La finanziarizzazione - Luciano Balbo
La finanziarizzazione: cos'è e come sta sconvolgendo il mondo.
Una raccolta di podcast con riflessioni e analisi di Luciano Balbo.
La finanziarizzazione - Luciano Balbo
IL VALORE DELLE AZIONI (E DEGLI IMMOBILI) SFIDA OGNI EVENTO NEGATIVO
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Perché i capitali non sono mai stati così abbondanti
La finanziarizzazione, cos'è e come sta sconvolgendo il mondo? Il valore delle azioni e degli immobili sfida ogni evento negativo, e questo perché i capitali non sono mai stati così abbondanti. Tutti i commentatori finanziari e gli economisti si domandano come mai, nonostante l'attuale crisi geopolitica internazionale e il suo potenziale impatto negativo sull'inflazione e sull'economia, il valore dei mercati borsistici e finanziari in generale rimangono elevati. Al massimo scendono di fronte a notizie drammatiche, per poi recuperare rapidamente andzi crescere ulteriormente appena il pericolo pare allontanarsi. Si parla di irrazionalità degli investitori o di andamenti dovuti al trading automatico che governa una parte delle gestioni patrimoniali. Ma la vera spiegazione è molto più semplice. La ricchezza, quindi i risparmi, non sono mai stati così grandi rispetto alla disponibilità di beni di investimento. L'evoluzione della situazione negli ultimi 25 anni è ben rappresentata da questi dati, facilmente rilevabili, pur con poche differenze in rete. In particolare faccio riferimento a quelli publicati periodicamente dal McKinsey Institute. Tutti i dati are in relation al PIL in order to render homogeneous and confrontable with the and economy. The fact is that the rickety, cioè la summa of the money, is crescible at 4 to 6, and the majority of this rickety is immobiliario, because circa 30% are liquid and mobile. In mercatici, the value of mercati bolsistic has created dal 90% al 115% del PIL, altrettanto hanno fatto i mercati privati, venture capital, but so il private equity, who passed by valor poco significativamente sempre al 10% del PIL. I debiti pubblici sono altrettanto aumentati, dal 60 al 95% del PIN, e infine i valori immobiliari sono aumentati anche loro dal 90 al 140% del PIN. Ora, che cosa vuol dire tutto questo? Siamo abituati a pensare in passato che l'incremento della ricchezza sia dovuto alla crescita economica, cioè la nascita e allo sviluppo delle attività aziendali, oppure alla costruzione di nuove realtà immobiliari, tutti fattori che generano nuova attività economica, un miglioramento del PIL e di conseguenza maggiori redditi di lavoro e maggiori redditi di capitale, che a loro volta alimentano una corrispondente crescita della ricchezza e dei risparmi. Ma più recentemente non è andata così. Infatti, come spiegano appunto gli studi del McKinsey Institute, quasi il 50% dell'incremento della ricchezza è dovuto all'aumento del valore dei beni immobiliari esistenti, cioè del valore degli immobili e anche di quello delle aziende, which are oggi valutate con parametri in relazione alla relatività molto più elevati che nel passato. Questo è il processo di finanziarizzazione, che come chi mi segue sa è al centro della mia attenzione, cioè si sta creando quello che viene chiamato paper wealth, ricchezza di carta, una ricchezza della quale beneficia chi già aveva le resource for investigation and genera invece ciò di cui la società ha più bisogno, cioè nuove case, nuove aziende, nuovi lavori. Nel nostro imaginario quotidiano, the parola investimento si abbina alla realizzation of qualche nuovo ore allo sviluppo, mentre la maggioranza degli investimenti, soprattutto nel sector immobiliare, is legato a transazioni su beni esistenti. Quindi questa crescente ricchezza sta alimentando il processo nel quale la demanda di investimento aumenta più rapidamente dei beni disponibili per riceverla, facendone quindi crescere il valore andando ad alimentare l'aspettativa positiva che questo processo possa continuare. Non è dunque sorprendente che i valori finanziari non scendano neanche di fronte a rischi potenziali enormi, proprio perché queste risorse non hanno molte alternative e le persone, i gestori patrimoniali, non accettano di tenerle liquide, ma soprattutto, ed è questo il punto critico, non pensano di accettare investimenti con ritorni finanziari più bassi e più a lungo termine, in quanto vi è l'opportunità di ottenere a breve, con ritorni elevati, con le percezioni che il rischio sia basso grazie al sostegno di questa enorme domanda finanziaria. Questa tendenza è ancora più accentuata dal fatto che molti degli investimenti di questo tipo sono fatti a debito, cioè una parte del prezzo è finanziato dalle banche. Tutti i dati mostrano che i prestiti del sistema finanziario verso questo tipo di operazion, chiamate leverage, sta crescendo molto di più rispetto a quelli dell'economia reale, ciò perché vi è una forte domanda e inoltre le banche valutano meno rischiosi questo tipo di prestiti che hanno in garanzia il bene finanziato. Di fronte a questa situazione la domanda che ne consegue e che è oggetto di dibattito è se questo fenomeno stia togliendo risorse all'economia reale, la cui crescita è l'elemento chiave invece per creare beneficio per l'intera collettività. La risposta è complessa. Per la parte debito è probabilmente vero, perché le banche preferiscono questi tipi di finanziamento meno rischiosi e che in generale richiedono una minor capillarità territoriale e quindi hanno meno costi operativi, essendo operazioni di maggiore dimensione fatte verso grandi istituzioni che fanno transazioni finanziarie molto elevate. Tutto questo avviene perché le banche guardano sempre più la loro redditività, che si basa molto sulle gestioni patrimoniali, sulle commissioni per le transazioni, mentre tendono a vedere il credito alle aziende come più costoso e più rischioso. Il credito svolge per l'economia la stessa funzione che la luce e il gas hanno nella nostra vita quotidiana and quindi il credito è in qualche modo una utility. Ma ora l'aspettativa di ritorno degli azionisti delle banche, anche qui la finanziarizzazione, sta riducendo l'interesse strategico verso questo tipo di finanziamenti. Lo conferma il fatto che le banche americane hanno, ad esempio, fatto nel primo trimestre di quest'anno enorme utili derivanti dalle commissioni per le transazioni di vendite e acquisto di titoli, cioè l'estrema volatilità del mercato finanziario, dovuto alle crisi geopolitiche, spinge gli investitori a comprare e vendere più frequentemente, and ciò ha generato questo alto livello di utili, che sono il frutto di un'attività that non ha alcun rischio sostanziale. Diversa invece è la situazione per quanto riguarda gli investimenti in capitale. L'enorme sviluppo del venture capital, which ha portato negli ultimi 20 anni a la creazione di una decina di aziende, which oggi are quelle di maggior valore and the loro technologie sta cambiando la nostra vita, dimostra che progetti ambiziosi and molto rischiosi possono trovare enormi quantità di capitale. La corsa in massicci investimenti nell'intelligenza artificiale ne è oggi la dimostrazione. Il problema è che l'aspettativa di ritorno del capitale, benché come abbiamo visto sia molto abbondante, è estremamente elevata e pertanto trovano risorse quasi solo quelle opportunità che possono promettere questa aspettativa, anche se con forti rischi. Questa è oggi la situazione del mondo occidentale, c'è di un bene molto abbondante, il capitale appunto, che ha però l'aspettativa di continuare ad avere ritorni elevati proprio perché è capace di crearli attraverso questa continua crescita del valore dei beni esistenti. E tutto questo non avviene per cattiverie di pochi operatori finanziari, anche se i gestori finanziari sono gli alimentatori di questa aspettativa. Ma perché? Proprio per la situazione che si è creata, tutti noi, o meglio tutti quelli che hanno risparmi, indipendentemente dalla loro visione della società, non vogliono rinunciare a questa opportunità. E per di più facciamo fatica a riconoscere questo dato di fatto, anche perché la maggioranza degli economisti sta ancora applicando dei modelli non più adatti alla realtà che si è venuta a creare. Tutto questo genera due aspetti molto negativi per le società occidentali. Il primo, stiamo perdendo competitività, in particolare con la Cina, dove le aziende, pur con il forte intervento, talvolta distorsivo del settore pubblico, possono trovare prestiti a lunghissimo termine e a bassi interessi e l'aspettativa di ritorno finanziario del capitale è più bassa. Questo permette investimenti di lungo periodo, sia nella ricerca e sviluppo che nelle attività produttive. Dietro questo meccanismo sta il successo che la Cina sta avendo in tantissimi settori, per esempio nell'automobile elettrica, nei pannelli solari, nelle batterie da cumulo e altre tecnologie molto importanti per il nostro futuro. Non ci stiamo rendendo conto che la nostra brama di ritorno finanziario trova oggi sazietà nel fenomeno della finanziarizzazione, ma la stiamo pagando nella perdita di crescita economica e gradualmente in futuro le nuove generazioni dovranno consumare questa ricchezza, la quale diventerà un necessario sostitutivo di redditi che fanno sempre più fatica crescere e forse del lavoro che verrà a mancare. Il secondo punto è che trovano invece risorse con difficoltà tutte le altre attività, quelle che, spesso piccole, non promettono elevati ritorni finanziari, ma che sono fornitrici di servizi per la comunità, ad esempio gli asili, l'assistenza, come pure le infrastrutture che migliorino la vita della comunità, ma che non offrono ritorni elevati e soprattutto a breve termine. Ma non abbiamo bisogno solo di intelligenza artificiale, anzi, sempre più il disagio che cresce soprattutto nei giovani ci indica che abbiamo bisogno di maggiore coesione, sperimentare nuovi modelli educativi e sanitari e di tempi lunghi per poter raggiungere, i sanitari che hanno bisogno di tempi lunghi per raggiungere un equilibrio economico. Il mercato dei capitali sta guidando la direzione del nostro futuro e della nostra società. Non è però affatto chiaro che questa sia una direzione che possa creare una società coesa, meno disuguale e che renda le persone, e soprattutto i giovani, meno preoccupate. L'utilizzo del capitale è il nodo intorno a cui giochiamo il nostro futuro. Purtroppo di tutto questo si parla troppo poco ed anzi parlarne appare quasi un disturbo rispetto ad una situazione che sempre più assomiglia ad un treno che nella politica, nel mondo intellettuale, nelle organizzazioni della società civile sanno guidare.