Fili Rossi
Un podcast di true crime dedicato ai delitti più inquietanti, misteriosi e poco conosciuti d’Italia e del mondo.
Omicidi irrisolti, sparizioni, cold case, errori investigativi, prove dimenticate e piste che non hanno mai portato a una verità definitiva. Ogni puntata ricostruisce un caso passo dopo passo, con un racconto narrativo e coinvolgente che unisce tensione, contesto, dettagli e domande ancora aperte.
Non solo cronaca nera, ma storie vere che continuano a disturbare, sorprendere e far discutere.
Perché alcuni delitti non finiscono mai davvero.
Fili Rossi
DOSSIER - Luis Garavito - Il killer che ha ucciso 193 bambini cercando di uccidere il piccolo se stesso
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Luis Garavito è considerato uno dei serial killer più prolifici della storia criminale. In Colombia lo chiamavano La Bestia: un uomo apparentemente anonimo, capace di muoversi tra città, villaggi e periferie lasciandosi dietro una scia di vittime giovanissime e famiglie distrutte.
In questa puntata di Fili Rossi ricostruiamo il caso di Luis Garavito: l’infanzia segnata dalla violenza, il modus operandi, la lunga incapacità delle autorità di collegare i crimini, l’indagine che portò al suo arresto e le domande ancora aperte su una delle pagine più oscure della cronaca nera colombiana.
Una storia durissima, che racconta non solo il profilo di un assassino seriale, ma anche il fallimento di un sistema nel proteggere i più vulnerabili.
Colombia, anni 90. Il paese è devastato dalla guerra civile, dai cartelli della droga, dalla violenza della politica. In questo caos i bambini poveri in strada scompaiono. Nessuno sporge denuncia, nessuno collega i casi. I corpi vengono trovati in fossi, in campi di canna da zucchero, in fosse comuni e archiviati come fatti isolati. Si chiama Luis Alfredo Garavito, per quasi 7 anni percorre 11 dipartimenti della Colombia e dell'Ecuador uccidendo bambini. Le vittime accertate sono 193. La condanna 1853 anni e 9 giorni. La pena effettiva 22 anni. Questa è la sua storia. Immaginate un appartamento sovraffollato in una piccola città della Colombia occidentale, nella regione collinare del caffè. Un padre alcolizzato che picchia i figli e li umilia. Una madre emotivamente assente. È in questo ambiente che nasce e cresce Luis Alfredo Garavito Cupillos. Il 25 gennaio 1957, a Genova, nel dipartimento del Quindío, era il maggiore di sette fratelli. Il padre, Manuel Antonio Garavito, è descritto come un alcolizzato violento e donnaiolo che usa con i figli un tono duro e umiliante. La madre è spesso assente sul piano affettivo. Garavito descriverà la propria infanzia, in sede processuale nelle confessioni successive, come dominata dalla violenza, dalle urla e dalla paura. Queste dichiarazioni vanno trattate con cautela. Lo stesso Garavito aveva un interesse a costruire una narrativa di vittimizzazione, and alcuni esperti hanno messo parzialmente in dubbio la completezza della sua versione. Quello che è certo è il contesto: una famiglia disfunzionale, povertà estrema, nessuna rete di protection. Alla scuola Simone Bolivara di Ceylan viene preso in giro dai compagni per gli occhiali, gli danno il soprannome di Garabato di rigoro. Nel 1968, quando ha 11 anni, il padre lo ritira dalla quinta alimentare per farlo lavorare. La sua formazione si interrompe con appena 5 anni di istruzione. Nel 1969 Garabito dichiara di essere stato violentato sessualmente da un farmacista di quartiere durante una visita medica. Poco dopo la famiglia si trasferisce a Trujillo, dove sostiene di subire ulteriori abusi da un vicino di casa. La veridicità di questi episodi specifici è stata parzialmente contestata, ma lo schema ricorre in modo costante nelle sue confessioni e nei suoi conti giudiziari. Quello che è documentato con più certezza è il deterioramento comportamentale che segue: uccide e seziona uccelli, tocca in modo inappropriato i fratelli più piccoli, tenta di abusare di un bambino di sei anni già nel 1969. A 16 anni lascia la famiglia e comincia a spostarsi di città in città alla ricerca di lavoro prima come commesso, poi come venditore ambulante di icone religiose Santini. Si avvicina all'alcolismo ripetendo il modello del padre. Tra gli anni 70 e 80, accumula denunce per molestie, subisce almeno un ricovero psichiatrico di 33 giorni nel gennaio del 1984, dopo un esaurimento mentale e tenta il suicidio più volte. Viene trattato principalmente per depressione, nonostante presenti sintomi che i clinici descriveranno successivamente come più complessi. Nei periodi di ricovero esprime pensieri intrusivi violenti, che riformula in modo ambiguo davanti agli specialisti. Da adulto instaura relazioni con donne single con figli, assumendo un ruolo apparentemente protettivo. Chi lo conosce lo descrive come amichevole e generoso quando è sobrio, ma con un temperamento esplosivo e violento sotto l'effetto dell'alcol. I vicini lo soprannominano conflitto. Conflitto appunto per le sue frequenti liti e per l'abitudine di esaurire la pazienza di chiunque le ospiti. Questa doppia vita, apparentemente normale all'esterno, dissociato e violenta all'interno sarà uno degli elementi che gli consentirà di operare per anni senza essere identificato. La fase principale degli omicidi va dall'ottobre 1992 all'aprile 1999, 7 anni, 11 dipartimenti della Colombia più incursioni documentate in Ecuador e probabili attività in Venezuela. Le vittime accertate sono almeno 193. Garavito verrà condannato per 138 di esse, con gli altri procedimenti ancora in corso al momento del verdet. Per capire come Garavito abbia potuto operare senza essere fermato, è necessario capire in quale Colombia vivesse. Il paese era devastato da decenni di guerra civile dal conflitto con la FARC e con i carteri della droga, dalla violenza politica generalizzata. Le risorse delle forze dell'ordine erano quasi interamente assorbite da queste emergenze. I bambini poveri di strada, i cosiddetti desechables, getta, un termine che circolava nella Colombia di quegli anni con agghiacciante normalità non costituivano una priorità investigativa. Le loro sparizioni venivano raramente denunciate e i corpi trovati erano trattati come casi isolati senza coordinamento tra giurisdizioni diverse. Garavito selezionava le proprie vittime quasi esclusivamente tra maschi tra gli 8 e i 13 anni, con casi documentati dai 6 ai 16 provenienti da famiglie povere, probabilmente orfani, senza tetto o bambini lavoratori di strada. La selezione era sistematica. Queste vittime erano le meno visibili socialmente, le meno propense a essere cercate e le più facilmente avvicinabili. Si avvicinava a loro i luoghi pubblici durante il giorno, mercati, strade, zone scolastiche, campagna, spesso bevendo brand nelle vicinanze mentre aspettava un bersaglio adatto. L'addescamento avveniva attraverso piccole offerte credibili: denaro, cibo, bevande, promesse di lavoro occasionale. In alcuni casi si presentava come lavoratori di fondazioni benefiche fittizie o come politico locale. Cambiava travestimento e identità con regolarità. Documentate almeno sei persone distinte, tra cui un prete cattolico, un insegnante, un anziano, un mendicante e un contadino per non essere riconosciuto nelle decine di città in cui operava. Conservava nella sua valigia nera di tela scontrini, biglietti e documenti relativi alle sue attività. Un registro dettagliato che gli investigatori troveranno anni dopo e che diventerà una delle prove più devastanti a suo carico. La notte, dopo i delitti, tornava nella propria stanza, scriveva il nome della vittima in un quaderno blu e recitava salmi battendosi il petto. Questo rituale notturno, il quaderno, le preghiere, la penitenza non era un dettaglio marginale. Su questo punto torneremo nella sezione dedicata al suo profilo psicologico. Il punto di svolta delle indagini arriva nel novembre del 1997 con il ritrovamento nei pressi di Pereira di una fossa comune contenente i resti scheletrici di 36 bambini, quasi tutti maschi, con segni evidenti di torture prolungate. Tra novembre e dicembre del 1998, il totale dei corpi recuperati del dipartimento di Risaralda raggiunge 41, con altri 27 trovati nel vicino Valle del Cauca. La scala della scoperta è così sconvolgente che gli investigatori ipotizzano inizialmente l'intervento di una setta satanica o di una rete internazionale di traffico di minori. È la procura a determinare che si tratta di un unico autore basandosi sulla ricorrenza sistematica di corda di nylon e tappi di bottiglie di liquore a basso costo su tutte le scene del crimine. Nel febbraio 1999 Garavito trascorre una notte in un campo di canna da zucchero vicino a Palmira. Perde conoscenza per eccesso di alcol e innesca accidentalmente un incendio con una sigaretta. Fu gestionato lasciando sul posto gli occhiali bruciati, gli indumenti, le scarpe e delle ricevute contenenti l'indirizzo della sua fidanzata. Dagli occhiali, gli investigatori determinano il profilo fisico del responsabile: un uomo di mezza età con astigmatismo all'occhio sinistro, statura tra 1,65 e 1,67, andatura zoppicate. La fidanzata, contattata dalla polizia, consegna la valigia nera all'interno: i diari criminali, fotografie di ragazzi, segni di conteggio delle vittime e ricevute. Il 22 aprile 1999 Garavito viene fermato a Villa Vicensio dopo un tentato stupro ai danni di un dodicenne, venditore di biglietti della lotteria. Presenta un documento falso, ma i sospetti degli agenti sono già alti. La conferma definitiva dell'identità arriva il 4 luglio dello stesso anno attraverso un esame oculistico obbligatorio esteso a tutti i detenuti del carcere, una strategia concepita per non metterlo in allarme che abbina la sua rara condizione visiva agli occhiali trovati sulla scena dell'incendio. Il 28 ottobre 1999, dopo un interrogatorio durato oltre 12 ore, Garavito cede. Scoppie lacrime e confessa di aver ucciso circa 140 bambini in varie zone della Colombia, guida poi gli investigatori verso decine di siti di sepoltura precedentemente sconosciuti, fornendo mappe dettagliate. Il processo si conclude con una condanna per i 138 dei 172 capi di imputazione presentati, mentre gli altri procedimenti sono ancora in corso. La sentenza complessiva ammonta a 1853 anni e 9 giorni, la più lunga nella storia della Colombia, ma la legge colombiana vigente all'epoca vietava l'ergastolo e fissava il massimo della detenzione effettiva a 40 anni. Le disposizioni che prevedevano riduzioni di pena per collaborazione e confessione portarono la pena effettiva di Garavito a soli 22 anni. Nel 2021 una richiesta di liberazione anticipata per buona condotta viene respinta da un giudice perché Garavito non ha versato una sanzione economica a favore delle vittime, pari a circa 41.000 dollari. Muore il 12 ottobre 2023 nel carcere di Valle Dupart per un infarto complicato da loicomia, cancro agli occhi e tubercolosi. Aveva 66 anni, era in carcere da 24. Se dovessimo scegliere un solo tratto per definire Luis Alfredo Garavito, lo chiameremo predazione organizzata su vittime invisibili. La capacità di costruire sistematicamente per quasi 7 anni un'infrastruttura criminale basata sulla selezione meticolosa di chi la società aveva già reso invisibile e di farlo con la consapevolezza operativa di chi gestisce un'attività, non l'impulso caotico di chi perde il controllo. I test psichiatrici condotti durante la detenzione portano alla diagnosi di disturbo antisociale di personalità con tratti narcisistici clinicamente rilevanti. Un caso di studio accademico pubblicato nel 2025 analizza il profilo attraverso il modello biopsicosociale, identificando la combinazione di psicopatia, disturbo antisociale, e sadismo sessuale come il nucleo clinico. Il biologo forense tedesco Mark Benecke, che lo intervistò in prigione, dichiarò senza esitazioni: era uno psicopatico, sottolineando in particolare la capacità di comprendere il dolore dei bambini e di usarlo strumentalmente per guadagnarne la fiducia. Il sadismo non era un elemento accessorio nel profilo di Garavito, era il centro. Le fonti documentano infatti torture prolungate, rituali post-omicidio e raccolta di trofei, tutti indicatori di una violenza orientata al dominio e al controllo sulla vittima, più che alla semplice uccisione. Questo è il cuore clinico del profilo: una violenza predatoria, fredda, ritualizzata, che nulla aveva di impulsivo o caotico. Particolarmente rilevante è la componente rituale costante. Il quaderno blu con i nomi delle vittime, la recitazione di salmi, i rituali notturni di penitenza. Questi elementi non sono semplice dettaglio folcloristico, indicano un sistema significativo interno che Garavito costruiva attorno ai propri crimini una narrativa personale di potere, vendetta e di associazione in cui la violenza era iscritta in una struttura quasi liturgica. L'omicidio non era l'atto finale, era parte di un rituale che includeva la preparazione, l'esecuzione e la commemorazione. Il quaderno, le preghiere, la penitenza tutto faceva parte dello stesso sistema. L'uso sistematico di travestimenti e false identità, almeno sei persone distinte, come vi abbiamo detto, non era una semplice precauzione logistica, era un'infrastruttura psicologica che separava la sua vita ordinaria dall'identità predatoria, consentendogli di mantenere relazioni sociali normali della comunità in cui vive, tra un crimine e l'altro. Il detective Aldemar Duran, che condusse l'interrogatorio decisivo, descrisse Garavito come qualcuno capace di passare, nel corso della stessa conversazione, dall'aspetto di un uomo ordinario a quello di qualcosa di completamente diverso, come se due persone, completamente diverse, abitassero lo stesso corpo. Alcune analisi accademiche propongono che Garavito selezionasse vittime che somigliavano alla propria avversione infantile, bambini poveri, invisibili, vulnerabili, spesso da famiglie in cui avvenivano abusi oppure disfunzionali. Questa lettura che la violenza fosse anche una proiezione dell'odio per se stesso, per il bambino che era stato, non giustifica in alcun modo i suoi atti, ma contribuisce a spiegare la specificità quasi ossessiva della selezione. Non era indifferente a che scegliere, cercava qualcosa di preciso. L'alcolismo ricorre in modo costante nelle fonti come fattore abilitante, non causale. Garavito beveva brandy economico prima e durante i delitti. In almeno un caso documentato. L'incendio nel campo di Canna nel febbraio del 1999 fu l'eccessivo consumo di alcol a farlo scivolare, perdere conoscenza e lasciare le prove che avrebbero portato alla sua identificazione. Senza quell'incidente non è chiaro quando o se sarebbe stato fermato. In carcere Garavito si converte al pentecostalismo, dichiara di aver subito possessioni diaboliche e manifesta il desiderio di entrare in politica e diventare pastore dopo la scarcerazione per aiutare bambini abusati. Queste dichiarazioni vengono interpretate dalla grande maggioranza degli osservatori come tentativi di costruire un'immagine di autoreinvenzione, la stessa capacità manipolativa che aveva usato per avvicinarsi alle vittime, applicata questa volta al sistema carcerato e all'opinione pubblica. Il caso Garavito ebbe conseguenze concrete sul sistema penale colombiano. Il limite massimo di detenzione fu innalzato da 40 anni a 60 per i crimini più gravi e furono introdotti nuovi protocolli di cooperazione intergiurisdizionale insieme a una banca dati nazionali sui minori scomparsi. Riforme nate dal riconoscimento che il sistema aveva reso possibile quello che avrebbe dovuto impedire non solo perché un uomo era riuscito a nascondersi, ma perché le vittime che aveva scelto erano state per anni trattate come se non esistessero. Luís Alfredo Garavito Cubillos nasce il 25 gennaio 1957 a Genova, Colombia. Venditore ambulante, persona senza fissa dimora con almeno sei identità false documentate. Tra l'ottobre 1992 e l'aprile 1999 uccide bambini in almeno 11 dipartimenti della Colombia e in Ecuador, vittime accertate almeno 193. Arrestato il 22 aprile 1999 a Villa Vicensio, condannato per 138 omicidi a 1853 anni e 9 giorni di detenzione, ridotti a 22 per effetto di norme sulla collaborazione. Muore il 12 ottobre 2023 nel carcere di Valle du Part per infarto complicato da leucemia, cancro agli occhi e tubercolosi. Le sue vittime avevano tra i 6 e i 16 anni. Io sono Davide Smaldone e questo era un dossier di fili rossi che vi ha portato alla scoperta di una delle menti criminali più inquietanti dell'Epoca Moderna.