Psiche: il nuovo mondo
"Psiche: il nuovo mondo" è un podcast in cui vengono analizzati i cambiamenti psicologici e sociali degli ultimi decenni: la deriva consumistico-individualista, il diffondersi dell'egocentrismo, del narcisismo e della violenza verbale e fisica, le nuove psicopatologie caratterizzate da carenze di autoregolazione, i possibili effetti cognitivi dell'uso dell'intelligenza artificiale e infine la creatività come possibile risposta alle difficoltà che gli esseri umani incontrano in questo nuovo mondo, dominato dalla tecnologia e dal mercato.
Psiche: il nuovo mondo
Ep.3-Creatività e cambiamento
Use Left/Right to seek, Home/End to jump to start or end. Hold shift to jump forward or backward.
In questa puntata parlerò del potere tasformativo di un percorso terapeutico finalizzato alla scoperta di se. Vedremo il ruolo fondamentale giocato dalla creatività nella relazione terapeutica, alla ricerca dell'autenticità e di nuovi significati per la propria vita.
Contenuti e conduzione: Claudio Merini
Ideazione e produzione: Pierpaolo Di Giulio
Musiche:
"D'entreprise en feu" di Kevin Shrout — unminus.com
"Kalimba Relaxation Music" Kevin MacLeod (incompetech.com)
Licensed under Creative Commons: By Attribution 4.0 License
http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/
"Cottages" Kevin MacLeod (incompetech.com)
Licensed under Creative Commons: By Attribution 4.0 License
http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/
Seguici su Instagram: https://www.instagram.com/psiche.ilnuovomondo
https://www.instagram.com/claudio.merini/
Facebook: https://www.facebook.com/claudio.merini
Scrivici a: psicheilnuovomondo@gmail.com
Benvenuto in Psiche Il Nuovo Mondo. Un podcast per chi cerca di capire l'evoluzione psichica e sociale del mondo contemporaneo. Incominciamo col chiederci: come si superano i problemi psicologici? Il termine guarire non è adatto per spiegare come si risolve un problema a livello psichico. La risoluzione dei problemi psicologici non comporta l'eliminazione di qualcosa nell'individuo, come se si dovesse asportare una parte malata, comporta invece la creazione di nuove modalità di percezione, pensiero e azione, che gradualmente vanno a sostituire quelle che provocano sofferenza. Il cambiamento è determinato da un insieme di processi creativi che hanno bisogno di un contesto accogliente e comprensivo per svilupparsi al meglio. Uno degli scopi fondamentali della psicoterapia consiste proprio nel fare da incubatrice per nuovi modi di essere, grazie alla predisposizione di un ambiente relazionale improntato alla comprensione e al rispecchiamento delle manifestazioni creative dell'individuo. Un contesto in cui ci si può liberamente sperimentare per trovare il proprio modo di stare nel mondo, per trovare l'autenticità, quella che magari abbiamo perso per strada crescendo o che sentiamo come un lumicino in fondo all'anima, vacillante e flebile, sul punto di spegnersi a ogni momento. E l'autenticità è perturbante perché spezza le forme del vivere comune, trasgredisce le regole non scritte delle convenienze sociali e affettive. L'autenticità nasce dal contatto con gli strati profondi della vita psichica e dunque solo una psicoterapia del profondo può portare alla sua scoperta. Dunque, dicevo, non si tratta di guarire, ma di creare. Crearsi. Solo così ci si trova, dice Pirandello, creare è anche prendersi cura di sé, aggiungo io, ascoltandosi ed esprimendosi. Ma perché gli esseri umani stanno meglio quando creano? Cosa c'è di così benefico nello stato d'animo creativo? La prima immagine che mi viene in mente è quella di un subacqueo che scende nelle profondità di un mare sconosciuto e rimane incantato di fronte alla varietà delle forme di vita che vi trova. Creare è come scendere alla sorgente dell'essere, entrare in contatto con qualcosa di noi che ci rigenera. Anche Bachelard, nel suo libro La Poitique de la Révrie, usa un'immagine acquatica per esprimere questa sensazione. Dice Bachelard, un'aspirazione a superare il limite, a risalire la corrente, a ritrovare il grande lago delle acque calme in cui il tempo si riposa dallo scorrere, e questo lago è in noi come un'acqua primitiva, come il luogo in cui un'infanzia immobile continua a soggiornare. Molti anni fa, leggendo Uno Nessuno e Centomila, incontrai un passo che produsse in me un'impressione fortissima. È il momento in cui Vitangelo Moscarda, il protagonista del romanzo, racconta di quando compare in tribunale vestito della divisa dell'ospizio, ormai trasformato e riconoscibile, e resta sorpreso da come le persone presenti ancora si rivolgono a lui usando il suo nome. Bitangelo sente che quel nome non è altro ormai che un'epigrafe funeraria, buona per i morti, per chi ha concluso. Questo passo bellissimo e poetico termina così. Pensare alla morte, pregare. C'è pure chi ha ancora questo bisogno e se ne fanno voce le campane. Io non l'ho più questo bisogno, perché muoio ogni attimo, io, e rinasco nuovo e senza ricordi, vivo e intero, non più in me, ma in ogni cosa fuori. In poche fulminanti parole Pirandello esprime quella condizione di uscita da sé che produce nell'essere umano le sensazioni della rinascita. L'esperienza creativa non è solo un'esperienza estetica, come accade nell'arte, ma è anche un'esperienza estatica in quanto ci fa uscire dal nostro solito io e ci porta a esplorare territori sconosciuti che vanno al di là dello stretto limite della nostra persona, territori in cui è possibile trovare immagini alle origini dell'umano. La scoperta del proprio sé autentico attraverso la creatività è una via privilegiata per dare senso alla vita, una via complessa, costellata da passaggi critici che si possono meglio affrontare con una guida esperta alla ricerca di un luogo dell'anima, un posto in cui l'anima possa trovare o ritrovare il suo canto. La vita si impoverisce se manca di autenticità. L'autenticità è la possibilità di manifestarsi in diversi modi, soprattutto in modi insoliti o singolari. Occorre per questo dare spazio a ciò che è divergente rispetto alla norma. Occorre contrastare la tendenza all'omologazione e al conformismo. Il modo giusto di essere per ciascuno di noi viene dalle nostre predisposizioni e inclinazioni. Non può essere stabilito da criteri sociali o familiari. Ascoltandoci e creando possiamo trovare il nostro modo autentico di essere. Possiamo avere più consapevolezza di quello che si muove nella nostra vita interiore. Creare è una risposta all'insensatezza e all'angoscia della condizione umana, uno strumento per dialogare col mistero, per convivere con la caducità, per dare senso all'esistenza, alla propria presenza nel mondo. Senza l'immaginazione la realtà non avrebbe significato, sarebbe puro flusso di sensazioni. Ma quali sono le immagini che danno forma alla nostra realtà? Oggi siamo bombardati da immagini pubblicitarie dettate dalla necessità di generare bisogni di consumo sempre più estesi. Sono sempre più rare le occasioni per rivolgere lo sguardo al nostro mondo interiore e sognare occhi aperti, seppelliti come siamo da una quantità impressionante di informazioni e immagini che provengono dalla realtà esterna. Una buona psicoterapia è un contesto in cui poter guardare nell'interiorità e rivelare la nostra essenza, un luogo in cui trovare le immagini che danno senso, un senso autentico, al nostro essere nel mondo. Senza questo apporto dell'immaginazione l'esistenza diviene insignificante, vuota, tanto da dover continuamente ricorrere a qualcosa che momentaneamente la riempia: droghe, oggetti, divertimenti, denaro, eccetera. La creatività condensa e riunifica i significati, laddove invece la società tecnologica e consumistica tende a frammentarli. La creatività rende visibili aspetti nascosti della realtà e dà la possibilità di esplorare e sperimentare nuove possibilità di stare nel mondo. Come un subacqueo recupera sul fondo del mare oggetti antichi e preziosi, così nel percorso terapeutico si recuperano immagini ricche di senso, cariche di emotività, su cui fondare nuove sensazioni e nuove modalità d'esistenza. La creatività è come una canoa, su cui non è facile salire per mettersi in viaggio, ma quando impari a starci sopra e avogare, non vorresti più scendere e continueresti per sempre a scorrere leggero, osservando le rive selvatiche del fiume o il planare degli uccelli sul piano argenteo dell'acqua. Ma quello che più ti attira non è tanto ciò che vedi, ma come ti senti. Su quel piccolo guscio entri a contatto con qualcosa che ti rigenera. L'esperienza terapeutica nella mia ottica propone dunque una relazione basata sulla scoperta e improntata alla massima libertà. È un contenitore e un motore per l'espressione delle differenze che rendono gli individui universi unici e irripetibili. La ricerca di sé è però un percorso ricco di ostacoli e resistenze e non è adatta a chi cerca soluzioni immediate o a breve termine. La soluzione poi non viene da fuori, non viene dai consigli. Il cambiamento avviene all'interno di una relazione, quella con il terapeuta, che nel tempo diventa una relazione importante, in grado di essere il contesto per sperimentare qualcosa di nuovo rispetto ai vecchi e usurati copioni. Siamo interpreti di un dramma, commedia o tragedia che sia, che quotidianamente si ripete col nostro inconsapevole consenso. Abbiamo battute tipiche, mosse, posture, atteggiamenti preferiti. Abbiamo imparato a memoria il copione così bene da non accorgerci di recitare. La storia della crescita individuale, soprattutto nell'infanzia, credo possa essere considerata da un certo punto di vista un processo di selezione di alcune caratteristiche di personalità, a scapito di altri aspetti che vengono scartati e che restano nell'ombra. Se sono tratti del carattere fondamentale a essere inibiti, la conseguenza è la sofferenza psichica. Dice Copp nel suo libro The Side of Tragedy. Troppo spesso da bambini siamo incoraggiati a essere qualcuno che non siamo. Ci è chiesto di assumere un carattere che non è il nostro, di vivere una vita scritta da un altro. La trama è data, le improvvisazioni sono inaccettabili. La nevrosi è in parte il risultato dell'essere arruolati dentro uno scenario disegnato in base ai sogni non realizzati e alle ansie non affrontate di qualcun altro. COP si riferisce ai sogni non realizzati e alle ansie di chi ci ha allevato. I bambini spesso si fanno inconsciamente carico dei problemi dei genitori. Un bambino, per esempio, può assorbire le paure della madre e diventare a sua volta pauroso, o, sempre come esempio, farsi carico dei bisogni di riscatto sociale del padre e diventare molto ambizioso. Dunque, nella vita, ciascuno di noi tende a mettere in scena solo una parte del suo vasto mondo interiore, non solo dal punto di vista dei contenuti, ma anche per ciò che riguarda i sentimenti. Ciascuno di noi ha un luogo emotivo privilegiato, la tristezza, la rabbia, l'allegria, la paura, eccetera, un luogo che instancabilmente frequenta, alla ricerca forse di una soluzione per un antico problema o al peggio per impedire i cambiamenti. Ciascuno instancabilmente recita il proprio copione, con la maestria di un consumato attore, e se una delle parti di sé è troppo dominante, la recita diventa un monologo. Il monologo della vittima, il monologo del bravo bambino, il monologo dell'arrabbiato, il monologo del perdente, il monologo dell'eterno indeciso, il monologo dell'esibizionista, il monologo del disilluso, il monologo del pessimista critico e via dicendo. Laddove dovrebbe svolgersi un dialogo tra differenti parti di sé spadroneggia un unico protagonista. Il malessere è la conseguenza di un ripetere rigido e inconsapevole, mentre il benessere comporta l'accettazione e l'espressione della varietà e molteplicità della nostra vita psichica. Ci sono persone altamente prevedibili riguardo a ciò che faranno o diranno. Ne conosci qualcuna? Pensaci un attimo. Ecco, queste persone sono esempi di quanto ho appena detto. Nella stanza d'analisi può accadere di uscire dal nostro usuale monologo e lasciar parlare qualche altro personaggio della nostra scena interiore. La psicoterapia psicoanalitica è dunque il luogo in cui gli aspetti repressi di sé hanno occasione di manifestarsi, di venire considerati e sviluppati. E tutto questo non avviene in modo intellettuale, avviene intuitivamente, nel qui ed ora dell'esperienza terapeutica. L'intuizione porta i suoi doni nel momento in cui siamo nel cuore della relazione terapeutica. Entriamo così in contatto col nostro mobile e mutevole mondo interiore. Per farlo dobbiamo accogliere tutto ciò che si presenta alla mente, anche quando sembra assurdo, folle, fuori luogo. Bisogna sospendere il giudizio e lasciare che immagini, pensieri e parole fluiscano liberamente. Bisogna essere in una condizione di non controllo. La seduta psicoanalitica si svolge secondo i principi dell'improvvisazione, non della programmazione. Analista e paziente dovrebbero essere come due giocatori che inventano insieme, istante dopo istante, il loro gioco. Molti pazienti chiedono che io gli faccia una diagnosi. Ricordo che una volta risposi a questa richiesta dicendo più o meno così, non mi permetterei mai di imprigionarla in una definizione fatta di poche parole. Io sono qui a cercare di conoscere qualcosa che né io né lei ancora sappiamo. E quando l'avrà conosciuta me la dirà mi chiese il paziente. Quando lei sarà sul punto di scoprirla, forse gliela dirò, ma è più probabile che sarà lei, lei stesso, a scoprirla. Perché dovrei pagarla allora? Perché senza essere in relazione con me difficilmente potrebbe scoprire qualcosa di nuovo di sé. Il paziente dopo un breve silenzio mi domandò. Serve una relazione per conoscersi? Sì, serve una relazione, una relazione terapeutica. Se hai trovato interessante questo podcast, continua a seguirmi. E se vuoi conoscere meglio il mio modo di lavorare come psicoterapeuta puoi trovarlo nel mio libro Dialoghi nella Stanza d'Analisi.