Fili Rossi
Un podcast di true crime dedicato ai delitti più inquietanti, misteriosi e poco conosciuti d’Italia e del mondo.
Omicidi irrisolti, sparizioni, cold case, errori investigativi, prove dimenticate e piste che non hanno mai portato a una verità definitiva. Ogni puntata ricostruisce un caso passo dopo passo, con un racconto narrativo e coinvolgente che unisce tensione, contesto, dettagli e domande ancora aperte.
Non solo cronaca nera, ma storie vere che continuano a disturbare, sorprendere e far discutere.
Perché alcuni delitti non finiscono mai davvero.
Fili Rossi
DOSSIER - Marcel Petiot: il finto partigiano che uccise fino a 200 persone
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Nella Parigi occupata dai nazisti, un medico promette fughe sicure a chi vuole scappare dalla guerra. Ma dietro quella promessa si nasconde un orrore difficile da immaginare.
In questa puntata di Fili Rossi raccontiamo la storia di Marcel Petiot, il dottore che trasformò il caos dell’occupazione in una copertura perfetta per uccidere. Tra sparizioni, inganni e una scoperta agghiacciante nel cuore di Parigi, ricostruiamo uno dei casi criminali più sconvolgenti della storia francese.
Un assassino spietato, una città in guerra e un’indagine che rivelò un incubo nascosto dietro la facciata rispettabile di un medico.
Parigi, 1942. La Francia è occupata da nazisti. Gli ebrei vengono deportati. Chi può cerca di fuggire. Un medico si offre di aiutarli, promette un passaggio sicuro verso il Sud America, via Spagna e Portogallo. Il prezzo è 25.000 franchi a persona. Le famiglie arrivano con le valigie, i gioielli e tutto quello che hanno e poi scompaiono. Marcel Petillot uccise almeno 26 persone, forse molte di più. Lo fece fingendosi un eroe della resistenza. Lo fece mentre le famiglie delle sue vittime aspettavano notizie di sopravvissuti che non sarebbero mai arrivate. Questa è la sua storia. Immaginate un bambino di 3 anni che tenta di affogare il gatto di famiglia. Non riesce e quindi lo soffoga a mani nude. Non è un episodio isolato, è il primo di una lunga serie: accecava gli uccellini e li chiudeva in scatole da scarpe per osservarne l'agonia. A 11 anni sparò colpi di pistola contro il soffitto della classe e fece proposte sessuali a una compagna della stessa età. È questo l'inizio della storia di Marcel Petit e già qui, se qualcuno avesse prestato attenzione, c'era tutto. Marcel André-Héry Philippe Pétiau nasce il 17 gennaio 1897 ad Auxerre, una piccola città della Borgogna. Il padre è un impiegato postale, la madre muore quando Marcel è adolescente, un lutto che secondo alcuni biografi lascia un segno profondo nel suo sviluppo emotivo. Cresce insieme al fratello minore Maurice in un ambiente borghese ma emotivamente instabile. Soffre di enuresi ed encopresi, incontinenza urinaria e fecale fino agli 11 anni, un tratto che i criminologi citano spesso insieme alla crudeltà sugli animali e all'attrazione per il fuoco come segnali precoci di sviluppo psicopatico. A 14 anni viene arrestato per il furto di una cassetta postale, una perizia psichiatrica lo dichiara affetto da malattie mentali e le accuse vengono archiviate. È la prima di una lunga serie di occasioni in cui Petio userà o simulerà il disturbo mentale come scudo giuridico. Nel gennaio 1916 si arruola volontariamente nell'esercito francese. Combatte in trincea durante la prima guerra mondiale. Viene ferito durante la seconda battaglia dell'Aisne nel 1917 e finisce negli ospedali militari dove viene arrestato per furto di coperte, morfina e portafogli. Nei successivi soggiorni negli ospedali psichiatrici militari riceve diagnosi di ogni tipo: neurastenia, psicosi melanconica, ossessione di persecuzione, demenza precoce. Secondo alcune ricostruzioni si automutila un piede lanciandosi una granata per evitare il ritorno al fronte. Ottiene il congedo per invalidità al 40% e una pensione che continuerà a percepire fino alla morte. Dopo la guerra, il governo francese offre ai reduci un programma accelerato di studi universitari. Petitot lo sfrutta con efficienza. In otto mesi completa gli studi di medicina alla facoltà di medicina di Parigi, laureandosi il 15 dicembre 1921, con menzione Trebien, quindi ottimo, fa il tirocinio in un ospedale psichiatrico a Evreux. Non è difficile capire perché quella scelta. Studiare dall'interno i meccanismi della follia, imparare a riconoscerli e replicarli è una competenza che tornerà utile. Nel 1921 apre uno studio medico a Villeneuve-sur-Yon, si fa notare per le tariffe basse, visita gratis i poveri e si costruisce una reputazione di medico del popolo. Ma già qui cominciano le pratiche dubbie. Prescrive narcotici ai tossicodipendenti, esegue aborti clandestini e si appropria di denaro e oggetti dei pazienti. La sua probabile prima vittima è Louise Deleveux, una giovane domestica con cui ha una relazione e che scompare nel maggio del 1926. Gli abitanti del paese si convincono quasi subito che sia stata uccisa da Petitot, ma il corpo non viene mai trovato. Nello stesso anno viene eletto Sindaco di Villeneuve-sur-Yon, carica che manterrà fino al 1931 quando viene rimosso per irregolarità amministrativa e furti di fondi pubblici. Nel 1927 sposa Georgette Lablé, figlia di un macellaio benestante. Avranno un figlio, Gerard. È un'isola di normalità borghese che Petillot costruisce con cura perché sa che serve. Nel 1933 si trasferisce a Parigi, studio al 66 di Rue Cormantin, nel nono arrondissement vicino all'Opéra. Costruisce in fretta una clientela popolare e medio borghese, sfruttando titoli accademici inventati e diagnosticando malattie inesistenti. Nel 1936 viene brevemente internato per cleptomania dopo essere sorpreso a rubare un libro economico in una libreria del Boulevard Saint-Michel. Si difende sostenendo di essere assorto in un'importante scoperta medica. Nessuno ride. Il 14 giugno 1940 la Wehrmacht entra a Parigi. La Francia viene divisa tra la zona occupata da Reich e il regime collaborazionista di Vichy. Per gli ebrei francesi e stranieri rifugiati nel paese, per i resistenti, per gli uomini chiamati al servizio del lavoro obbligatorio in Germania, fuggire all'estero diventa un'urgenza vitale. Le reti di evasione clandestina esistono davvero, alcune portano in Svizzera, altre verso la Spagna. Per molte famiglie disperate, trovare qualcuno disposto ad aiutarle è la differenza tra la sopravvivenza e la deportazione. Petiot capisce immediatamente cosa sta guardando. Non una tragedia storica, ma bensì un'opportunità. Inizialmente fornisce, a pagamento, certificati di invalidità falsi per evitare la deportazione come lavoratore coatto, ma il vero salto arriva quando elabora qualcosa di molto più ambizioso. Si presenta sotto il nome di battaglia di Dottor Eugene a capo di una sedicente rete di resistenza chiamata Flytox, dal nome di un insetticida dell'epoca. La rete promette di portare clandestinamente i perseguitati in Sud America attraverso la Spagna e il Portogallo. Il prezzo, come vi abbiamo detto, è di 25.000 franchi a persona, una somma enorme, equivalente oggi a centinaia di migliaia di euro che le famiglie pagano portando con sé tutto quello che hanno: denaro contante, gioielli, oro, l'intera ricchezza familiare trasformata in liquidità perché si parte e non si torna. La rete, però, non esiste. Petitot ha tre intermediari che gli procurano le vittime: Raoul Fourier, un parrucchiere, Edmond Pintard, un truccatore teatrale, e René Gustave Nesondé. I tre convogliono verso di lui non solo ebrei in fuga dalla deportazione ma anche appartenenti alla resistenza, prostitute malavitosi e ricchi collaborazionisti che vogliono sparire prima della liberazione. Tutti accomunati da una cosa, la necessità di sparire, portando con sé quanto più denaro possibile. Nel maggio 1941 Petitot acquista un secondo immobile, un grande edificio privato al 21 di Rue-le-Seur nel sedicesimo arrondissement, a pochi passi dall'arco di trionfo. Lo fa ristrutturare con interventi che i vicini trovano strani: una stanza triangolare senza finestre, con porte spesse e uno spioncino nel muro. Una piccola apertura nel salone nascosta che permette di osservare dall'esterno chi vi si trova dentro. Nei sotterranei, una fossa riempita di calce viva, una caldaia fornace per la combustione dei corpi. Quella casa diventa il luogo degli omicidi. Quando una vittima accetta il presunto viaggio, Petit la convoca di sera proprio al 21 di Rue-Sœur. La vittima arriva con valigie e bauli pieni di valori. Le viene spiegato che, prima di partire, è necessaria un'iniezione obbligatoria contro le malattie tropicali richiesta dalle autorità argentine o portoghesi. Petitot inietta invece una dose letale di cianuro. L'agonia, secondo l'accusa, viene osservata dal medico attraverso lo spioncino della stanza triangolare. I corpi vengono poi spogliati di ogni gioiello denaro, oro dentale, i bagagli smistati e rivenduti. Per disfarsi dei resti, Petit si avvale anche del fratello Maurice, che gli fornisce fino a 400 kg di calce viva sostenendo serva contro gli scarafaggi. Attraverso due metodi: il primo la dissoluzione nella calce e la cremazione nella caldaia, l'altro, quello di gettare alcuni dei corpi nella senna fatti a pezzi e dentro sacchi di iuta. Nel maggio del 1943 anche la Gestapo si insospettisce. Le voci su una rete di evasione clandestina gestita da un certo dottor Eugene circolano e i tedeschi vogliono saperne di più. Petitot viene arrestato e interrogato per circa otto mesi e viene rilasciato nel gennaio del 1944, paradossalmente perché i tedeschi si convincono che non sia un autentico appartenente alla Resistenza. Secondo alcune fonti paga 100.000 franchi per la libertà, torna libero e riprende immediatamente gli omicidi. L'11 marzo 1944 i vicini di Rue le sur si lamentano con i pompieri di un fumo nero denso e di un odore neosabondo che proviene da uno dei comignoli. Pensando a un incendio, chiamano i vigili del fuoco. Quando i pompieri e poi i poliziotti entrano nell'edificio, trovano la fornace che brucia resti umani. In vari ambienti, tra cui la fossa di calce viva nel cortile, sono accatastate parti di almeno 23 corpi in stato di decomposizione e smembramento. Petitot, avvertito dal fratello Maurice, compare sul posto mentre la polizia è ancora all'interno. Si presenta come membro della resistenza e dice al commissario che i cadaveri appartengono a collaborazionisti e a tedeschi giustiziati dalla sua rete. Convince la polizia a non sequestrare nulla immediatamente e poi si dilegua. Nei mesi successivi, nel caos della liberazione di Parigi, riesce a nascondersi sotto falsa identità. Arriva perfino ad arruolarsi nelle forze francesi dell'interno. L'esercito della Resistenza con il nome di capitano Henri Paléry. Viene riconosciuto e arrestato in una stazione della metropolitana di Parigi il 31 ottobre dello stesso anno. Il processo si apre il 18 marzo 1946 davanti alla Corte d'Assise della Senna. Petiot deve rispondere di 135 capi d'accusa per 27 omicidi. Si difende sostenendo di essere un eroe della Resistenza e che tutte le vittime erano collaborazionisti, agenti della Gestapo o doppio giochisti giustiziati per la Francia. Già dal secondo giorno, per Spavalderia dichiara di averne uccisi 73 in tutto, un numero più alto di quello di cui lo accusano. Si è addormenta durante alcune udienze, irride i procuratori e sostiene che molti dei presunti scomparsi vivono ora felici in Sud America con nuovi nomi. Nessuna rete di resistenza francese conferma l'esistenza di FlyTox. Tre periti psichiatrici concludono all'unanimità per la piena imputabilità, nessun disturbo mentale. Il 4 aprile 1946 la giuria lo dichiara colpevole di 26 omicidi su 27. Le richieste di grazia vengono tutte respinte. Il 25 maggio 1946, alle 5.5 del mattino, Marcel Petio viene ghigliottinato nel cortile della prigione della Santé. Al magistrato che gli chiede se abbia un'ultima dichiarazione, risponde: Sono un viaggiatore che porta con sé i propri bagagli. AI presenti dice: Signori vi prego di non guardare, non sarà uno spettacolo grazioso. Muore sorridendo, secondo i testimoni, è il primo condannato di diritto comune ghigliottinato in Francia dopo la liberazione. Se dovessimo scegliere un solo tratto per definire Malsa PTO lo chiameremmo psicopatia ad alto funzionamento. È la capacità di pianificare, manipolare e uccidere con freddezza assoluta, mascherata da una facciata di rispettabilità e persino di generosità, una facciata che funzionò per decenni. Non si trattava di follia, tre periti psichiatrici indipendenti lo stabilirono con chiarezza nel 1946, durante il processo, come abbiamo detto, si trattava bensì di qualcosa di più difficile da riconoscere, un'intelligenza superiore alla media, completamente svincolata da qualsiasi vincolo empatico. I segnali precoci erano tutti lì fin dall'infanzia. Lo psichiatra neozelandese John McDonald propose nel 1963 una triade di indicatori precoci della sociopatia, crudeltà verso gli animali, attrazione per il fuoco e noresi persistente oltre l'età normale. Petio li presentava tutti e tre insieme ad altri comportamenti che oggi rientrano nella diagnosi di disturbo della condotta anticamera del disturbo antisociale adulto. Il colpo di pistola sparato in classe a 11 anni, i furti sistematici, l'approccio sessuale alla compagna alla stessa età, comportamenti di precoce e sistematica trasgressione delle norme in un bambino che non mostrava mai paura delle conseguenze. Il criminologo Robert Hare definisce lo psicopatico come qualcuno che manca delle normali risposte emotive alle situazioni che provocherebbero in altri compassione o senso di colpa. Gli altri sono mezzi per ottenere un fine, mai fine in sé. Petitot incarna questa definizione in modo quasi didattico. La sua intera operazione dal 1942 al 1944 si basava sullo sfruttare la disperazione più pura: ebrei in pericolo di vita, famiglie in fuga dalla deportazione, promettendo loro salvezza per estorcere le ultime risorse e poi ucciderli. Non per impulso, non per rabbia, ma per puro calcolo. Quello che rende il profilo di Petitot particolarmente interessante per la criminologia è la componente strategica della violenza. Non uccideva per impulso né per rabbia, pianificava ogni dettaglio con precisione ingegneristica: la stanza triangolare insonorizzata, lo spioncino per osservare l'agonia delle vittime, la fornace, la calceviva, il finto certificato vaccinale, gli intermediari, le rotte di copertura. La sua era una violenza predatoria e fredda, opposta a quella reattiva, e aveva una dimensione quasi burocratica. Ogni vittima era un file da aprire, gestire e poi chiudere. A questa psicopatia si sovrapponeva a una grandiosità narcisistica che esplose in modo spettacolare durante il processo. Petiot si vantava di aver ucciso 73 persone, un numero superiore a quello di cui lo accusavano. Sosteneva di aver costruito una rete di resistenza che nessuno aveva mai sentito nominare e di aver sviluppato armi segrete capaci di uccidere i tedeschi senza lasciare tracce forensi, di aver avuto incontri con comandanti alleati e altre dicerie del genere. Si descriveva come patriota e benefattore. La grandiosità era così pronunciata da sembrare follia, ma tre psichiatri stabilirono che era lucidità. Era il narcisismo di qualcuno convinto di essere il personaggio più interessante nella stanza, anzi, in qualsiasi stanza. C'è infine un elemento del profilo di Petie che merita attenzione separata: la simulazione strategica della malattia mentale. A 14 anni una perizia lo salva dalla condanna per furto. Durante la prima guerra mondiale, le diagnosi di psicosi melanconiche e demenza precoce insieme alla sua amputazione volontaria di parti del corpo gli risparmiano il fronte e gli fruttano una pensione di invalidità a vita. Da medico tirocinante in un ospedale psichiatrico aveva studiato i sintomi delle malattie mentali dall'interno con quella che si può solo descrivere come finalità professionale. Nel 1946 questa strategia non funziona. I tre periti concludono per la piena imputabilità, descrivendo Petit O come un individuo senza scrupoli e privo di ogni senso morale. Il linguaggio moderno psicopatia conclamata. Il caso Petit pone una domanda che non ha una risposta facile: come fu possibile? Un uomo con quella storia alle spalle, le perizie psichiatriche da adolescente, la condanna per reati legati ai farmaci, i furti, la rimozione da sindaco continuò a esercitare la medicina, nonostante questo, e a tenere uno studio nel cuore di Parigi e a essere considerato un medico rispettabile. La risposta è la stessa che vale per Harold Shipman, che abbiamo visto nell'ultimo dossier che vi abbiamo presentato, il medico inglese che uccise centinaia di pazienti e per tanti altri casi simili. La maschera sociale del medico è tra le più potenti che esistono. Chi cura i poveri gratis, chi visita a domicilio, chi sa ascoltare, non si sospetta, non si segnala e non si ferma. Petio sfruttò quella maschera con la consapevolezza di chi sa esattamente cosa sta facendo: il camice bianco, la carriera politica, la reputazione di filantropo. Tutto costruito con cura, tutto funzionale, non alla cura dei pazienti, ma a non essere fermato. Marcel André-Henri Philippe Thiaux nasce il 17 gennaio 1897 ad Auxerre, medico di famiglia, sindaco di Villeneuve-sur-Yon, consigliere generale dello Yom. Dal 1942 al 1944 opera sotto il nome di Dr. Eugène come presunto capo della rete di evasione Flight Ox, inietta a dose letali di cianuro a ebrei e perseguitati che pagano 25 mila franchi per un passaggio sicuro verso il Sud America. I corpi sono dissolti nella calce viva, bruciati nella fornace di Rue-sur-Neure, oppure buttati nella Senna. Scoperto l'11 marzo 1944, arrestato il 31 ottobre dello stesso anno, condannato il 4 aprile del 1946 per ben 26 omicidi e ghigliottinato il 25 maggio dello stesso anno alle 5-5 del mattino nel cortile della prigione della Santerra. Vittime accertate 26, vittime stimate tra 60 e 200. Nessuna delle famiglie che pagarono per il viaggio rivide mai i propri cari. Io sono Davide Smaldone e questo era un dossier di fili rossi che vi ha condotto alla scoperta della mente di uno dei serial killer più inquietanti dell'epoca moderna.