La finanziarizzazione - Luciano Balbo
La finanziarizzazione: cos'è e come sta sconvolgendo il mondo.
Una raccolta di podcast con riflessioni e analisi di Luciano Balbo.
La finanziarizzazione - Luciano Balbo
Caro case a Milano e innovazione sociale
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Pensieri e riflessioni estratte da un’intervista con l’amico Luca Foresti – 2025
La finanziarizzazione, cos'è e come sta sconvolgendo il mondo? Certamente Milano, come altre città, oggi è difficilmente accessibile per esempio chi voglia venire qui a lavorare venendo da fuori e tutto. E quindi si creano queste situazioni in cui c'è chi le case le ha già e quindi le ha viste crescere di valore, e quindi è stato fortunato, bravo. E chi invece fa fatica non solo a comprare una casa ma anche a pagare gli affitti di case sempre più care, che gli affitti tende ad adeguarsi al prezzo della casa. Questo è un fenomeno non solo milanese, è un fenomeno mondiale che si ripete o nelle grandi città oppure dove ci sono grandi attrattive turistiche che riguarda poco, però comunque direi: l'unica soluzione che si discute in tutto il mondo è che bisogna costruire più case, cioè nel senso che non c'è, le case in queste città sono diventate come un assegno circolare, la gente compra. Io faccio l'esempio di mia figlia che insegna alla Boccogna e mi dice che tanti studenti che vengono dal Sud Italia, di famiglie abbastanza benestanti, perché dice: vengono qua e comprano una casa mia, ci abitano, tanto poi, quando il figlio non ci sarà più, si venderà facilmente. Quindi è questo concetto. E questo fa crescere le aspettative, cioè uno dice compra anche a prezzi alti perché tanto non perdo soldi. Non c'è alternativa, bisogna costruire di più. Però costruire di più vuol dire andare contro due cose che gli silenti hanno. Uno dichiarato che costruire di più vuol dire avere una città più grande, magari più convulsa, come si costruisce tutto, che è un problema, e l'altro è che c'è anche una difesa del valore. Ci possono essere altre risposte, per esempio faccio un esempio: nel nord Italia esiste una città, Torino, che ha una caratteristica unica. Ha uno spazio immenso perché era piena di fabbriche legate all'automotive, ma non sono in periferia, sono molto centrali e infatti il prezzo delle case è molto basso. Ora uno dovrebbe dire costruire a Milano, incasinare la città. Milano e Torino sono, se uno li guarda con un'ottica locale, non dico pensando alla Cina, ma sono attaccate, hanno un'alta velocità, allora unisci i due politecnici, crea una situazione, cioè perché non utilizzare quell'opportunità spazio che non intasa nessuno. Perché non si fanno queste cose? Ma perché non c'è nessuna, cioè siamo in un mondo di conservazione? Perché io mi ricordo che scrissi un articolo su, mandai una lettera a Severnini e al Corriere proponendo questo e lui mi rispose e mi dice: Ma noi non vogliamo diventare cinesi. Cioè sono senza entrare, non c'è un torto, però è questo: quel cambiamento è un cambiamento che non solo i politici non vogliono perché sono poco coraggiosi, ma sono poco coraggiosi perché i loro elettori sono poco coraggiosi, sono conservatori. Ed ho la parola conservazione in una posizione di destra o di sinistra, ma è sono seduto su questa situazione chi me lo fa fare? Questo è il problema. Quindi qualche soluzione che non sia quella di dire allarghiamo ancora Milano anche se si può fare qualcosa, ci può essere, però va pensata, uno deve delocalizzare. Se si costruisce a Milano, adesso non parlo della restituzione, l'incidenza ormai del costo del terreno è quello che oggi è diventata micidiale, perché siccome ci sono pochi terreni disponibili per costruire le case, oggi pesano circa il 30-40%. Sì, però il punto è, la mia tesi, però non è solo la mia tesi, è stata proposta anche da alcune persone cooperative e cose del genere, è che bisognerebbe costruire su terreni pubblici, quindi essenzialmente su terreni che il pubblico dà, ovviamente condizionandoli a zero, e con proprietà indivisa. Cioè cosa vuol dire proprietà indivisa? Vuol dire che si crea un'istituzione che costruisce e che o affitta o vende quote dell'istituzione, cioè io non compro la casa, ma compro un pezzo di quello che mi dà a dire. Perché? Perché altrimenti la casa poi viene rimessa sul mercato, cioè se io ho accesso, è successo già tante volte, se io accesso a una casa facilitata, poi magari per 5-6 anni c'è un vincolo. Quando è finito il vincolo io la rivendo al prezzo di mercato, quindi io ho lucrato e riporto tutto là. Questo riduce e tra l'altro il modello, pochi lo sanno, con cui la Germania, che è stata tutta ricostruita, per 50 anni ha funzionato così, ha funzionato benissimo. Ma per esempio a Milano tutto un quartiere di riguarda è stato costruito nel secondo dopoguerra con questo sistema e c'è ancora una proprietà indivisa. Quindi anche qui si tratta di non ci sono soluzioni facili, è un problema complesso, però si tratta di usare modalità diverse. È chiaro che qual è il problema oggi che impedisce, è che tutto questo sembra contrario al mercato ed in effetti terreno pubblico, cioè sfugge alle regole con cui noi abbiamo pensato al mercato. Io sono sempre stato un favore del mercato, però non può essere l'unica soluzione. Quindi il mercato senza delle regole. Cito sempre Vienna, che comunque ha imposto che per poter un certo numero di case, non mi ricordo la percentuale, può essere solo posseduto dai residenti, residenti veri, gente che la polizia va a dire, tu sai qui. Questo cosa limita l'arrivo di gente che compra a titolo speculativo. Oggi Vienna si trovano le case del centro di Vienna che costano 4.000 euro al metro quadro, belle! Quindi non ha fatto l'Unione Sovietica, l'ha fatto un paese. Quindi bisogna costruire dei modelli e però quello che manca, io credo che i politici siano i meno responsabili perché alla fine devono difendere il loro posto di lavoro, manca un dibattito pubblico e intellettuale su nuovi modelli che possano essere la soluzione.