La finanziarizzazione - Luciano Balbo

La tassazione, la funzione pubblica e il cambiamento

Luciano Balbo Episode 19

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Pensieri e riflessioni estratte da un’intervista con l’amico Luca Foresti – 2025

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La finanziarizzazione cos'è e come sta sconvolgendo il mondo? Tassare di più i redditi, tra l'altro coloro che sono tassati non è una quantità enorme di persone. È impossibile, non avrebbe alcun senso. Poi c'è il tema dell'evasione che è sempre un mistero. La sua effettiva quantità. Certamente ci sono ancora larghe situazioni di evasione, per esempio, ma non solo l'evasione quella illegale, c'è una differenza di tassazione tra il lavoratore autonomo e il lavoratore, cioè il fatto che fino a 60-70.000 euro paghi il 15%, poi un incentivo a fare a nero il restante. 45 mila euro. Ecco, quindi andrebbe sistemato quell'aspetto lì. Io tenderei ad aumentare un pochettino la tassa sui consumi, perché poi comunque chi consuma di più sono i redditi medio alti, quindi in questo senso. Però è veramente difficile. L'unica cosa che andrebbe fatta è la riforma del catasto, cioè nel senso che io penso, siccome le case non si possono portare via, uno al massimo le può vendere, non voglio più essere tassato. Però una riforma del catastro fatta bene, quindi è chiaro che la casa a Vibu Valentia probabilmente vale meno del catastro che la casa a Milano porterebbe un sistema di equità. Porterebbe un sistema di equità e quindi porterebbe un introito di tassazione e se poi la gente ha sette case una volpa, le vende e tra l'altro calmiera il prezzo delle case, perché poi se c'è un'ondata di vendita si calmiera il prezzo delle case, quindi tenderei a fare, cioè si può fare poco, secondo me. Però una riforma del catastrofe è il fatto che comunque se io ho avuto un grande incremento pago anche tasse sulla vendita della casa, oltre a un certo valore, perché se vendo delle azioni pago il 27% e se vendono la casa, no, lo farei. L'altra cosa che andrebbe fatta è però torno a dire lavorare sull'efficienza. Cioè, secondo me noi abbiamo, come tu ogni tanto dici, più del 50%, il 50% di spesa pubblica, l'economia dipende dal 55%. Dobbiamo renderla, prima che dobbiamo renderla efficace, non è possibile che spendiamo così tanto. C'è il tema delle pensioni, andrebbe nucleato quello che quella non è una spesa, però il restante, che sarà comunque almeno il 30-35%, deve essere reso efficace, dovremmo renderlo funzionante in un modo fantastico per poter togliere dei bisogni che poi compensiamo, quindi intorno a la sanità, la scuola, gli uffici pubblici, cioè devono mettere le persone a lavorare, gli infermieri, non negli uffici, tutto. Questa dovrebbe essere la missione: spendere non un euro di più, se no l'incremento dell'inflazione, e questo tra l'altro permetterebbe anche di alzare un po' i salari, perché se sono più efficiente ti pagano di più. Per questo dico che servirebbe un accordo con i sindacati, in questo senso dico che deve essere una missione per dare un obiettivo. Tra l'altro avrebbe anche un impatto sulle aziende private, questa situazione, perché poi genererebbe una domanda di automazione, di funzionalità, di cose del genere. Quindi è chiaro che non c'è la soluzione con la S maiuscola. Però questo dovrebbe essere l'obiettivo. Noi abbiamo talmente tanta dipendenza dalla spesa pubblica che se non la rendiamo più efficace, siamo veramente fottuti. Gli stati in generale effettivamente sono poco efficienti ed efficaci. Perché è successo? Perché gli stati, diciamo, gli azionisti degli stati sono i cittadini, perché poi sono i soldi. Però siccome gli stati hanno tanti dipendenti, dopo un po' tendono a rispondere nel breve agli interessi dei dipendenti, che non dico che vada buttato via, e non a quello dei cittadini. Quindi l'idea che lo Stato sia super, non che spenda meno, ma che sia super magro nella sua parte erogativa e molto trasparente nell'allocazione delle risorse. Io credo che qualsiasi comune dovrebbe dire dovrebbe avere molta più libertà di allocare, dichiarando sempre i conflitti di interesse. Se uno non dichiara i conflitti di interesse deve essere andando a locare. Però anche di dire ok, io l'ho dato a questo e non a quello per questo motivo, ne rispondo politicamente. Però non mi venite a dire se non ho rubato i soldi vuol dire che quel lato è lecito e stimolare l'innovazione. Quindi effettivamente dovremmo cercare di avere uno Stato che parla ai suoi azionisti, dice io sto gestendo bene i vostri soldi, valutatemi, vi dico come faccio e dall'altra parte l'erogazione. Ovviamente devo stabilire delle regole, se stabilisco un salario minimo, cioè devo stabilire che non può essere fatto male, ma addirittura addirittura cambiando i fornitori, quindi rendendo, creando una competizione. Io a questo credo. È un cambio di paradigma: non si può fare dalla mattina alla sera, però va tentato di fare. In cui veramente uno Stato più trasparente, più magro, che non si deve occupare dei suoi dipendenti, ma si deve occupare dei suoi azionisti, cioè di dirgli adesso sto facendo il tuo bene. Fare una riforma globale su una cosa poco sperimentata potrebbe essere un disastro e poi giustamente avrebbe anche delle resistenze. Sì, infatti lo Stato dovrebbe essere uno stimolatore di soluzioni, quindi sono assolutamente favorevole, però questo vuol dire avere più mano libera, cioè più mano libera però più trasparenza. La mano libera deve corrispondere al fatto che i cittadini devono sapere quello che è stato fatto, deve essere tutto chiarissimo e così sarà più facile valutare la scelta. Serve anche però qui adesso cito un caso che ovviamente non è ripetibile, serve anche una dirigenza diversa, cioè a Singapore, ripeto a Singapore diventare un dirigente pubblico è un onore. E vengono pagati tanto perché innovino, perché creano, ecco, lasciamo stare. Però il dirigente pubblico deve essere una persona ben pagata, innovatore, che risponde. Perché poi i politici, i politici sono un gestore del processo, ma il processo. Cioè dobbiamo portare dentro delle persone che abbiano la tranquillità di poter proporre innovazione, gestirla, avere un ciclo di dimostrazione, che poi magari se ne escono, che facciano questa roba qui. In Italia oggi è evidentemente chiaro che lavorare nel settore pubblico è mignominio, quasi, e poi comunque i vincoli allontanano le cose. Poi dobbiamo anche dire che comunque in tante parti dell'Italia il settore pubblico è un sistema di allocazione delle risorse, quindi di favori, cioè è una rivoluzione. Allora la domanda è come si fa a innestare, perché questo è un percorso, non è che si cambiano le cose. Anche qui torno al tema, come si fa a innestare un percorso che appunto spieghi ai sindacati che è giusto che vogliano, ok, tu vuoi salari più alti, però i salari più alti si possono avere solo se c'è più automazione, se hai cambiato, se no non ci saranno mai, mai. E i cittadini, tutto questo, il punto è che tutti vogliono una cosa di per sé giusta e non il costo del cambiamento, che è un costo anche psicologico di alcune cose.