Fili Rossi
Un podcast di true crime dedicato ai delitti più inquietanti, misteriosi e poco conosciuti d’Italia e del mondo.
Omicidi irrisolti, sparizioni, cold case, errori investigativi, prove dimenticate e piste che non hanno mai portato a una verità definitiva. Ogni puntata ricostruisce un caso passo dopo passo, con un racconto narrativo e coinvolgente che unisce tensione, contesto, dettagli e domande ancora aperte.
Non solo cronaca nera, ma storie vere che continuano a disturbare, sorprendere e far discutere.
Perché alcuni delitti non finiscono mai davvero.
Fili Rossi
CASO - I Claremont Murders: il serial killer di Perth
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Claremont Murders sono uno dei casi di true crime più noti e inquietanti d’Australia. Tra il 1996 e il 1997, a Claremont, sobborgo di Perth, tre giovani donne scompaiono nel nulla dopo una serata fuori: Sarah Spiers, Jane Rimmer e Ciara Glennon. Due corpi vengono ritrovati. Il terzo no. Da quel momento inizia una delle indagini più lunghe, controverse e discusse della cronaca nera australiana.
In questa puntata di Fili Rossi raccontiamo il caso dei Claremont Murders ripercorrendo i fatti, il clima di paura che travolse Perth, gli errori investigativi, i sospetti, le prove e la lunga caccia al responsabile. Un cold case che per anni ha ossessionato l’opinione pubblica e che ancora oggi resta uno dei delitti più emblematici del true crime australiano.
Se ami i podcast di cronaca nera, i casi irrisolti, le grandi indagini e le storie criminali realmente accadute, questa è una puntata da non perdere.
Tanto ci vuole perché una storia finisca. Alle 2.06, del 27 gennaio 1996, a Claremont, in un subborgo di Perth, nel Western Australia, una ragazza di 18 anni che è montato da una cabina telefonica pubblica. Si chiama Sarah Spears. Ha trascorso la serata fuori al club Bayview, adesso è sola, all'angolo tra Steering Road e Steering Highway. Aspetta. Tre testimoni la vedono in piedi sul marciapiede. Uno di loro nota anche un'auto fermarsi accanto a lei. Il taxi arriva alle 2.09. Sara Spears non c'è più. In quei tre minuti, tra la chiamata e l'arrivo del taxi, Sara scompare. Il suo corpo non sarà mai trovato e quella finestra di 180 secondi diventerà negli anni successivi il simbolo di un caso che terrorizzerà Perth per oltre 20 anni. Perché Sara non è sola. 5 mesi dopo sparisce Jane Rimmer, 23 anni. Il suo corpo viene trovato in un'area boschiva 40 km a sud, 55 giorni dopo. 9 mesi ancora sparisce Chara Glennon, 27 anni, avvocatessa. Il suo corpo viene trovato 19 giorni dopo in un'altra area boschiva a nord di Perth. Stessa modalità, stesse caratteristiche, stesso assassino. La polizia lo sa quasi subito, ma passano 20 anni prima che quel nome venga trovato. Quello che segue è la storia dell'indagine più grande, più lunga e più costosa nella storia del Western Australia: 11 milioni di dollari australiani, oltre 700 agenti, 3.000 persone investigate ed un uomo che per tutto quel tempo ha continuato a vivere accanto ai suoi vicini, a portare la figliastra agli allenamenti di atletica, a lavorare ogni giorno per la stessa compagnia telefonica i cui veicoli aveva usato per uccidere. Io sono Davide Smaldone e questo è Fili Rossi, un podcast true crime che vi porta alla scoperta dei misteri più intriganti del mondo moderno. Come facciamo spesso? Per capire i diritti di Clermont, bisogna prima farvi capire cos'era Perf a metà degli anni 90 e cos'era Clermont nello specifico. Perf è ancora oggi una delle città più isolate del mondo in senso geografico. Nel 1996 ha poco più di un milione di abitanti, un'economia trainata dal settore minerario e un senso di sé come luogo sicuro, distante dai problemi delle grandi metropoli dell'est australiano. È una città che va a dormire presto e si sveglia presto, tranne che nel fine settimana, quando la vita notturna si concentra in pochi quartieri, e uno di questi è Claremont. Claremont è un sobborgo benestante a 10 km dal centro, affacciato sull'estuario del fiume Swan. Di giorno è una via alberata con negozi e caffè, di notte, nel fine settimana, è il posto dove si va a ballare. L'Ocean Beach Hotel, il Continental Hotel, il club Bayeview e altri locali sono vicini tra loro. Le strade sono illuminate, c'è gente in giro. È il tipo di posto in cui una ragazza che ha finito di ballare si sente ragionevolmente al sicuro ad aspettare un taxi sul marciapiede. È questo che rende i delitti di Claremont così difficili da assorbire per la città. Non succedono in luoghi bui e remoti, succedono in piano centro, in un quartiere frequentato, a pochi passi dai locali. E le vittime non sono in una situazione di vulnerabilità insolita, stanno facendo quello che fanno ogni fine settimana migliaia di giovani donne a Perth. Tano a casa dopo una serata con gli amici. Sarah Spears ha 18 anni quando scompare il 27 gennaio 1996. Lavora come segretaria. Vive con la sorella maggiore a South Perth. Quella sera era al club Baby con amici. Lascia il locale intorno alle due di notte, da sola. Chiama il taxi, aspetta, sparisce. Non si saprà mai con certezza cosa le è successo in quei tre minuti. Il suo corpo non è mai stato ritrovato. Sara è l'unica delle tre per cui non esiste ancora oggi un luogo dove portare un fiore. Jane Rimmer ha 23 anni. Lavora come operatrice in un asilo nido. Abita a Shanton Park. La sera del 9 giugno 1996 esce con un gruppo di amiche. Passano dall'Ocean Beach Hotel al Continental Hotel, poi si spostano verso il club Baby. Davanti al club c'è la coda. Le amiche decidono di prendere un taxi e tornare a casa. Jane decide invece di restare. L'ultimo fotogramma che abbiamo di lei è un'immagine delle telecamere di sicurezza del Continental 4 minuti dopo mezzanotte di domenica mattina. Jane è fuori dall'ingresso, sola, e un uomo che non sarà mai identificato le si avvicina. 55 giorni dopo, il 3 agosto 1996, una famiglia che raccoglie i fiori selvatici trova il suo corpo nudo in un'area boschiva a Wellard, 40 km a sud di Pert. Chara Glenn ha 27 anni. È avvocatessa. Vive a Mosman Park. La sera del 14 marzo 1997 è con amici al continente a Lotel, decide di tornare a casa da sola. Tre uomini, in attesa all'autobus, la vedono camminare verso sud lungo Stirling Highway intorno a mezzanotte e mezza e notano un veicolo di colore chiaro fermarsi accanto a lei. Interagisce con il guidatore poi scompare. 19 giorni dopo, il 3 aprile 1997, un escursionista trova il suo corpo semivestito in un'area boschiva a Englishon 40 km a nord di Perth, nella direzione opposta rispetto a dove era stato trovato il corpo di Jane Rimmer. Le autopsie di Rimmer e Glennon rivelano elementi comuni: ferite da arma da taglio al collo come causa della morte, e ferite difensive sulle mani e sulle braccia. Entrambe si sono difese dal loro aggressore ed entrambe hanno lottato. I corpi sono stati depositati in zone semirurali ai margini dell'area metropolitana, non nascosti con particolare cura, ma abbastanza lontani da ritardarne il ritrovamento. C'è poi una quarta vittima che la polizia ha collegato in modo informale al caso senza mai raggiungere una conclusione definitiva. Julie Cutler aveva 22 anni quando scompare il 20 giugno del 1988, dopo aver lasciato una funzione aziendale al Parmelia Hilton Hotel di Perth. Il suo corpo non è mai stato ritrovato. Nel 2008 il giornalista Liam Bartlett riferì che la polizia aveva detto al padre di Julie che la figlia era probabilmente una vittima dello stesso assassino di Claremont. Il collegamento non è mai stato provato e Bradley Edwards non è mai stato formalmente accusato per la sua scomparsa. Ma il fatto che Julie Cutler fosse scomparsa nello stesso anno in cui Edwards, quello che impareremo a conoscere come l'assassino in questo caso, aveva commesso la prima aggressione, è pesa ed è rimasto sullo sfondo di questo caso per decenni. Quello che queste tre storie, quattro se si include anche Julie, hanno in comune è la loro normalità. Non c'era niente di straordinario in quelle serate. Non c'erano segnali di pericolo evidenti, non c'erano situazioni che, viste dall'esterno, avrebbero fatto scattare un allarme. C'erano ragazze che tornavano a casa dopo una serata fuori, in un quartiere frequentato, nella loro città. È questa normalità che ha atterrorizzato Pert per 20 anni: l'idea che il pericolo potesse essere ovunque e che nessuna circostanza, per quanto ordinaria, fosse davvero sicura. L'effetto sulla vita quotidiana di Perth fu immediato e duraturo. Dopo la scomparsa di Jane River, e ancora di più dopo quella di Chara Glenn, le donne di Perth cambiarono abitudini. Le uscite notturne si accorciarono, le amiche si accompagnavano fino al taxi, fino alla macchina, fino alla porta di casa. I genitori aspettavano la chiamata di conferma. I locari di Claremont videro calare le presenze nei weekend. Alcune donne smisero del tutto di uscire la notte da sole. Era una paura razionale, basata su eventi reali in un quartiere reale, su strade che conoscevano. E questo la rendeva ancora più difficile da gestire. Non si poteva dire che stava succedendo in luoghi che non si frequentavano o a persone che non si conoscevano. Stava succedendo nel centro della vita sociale di Perth, alle ragazze che abitavano nel quartiere accanto. Il governo del Western Australia offrì nel 1997 una ricompensa di 250.000 dollari australiani, la più alta mai offerta nello Stato fino a quel momento. Le segnalazioni arrivarono a migliaia. La polizia gestì 20.000 chiamate anonime solo nei primi anni. Ogni segnalazione, ogni nome, ogni veicolo visto di notte a Claremont doveva essere verificato, catalogato, incrociato con gli altri. Era un volume di materiale che avrebbe sommerso qualsiasi indagine e che in parte contribuì a rendere il caso così difficile da risolvere. Troppazione, concentrata, tutta nel posto sbagliato. Uno degli aspetti più rilevanti di questo caso, e uno di quelli che il processo del 2020 ha chiarito con maggiore precisione: è il modus operandi dell'assassino. Non è un'elaborazione teorica, è una ricostruzione basata su elementi concreti che il giudice Stephen Hall ha esaminato e accettato nella sua sentenza di 619 pagine. Il meccanismo è sempre lo stesso. L'assassino opera di notte, nelle prime ore del mattino, nei weekend. Si muove in automobili nei dintorni di Claremont. Individua donne sole, a piedi, che stanno cercando di tornare a casa, offre o impone un passaggio. Le vittime accettano o vengono costrette ad accettare e poi spariscono. Il veicolo è un elemento centrale: I testimoni che hanno visto Jane Rimmer per l'ultima volta fuori dal Continental, quelli che hanno visto Ciara Glenn interagire con un'auto su Stirling Highway e quelli che avevano visto Sarah Spears in attesa con un'auto ferma accanto a lei, tutti descrivono veicoli di colore chiaro. Tra il 1996 e il 1998, Bradley Edwards guidava come veicolo di servizio Telstra una Station Wagon Holden Commodore Serie 1 bianca, con i loghi aziendali. Una delle prove più solide del processo sono le fibre. Fibre del tappeto del bagagliaio di quella Commodore sono state trovate sui corpi di Jane Rimmer e Ciara Glon. Non corrispondevano a nessun altro veicolo nel database forense del Western Australia. C'è poi il dettaglio dei cosiddetti Burger Boys: un gruppo di uomini che quella notte erano vicini alla scena, che ha testimoniato, durante il processo, di aver visto una Commodore Station Wagon passare nella zona poco dopo che Chara Glenn era scomparsa dalla loro visuale, e di aver notato i caratteristici cerchi a goccia presenti su alcuni modelli serie 1 di quella vettura. È il tipo di testimonianza che, da sola, non basta, ma che si incastra con le fibre, con il DNA e con tutto il resto. La modalità degli omicidi di Rimmer e Glenn è la stessa: ferite da arma da taglio al collo, ferite difensive alle mani e alle braccia. La violenza è rapida ma non priva di lotta. Entrambe le vittime hanno tentato di difendersi. Non ci sono evidenze di violenza sessuale sui corpi. Una caratteristica che distingue questi omicidi dalle aggressioni precedenti di Edwards e che la difesa ha usato come argomento. Justice Hall ha rigettato l'argomentazione, osservando che il modus operandi può evolvere e che la propensione alla violenza contro donne sconosciute è il filo comune tra tutte le condotte di Edward. I corpi vengono depositati in aree boschive periferiche, non nello stesso posto, non con uno schema geografico prevedibile, ma sempre abbastanza lontano dalla scena del rapimento, da rendere difficile un collegamento immediato. L'assassino conosce bene il territorio metropolitano di Perth, sa dove finisce la città e dove inizia il bush. Sa come arrivarci di notte senza farsi notare. Una guardia di sicurezza testimonia durante il processo di aver visto un furgone Telstra parcheggiato al cimitero di Caracata a Clermont. Più di una volta, sia dopo l'aggressione del 1995 che nelle settimane precedenti alla scomparsa di Sarah Spears nel gennaio 1996. Non c'era nessun motivo di servizio che giustificasse quella presenza. Si scoprì in un secondo momento che quel furgone era proprio di Edwards. E poi c'è il silenzio di 20 anni. L'assassino smette di colpire dopo cara Glennon nel marzo del 1997. Si risposa. Diventa patrigno. Partecipa come volontario al club di atletica leggera della figliastra. Lavora per Testra. Vive a Cewdale, un sobborgo di Perth. Per quasi due decenni è semplicemente un vicino di casa, un collega, un padre adottivo. Il profiler americano David Caldwell, che aveva costruito il suo profilo del serial killer già nel 1997, aveva previsto questo con precisione. Quando verrà arrestato, aveva detto: la gente sarà assolutamente sbalordita. Diranno: Lavoravo con quest'uomo, era il mio vicino di casa. Il profiler americano David Caldwell, che aveva costruito il suo profilo del killer già nel 1997, aveva previsto con precisione questo elemento. Quando verrà arrestato, aveva detto, la gente sarà assolutamente sbalordita. Tutti diranno: Lavoravo con quest'uomo, o era il mio vicino di casa, e non ho mai sospettato nulla. Entro 48 ore della scomparsa di Sarah Spears, il caso è già in mano alla Major Crime Squad della polizia del Western Australia. Ma ripercorriamo ora i passi principali dell'indagine. Entro 48 ore dalla scomparsa di Sarah Spears, il caso è già in mano alla Major Crime Squad della polizia del Western Australia. Dopo la scomparsa di Jane Rimmer nel giugno del 1996, viene istituita una task force speciale. Si chiama Macro. È l'inizio di quella che diventerà l'indagine più grande, più lunga e più costosa della storia del Western Australia. Macro viene guidata inizialmente dal detective Paul Ferguson, un veterano degli omicidi seriali. È lo stesso investigatore che aveva catturato David e Catherine Birney, i serial killer di Perth negli anni 80. Ferguson sa cosa sta cercando, ma sa anche che un serial killer che non lascia tracce biologiche facilmente identificabili, che agisce di notte in una città aperta e che poi smette di colpire, è una delle sfide più difficili dell'investigazione criminale. Al suo picco, Macro ha oltre 100 membri organizzati in 10 squadre. Nel corso della sua esistenza, che si estende formalmente fino al settembre 2005, quando viene sciolta e l'indagine passa alla Special Crime Squad, coinvolge più di 700 agenti e investica circa 3.000 persone. 11 revisioni indipendenti vengono condotte nel tempo. Il costo complessivo supera gli 11 milioni di dollari australiani. I metodi adottati sono un mix di innovazione, improvvisazione e, in alcuni casi, scelte discutibili. Sul fronte dell'innovazione, Macro è tra le prime task force australiane a usare sistematicamente la profilazione criminale. Il profiler americano David Coldwell e l'australiano Claude Minisini costruiscono un profilo del serial killer che, visto oggi, si rivela straordinariamente accurato: un uomo di media età, intelligente, con un lavoro regolare, apparentemente normale, alla comunità. Il profilo viene ampiamente diffuso dai media, contribuendo a orientare la ricerca verso la persona giusta senza però riuscire a identificarla. Sul fronte delle scelte più discutibili, Macro distribuisce questionari a 110 persone di interesse che includono domande dirette come sei tu l'assassino? E dovremmo credere alle tue risposte? Il metodo, sviluppato dall'esperto israeliano Avino Am Sapir e chiamato SCAN viene importato dall'estero con grandi aspettative. I risultati sono, nel migliore dei casi, difficili da valutare. La Task Force fa anche importare dall'estero un poligrafo, la macchina delle verità, i cui risultati non sono tuttavia ammissibili come prova in tribunale. Uno degli ufficiali di Macro accetta perfino l'offerta di David Birney, serial killer in carcere, di assistere le indagini con le sue indicazioni. Una decisione che viene criticata apertamente e che dà la misura della pressione a cui la task force è sottoposta. La prima pista importante porta verso i tassisti. Poiché le vittime erano state viste per l'ultima volta in circostanze compatibili con l'attesa di un mezzo di trasporto, e poiché una delle chiamate di Sarah Spears era una chiamata a un'azienda di taxi, la polizia si concentra inizialmente su quel settore. Un'enorme operazione di raccolta di impronte digitali e campioni di DNA viene condotta su migliaia di tassisti di per 78 conducenti con precedenti penali significativi vengono privati della licenza. Un tassista, che sostiene di aver trasportato Sara la sera prima della scomparsa, viene indagato a lungo. La pista però non porta da nessuna parte. La pista più lunga e più costosa in termini di risorse, di tempo e di reputazione è quella di Lance Williams. Nell'aprile del 1998, un funzionario pubblico di 41 anni di Codeslow viene identificato come sospettato principale durante un'operazione con agente in borghese. Williams aveva attirato l'attenzione perché guidava di notte nel quartiere di Claremont, a volte percorrendo gli stessi giri fino a 30 volte in una notte. Quando offre un passaggio a un agente donna in borghese, la polizia lo mette sotto sorveglianza. La sorveglianza dura anni. Williams viene interrogato 6 volte a lungo. Viene sottoposto al poligrafo. La sua casa viene perquisita nel 2004, durante la revisione della task force guidata da Paul Schwamm. Williams mantiene sempre la sua innocenza. Nel 2008, dieci anni dopo che è stato identificato come sospettato principale, la polizia lo dichiara ufficialmente non più persona di interesse. Lance Williams morirà di cancro nel febbraio del 2018, a 61 anni, senza essere mai stato incriminato per nulla. Il suo nome era stato reso pubblico dai media come il principale indiziato e aveva vissuto sotto quella pressione per un decennio. Pressione che poi alla fine probabilmente lo ha logorato. Ci sono altri nomi che compaiono e spariscono nel corso degli anni. Bradley Murdock, l'assassino del backpacker, viene investigato ma escluso rapidamente. Era in custodia cautelare dal novembre del 1995 al febbraio del 1997 e che gli fornisce un alibi per l'intero periodo dei delitti. Nel 2006 viene annunciato che il britannico Mark Dixie, condannato per l'omicidio di una modella nel Surrey, è sospettato principale. La Task Force richiede campioni del suo DNA, ma il vicecommissario Marie Lampard dirà successivamente che Dixie era stato indagato all'epoca e definitivamente escluso. Anche il sindaco di Claremont, Peter Wegers, viene sottoposto ai questionari investigtiviti. E ha perquisizioni nel 2004. Anche la sua pista non porta da nessuna parte. In tutto questo tempo, Bradley Edwards non è nemmeno nel radar dell'indagine, non è nella lista delle persone di interesse. Non è uno dei 3.000 nomi investigati. Lavora ogni giorno per Terstra, come ha sempre fatto. A precedenti: un'aggressione nel 1990 all'Hollywood Hospital, per cui aveva ricevuto due anni di libertà vigilata, ma non abbastanza da farlo emergere tra le migliaia di nomi esaminati. E il DNA, prelevato dalla vittima dello stupro al cimitero di Carracatta nel 1995 di cui Edwards è stato accusato, è rimasto nel database senza corrispondere a nessuno per 14 anni. Nel 2004 Paul Schram, l'investigatore che aveva guidato l'indagine sui famigerati omicidi di Snowtown, in South Australia, conduce una revisione esterna della Macro Task Force. Le sue conclusioni sono critiche. L'indagine si era concentrata troppo a lungo su un unico sospettato, Williams, a scapito di altre piste. Vengono condotte perquisizioni domiciliari, inclusa quella a casa Williams e quella a casa del sindaco di Claremont. Nessuna, però, porta risultati. Nel settembre del 2005, Macro viene formalmente sciolta. L'indagine passa alla Special Crimes Squad, con meno risorse, ma forse con occhi più freschi. È da questo momento in poi che l'attenzione si sposta gradualmente verso i colcase e verso le prove biologiche conservate negli archivi forensi, e che il cammino verso la svolta del 2009 comincia, lentamente, a prendere forma. Ma è qui che arriva la svolta, che viene fornita proprio dalla scienza forense. La svolta che risolve il caso non arriva appunto da un testimone, non da una confessione, non da un errore dell'assassino nel senso tradizionale del termine. Arriva da una tecnica di analisi del DNA che nel 2008 non era ancora disponibile in Australia, e da un campione biologico conservato sotto le unghie di una donna morta 11 anni prima. Nel 2008, dopo un decennio di analisi forense infruttuose, il sergente George Payton della Polizia del Western Australia porta di persona campioni prelevati dalle unghie della mano sinistra di Chara Glenn, catalogati negli archivi fiorensi come prova AIM40 e AGM42 in un laboratorio specializzato a Londra. Li consegna al dottor Jonathan Whitaker, un esperto di DNA che aveva già lavorato su casi internazionali di alto profilo, incluso il caso dell'omicidio del backpacker Peter Falconio in Australia. Whitaker applica la tecnica Low Copy Number o LCN, una metodologia che consente di amplificare e analizzare frammenti di DNA estremamente esigui, quantità che le tecniche standard non riuscirebbero a rilevare. Il test rivela la presenza di DNA maschile sconosciuto sotto le unghie di Ciara Glenn. Il profilo viene classificato come un male 4, maschio sconosciuto 4. Viene inserito nel database britannico, poi in quello australiano nazionale nessuna corrispondenza. Poi, il 16 gennaio 2009, Laurie Webb, scienziato senior di Pathwest, in laboratorio forense del governo del Western Australia, inserisce il profilo nel database specifico dello Stato e ottiene una corrispondenza. Il DNA sotto le unghie di Chara Gnon corrisponde al DNA prelevato dalla vittima dello stupro al cimitero di Carracatta nel febbraio del 1995. La stessa persona che aveva aggredito una ragazza di 17 anni in un cimitero di Perth aveva ucciso Chara Glon. Due crimini distanti due anni, geograficamente vicini, ora collegati da un filo biologico. È la prima certezza assoluta che il caso abbia avuto in quasi 15 anni. Mancano ancora 7 anni per dare un nome a quella non-male 4. La svolta definitiva arriva nel 2016, nel contesto di una rivisione sistematica dei cold case da parte della polizia del Western Australia. Viene riesaminato un reperto rimasto in archivio per 28 anni, il kimono macchiato di sperma, lasciato dall'aggressore durante l'irruzione in una casa di Huntingdale nel febbraio del 1988. All'epoca, nel 1988 appunto, non esistevano le tecniche per analizzare quel campione in modo efficace. Nel 2016 il test è disponibile. Il DNA sul kimono corrisponde al maschio sconosciuto 4. Adesso gli investigatori hanno un profilo biologico consistente su tre scene del crimine diverse. Huntingale 1988, Carracatta 1995 Glenn 1997, ma ancora nessun nome. La svolta arriva dall'analisi di un'impronta digitale, quella lasciata sulla maniglia della porta della casa di Huntingale nel 1988. Le impronte digitali di Edward erano nel sistema dal 1990, anno della sua condanna per l'aggressione all'Hollywood Hospital. La corrispondenza è positiva. Il maschio sconosciuto 4 ha un nome: Bradley Robert Edwards, nato il 7 dicembre 1968, tecnico delle telecomunicazioni terstra residente a QD. Prima di procedere all'arresto, però la polizia vuole una conferma biologica indipendente. Viene avviata un'operazione sotto copertura. Quando Edward va al cinema con la figliastra, scarta una bottiglia di Sprite e la lascia in un cestino. Gli agenti la recuperano. Il DNA estratto dalla bottiglia corrisponde a tutti i profili precedenti. Il cerchio finalmente si chiude. Il 22 dicembre 2016 Bradley Robert Edward viene arrestato nella sua casa di Cudale a 48 anni. Viene interrogato per 14 ore. Il giorno dopo viene formalmente incriminato per l'omicidi di Jana Rimmer e Chara Glenn. Nel febbraio del 2018 viene aggiunto il capo d'accusa per l'omicidio volontario di Sarah Spears. In totale, Edward è accusato di 8 reati. Il 21 ottobre del 2019, un mese prima dell'inizio del processo, Edwards si dichiara colpevole dei cinque capi d'accusa non omicidiari. L'irruzione e l'aggressione sessuale di Huntingdale nel 1988, e i due stupri aggravati e il sequestro di persona nel cimitero di Carracatta nel 1995. Per i tre omicidi, mantiene la dichiarazione di non colpevolezza. Qui che si apre il processo di Bradley Robert Edwards, che è, nei numeri, qualcosa che non ha precedenti nella storia giudiziaria del Western Australia. 95 giorni di udienza distribuiti tra il 25 novembre 2019 e il 25 giugno 2020, 240 testimoni, 10.828 pagine di trascrizioni. 2.879 reperti depositati, un fascicolo elettronico che occupa multipli terabyte, un costo complessivo di circa 11 milioni di dollari australiani, come vi abbiamo già detto, e tutto questo davanti a un giudice solo, senza giuria. La scelta del processo senza giuria, un giudge alone trial, ammissibile nel Western Australia ai sensi delle normative locali, era stata richiesta dall'accusa e accettata dalla difesa. Le ragioni erano quattro: la copertura mediatica enorme e prolungata, che rendeva quasi impossibile trovare i giurati imparziali. La durata prevista del processo, la natura grafica e disturbante di alcune prove, e la complessità tecnica delle evidenze forensi sul DNA. Il giudice designato è il Justice Stephen Hall della Supreme Court of Western Australia, lo stesso magistrato che aveva già emesso la sentenza di reclusione a vita senza possibilità di scarcerazione, per Anthony Harvey, in un altro caso di omicidio multiplo. Justice Hall aprì il suo verdetto con una frase che ha fatto il giro del mondo. Questo è un processo come nessun altro. Questo è un processo come tutti gli altri. Queste due affermazioni, apparentemente inconciliabili, sono entrambe vere. Stava dicendo due cose contemporaneamente. La prima, che il caso era straordinario per dimensioni, durata e peso emotivo. Il secondo, che i principi fondamentali del processo penale, la presunzione di innocenza, l'onere della prova sullo Stato, lo standard del Beyond Reasonable Doubt, al di là di ogni ragionevole dubbio, si applicavano in modo identico, a questo come a qualsiasi altro processo. La procuratrice capo Carmen Barbagallo, Deputy Director of Public Prosecutions del Western Australia, presentò la sua strategia in sei punti. Come prima cosa, la panoramica della vita di Edwards, seguita dalla ricostruzione del suo servizio quasi quarantennale, per Telecom prima e per Telstra, poi, con tutti i dettagli su sedi, orari e veicoli. La presentazione cronologica delle prove dei reati tra il 1988 e il 1997. Le testimonianze di investigatori e specialisti forensi. Le prove delle fibre, e infine l'interrogatorio di Edwards di sei ore condotto dopo l'arresto. La costruzione dell'accusa era solida nella sua struttura: un uomo che attaccava donne con un'escalation di violenza documentata nell'arco di un decennio e che aveva i mezzi, il veicolo e la conoscenza del territorio per compiere i diritti di Clermont. L'avvocato difensore Poliovic basò la sua strategia su quattro argomenti principali. Il primo. Il DNA trovato sotto le unghie di Ciara Glenn poteva essere il risultato di una contaminazione accidentale nei laboratori di Bathwest, dove un campione di Edwards era già stato conservato dal 1995. Secondo, le fibre trovate sui corpi potevano provenire da un'altra fonte o da un altro veicolo non incluso nel database del Western Australia Camp Center. Terzo, il comportamento di Edwards nell'aggressione al cimitero Carracatta, dove aveva legato e bendato la vittima, che era sopravvissuta, era marcatamente diverso dalla modalità degli omicidi. Quarto. Le attività note di Edwards nelle ore precedenti e successive alla scomparsa di Sarah Spears lasciavano un margine temporale troppo ristretto per commettere il delitto. Justice Hall esaminò ogni argomento con la precisione che ci si aspetta da una sentenza di 619 pagine. Sul DNA accolse la posizione dell'accusa, rigettando categoricamente l'ipotesi della contaminazione. Il DNA di Edwards sotto le unghie di Chara Glenn vi era raggiunto nel corso di una colluttazione violenta poco prima della morte della vittima. Questo era l'unico modo in cui i dati fossero spiegabili. Sulle fibre, il database del Western Australia Chem Center non era esaustivo. Con CSH, ma la combinazione specifica di fibre trovate sui corpi di Rimmel e Glon, fibre del tappeto del bagagliaio, di una Commodore e fibre dell'abbigliamento da lavoro Tesla, non corrispondevano a nessun altro veicolo presente nel database. La probabilità di una coincidenza era, nelle sue parole, trascurabile. Le prove di propensione, il Propensity Evidence, ammissibile ai sensi della sezione 31A dell'Evidence Act del Western Australia, erano forse il pilastro più delicato dell'intera impalcatura accusatoria. Hall fu chiaro sul valore e sui loro limiti. Le prove di propensione possono essere rilevanti per stabilire se una persona è più probabilmente l'autrice di un crimine o meno, ma devono essere esaminate con cura e da sole non provano la colpevolezza dell'accusato. Nel caso di Edward, tuttavia, le prove di propensione non erano isolate. Si sommavano al DNA, alle fibre e a quello che l'accusa chiamò il Tetra Living Witness Project. Il Testra Living Witness Project è forse uno degli elementi più inquietanti del processo e uno dei più rivelatori del comportamento di Edward negli anni dei delitti. L'accusa chiamò a testimoniare diverse donne che, tra il 1995 e il 1997, erano state avvicinate nella zona di Claremont e Cosdow dal uomo a bordo di un veicolo Telstra o che si presentava come dipendente Telstra, offrendo loro un passaggio. Alcune avevano accettato e erano arrivate a destinazione senza che nulla accadesse, altre avevano rifiutato. Il quadro che emerge da queste testimonianze è quello di un uomo che, nei mesi tra l'aggressione di Caracatta nel febbraio del 1995 e la scomparsa di Ciara Glenn nel marzo del 1997, stava sistematicamente pattugliando la zona di Claremont di notte nel suo veicolo di servizio, selezionando potenziali vittime. Le donne che avevano accettato il passaggio e erano sopravvissute non sapevano di essere state messe di fronte alla stessa persona che aveva ucciso Jane Rimmer. Non lo sapevano allora, lo hanno scoperto al processo 20 anni dopo. Il 24 settembre 2020, Justice Saul emette il suo verdetto: Bradley Robert Edwards è colpevole degli omicidi volontari di Jane Rimmers e Chara Glonon, non colpevole dell'omicidio volontario di Sarah Spears. Per Rimmer e Glenn, DNA, fibre e propensity evidence lo portano al Beyond Reasonable Doubt: oltre ogni ragionevole dubbio. Per Spears il corpo non è mai stato trovato e le somiglianze con gli altri casi sono di natura più generale. Una possibilità anche una probabilità, ha detto Hall, ma non basta. Lo standard dell'oltre ogni ragionevole dubbio non era raggiunto. Il 23 dicembre 2020 Bradley Robert Edwards viene condannato a ergastolo per ciascuno degli omicidi di Jane Rimmer e Ciara Glonon con un periodo minimo di 40 anni prima della possibilità di accedere alla libertà vigilata. È il periodo di non parole più lungo nella storia giudiziaria del Western Australia. Justice Hall aggiunge una frase che non lascia ambiguità: c'è un'altra probabilità che Edward muoia in carcere. Edwards non presenta appello entro i termini previsti. Il 3 febbraio 2021 la condanna diventa definitiva. Quello che sappiamo con certezza è questo: tra il gennaio 1996 e il marzo 1997, tre giovani donne scompaiono da Cretmont, Perth. Jane Rimmer e Ciara Glennon vengono trovate uccise in aree boschive periferiche. Sarah Spears non viene mai trovata. Bradley Robert Edward, tecnico Telstra, viene arrestato il 22 dicembre 2016 grazie al DNA. Il collegamento nasce da un test LCN condotto nel 2008 su campioni sotto le unghie di Glenn, che nel 2009 corrispondono al DNA dello stupro di Caracatta del 1995. Nel 2016, il kimono del 1988 e un'impronta digitale identificano Edwards. Il processo dura 95 giorni. Edwards viene condannato per Rimmer e Glenn, assolto per Spears. La condanna è all'ergastolo con un minimo di 40 anni, definitiva dal 3 febbraio 2021. Il corpo di Sara Spears non è ancora stato trovato. Ma c'è una domanda che il verdetto non chiude e che probabilmente non si chiuderà mai. Almeno non nei termini che la famiglia di Sarah Spears meriterebbe: Dove si trova Sara? Dopo il verdetto, il commissario di polizia Chris Dawson dichiarò pubblicamente: Continueremo a indagare sull'omicidio di Sarah Spears. Vogliamo trovare Sara e lo faremo. Il Premier del Western Australia Mark McGowan si rivolse direttamente a Edwards chiedendogli di rivelare il luogo dove si trova il corpo. Edwards non ha mai risposto. Continua a negare il proprio coinvolgimento negli omicidi per i quali è stato condannato. A marzo del 2026, a 30 anni dalla scomparsa, Sarah Spears non è ancora stata trovata. Il caso dei delitti di Claremont dice molte cose, alcune scomode. Dice che una task force di 700 agenti, 11 milioni di dollari e oltre 20 anni di lavoro ha inseguito a lungo le persone sbagliate, e che uno degli effetti collaterali di questa concentrazione sull'ens Williams è stato quello di tenere Edwards fuori dal radar per anni in cui forse avrebbe potuto essere trovato prima. Dice che le tecniche forensi, che hanno risolto il caso, non esistevano quando i delitti furono commessi, e che senza il test LCN del 2008 e senza i campioni di Caracatta del 1995 correttamente conservati, non ci sarebbe stato nessun processo. Dice che un uomo può vivere una vita apparentemente normale per quasi 20 anni dopo aver commesso due, quasi certamente tre, omicidi. Lavorando per la stessa azienda i cui veicoli aveva usato per uccidere, inserito nella stessa comunità di cui le sue vittime facevano parte, dice anche qualcosa sul sistema giudiziario che vale la pena fermarsi a considerare. Justice Hall ha assolto Edwards dall'omicidio di Sarah Spiers, non perché ritenesse che Edwards fosse innocente, infatti, aveva detto esplicitamente che pensava fosse coinvolto, ma perché lo standard probatorio dell'oltre ogni ragionevole dubbio, in assenza di prove e senza un corpo, non era raggiunto. È una distinzione che fa male alla famiglia di Sara. È anche la distinzione che rende il sistema giudiziario degno di fiducia. Un processo che avesse condannato Edwards per Spears sulla base di una probabilità per quanto alta, avrebbe condannato sulla base di qualcosa che non era prova, e questo, per qualsiasi altro imputato, in qualsiasi altro processo, avrebbe avuto conseguenze che vanno oltre il singolo caso. Questa è forse la lezione più difficile del caso Claremont: che la giustizia e la verità non sono sempre la stessa cosa. La verità, quella che la polizia ritiene probabile, quella che la famiglia di Sara sente nel profondo, dice che Edwards ha ucciso anche lei. La giustizia, con i suoi standard, i suoi principi e le sue garanzie, non può dirlo. Non senza prove. E le prove, nel caso di Sara Spears, sono ancora sepolte da qualche parte nel territorio di Perth, o forse nel fondo di un fiume, o nella mente di un uomo condannato all'ergastolo che non ha nessun incentivo a parlare. Tre minuti è tutto quello che è servito quella notte del gennaio 1996 perché Sarah Spears sparisse. Trent'anni dopo, la sua famiglia aspetta ancora, e Claremont, il quartiere illuminato, frequentato e sicuro, porta ancora addosso il peso di quelle notti. Questi erano i delitti di Clermont, tre giovani donne, una città terrorizzata per vent'anni. Un'indagine da record, una svolta forense che ha cambiato la storia del caso. È un processo che ha consegnato alla giustizia un uomo condannato all'ergastolo. Nella prossima puntata seguiremo un altro filo rosso, ma quei tre minuti tra la cabina telefonica e il taxi che arriva a vuoto, quelli non si dimenticano. Io sono Davide Smaldone e questo era Fili Rossi, un podcast che vi porta alla scoperta dei delitti più sconvolgenti del mondo moderno.