Fili Rossi

I Burger Chef Murders: la notte in cui quattro ragazzi sparirono nel nulla

Davide Smaldone Season 1 Episode 8

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Nel novembre del 1978, a Speedway, Indiana, quattro giovani dipendenti di un Burger Chef chiudono il locale per la notte. Poche ore dopo, il ristorante viene trovato vuoto: la cassa è aperta, il denaro è sparito e dei ragazzi non c’è più traccia.

All’inizio sembra una rapina con fuga volontaria. Ma quella spiegazione dura poco.

Due giorni dopo, i corpi di Jayne Friedt, Ruth Shelton, Danny Davis e Mark Flemmonds vengono ritrovati in una zona isolata. Quello che sembrava un furto si trasforma in uno dei casi di omicidio più inquietanti e discussi degli Stati Uniti degli anni Settanta.

In questa puntata ricostruiamo la notte della scomparsa, gli errori nelle prime ore dell’indagine, le piste seguite dagli investigatori, i sospetti mai confermati e le domande che ancora oggi restano senza risposta.

Un cold case brutale, confuso e doloroso, in cui il tempo ha cancellato prove, ma non il bisogno di verità.


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Un ristorante fast food in Indiana un venerdì sera di novembre del 1978. Quattro ragazzi chiudono il turno come fanno ogni settimana: si conta la cassa, si puliscono i banconi, si buttano i rifiuti e si spengono le luci. Il tipo di fine serata che non si ricorda perché è uguale a mille altre. Poco dopo la mezzanotte, un dipendente fuori servizio passa dal Burger Chef di Crawfordsfield Road, nel comune di Speedway, per aiutare a chiudere. Trova la porta sul retro socchiusa di qualche centimetro. Entra. Il ristorante è vuoto. I cassetti sono aperti, i soldi sono spariti. Le borse delle ragazze sono ancora lì, sul bancone. Jane Fright, 20 anni, assistente manager. Ruth Shelton, 17 anni, Daniel Davis, 16 anni, e Mark Flemons, 16 anni spariti tutti e quattro. Arriva la polizia, guarda la scena e tira le sue conclusioni. I ragazzi avevano rubato la cassa e erano scappati. I responsabili. Sarebbero tornati qualche ora dopo. Non vengono chiamati i tecnici della scena del crimine. Non vengono fatte fotografie, non vengono rilevate le impronte digitali. La mattina dopo il Burger Chef apre regolarmente. Le superfici vengono pulite e i quattro dipendenti non si presentano al lavoro. I loro corpi vengono trovati due giorni dopo in un'area boschiva della contea di Johnson, a 20 miglia dal ristorante. Da allora è passato quasi mezzo secolo. Nessuno è mai stato arrestato per i delitti del Burger Chef. L'unica confessione registrata che la polizia abbia mai ottenuto venne poi ritrattata. L'investigatore, che ha seguito il caso più a lungo di chiunque altro, ha chiaramente dichiarato pubblicamente che porterà questa storia nella tomba, e il fascicolo rimane ad oggi ancora aperto. Io sono Davide Smaldone e questo è Fili Rossi, un podcast che vi guida la scoperta dei delitti più interessanti e intriganti del mondo moderno. Per capire i diritti del burger chef bisogna capire cosa fosse Speedway Indiana nel 1978 e cosa fosse il burger chef stesso. Speedway è un piccolo comune autonomo completamente circondato da Indianapolis, la capitale dello Stato. È noto soprattutto per ospitare l'Indianapolis Model Speedway, il circuito automobilistico più famoso degli Stati Uniti. Nel 1978 Speedway è una comunità di classe media, tranquilla, con una sua polizia municipale e una sua identità distinta dalla grande città che la circonda. Cross-4W Road, dove si trova il Burger Chef in questione, è una delle arterie principali della zona. Il Burger Chef era stato, nei primi anni 70, la seconda catena di fast food americana per numero di locali, subito dopo McDonald's. Nel 1978 era ancora una delle catene più grandi del paese, anche se in declino dopo l'acquisizione da parte di General Foods. La sua sede centrale era proprio Indianapolis. Era presente in tutto il paese ed era riconoscibile e familiare. Il locale di speedway al numero 5725 di Crawford's Field Road era uno dei tanti, un posto in cui si mangiava in fretta, si prendeva il turno, si contava la cassa e si andava a casa. Burger Chef chiuderà definitivamente nel 1996, lasciando i suoi omicidi risolti come una delle eredità più buie della storia della ristorazione americana. Ma prima di parlare di quello che è successo, è importante fermarsi sulle quattro persone che quella sera stavano lavorando. Jane Fright aveva 20 anni ed era l'assistente manager del turno di chiusura. Era lei a essere il responsabile di quella sera. Era lei che doveva contare i soldi ed era lei che doveva chiudere il locale. Era sempre lei che aveva la responsabilità del gruppo. Ruth Allen Shelton aveva 17 anni, mentre sia Daniel Davis che Mark Flemons ne avevano solo 16 ed erano per coprire il turno di qualcun altro, un collega che non si era presentato. Quattro persone, la più giovane aveva 16 anni e la più grande ne aveva 20. Nessuna storia criminale erano semplicemente al lavoro. Il 1978 non è un anno qualunque per Speedway. I primi giorni di settembre, appena due mesi e mezzo prima, erano stati segnati da una serie di attentati esplosivi avvenuti nel comune, opera di un uomo che verrà poi identificato come Brett Kimberling. Le bombe di Speedway avevano ferito persone, creato paura e tenuto la comunità in stato di allerta. Quando i quattro dipendenti spariscono a novembre, il clima locale è già segnato da mesi di violenza. Questo contesto sarà rilevante perché nelle settimane successive qualcuno ipotizzerà un collegamento tra i diritti del Burger Chef e i Bombings di Speedway. Un'ipotesi che sarà poi abbandonata. I due casi, lo si chiarirà più avanti, non hanno alcun collegamento. Kimberlin non c'entra nulla con il Burger Chef: prima che spariscano, una testimone vede due uomini sospetti dietro il ristorante, nella zona del parcheggio sul retro, nelle ore precedenti alla chiusura. Non riesce a identificarli, ma li descrive con sufficiente dettaglio da permettere alla polizia di fare dei bozzetti e in seguito dei busti tridimensionali di argilla. Uno degli uomini aveva barba e baffi folti, l'altro aveva i capelli scuri e la faccia rasata. Quei busti finiranno poi esposti al Museo della Indiana State Police come testimonianza visibile di un caso che non ha mai trovato un luogo. La sera di venerdì 17 novembre 1978, il Burger Chef di Crawfordsville Road chiude intorno alle 11 di sera. I quattro dipendenti avviano le operazioni di chiusura: pulizia, conteggio della cassa, messa in sicurezza del locale e la routine, quella che fanno ogni sera. Quello che succede in seguito è una ricostruzione, ovviamente, perché non ci sono testimoni diretti di quello che avviene all'interno del locale, ma gli elementi fisici, rinvenuti la notte del ritrovamento dei corpi, raccontano una storia abbastanza precisa nei suoi contorni essenziali. Qualcuno entra dal retro. La porta posteriore del Burger Chef, normalmente tenuta chiusa e bloccata con una sbarra metallica, quella notte è socchiusa di circa 3 cm quando Brian Kring, il dipendente fuori servizio, arriva poco dopo la mezzanotte. I quattro cassetti delle casse sono tutti aperti. La cassaforte è aperta. Mancano 581 dollari in banconote, ma i centesimi sono rimasti e le borse delle due ragazze, con i portafogli e le cose personali, sono ancora sul bancone. Non ci sono segni evidenti di colluttazione all'interno del locale. Era poco dopo la mezzanotte quando Brian Kring entrò nel Burger Chef e trovò il locale vuoto. La porta sul retro era socchiusa, i cassetti aperti, i soldi spariti. Le borse delle ragazze erano ancora sul bancone. Quattro persone erano scomparse senza lasciare tracce di lotta e la polizia pensò che avessero rubato e fossero scappate. La Chevrolet Vega di Jane Fright, l'assistente manager, viene trovata nelle prime ore della mattina del 18 novembre a pochi isolati dal ristorante, vicino alla sede della polizia di Speedway. Questo dettaglio è importante: significa che la macchina di Jane è stata usata in qualche fase dell'operazione, probabilmente per trasportare i quattro dipendenti dal ristorante verso il punto di raccolta dei rapinatori. Poi qualcuno ha lasciato la vega ed è salito su un altro veicolo. I quattro vengono portati fuori dalla zona di Speedway e trasportati nella contea di Johnson, a sud di Indianapolis, verso una zona boschiva rurale nella campagna dell'Indiana. 20 miglia dal ristorante in un'area isolata lungo la County Road 700 Nord, vicino alla State Road 37. Il perché è proprio quel posto non è mai stato definitivamente spiegato in modo pubblico, ma come vedremo ci sarà una persona che quella zona la conosce per ragioni familiari. Le modalità di morte dei quattro dicono qualcosa di preciso sulla dinamica di quella notte: Ruth Shelton e Daniel Davis vengono uccisi con colpi di arma da fuoco di calibro 38. Jane Fright viene accoltellata con un coltello da caccia. La lama si spezza nel corso dell'aggressione e rimane conficcata nel corpo, esattamente nel torace. Questo dettaglio, la lama nel corpo di Jane, non viene reso pubblico per anni. Sarà uno degli elementi con cui, in seguito, la polizia vaglierà la credibilità di chi si fa avanti a confessare. Mark Flemons muore invece in modo diverso. Le fonti indicano un grave trauma cranico e facciale, e la causa della morte per asfissia. La versione che emergerà in seguito, portata da una confessione di cui parleremo più avanti, suggerisce che Mark abbia cercato di difendere Jane. Si è caduto durante la colluttazione battendo violentemente la testa e che i responsabili, credendolo già morto, abbiano deciso di eliminare tutti i testimoni. È una versione che non ha mai trovato conferma fisica indipendente, ma che spiega la differenza tra la sua morte e quella degli altri tre. La differenziazione dei metodi è significativa: arma da fuoco per due vittime, coltello per una, trauma per l'altra. Gli investigatori leggeranno questa variazione in due modi possibili. Il primo c'erano più persone, ciascuna con il suo ruolo. Il secondo, la scena finale è stata caotica, non pianificata e il risultato di una situazione che degenererà rapidamente. Entrambe le interpretazioni convivono nell'indagine per anni. Il 19 novembre 1978, due giorni dopo la sparizione, i corpi vengono trovati da un proprietario di terreni nella zona boschiva della contea di Johnson. La notizia della scoperta genera una reazione immediata: più agenzie accorrono sul posto e qui si verifica il secondo errore irreparabile di questo caso, dopo quello iniziale al ristorante. Nel precipitarsi sulla scena, i veicoli di diverse agenzie attraversano l'area, distruggendo potenziali tracce e impronte sul terreno prima che i tecnici forensi abbiano potuto documentarle. La seconda scena del crimine viene compromessa nel momento stesso in cui viene scoperta, così come avevamo visto che Ranger avevano compromesso la scena del crimine dei Colonial Parkway Murder. Due scene del crimine, entrambe contaminate, una dalla negligenza iniziale e l'altra dalla fretta. Da questo punto in poi, l'indagine lavorerà con prove già parzialmente depauperate, cercando di ricostruire una notte che le prime ore del mattino successivo avevano già cancellato in parte. La Chevrolet Vega di Jane Fright, trovata nella notte tra il 17 e il 18 novembre, a pochi isolati dal ristorante, diventerà nel tempo uno dei reperti più studiati del caso. Gli investigatori trovano sulla Vega, oltre ai segni del suo utilizzo, nella prima fase del sequestro, anche alcune cicche di sigaretta e un'impronta palmare. Quella impronta palmare sarà conservata per anni, analizzata, riesaminata con tecnologie sempre più avanzate. Nel 2007, quasi 30 anni dopo gli omicidi, sembra finalmente trovare una corrispondenza. Poi il match viene escluso. Il confronto non regge a un'analisi più approfondita. Un altro filo, che sembrava portare da qualche parte, e poi si è spezzato nel modo più frustrante possibile. Non subito, ma bensì dopo aver alimentato aspettative. Tra i reperti che gli investigatori contemporanei sperano ancora di poter valorizzare ci sono una giacca di jeans e un capo di abbigliamento conservati in archivio. I test di DNA moderni, se applicabili a quei tessuti dopo quasi 50 anni, potrebbero produrre qualcosa. La tecnologia della genealogia genetica forense, la stessa che ha risolto il caso della Colonial Parkway, come abbiamo raccontato nella puntata precedente, funziona quando esiste un profilo biologico da confrontare con le banche dati di DNA ricreativo. Se quei tessuti conservano ancora materiale biologico sufficiente e se il responsabile o un suo parente ha caricato il proprio DNA in un database commerciale, la strada potrebbe ancora aprirsi. Sono condizioni che non si possono dare per scontate, ma non sono impossibili. L'indagine sui delitti dei Burger Chef nasce male e il modo in cui nasce condiziona tutto quello che viene dopo. La polizia di Speedway arriva al Burger Chef, vede i cassetti aperti e i ragazzi spariti e pensa: Hanno rubato e sono scappati. Sono stati degli irresponsabili, hanno fatto una ragazzata. Nessun tecnico della scena del crimine, nessuna fotografia, nessun rilievo delle impronte. La mattina dopo, come abbiamo detto, il Burger Chef apre, le superfici vengono completamente pulite e il momento in cui era possibile raccogliere prove era ormai già sparito per sempre. Lo Speedway Police Department, la polizia municipale di quel piccolo comune, risponde alla segnalazione di Brian Kring come se si trattasse di una fuga volontaria di dipendenti con la cassa. I ragazzi erano stati responsabili, avevano preso i soldi e sarebbero tornati entro qualche ora. Stoney Van, il detective che gestirà il caso per 20 anni e di cui parleremo a lungo, sintetizzerà questa lettura con parole secche. Non fu svolta molta investigazione. Stephen Goldsmith, all'epoca Marion County Prosecutor e poi Sindaco di Indianapolis dal 1992 al 2000, nel novembre del 1988, 10 anni dopo i fatti, definirà i delitti del Burger Chef come il più allarmante esempio di violenza irrisolta nella storia della città e giudicherà la gestione iniziale della scena come uno degli errori più gravi che la polizia locale avesse mai commesso. Il fatto che i portafogli delle due ragazze fossero ancora sul bancone avrebbe dovuto essere un segnale immediato. Le ragazze non se ne vanno senza i portafogli. Il fatto che i centesimi fossero rimasti nella cassa avrebbe dovuto essere un altro segnale: chi ruba una cassa prende tutto. Ma queste anomalie non vengono lette e non vengono lette soprattutto in quel modo, della notte tra il 17 e il 18 novembre. Il ristorante apre il mattino successivo e le prove spariscono. L'FBI viene coinvolta circa 11 ore dopo la scomparsa dal ristorante. Il caso acquisisce scala federale, ma la scena iniziale è già irrecuperabile. Quando i corpi vengono trovati il 19 novembre e la natura del crimine diventa inequivocabile, la risposta investigativa cresce enormemente. L'Indiana State Police, la Marion County Sheriff's Department e le polizie locali, insieme all'FBI, più agenzie, più risorse, migliaia di ore di lavoro. La Burger Chef Systems Inc., la società madre della catena e residente a Indianapolis, offre una ricompensa di 25.000 dollari per informazioni che portino all'arresto e alla condanna dei colpevoli. 25.000 dollari nel 1978 sono una somma consistente. Vengono seguiti indizi in tutto il paese: Cincinnati, Milwaukee, Chicago, Dallas. Le indagini si estendono geograficamente, cercando connessioni che la scena del crimine non può fornire. Una delle prime piste concrete arriva già nelle settimane successive alle omicidi: da un posto improbabile, un bar di Greenwood, un piccolo comune a sud di Indianapolis. Un uomo in un bar si vanta con i presenti di essere stato coinvolto negli omicidi del burger chef. Viene subito segnalato alla polizia e viene interrogato. Passa un esame del poligrafo, sostiene di non sapere nulla e di aver parlato a vuoto. Viene immediatamente rilasciato. Ma prima di essere lasciato andare, quell'uomo fa qualcosa di importante, fornisce nomi. Indica alla polizia un gruppo di persone, una crew, usando il termine investigativo, che nel 1978 era attiva nel compiere rapine ai fast food nell'area metropolitana di Indianapolis. Gli investigatori seguono quei nomi e quello che trovano è inquietante. Un membro del gruppo, che somigliava al bozzetto dell'uomo barbuto visto dietro il Burger Chef, si presenta la sera prima di un riconoscimento in fila senza la barba che portava da 5 anni. Si era rasato la notte precedente. Un vicino di casa, non identificato dalla testimone originale, ma indicato dall'uomo di Greenwood come parte del gruppo, finisce in seguito in prigione per rapina manata. Un altro associato, che corrispondeva alla descrizione dell'uomo dai capelli scuri e dal volto rasato, viene anch'esso arrestato per altre rapine a fast food. La crew esiste. Le analogie con il modus operandi del Burger Chef: attesa sul retro, ingresso a chiusura, casa svuotata, sono coerenti. Quello che non esiste sono prove fisiche che colleghino questi individui alla scena del crimine di Speedway, e senza prove fisiche non ci sono arresti. Gli anni passano e il caso diventa un cold case. Nel 1998 l'Indiana State Police affida il fascicolo a un singolo detective, il sergente di primo grado William Stoney Van. Van studia il caso nei ritagli di tempo, lo porta con sé, lo legge e lo rilegge. Sviluppa una sua teoria solida nei contorni ma debole nelle prove. Ci arriveremo. Prima di Van, però, c'è stata la svolta più promettente e più frustrante di tutta la storia investigativa del caso. Tra novembre e dicembre del 1984, circa sei anni dopo gli omicidi, gli investigatori del Marion County Sheriff's Department ricevono una segnalazione dal Pendleton Correctional Facility, un istituto di detenzione dell'India. La cooperazione si protrarrà fino al novembre del 1986, quando una fuga di notizie ne provocherà l'interruzione. Un detenuto vuole parlare del caso del Burger Chef. Si chiama Donald Wayne Forrester, ha 34 anni ed è in prigione per violenza sessuale, condannato a ben 95 anni. Ha appena saputo che verrà trasferito all'Indiana State Prison di Michigan City. Michigan City è notoriamente uno dei penitenziari più duri e più violenti dello Stato. Per un detenuto condannato per reati sessuali, un trasferimento in quel luogo è quasi certamente una condanna dentro la condanna. Forrester non vuole andare a Michigan City e la moneta che offre in cambio di un trasferimento alternativo è una confessione per i diritti del Burger Chef. È normale che gli investigatori siano scettici a questo punto. Le confessioni interessate offerte da detenuti che cercano di migliorare la propria posizione sono relativamente comuni nei cold case e raramente producono risultati. Ma mentre il detective Mel Wilson del Marion County Sheriff's Department comincia a interrogare Forester, emergono alcuni dettagli che cambiano la lettura della situazione. Forrester conosce il luogo dove sono stati trovati i corpi, non solo genericamente. Sa dove si trovava ciascuno dei quattro corpi nella scena. Gli investigatori lo portano sul posto e lui indica le posizioni con precisione. Conosce il dettaglio della lama spezzata nel corpo di Jane Fright, un elemento che non era mai stato reso pubblico. Conosce la conta di Johnson. È cresciuto a New What, un piccolo comune in quella zona. Al momento dei delitti del 1978, Forester viveva proprio a Speedway. Donald Forester conosceva dove erano stati trovati i corpi, non genericamente. Sapeva dove si trovava ciascun corpo nella scena. Sapeva del coltello spezzato nel petto di Jane Fright, un dettaglio che non era mai stato reso pubblico. Gli investigatori che lo ascoltavano pensavano di stare per chiudere un caso aperto ormai da sei anni. Non sapevano ancora come sarebbe in realtà andata a finire. Wilsey ottiene un'ordinanza dal tribunale per portare Forester a Marion County. Nel corso di una serie di colloqui registrati sul nastro, Forester confessa di aver ucciso Daniel Davis e Ruth Shelton sparando loro con una pistola calibro 38. Poi racconta la sua versione di quello che è successo la notte del 17 novembre 1978. È una versione che introduce un elemento nuovo, il fratello di Jane Fry. Secondo la versione di Forester, mai corroborata in modo indipendente e successivamente ritrattata dallo stesso confessore, James Fright, fratello di Jane, avrebbe avuto un debito con un gruppo di trafficanti di droga. È utile ricordare fin da subito che James Fright sarà arrestato nel marzo del 1981 per reati di droga, ma verrà scagionato dopo sei giorni da qualunque coinvolgimento negli omicidi del Burger Chef. Il gruppo, tra cui Forester Sarebbe andato al Burger Chef quella sera non per rapinare la cassa, ma per fare pressione su Jane e farsi pagare quello che James doveva. Quando il sedicenne Mark Flemons cerca di difendere Jane, inizia una colluttazione. Mark cade e batte la testa, perdendo conoscenza. I presenti credono tutti sia morto. A quel punto, con una persona apparentemente già deceduta davanti a loro e quattro testimoni in grado di identificarli, decidono di eliminare tutti. Mettono Jane, Ruth, Daniel e il corpo di Mark nella vega di Jane. Guidano fino alla conta di Johnson, uccidono i tre ancora in vita e lasciano Mark, che era già agonizzante, in quel campo. Forrester aggiunge un altro dettaglio. Dopo i delitti, lui e sua moglie tornano sul posto per raccogliere i bossoli della pistola Calibro 38, poi tornano a casa a Speedway e scaricano i bossoli nel water della fossa settica. Gli investigatori verificano: Forester viveva in quella casa al momento degli omicidi, ottengono l'autorizzazione a scavare nella fossa settica e trovano bossoli compatibili. Sembra la svolta definitiva, ma poi qualcosa va storto: qualcuno fa traperare all'esterno dell'ambiente investigativo l'informazione che Forester sta cooperando come informatore. Quando la notizia gli arriva in carcere, Forester smette di collaborare immediatamente. Ritratta tutto. Afferma di essere stato costretto a confessare. Non parlerà mai più del caso Burger Chef e morirà in prigione nel 2006 di cancro portando con tutto quello che sapeva o affermava di sapere. La confessione ritrattata di Forester divide ancora oggi chi ha lavorato sul caso. Il detective Wilson resta convinto, fino all'ultimo, che Forester sapesse davvero. La conoscenza specifica del luogo dei corpi, il dettaglio della lama non reso pubblico, la posizione della sua residenza Speedway al momento del crimine e i bossoli nella fossa settica troppe coincidenze per essere casuali. Ma senza ulteriori prove fisiche, con una confessione ritrattata, non è mai stato possibile portare il caso davanti a un giudice. Forrester non è mai stato imputato per i diritti del burger chef. Poi c'è Stoney Van. Van riceve il caso nel 1998, come abbiamo detto, e lo porta fino alla sua pensione nel 2018. Vent'anni di lavoro, nei ritagli di tempo, nei pomeriggi liberi, nelle sere a leggere i fascicoli nel salotto di casa. Van sviluppa una teoria che si allontana parzialmente da Forrester e torna alla crew di rapinatori di fast food indicata anni prima dal Greenwood Man, dall'uomo di Greenwood. Secondo Van, i responsabili sono 5 persone che nel 1978 erano attive in una serie di rapine a ristoranti fast food nell'area metropolitana. Operavano in coppie, aspettavano sul retro dei locali prima della chiusura, entravano dalla porta posteriore quando un dipendente usciva a buttare i rifiuti, svutavano i cassetti e poi andavano via. A volte rubavano anche un veicolo per avvicinarsi alla zona e poi tornare all'auto lasciata altrove. È un modus operandi perfettamente compatibile con quello che è successo al Burger Chef di Crawford Shield Road. Van ritiene di poter identificare, pur senza prove processualmente sufficienti, per arrivare a un'imputazione. Nessuna delle persone di cui parla è mai stata indagata o condannata per i diritti del Burger Chef. Tre dei cinque, secondo la sua ricostruzione, sarebbero morti: uno per un infarto, uno suicida e uno vittima di un omicidio. Due sarebbero ancora in vita, secondo Van, nella contea di Johnson, la stessa contea in cui sono stati trovati i corpi. Prima di morire, il figlio di quello che Van considera il sospettato barbuto, ha riferito alla polizia che suo padre, prima di spegnersi, gli aveva confidato di essere stato coinvolto negli omicidi del Burger Chef. Non è una confessione, è una voce postuma, un testimone di seconda mano, qualcosa che in un'aula di tribunale peserebbe pochissimo, ma è comunque qualcosa. Stoney Van ha quindi gestito il caso del Burger Chef per 20 anni, sa, secondo lui, chi sono i responsabili. Ne è convinto: ma c'è una differenza enorme tra sapere e poter dimostrare in un'aula di tribunale. Dice: Ci penso spesso, a volte lo sogno, è il tipo di caso che porterò nella tomba. In quel tipo di casi, sapere non basta, non basta mai. Van è esplicito su questo punto. La sua teoria sul gruppo di 5 è una teoria operativa, non una certezza processuale. È abbastanza convinto da aver intervistato uno dei membri superstiti del gruppo che gli ha risposto in modo ambiguo: Non so se erano loro, io non c'ero. Non è una confessione e non è nemmeno un'ammissione, ma non è nemmeno una negazione. Il caso nel 1981 aveva avuto un momento di sospetto indiretto anche verso il fratello di Jane, James Fry, era stato arrestato in marzo di quell'anno per traffico di stupefacenti. Per sei giorni la polizia aveva esplorato la possibilità che il suo coinvolgimento nel mondo della droga avesse un legame con la morte di sua sorella, poi era stato rilasciato per mancanza di prove. La teoria del debito di droga, quella portata poi da Forrester, è coerente con questo frammento, ma non è mai diventata un capo d'accusa. In tutto il corso dell'indagine, tra i reperti esaminati, c'è anche un'impronta palmare rilevata sulla vega di Jane Fright. Nel 2007, quella impronta sembra trovare un riscontro, ma il confronto viene poi escluso, il match viene annullato. E come vi abbiamo detto, un altro filo che sembrava portare da qualche parte si è spezzato. Nel novembre del 2018, in occasione del 40 anniversario degli omicidi, l'Indiana State Police tiene una conferenza stampa. Non ha un nome da fare, non ha un arresto da annunciare, ha qualcosa di diverso, una fotografia. 40 anni dopo, la Indiana State Police tiene questa conferenza stampa sul caso Burgerschef. Non perché, come abbiamo detto, abbiano un nome o abbiano arrestato qualcuno, ma hanno una fotografia. La lama del coltello da caccia è rimasta conficcata nel corpo di Jane Fright quella notte: 11,5 cm di acciaio, il manico non è mai stato trovato. La mostrano al pubblico sperando che qualcuno la riconosca, ma nessuno si è mai fatto avanti. La lama del coltello è uno dei pochi reperti fisici concreti e inequivocabili che questo caso possegga. È lunga 11,5 cm, si è spezzata durante l'aggressione a Jane Fright ed è rimasta conficcata nel suo corpo, dove è stata recuperata durante l'autopsia. Il manico non è mai stato trovato. La polizia spera che qualcuno, vedendo quella foto, riconosca il tipo di coltello, ricordi un'arma simile o si ricordi di qualcosa. Non si fa avanti nessuno. La conferenza del 2018 serve anche a introdurre il nuovo detective incaricato del caso, il sergente Bill Dalton, che ha preso il fascicolo dopo il ritiro di Van. È un veterano dell'Indiana State Police e ha preso il caso a febbraio di quell'anno senza avere ricordi diretti dell'epoca dei fatti. Non ha memoria diretta di quello che è successo all'epoca e forse questa è una caratteristica preziosa. Puardare il caso con occhi meno appesantiti dalle piste seguite e abbandonate nei decenni precedenti. Dalton ha due obiettivi operativi. Il primo è digitalizzare tutto: rapporti, verbali, trascrizioni, fotografie, registrazioni su bobina. Il fascicolo fisico è enorme e per decenni è stato consultato solo fisicamente, foglio per foglio, binder per binder. Una volta digitalizzato diventerà ricercabile. Un termine, un nome, un numero di targa che compare in più punti distanti del fascicolo potrà essere trovato in pochi secondi invece che in ore di lettura manuale. Il secondo obiettivo è radunare in una stanza tutti gli investigatori che hanno lavorato al caso e che sono ancora in vita per una sessione collettiva di condivisione della memoria. Nel 2019 l'Indiana Public Access Counselor emette un parere su una richiesta di accesso agli atti presentata da un cittadino dopo che era emerso che una ricercatrice, la giornalista Ashley Lee Flowers, conduttrice del podcast Crime Junkie, aveva potuto visionare il fascicolo. Il parere stabilisce che l'ISP non aveva rinunciato alla propria esenzione sugli atti investigativi e che quell'accesso era stato un episodio non autorizzato. Il fascicolo torna a essere riservato. Questo significa che ancora oggi non è possibile valutare in modo indipendente la totalità del materiale raccolto in 46 anni di indagine. Più di recente, nel 2023 e nel 2024, il caso viene riportato all'attenzione del pubblico da più direzioni. Un documentario di Speedway Murders, distribuito su piattaforme streaming come Amazon Prime e Apple TV, ricostruisce la vicenda con accesso agli investigatori e alle famiglie. Podcasts come Murder Sheet e Crime Junkie hanno già contribuito a mantenere il caso nel dibattito pubblico. Un libro, The Burger Chef Murders, di omicidi del Burger Chef in Indiana di Julie Young, pubblicato nel 2019, raccoglie per la prima volta in forma organica tutta la documentazione disponibile. L'edificio, che ospitava il Burger Chef di Crosserville, viene demolito nello stesso periodo. Fisicamente non esiste più, ma il caso rimane. La portavoce dell'Indiana State Police nel 2023 ribadisce la posizione ufficiale: il caso non verrà chiuso finché le vittime non avranno giustizia. Le speranze sono legate alla digitalizzazione, alle nuove tecnologie forensi, in particolare alla possibilità di estrarre DNA da alcuni reperti ancora non testati, tra cui una giacca di jeans e un elemento di abbigliamento e eventuali nuove dichiarazioni. I diritti del Burger Chef condividono con gli altri casi di questo podcast la natura di storia irrisolta, ma hanno una caratteristica che li distingue da quasi tutti gli altri. La causa principale dell'irrisolto non è principalmente la mancanza di piste, è la distruzione delle prove nel momento in cui erano ancora disponibili. Il caso non è irrisolto nonostante le indagini è risolto anche a causa di come le indagini sono iniziate. Le famiglie delle vittime hanno aspettato quasi mezzo secolo, la sorella di Ruth Shelton, Teresa Jeffries, è diventata nel tempo una delle voci pubbliche più presenti nel ricordo del caso. È lei che ha partecipato a documentari e podcast che ha tenuto viva la pressione sulle istituzioni e che ha trasformato il dolore privato in impegno pubblico. Non c'è stata una Royal Commission come nel caso Crew, non c'è stato un annuncio forense come nel caso della Colonial Parkway, c'è stata soltanto l'attesa e la determinazione di chi non lascia che il nome di una persona amata scivoli nell'oblio. Quello che sappiamo, con ragionevole certezza, è questo. Nella notte tra il 17 e il 18 novembre 1978, quattro dipendenti del Burger Chef di Speedway scompaiono durante il turno di chiusura. Vengono rapiti insieme a 581 dollari portati via dalla cassa. I loro corpi vengono trovati il 19 novembre in un'area boschiva della contea di Johnson, 20 miglia dal ristorante. Ruff Shelton e Daniel Davis vengono uccisi con colpi di arma da fuoco calibro 38. Jane Fright viene accoltellata. Mark Flemons muore per trauma cranico. La scena iniziale al ristorante viene compromessa perché la polizia ipotizza una fuga volontaria di dipendenti. La scena finale viene compromessa dall'arrivo caotico di più agenzie. Nel 1984 Donald Forrester confessa dalla prigione con dettagli verificati, ma poi ritratta. Muore nel 2006 senza essere mai imputato. La teoria investigativa più solida rimane quella di una crew di 5 rapinatori di fast food attiva nell'area nel 1978. Nessuno è mai stato arrestato per i delitti del Burger Chef. Il caso è formalmente aperto. C'è una lezione sistematica che questo caso porta con e che vale la pena articolare con chiarezza: l'errore iniziale della polizia di Speedway, interpretare la scena come fuga volontaria invece che come rapina sequestro, non è un errore di cattiva fede, è un errore di lettura. Una lettura rapida, fatta di notte, su una scena che non presentava segni evidenti di violenza, con una storia alternativa plausibile. Ma le conseguenze di quella lettura errata sono state irreversibili. Il ristorante è stato pulito, le superfici sono state lavate, le improtte digitali che avrebbero potuto essere presenti sui banconi, sulle casse, sulle porte, sono sparite nel giro di poche ore e nel 1978 la mancata esistenza di tecniche forensi che oggi permetterebbero di lavorare su queste tracce, anche latenti e anche più minute non era disponibile. La stessa polizia, che sbaglia la prima lettura, però produce anche la risposta investigativa più lunga e più costosa che il caso abbia mai ricevuto. Stone Ivan segue il fascicolo per 20 anni. Il detective Wilsley lavora 18 mesi sulla pista Forester, ottiene una confessione registrata e scava nella fossa settica. L'Indiana State Police non abbandona il caso, lo mantiene ufficialmente attivo e investe nel suo rilancio nel 2018, assegnando un nuovo detective. C'è una dedizione istituzionale che non si traduce in una risposta e questo è uno dei paradossi più difficili da sopportare, quando la buona volontà non basta perché i danni del primo giorno non sono riparabili. E poi c'è Forrester. La sua storia è forse il nodo più stretto di tutto il caso: un uomo che sapeva troppe cose, cose che non poteva riportare in modo casuale. La posizione dei corpi, la lama spezzata, la fossa settica, ma che è ritrattato nel momento in cui qualcuno ha fatto trapelare che stava collaborando. Chi ha fatto uscire quella notizia? E perché? L'indiscrezione che ha fatto chiudere la bocca al confessore è un altro elemento di questa storia su cui non c'è mai stata una risposta chiara. E ora che Forrester è morto nel 2006, non c'è più nessuno da interrogare. Il figlio del sospettato barbuto ha detto alla polizia che suo padre, prima di morire, gli aveva confidato di essere stato coinvolto. 3 dei 5 membri della crew, ipotizzata da Van, sono morti. Due sarebbero ancora in vita nella quontà di Johnson. Il figlio del barbuto ha parlato, gli altri no. Jane Fright aveva 20 anni, Ruth Shelton ne aveva 17, Daniel Davis e Mark Flemons ne avevano solo 16. Mark era per coprire il turno di un collega che non si era presentato. Se quel collega fosse venuto al lavoro quella sera, la storia di Mark Flemonds sarebbe stata diversa. Questa è forse la cosa più difficile da accettare in certi casi: la casualità assoluta di chi viene colpito. Non è una storia in cui le vittime hanno fatto qualcosa di sbagliato, in cui c'è una logica che spiega perché fossero loro. Erano semplicemente al lavoro, in un posto normale, in una notte uguale a tutte le altre. Il Burger Chef di Crossworth The Road non esiste più. L'edificio, come vi abbiamo detto, è stato abbattuto, ma il caso è ancora lì. Nei binder riservati della Indiana State Police, nei reperti non ancora testati col DNA? Nella memoria dei due superstiti della crew che vancrede siano ancora in vita nella contea di Johnson. Forse in quella memoria c'è ancora qualcosa che potrebbe cambiare la storia? E forse no. Quasi mezzo secolo dopo, l'unica certezza è che nessuno ha mai risposto per quello che è successo quella notte. Questi erano i diritti del Burger Chef. Quattro ragazzi un venerdì sera, in un fast food in Indiana. Una scena compromessa in poche ore, una confessione che si è spezzata prima di portare da qualche parte. Un detective che ha seguito il caso per vent'anni e dice che lo porterà nella tomba. E nessun arresto, nessun processo, nessuna risposta. Nella prossima puntata seguiremo un altro filo rosso, ma Speedway, Indiana, e quei quattro nomi, Jane, Ruth, Daniel e Mark, non si dimenticano facilmente. Io sono Davide Smaldone e questo era Fili Rossi, un podcast true crime che vi accompagna la scoperta dei delitti più inquietanti dell'epoca moderna.