo giorno, il cui risultato finale non sarà soltanto la creazione di una comunità organizzata, ma soprattutto un nuovo modo d'essere e di fare, una scelta che va nella direzione di una gestione delle risorse umane attenta e lungimirante, fatta di mille dettagli e attenzioni. Lo stacco rispetto agli argomenti finora trattati è netto. San Benedetto è partito dalla mission, dai grandi obiettivi, poi si è soffermato a lungo sui valori e sullo stile che devono contraddistinguere l'abbazia, ma il punto di approdo della sua riflessione sono i fatti, perché indicare le azioni, descrivere in maniera precisa i comportamenti da attuare significa evitare che, nella mancanza di chiarezza e nella precarietà, la fragilità dell'uomo abbia la meglio. Quali sono allora i cardini del pensiero di San Benedetto rispetto alla gestione delle persone? Quali sono le indicazioni spesso perentorie che egli affida ai responsabili della comunità? Nel parlare di questi aspetti, San Benedetto si rivolge innanzitutto all'abate, punto di riferimento dell'intera abbazia, al cellerario, responsabile della parte economica, e ai decani, i veri e propri manager di quella grande azienda che era Monte Cassino. Una situazione analoga a quella che si viene a creare in azienda ogni volta che è necessario compiere scelte importanti e guidare le persone verso traguardi strategici. Vi è un punto che riprende un aspetto del prologo e fornisce una chiave per comprendere lo stile di gestione di San Benedetto. Egli dice infatti, rivolto all'abate, i suoi comandi pervadano le menti dei discepoli. Se nel prologo San Benedetto ha chiesto ai monaci di ascoltare le sue parole con il cuore, quasi a indicare la preeminenza nell'uomo dell'interiorità rispetto a tutto il resto, in questo passo egli aggiunge un altro elemento, chiede all'abate di rivolgersi anche alla mente dei suoi discepoli. Ora, il termine latino usato nella regola è discipulum, parola composta dalla radice dis e dal verbo cernere, scegliere. Il discepolo è dunque chi sceglie separando, ovvero colui che compie una scelta consapevole, e la persona colta in un momento delicatissimo quello in cui si trova di fronte a un bivio da cui dipende ciò che accadrà in futuro. Ma quando ci troviamo davanti a una decisione delicata non bastano a sorreggerci il cuore e la buona volontà, una scelta consapevole e tale solo quando è compiuta con il cuore e con la mente attraverso l'equilibrio di emotività e ragione. Diventa allora chiaro che qui gestire e guidare gli altri significa rivolgersi alla persona nella sua interezza, al suo cuore e alla sua mente, ai sentimenti e alla ragione. Nella regola non si separano mai, come spesso si fa oggi, il tempo dedicato al cuore e quello dedicato alla ragione, ma si cerca in ogni momento di armonizzarli.
SPEAKER_02C'è un tema centrale nella regola che non viene chiamato come oggi noi lo chiamiamo, penso al libro di Goleman sull'intelligenza emotiva, ma emerge che è proprio l'attenzione che Benedetto fa alla persona, alla sua interiorità e alla sua crescita personale, interiore, spirituale. Certo è che una parte enorme della regola, specie agli inizi, è dedicata a noi, dedicata a noi persone, alla nostra capacità di stare dentro al nostro giorno, di stare dentro al nostro lavoro, di stare dentro la relazione con noi stessi e con gli altri, di stare dentro la relazione con ciò che ci trascende. Ma allora viene da domandarsi perché proprio noi in Europa, in Italia, eredi di grandi esperienze come quelle della cultura ellenistica o del monachesimo, siamo riusciti ad accantonare per così tanto tempo questa cultura? E abbiamo in qualche modo permesso ad altre culture, penso anche a quella anglosassone, di essere così presenti oggi e di spostare l'attenzione da noi all'organizzazione soltanto e non come la regola fa, da noi all'organizzazione assieme, da noi agli altri. Per quale motivo siamo rimasti sordi e ciechi rispetto al piacere, al gusto, alla bellezza di partire da una nostra crescita personale, per riuscire ad arrivare grazie a questa, ad una crescita professionale e aziendale. Come possiamo fare per riscoprire oggi questa eredità in un momento in cui questa eredità è urgente? Penso a quante volte mi capita oggi, stando in azienda facendo formazione, consulenza in azienda, di lavorare, di stare accanto a persone centrate o persone scentrate, di persone sul pezzo o di persone confuse. Ecco, credo che noi si debba molto più ragionare rispetto che in passato rispetto alla necessità nostra personale e nostra come responsabili di recuperare questa dimensione e di poter guardare in avanti a volte guardando anche un po' più indietro a quella tradizione che i secoli ci consegnano come lascito importante, utile.
SPEAKER_01Il pensiero di San Benedetto precorre questi concetti. Anticipa di secoli libri come quello di Goleman, ma ve ne sono molti altri, e mette in evidenza il fatto che tante nostre aziende sono in grave ritardo rispetto a quella che sta diventando una necessità assoluta e una scelta improcastinabile. Un momento di mercato come quello attuale richiede infatti a chi è alla guida di altre persone un'altissima intelligenza emotiva. Tolti pochi casi di aziende che vivono in regime di monopolio o dentro nicchie irraggiungibili, oggi è pressoché impossibile gestire efficacemente delle risorse umane e generare risultati forti e duraturi senza dedicare attenzione ai dettagli che riguardano i singoli rapporti, ma sono abilità che possono svilupparsi soltanto in una persona motivata e disposta a mettersi in gioco fino in fondo. E la persona arriva a questo traguardo solo in virtù di un giusto equilibrio tra le sue diverse dimensioni psicofisiche ed emozionali, non certo grazie a soluzioni occasionali e improvvisate. Nella tradizione cristiana antica e successivamente nella cultura benedettina qualsiasi scelta, per sua natura, è dettata dall'attenzione sia alla parte razionale dell'uomo sia a quella emotiva e trascendente, di cui, ad esempio, l'importanza data all'organizzazione della vita quotidiana dell'abbazia. Scrive Salvatore Pricoco nel suo libro dedicato al monachesimo. Preoccupazione costante di tutti gli antichi legislatori nello scandire i tempi della giornata monastica fu quella di armonizzare le ore dell'opus manum con quelle dell'Opus Dei, affinché né il lavoro soverchiasse o annullasse il compito primario del monaco, che è quello di vacare Deo, né esso venisse espulso dall'orizzonte del monaco e questi fosse lasciato a consumare il suo tempo in una ininterrotta e perciò insostenibile tensione spirituale o nell'ozio e nell'accidia il torpore derivante dalla noia e dalla depressione malinconica. Ogni momento della giornata, dalle ore dedicate al lavoro a quelle dedicate al riposo, dagli spazi riservati alla meditazione a quelli riservati alla preghiera, è un momento integrante e fondamentale nella crescita armonica della personalità, ma non solo. Nella regola, sembrano talvolta fuori luogo alcuni passi che parlano nel dettaglio dell'alimentazione o di come organizzare gli incontri di preghiera nel coro, aspetti per noi eccessivi, ma che comunque rappresentano un modo originale e profondo di concepire l'uomo e la sua crescita personale all'interno di una organizzazione. San Benedetto dà per scontato che l'uomo viva quotidianamente in tutte le sue dimensioni, quella razionale così come quella emotiva, e che il problema semmai è quello di armonizzarle.
SPEAKER_02Questo aspetto è collegato, ma tutti, dicevamo prima sono collegati, al fatto che a volte la cultura aziendale finisce così per concentrarsi più sugli aspetti organizzativi, e meno su quegli aspetti che vedono nella persona un tassello importante dell'organizzazione. Tradotto vuol dire che noi, illuministi, tra virgolette, mi vien da dire, a volte ci rivolgiamo più alla parte razionale della persona, alle sue capacità tecniche e di conseguenza anche a tutto ciò che giustamente per fortuna noi perseguiamo con cura, che sono i ruoli, i processi, le procedure. Questo a volte non ci facilita un compito che è quello di appunto guardare anche gli aspetti caratteriali, alla motivazione personale e questa incapacità, non possibilità di lavorare su questi aspetti fa sì che poi queste dimensioni emergano nella loro fragilità. Ma in una situazione di mercato come quella attuale quali sono le variabili da considerare? In un momento in cui sappiamo è sempre più faticoso trovare persone e risorse nuove, trattenere quelle che abbiamo. Non esistono forse modalità di lavoro, modalità di gestione che guardino la profondità della relazione, del rapporto con i colleghi, con le sue aspettative, con la voglia di realizzare se stesso attraverso il lavoro. Come fare a far sì che questa nostra capacità di stare in relazione con la persona che abbiamo di fronte, oltre che con il professionista, smuova tutta la forza e l'energia che l'uomo possiede nel profondo.
SPEAKER_01C'è un passo importante della regola in cui il santo chiarisce all'abate che cosa intende per consapevolezza di sé e crescita personale, scrive San Benedetto. Così il pastore, sempre temendo il futuro rendiconto delle pecorelle a lui affidate, mentre bada ai fatti altrui, si preoccupa maggiormente dei propri, e mentre corregge gli altri con le sue ammonizioni, si emenda dai suoi difetti. Guidare gli altri allora implica la necessità di lavorare innanzitutto su noi stessi, in un'ottica di incessante miglioramento del nostro modo di essere e di fare. Soltanto attraverso questo atteggiamento interiore è possibile gestire con efficacia le persone che ci sono affidate. Chi vuole parlare alla mente e al cuore degli altri deve aver prima ancora parlato con la sua mente e con il suo cuore. Salvatorelli, commentando l'esperienza di San Benedetto come abate, sottolinea. Soprattutto la conoscenza sua degli animi dei monaci, la penetrazione dei loro più riposti pensieri, gli assicurava una superiorità assoluta, dando a essi l'impressione del prodigio. Anche quando Gregorio Magno narra dell'incontro tra il re Totila e lo stesso San Benedetto, cita lo stupore del re rispetto alla capacità del suo interlocutore di capirlo e di parlargli come nessun altro mai aveva fatto prima. Ed è proprio questa capacità, frutto di sensibilità e di capacità di ascolto, che anche in azienda colpisce prima di ogni altra i nostri interlocutori, sia quando ci rivolgiamo a persone incontrate per la prima volta, sia quando abbiamo a che fare con i nostri collaboratori più fidati. La gestione delle persone passa attraverso la nostra capacità di comprenderle, o, forse è meglio dire, nasce proprio da essa. In un altro passo significativo riguardo al modello di guida dell'abate, San Benedetto scrive: non faccia differenza di persone nel monastero. Nessuno sia amato da lui più di un altro, all'infuori di quello che troverà migliore nelle buone opere e nell'obbedienza. Da parte sua l'amore sia uguale per tutti. Con tutti sia tenuta una stessa condotta secondo i meriti di ciascuno. C'è un aspetto che colpisce subito. San Benedetto, lo stesso che cita fatti, azioni, scelte precise e pragmatiche, utilizza espressamente la parola amore. Non dice il suo modo di fare sia uguale con tutti, ma da parte sua l'amore sia uguale per tutti. Notiamo che nel testo latino viene usata la parola caritas, la cui radice sta nel termine carus, caro. Nulla di stucchevole dunque, né di troppo intimo. Instaurare un rapporto d'amore significa avere cura e attenzione per l'altro, volere il suo bene, cercare di aiutarlo a raggiungere i risultati che sente alla sua portata e che vuole condividere. Usare l'amore nei confronti di chi ci è vicino significa generare un clima in cui è possibile seminare e far crescere rapporti umani propositivi. Significa far sentire gli altri accettati e importanti, mettersi al loro servizio. Non per nulla, proprio attorno a questa parola preziosa, San Benedetto costruisce, strada facendo, tutte le restanti norme che contraddistinguono il ruolo dell'abate e lo supportano in una mansione così delicata.
SPEAKER_00Avete ascoltato L'Organizzazione Perfetta, La Regola di San Benedetto, una saggezza antica al servizio dell'impresa moderna. Il podcast è tratto dall'omonimo libro di Massimo Folador, pubblicato nel 2006 da Guerini Associati, e successivamente ristampato a più riprese, da Guerini Next. Voci di Massimo Folador, e Claudio Bovo. Adattamenti, registrazioni, sound design, a cura di maestria canavesana editrice. Produzione esecutiva, Diaschesis, Società Benefit, SRL.