Fili Rossi
Un podcast di true crime dedicato ai delitti più inquietanti, misteriosi e poco conosciuti d’Italia e del mondo.
Omicidi irrisolti, sparizioni, cold case, errori investigativi, prove dimenticate e piste che non hanno mai portato a una verità definitiva. Ogni puntata ricostruisce un caso passo dopo passo, con un racconto narrativo e coinvolgente che unisce tensione, contesto, dettagli e domande ancora aperte.
Non solo cronaca nera, ma storie vere che continuano a disturbare, sorprendere e far discutere.
Perché alcuni delitti non finiscono mai davvero.
Fili Rossi
DOSSIER - Peter Kürten : Il Vampiro di Düsseldorf
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Negli anni Venti, Düsseldorf vive nel terrore.
Aggressioni, omicidi e atti di violenza sconvolgono la città mentre la polizia insegue un assassino sfuggente e imprevedibile. Il suo nome è Peter Kürten, passato alla storia come il Mostro di Düsseldorf.
In questa puntata di Fili Rossi ricostruiamo la sua escalation di violenza, il clima di paura che travolse la Germania e il profilo di uno dei serial killer più disturbanti del Novecento.
Una storia di sangue, ossessione e follia che trasformò un uomo in una leggenda nera della cronaca criminale europea.
Posso anche fartene una versione più breve e più aggressiva, pensata per funzionare ancora meglio nell’anteprima di Spotify.
Dussendorf. Una città in preda al terrore. Bambine, donne, uomini qualunque colpiti per strada e attirati con un pretesto, uccisi con forbici, coltelli, un martello oppure a mani nude. La polizia riceve 13.000 lettere, interroga 9.000 persone, compila una lista di 900.000 sospetti. L'uomo che cercano si chiama Peter Kurten. Lo chiameranno il vampiro di Dussendorf, che sarà il primo serial killer della storia a essere studiato in modo sistematico da uno psichiatra. È il suo caso che darà alla criminologia moderna la parola stessa che usiamo ancora oggi. Seri killer. Questa è la sua storia. Immaginate un appartamento di una sola stanza, 13 figli. Un padre alcolizzato che costringe la famiglia ad assistere ai rapporti sessuali con la madre. È in questa stanza che cresce Peter Kurten, terzo di una famiglia di fratelli sopravvissuti in condizioni di povertà estrema in un impero tedesco che alla violenza domestica non riserva quasi nessuna attenzione. Peter Kurten nasce il 26 maggio 1883 a Mülleim am Rhein, oggi un quartiere di colonia. Il padre è un fonditore di stampi. Nel 1897 viene condannato a un anno e tre mesi di reclusione per stupro incestuoso ai danni della figlia maggiore, all'epoca tredicenne. La madre, anche lei alcolizzata, ottiene in seguito la separazione e si trasferisce a Düsseldorf dopo essersi risposata. Le deviazioni di Peter cominciano prestissimo e qui è necessario essere espliciti perché è proprio la precocità e la sistematicità di questi episodi che la criminologia ha poi studiato come traiettoria paradigmatica. A circa 5 anni annega due cuccioli in un rosscello, scoprendo per la prima volta quello che lui stesso descriverà come il piacere di violare la vita. A 9 anni stringe amicizia con una Calapiacani che tortura e uccida animali per professione, un'iniziazione diretta alla violenza sistematica. Sempre attorno ai nove anni, sostiene di aver fatto annegare i due compagni di scuola facendoli cadere da una zattera nel reno. Le morti vengono archiviate come accidentali e questo episodio non è mai stato confermato da prove indipendenti. Le psichiatri, che lo studieranno più avanti, noteranno che Curten tendeva ad abbellire le proprie confessioni per ragioni narcisistiche, quindi va trattato con cautela. A 13 anni pratica zoofilia con animali da fattoria e scopre che pugnalarli durante l'atto aumenta l'eccitazione. Frequenta la scuola di Gerresheim fino al 1897 è inizialmente un buono studente, ma il rendimento crolla per la violenza domestica. Su imposizione del padre comincia un apprendistato come formatore che abbandona dopo due anni fuggendo di casa. Da qui in avanti la vita di Curten diventa una sequenza quasi ininterrotta di reati e carcerazioni. Nel 1899 viene condannato per appropriazione in debita nel 1900 a 4 anni per frode, furto e tentato omicidio con arma da fuoco. Nel 1904 diserta dall'esercito e appicca circa 24 incendi dolosi per cui viene condannato a 7 anni. Tra il 1905 e il 1913 viene detenuto a Munster con periodi prolungati di isolamento, un dettaglio che si rivelerà decisivo. Nel 1913 viene condannato per incendio doloso e scasso e poi trascorre il periodo dal 1913 al 1921 nel carcere militare di Brick. All'età di 38 anni, quando incontrerà la donna che diventerà sua moglie, Curten ha già passato 20 dei suoi 38 anni di vita in carcere. Quando verrà finalmente catturato nel 1930, il totale supererà i 27 anni di reclusione. Sono proprio quei lunghi periodi di isolamento che Kurten stesso confesserà di aver provocato deliberatamente, infrangendo piccole regole della prigione per essere messo in cella di isolamento, il terreno in cui immaturano le sue fantasie omicide. Dirà allo psichiatra che lo studierà: da queste visioni traevo lo stesso tipo di piacere che altri uomini ricavano dal pensiero di una donna nuda. Dopo la scarcerazione dell'aprile del 1921 trova un lavoro regolare in fabbrica come operaio metallurgico. Diventa sindacalista attivo, aderisce al Partito Socialdemocratico Tedesco, è ben vestito, cortese, di conversazioni gradevole. I vicini non si aspettano nulla, si presenta agli sconosciuti come dipendente del gas di Dussendorf. Ad Altenburg, nell'aprile del 1921, subito dopo la scarcerazione, conosce Auguste Scharf tramite sua sorella. Auguste ha tre anni più di lui. È stata prostituta, poi proprietario di una pasticceria e ha una precedente condanna per aver sparato e ucciso il fidanzato. Kurten le si presenta fingendosi ex prigioniero di guerra. Si sposano nel 1923. Due anni dopo, nel 1925, la coppia torna ad Usendorf. Il matrimonio reggerà fino al maggio del 1930, il mese in cui tutto crollerà. Tra il primo omicidio accertato del 1913 e l'ultimo attentato fatale del novembre 1929, Peter Curten uccide almeno 9 persone, il numero per cui verrà poi condannato, e ne aggredisce molte altre. Alla fine confesserà 68 reati, tra cui ben 9 omicidi, come dicevamo, e 31 tentati omicidi. Il 25 maggio 1913, durante un furto in una taverna di Mulnheim am Rhein, Kurten trova nel proprio letto improvvisato la piccola Christine Klein, 9 anni, nipote del proprietario. La strangola poi le taglia la guna con un temperino. Lo zio della bambina viene inizialmente sospettato, ma mai incriminato. Per 17 anni il caso rimarrà ufficialmente irrisolto. Due settimane dopo Kurten tenta di strangolare un'altra ragazza a Düsseldorf che probabilmente sopravvive. Il 14 luglio 1913 viene arrestato per incendi e furti non collegati a questi fatti e rimane in carcere, come vi abbiamo già detto, fino all'aprile del 1921. Sposa Auguste nel 1923 e nei sette anni successivi non commette altri omicidi accertati. Poi, nel febbraio del 1929, la furia esplode con violenza inaudita. Il 3 febbraio del 1929 una donna viene aggredita con grandi forbici e sopravvive. Pochi giorni dopo, il 9 febbraio, Curten uccide una bambina di 9 anni, Rosa Oliger, e dà fuoco al corpo dopo la morte. Il 13 febbraio aggredisce a morte un meccanico di circa 54 anni, Rudolf Cher, con oltre 20 colpi di forbici. L'11 agosto attira nel Neanderthal una ventenne, Maria Hahn, con la scusa di un appuntamento e la uccide. Il 24 agosto, alla fiera del quartiere di Flee, avvicina due sorelle adottive. Manda la maggiore, Louise Lansen, a comprare sigarette e nel frattempo uccide la più piccola, Gertrude Hamacher, 5 anni. Al ritorno di Luise uccide anche lei. Nessuna delle due bambine viene violentata sessualmente, un dettaglio che gli investigatori notano perché mostra che la componente sadica del crimine di Curten non passava necessariamente per l'aggressione sessuale in senso stretto. Il giorno successivo, dopo il rifiuto di una governante alle sue avance, la aggredisce con un pugnale che si spezza nella sua vertebra lombare, un dettaglio che diventerà una prova forense decisiva. Spezzato il pugnale, Kurten passa al martello, tra fine settembre e ottobre uccide due donne, una 31enne e una 22enne, entrambe violentate. Il 22 ottobre aggredisce altre due donne che sopravvivono perché anche il manico del martello si spezza. L'ultimo omicidio, il 7 novembre 1929, è il più efferato: una bambina di 5 anni, Gertrude Alderman, colpita decine di volte con le forbici in un appezzamento solitario del quartiere di Flinger. Due giorni dopo Curten invia al giornale comunista locale una mappa che indica il corpo della bambina e, separatamente, la tomba di un'altra vittima, Maria Hahn, sepolta mesi prima e mai ritrovata fino a quel momento. Alla fine del 1929 il caso ha una risonanza mediatica nazionale e internazionale. La polizia di Düsseldorf riceve oltre 300.000 lettere dai cittadini, interroga più di 9.000 persone, esamina 2.650 indizi e compila una lista di 900.000 sospetti. A coordinare l'inchiesta è Ernst Gennat, capo della Polizia Criminale di Berlino, che nel suo articolo del 1930 sui crimini sessuali di Dussendorf usa per primo il termine Zeren Murder, omicida seriale, nel suo significato moderno e redige il primo profilo criminale della storia della criminologia tedesca. La svolta arriva il 14 maggio 1930. Una ventenne di nome Maria Budlick arriva a Dussendorf in cerca di lavoro. Un uomo tenta di portarla in un parco isolato. Kurten interviene apparentemente per salvarla e la invita nel suo appartamento. La conduce poi nei boschi di Grafenberg dove la violenta e la strangola ma la lascia andare credendo che non ricordi l'indirizzo da cui sono partiti. Budlick non sporge denuncia ma racconta l'aggressione in una lettera indirizzata ad un'amica. La busta viene indirizzata male, però viene aperta dall'ufficio postale e viene inoltrata la polizia il 19 maggio dello stesso anno. Gennard la legge, rintraccia Budlick e da lei arriva l'indirizzo di Curten tramite la padrona di casa. Quando Curten vede Jennet e Budlick nel corridoio del suo edificio, capisce di essere stato scoperto. Cerca un altro alloggio, poi il 23 maggio torna da Auguste e le confessa tutto. È lui il vampiro di Dussendorf. La prega di denunciarlo perché possa incassare la ricompensa prevista per la sua cattura. Voleva, disse, che le avesse una vecchiaia serena. Auguste si presenta alla polizia la mattina del 24 maggio 1930. Curten viene arrestato a mano armata davanti a una chiesa di Dussendorf nel pomeriggio. Il suo commento, secondo le cronache, è stato: Ci avete messo un bel po'. Il processo si apre il 13 aprile 1931 a Dussendorf. L'atto d'accusa elenca 9 omicidi, oltre 30 tentati omicidi, aggressioni e decine di incendi dolosi. Curten è custodito in una gabbia di ferro costruita appositamente per proteggerlo dai parenti delle vittime. Inizialmente si dichiara non colpevole per infermità mentale, poi cambia idea e dichiara apertamente: Non provo alcun rimorso, quanto al sentirmi in colpa nel ripensare i miei atti, vi dirò che ripensare a tutti i dettagli non mi è per niente sgradevole, anzi mi diverte. Cinque psichiatri, tra cui Carl Berg, lo dichiarano legalmente sano e pienamente padrone delle proprie azioni. Il 22 aprile 1931, dopo meno di due ore di Camera di Consiglio, la giuria lo dichiara colpevole di tutti e nove gli omicidi. La sentenza è di nove condanne a morte più 15 anni di lavori forzati per i tentati omicidi. La domanda di grazia viene respinta il 30 giugno dello stesso anno. Il 2 luglio 1931, alle 6 del mattino, Peter Kurten viene decapitato con la ghiuliottina nel carcere di Klingenputz a Colonia. Cammina al patibolo senza bisogno di sostegno. La sera prima aveva chiesto e ottenuto una doppia porzione della sua cena preferita e aveva passato la notte sveglio con un sacerdote scrivendo lettere di scuse alle famiglie delle vittime. Il caso Kurten è il primo nella storia della psichiatria forense in cui un assassino sessuale in serie viene sottoposto a uno studio clinico approfondito e sistematico. Lo psichiatra Karl Berg lo intervista a lungo tra il 1930 e il 1931, prima del processo e poi nei mesi tra la condanna e l'esecuzione. I risultati confluiscono in un volume: l'articolo del 1931 e poi la monografia der Sadist del 1932, che resta ancora oggi un testo fondativo della criminologia moderna. Se dovessimo scegliere un solo tratto per definire Peter Kurten lo chiameremmo sadismo sessuale esecuzione metodica, la capacità di trasformare la violenza in piacere attraverso un repertorio sistematico, coltivato e progressivamente affinato in carcere, ed eseguito con piena consapevolezza e assenza totale di rimorso. Berg formulò una diagnosi netta. Kurten era un sadico sessuale psicopatico, ma non legalmente infermo di mente. Lo descrisse come re dei perversi sessuali, aggiungendo che qualitativamente non differiva dagli altri criminali sadici, differiva solo quantitativamente, ma in quella dimensione si ergeva come un caso unico nella storia criminale recente. I crimini di Kurten erano per Berg un esempio del cosiddetto lustmord, l'omicidio per piacere, in cui l'atto violento e il conseguimento del piacere sessuale coincidono direttamente. La sua sintesi era 90% sadismo, 10% vendetta. La sede di rivalza verso una società che lo aveva incarcerato per gran parte della vita era reale, ma marginale rispetto al motore sessuale che guidava ogni azione. Il tratto più distintivo, quello che gli darà il soprannome con cui la stampa lo ricorderà, il vampiro di Dussendorf, era l'ematolania, l'eccitazione sessuale provocata dalla vista, dal rumore e dal sapore del sangue. Kurten lo descrisse a Berg con una precisione clinica: La vista del sangue che sgorgava e l'udito del rumore che produceva sono rimasti il mio massimo godimento fino all'ultimo. In più occasioni documentate arrivò a bere il sangue delle proprie vittime. Secondo alcune fonti, fu un episodio avvenuto nella primavera del 1930, non un omicidio umano, ma l'uccisione di un cigno nel parco di Düsseldorf per bere il sangue a far nascere sulla stampa il soprannome di vampiro. Berg osservò che Curten si abbandonava a ogni forma di perversione sadica nota, perseguendo molteplici e varieg al piacere sessuale: lo strangolamento, la ferita d'arma da taglio, l'incendio, il ritorno sulle scene del crimine e persino la zoofilia, questa addirittura fin dall'infanzia. Per Curten, gli stimoli, animali o umani, erano sostanzialmente intercambiabili. Quello che contava era l'atto stesso di infliggere violenza e osservarne le conseguenze fisiche. Un punto centrale, sottolineato sia da Berg che da Curten stesso, è che queste fantasie si svilupparono e si raffinarono durante i lunghi periodi di isolamento in carcere militare. Curten, come vi abbiamo raccontato, ammise di rompere deliberatamente piccole regole della prigione proprio per essere messo in isolamento in modo da potersi abbandonare a quelle fantasie senza essere mai interrotto. Berg considerò questo dettaglio una prova fondamentale, non un sintomo psicotico incontrollabile, ma una scelta metodica e consapevole, ripetuta nel tempo, perfezionata come si perfeziona un'abitudine. Alla domanda se avesse mai provato rimorso, Curten rispose senza esitazione: non ne ho. Mai ho avuto qualche scrupolo nell'animo, mai ho pensato che ciò che facevo fosse cattivo, anche se la società umana lo condanna. Eppure, in conversazione, appariva del tutto normale. Berg lo descrisse come un chiacchierone gentile e accessibile, con vasta cultura generale e giudizio equilibrato, capace di far dimenticare, per la durata di una conversazione, che l'uomo davanti a lui era l'assassino che aveva terrorizzato un'intera città. Il caso Curten segna l'inizio di una linea diretta nella storia della criminologia. Il termine cognato da Ernst Gennhart nel 1930 per descriverlo, serien Murder, è l'antenato diretto del termine inglese serial killer, popolarizzato dalla FBI tra gli anni 70 e 80 attraverso il lavoro di Robert Ressler, che intervistò sistematicamente decine di assassini in serie detenuti per fondare la moderna analisi comportamentale. La monografia di Berg su Curten resta ancora oggi una lettura fondativa per chiunque studi l'omicidio sessuale. Tutto questo, il vocabolario, il metodo, l'intera disciplina della profilazione criminale, nasce da un uomo che, per oltre 40 anni, trasformò ogni periodo di reclusione in un laboratorio privato per le proprie fantasie, e che alla fine, davanti alla ghigliottina, chiese al proprio psichiatra se sarebbe riuscito a sentire ancora, per un istante, il rumore del proprio sangue che sgorgava dal collo. Peter Kurten nasce il 26 maggio 1883 a Munham am Rhein, operaio metallurgico, sindacalista, membro del Partito Socialdemocratico Tedesco. Trascorre oltre 27 anni della propria vita in carcere prima della cattura definitiva. Uccide almeno 9 persone tra il 1913 e il 1929, principalmente a Dussendorf, con metodi che includono forbici, coltello, martello e strangolamento manuale. Confessa 68 reati in totale, arrestato il 24 maggio 1930 dopo essere stato denunciato dalla moglie, su sua stessa richiesta, condannato il 22 aprile dell'anno successivo a 9 pene capitali. Decapitato con la ghigliottina il 2 luglio 1931 alle 6 del mattino, nel carcere di King puts a Cologna. Le sue vittime più giovani avevano 5 anni. Io sono Davide Smaldone e questo era un dossier di fili rossi che vi ha portato alla scoperta di una delle menti criminali più inquietanti dell'epoca moderna.