Fili Rossi

DOSSIER - Nathan Leopold: Il Delitto Perfetto non Esiste...

Davide Smaldone Season 1 Episode 5

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Può un ragazzo brillante, ricco e apparentemente destinato a un futuro straordinario trasformarsi in un assassino? In questa puntata di Fili Rossi entriamo nel profilo di Nathan Leopold, protagonista di uno dei casi criminali più celebri e disturbanti del Novecento: il delitto Leopold e Loeb.

Tra ossessione intellettuale, senso di superiorità e ricerca del delitto perfetto, raccontiamo la storia di un giovane che pensava di poter sfidare la morale, la legge e perfino le conseguenze delle proprie azioni. Una vicenda vera che ancora oggi inquieta, perché mostra quanto l’intelligenza, da sola, non abbia nulla a che vedere con la coscienza.


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Il 21 maggio 1924, due ragazzi di 18 e 19 anni uccidono un bambino di 14. Non per denaro, ne avevano già abbastanza, non per vendetta, non lo conoscevano quasi. Lo fanno per dimostrare di essere al di sopra della legge comune. Lo fanno come esperimento intellettuale. Uno di loro si chiama Nathan Leopold Jr., un quoziente intellettivo stimato intorno a 200. Laureato a 19 anni. Studioso di Nietzsche. Una delle menti più brillanti misurate all'epoca. Applicata alla pianificazione di quello che definiva il crimine perfetto. Questa è la sua storia. Immaginate un bambino che ha 4 mesi pronuncia le sue prime parole. Non è un'esagerazione agiografica. È il dato che aprirà anni dopo ogni articolo, ogni perizia psichiatrica, ogni ricostruzione giornalistica del caso Leopold. Nathan Freudenthal Leopold Jr., soprannominato Babe, nasce il 19 novembre 1904 a Chicago, in Illinois, in una famiglia ebrea tedesca tra le più facoltose della città. Il padre, Nathan Leopold Sr., è un importante produttore di scatole e spedizioniere. Vivono nel quartiere di Kentwood, uno dei più prestigiosi della città. Crescono a pochi isolati dai Lub, una famiglia benestante ebrea, quasi un doppio speculare della loro. La madre muore quando Leopold è ancora bambino. È un lutto che diversi biografi collocano al centro del suo sviluppo emotivo, ma con cautela, perché Leopold è uno di quei casi in cui la tentazione di spiegare tutto con un singolo trauma è forte e spesso fuorviante. Quello che sappiamo è che cresce in un ambiente di privilegio assoluto, circondato da governanti, precettori privati, ogni risorsa materiale e intellettuale disponibile e con un'assenza strutturale, quella di qualcuno che li insegni dove finisce la propria volontà e comincia quella degli altri. L'intelligenza è fuori scala fin dall'inizio. In età adulta Leopold affermerà di conoscere 27 lingue con padronanza attiva di almeno 5: inglese, francese, tedesco, italiano e sanscrito. I test psicologici condotti durante la detenzione gli attribuiranno un quoziente intellettivo stimato intorno a 200. A 19 anni ha già una laurea con lode all'Università di Chicago ed è iscritto alla facoltà di giurisprudenza con l'intenzione di trasferirsi ad Harvard nell'autunno del 1924. È anche ornitologo dilettante di livello riconosciuto, ha pubblicato uno studio sulla sterna di Kirtland che gli specialisti continuano a citare. Ma accanto all'ornitologo e al poliglotta c'è un altro Leopold. Un lettore ossessivo di Friedrich Nietzsche, in particolare del concetto dell'Hubert Manch, il superuomo. Leopold non legge Nietzsche come si legge un filosofo, con distanza, critica e con dubbio. Lo legge come si legge una conferma, come una mappa del mondo che finalmente corrisponde a quello che ha sempre pensato di se stesso. Il suo complice si chiama Richard Albert Löub, detto di chi. Nasce l'11 giugno 1905, anche lui figlio di una famiglia benestante ebrea di Chicago. A 17 anni è già il più giovane laureato della storia dell'Università del Michigan. È carismatico, socialmente a suo agio, affascinante nella misura in cui Leopold non lo è mai. Il legame tra i due è intenso e opaco. Secondo le testimonianze emerse al processo, include una relazione omosessuale in cui Laub baratta intimità con la partecipazione di Leopold a imprese criminali sempre più gravi: non è un'amicizia, è un'interdipendenza patologica, due personalità che si completano nelle rispettive mancanze e che insieme diventano qualcosa di più pericoloso di quanto siano separatamente. E lo diventano gradualmente. Negli anni precedenti al 1924, i due commettono insieme una serie di reati minori, furti in appartamento, piccoli crimini che non servono a niente di materiale, ma che alimentano qualcosa: il bisogno di Lou di sentirsi fuori dalla norma, il bisogno di Leopold di restare nell'orbita di Louvre. Ogni crimine è un gradino. Il crimine perfetto è il gradino finale, quello a cui la logica dell'escalation porta inevitabilmente se nessuno la interrompe. Questa è la combinazione da cui nasce il 21 maggio 1924: un'intelligenza smisurata senza argini morali, un bisogno di dimostrazione che non riesce a trovare altro pubblico, e la convinzione condivisa che esistano regole per gli uomini comuni e che loro non vi appartengono. A partire dal novembre del 1923 Leopold e L'Eb cominciano a pianificare quello che chiamano il crimine perfetto. Non lo fanno per necessità, entrambi hanno accesso a risorse familiari considerevoli. Il denaro non è mai stato il punto. Il punto è la dimostrazione: uccidere qualcuno ricevere un riscatto e non essere presi non come fine pratico, ma come prova della propria superiorità intellettuale sul sistema, sulla polizia e sulla società intera. La pianificazione dura circa 7 mesi e include ogni dettaglio. Affittano un'automobile sotto il falso nome di Morton D. Ballard, costruendo un'identità fittizia completa di conto bancario. Scelgono l'arma, uno scarpello. Preparano una lettera di riscatto, datilo scritta. Elaborano un sistema di istruzioni per la consegna del denaro basato sul lancio da un treno in corsa. Un meccanismo pensato per rendere impossibile il peditamento. 7 mesi per uccidere un bambino di 14 anni che non hanno ancora scelto. Nel pomeriggio del 21 maggio 1924, Leopold e Löub percorrono le strade di Kentwood a bordo della loro automobile. Stanno cercando una vittima. La scelta cade, quasi per caso, su Robert Franks, detto Bobby. A 14 anni è cugino alla lontana di Laube è figlio di una famiglia ricca della zona. Con il pretesto di discutere di una racchetta da tennis, Laub lo convince a salire in macchina. La ricostruzione prevalente, basata sulle testimonianze e sull'indagine successiva, colloca Leopold alla guida e Laube sul sedile posteriore. L'Eub colpisce Franks più volte la testa con il manico dello scarpello, lo trascina e lo soffoca con un bavaglio. Il ragazzo muore in pochi minuti. I due trascorrono il resto del pomeriggio in macchina con il corpo. A un certo punto si fermano a comprare dei panini per cena. A notte fonda raggiungono una zona paludosa vicina a Wolf Lake, al confine tra Illinois e Indiana. Spogliano il cadavere, versano acido cloridrico sul volto e sui genitali per rendere più difficile l'identificazione, occultano il corpo in un condotto di drenaggio di cemento. Rientrati a casa Lub, bruciano i vestiti della vittima nel camino. In serata Leopold chiama la madre di Bobby fingendosi un certo George Johnson. Annuncia il rapimento. Fornisce le prime istruzioni, poi i due trascorrono il resto della sera giocando tranquillamente a carte. Il piano crolla in meno di 24 ore. Il mattino del 22 maggio, un operaio che passa lungo il condotto scorge un piede che sporge dal cemento. Il corpo viene recuperato prima ancora che la famiglia Franks riceva le istruzioni per il riscatto, ma il vero errore è un paio di occhiari trovati accanto al cadavere. Montatura in tartaruga, cerniera a molla brevettata. Quel modello era stato venduto da un solo ottico di Chicago a soli tre clienti, uno di loro è Nathan Leopold. Durante gli interrogatori, Leopold mantiene inizialmente un contegno freddo e distaccato. Lub, convinto della propria astuzia, arriva a dare consigli ai detective su come risolvere il caso. L'Alibi dei 2, di aver trascorso la sera con due ragazze conosciute nel pomeriggio, crolla quando l'autista di Leopold dichiara di aver riparato l'auto di famiglia proprio quella sera. Il 31 maggio 1924 prima Leub e poi Leopold confessano. Le loro deposizioni coincidono su quasi ogni dettaglio, eccetto uno: ciascuno accusa l'altro di aver sferrato i colpi mortali. Le famiglie ingaggiano Clarence Darrow, il più celebre avvocato penalista americano e oppositore convinto della pena di morte. Darrow sa che davanti a una giuria la condanna a morte sarebbe quasi certa. Fa una mossa a sorpresa. Il 21 luglio 1924 dichiara colpevoli i suoi assistiti, trasformando il dibattimento in un'udienza di sentenza davanti al solo giudice John R. Caverry. La sua ringa finale dura 12 ore su tre giorni. È una requisitoria contro la pena capitale fondata sulla gioventù degli imputati, sui disturbi psichiatrici diagnosticati dagli esperti della difesa e sull'idea che la società stessa, non solo gli individui, porti responsabilità per il comportamento delle piante. Derro cita Nietzsche direttamente rivolta al giudice e sostiene che sono state proprio le idee che Leopold aveva letto, e che nessun altro adulto si era preoccupato di mettere in discussione, a costruire il mostro che aveva davanti. Non è una difesa dell'imputato, è un'accusa al sistema educativo, alla famiglia, all'ambiente che aveva lasciato crescere quella mente senza mai insegnarle un limite. Il 10 settembre 1924 il giudice Caverli pronuncia la sentenza: Ergastolo per omicidio, 99 anni per sequestro, la pena di morte viene evitata. Caverly specifica che la sua decisione è motivata principalmente dai precedenti giurisprudenziali e dalla giovane età degli imputati, più che dagli argomenti psichiatrici. Leopold ha infatti solo 19 anni. Leub viene ucciso in carcere il 28 gennaio 1936 con un rasoio da un altro detenuto. Leopold sopravvive. In carcere ricostruisce la biblioteca dell'istituto, insegna ai detenuti, si offre volontario per sperimentazione sulla malaria durante la seconda guerra mondiale, un gesto che legge nelle interviste successive, come il primo tentativo concreto di restituire qualcosa. Nel 1958, dopo 33 anni di reclusione, ottiene la libertà condizionata grazie anche all'intervento pubblico del poeta Carl Sandburg, che aveva seguito il caso fin dal 1924. Si trasferisce a Porto Rico, lavora come tecnico di laboratorio in un ospedale missionario, insegna matematica all'università. Si sposa con una fiorista vedova di nome Trudi Feldman-Garcia De Quuevedo. Riprende i suoi studi ornitologici. Pubblica nel 1958 una memoria Life Plus 99 Years, La Vita più 99 anni. In cui ricostruisce la propria storia con una lucidità che sorprende i lettori abituali all'immagine del mostro freddo del 1924. Muore il 29 agosto 1971 per un attacco cardiaco a 66 anni. Se dovessimo scegliere un solo tratto per definire Nathan Leopold Jr. lo chiameremmo grandiosità narcisistica intellettualizzata. La convinzione profonda, sistematica, non occasionale ma strutturale di appartenere a una categoria superiore di esseri umani, per i quali le norme morali ordinarie semplicemente non si applicano. Un tratto nutrito da un'intelligenza eccezionale e da una formazione filosofica letta senza distanza critica che si traduce in un distacco emotivo totale dalle conseguenze delle proprie azioni. Partiamo da Nietzsche. Leopold è un lettore ossessivo del filosofo tedesco, in particolare del concetto di Hubermansch. Ma quello che Leopold legge in Nietzsche non è quello che Nietzsche ha scritto. Nietzsche descriveva l'Hubermensch come un ideale etico e creativo, una figura che supera se stessa, non una che supera gli altri. Leopold lo trasforma in una licenza. Superuomo è: in una lettera all'Eb scrive: Un superuomo è, in considerazione di determinati atti intellettuali che esercita, non soggetto alle normali leggi che governano gli uomini comuni. Non è un'interpretazione filosofica, è una giustificazione costruita a tavolino per qualcosa che vuole già fare. Questo è il nucleo del profilo: l'intelligenza non attenua alla patologia, la sofistica. Leopold usa la propria mente straordinaria non per mettere in discussione le proprie convinzioni, ma per renderle più elaborate, più resistenti alla critica, più difficili da smontare. Ogni passaggio del piano: i sette mesi di preparazione, l'identità fittizia, il sistema di consegna del riscatto dal treno in corsa non è il segno di un criminale razionale, è il segno di qualcuno che ha bisogno che il crimine sia complesso perché è la complessità che prova la superiorità. Il secondo elemento è l'assenza totale di empatia e le confessioni la documentano con una chiarezza che lascia poco spazio all'interpretazione. Leopold arriva a dichiarare che uccidere Bobby Franks era per lui facile da giustificare quanto lo è per un entomologo infilzare uno scarabeo su uno spillo. Non lo dice per provocare, lo dice perché è letteralmente il modo in cui ha vissuto quell'atto. Com una procedura, come un esperimento, come qualcosa che accade a un oggetto, non a una persona. Quella dissociazione tra l'atto e le sue conseguenze emotive è il nucleo clinico del profilo: freddezza anaffettiva, superficialità relazionale, incapacità di percepire la vittima come un soggetto con pari dignità. Il terzo elemento è il bisogno di dimostrazione, e qui il profilo si complica in modo interessante perché accanto alla grandiosità c'è qualcosa di molto più fragile. Leopold è goffo socialmente, non particolarmente attraente, incapace di costruire relazioni ordinarie con i suoi pari. L'ob è tutto quello che lui non è: carismatico, a suo agio, magnetico. Gli psichiatri della difesa descrivono la loro relazione come un'interdipendenza patologica in cui Leopold traeva dall'amicizia con l'Eub una gratificazione narcisistica che lo rendeva disposto a tutto pur di non perderla. Il crimine perfetto non era solo un esperimento filosofico. Era anche, in questa lettura, un atto di lealtà, il prezzo che Leopold pagava per continuare a esistere nell'orbita dell'unica persona di cui aveva veramente bisogno. Questa dinamica spiega anche perché i due erano arrivati fin lì. I furti degli anni precedenti non erano a fini a se stessi. Erano il modo in cui Loub teneva Leopold agganciato, alzando ogni volta la posta. E Leopold accettava perché l'alternativa, perdere L'UB, era per lui inconcepibile. La logica dell'escalation non richiedeva un piano, richiedeva solo che nessuno la interrompesse e nessuno lo fece. Il caso Leopold e Lub diventa un punto di svolta per la psichiatria forense americana. Darrow chiama a testimoniare alienisti di primo piano William Alanson White, William Ely e Bernard Gluck, che documentano per settimane la struttura di personalità dei due. Le diagnosi dell'epoca parlano di schizofrenia latente e disfunzioni ghiandolari. La nosografia contemporanea descrivebbe Leopold come un caso di disturbo narcisistico di personalità, contratti schizoidi e psicopatici, e LEUB come un profilo più vicino al disturbo antisociale di personalità. Ma quello che conta, al di delle etichette diagnostiche, è che quella udienza di sentenza è la prima grande occasione in cui la psichiatria entra in un'aula di Tribunale Americana non come elemento marginale, ma come asse portante della difesa. Il modo in cui pensiamo alla responsabilità penale, alla malattia mentale, al ruolo della società nella formazione del criminale, tutto questo cambia, almeno in parte, nel settembre del 1924, proprio in quell'aula di tribunale. Leopold non uccide per denaro, per vendetta, per impulso. Uccide per dimostrare a se stesso e all'Eub di essere al di sopra della gente comune. E questa forse la cosa più difficile da sostenere guardando questa storia: che la dimostrazione non arriva mai, non perché venga fermato, non perché venga condannato, ma perché la grandiosità narcisistica non può essere soddisfatta da nessun atto esterno. Il crimine perfetto non esiste perché nessun crimine potrebbe essere abbastanza. L'esperimento dimostra solo che si possono uccidere un bambino e comprare dei panini nello stesso pomeriggio, il che non è superiorità, è dissociazione. 33 anni dopo, a Porto Rico, Leopold studia gli uccelli, insegna matematica, si sposa. Nelle interviste che rilascia verso la fine della vita esprime qualcosa che nelle confessioni del 1924 era completamente assente: il rimorso. Non sappiamo quanto fosse autentico, non sappiamo quanta parte di riuscisse davvero a immaginare Bobby Franks come qualcosa di più di uno scarabeo su uno spillo. Sappiamo solo che ci ha provato, forse, e che ci ha messo 33 anni prima di averne la possibilità. Nathan Freudenthal Leopold Jr. Nasce il 19 novembre 1904 a Chicago, Illinois. Il suo quoziente stimato è intorno ai 200. È laureato con lode all'Università di Chicago a 19 anni, il 22 maggio 1924 uccide Bobby Franks insieme a Richard Loeb, arrestato il 31 maggio 1924, condannato il 10 settembre 1924, all'ergastolo più 99 anni. Rimane in carcere solo 33 anni, liberato nel 1958, muore il 29 agosto 1971 a San Juan, Puerto per un attacco cardiaco, aveva 66 anni, e Bobby Franks ne aveva solo 14,