Lead The Future Mentorship
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Lead The Future Mentorship
🇮🇹 Mattia Bugossi for Inspiration Valley - Director of engineering @ Meta/Instagram
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Unlock the insights from our webinar with Silicon Valley Study Tour and Silicon Valley Fellowship, where Mattia Bugossi his experience as Director of engineering @ Meta/Instagram
Mattia has a strong experience in software engineering in different companies. He is passionate about working at the intersection of hardware and software, VR and AR. MSc in computer engineer at Università Politecnica delle Marche in 2014. Since 2017 at Facebook/Meta, and since 2021 he works as director of engineering at Instagram
Don’t miss the upcoming sessions of Inspiration Valley, a virtual journey where you’ll hear the stories of Italians working in Silicon Valley and around the world.
Grazie mille, Paolo, grazie Carlo, grazie per ospitarmi oggi. Grazie a voi per essere qui ad ascoltarmi. Una cosa, mi scuso in anticipo se l'italiano non mi viene proprio così ecco, soprattutto per presentazioni di questo genere, parlare della mia storia, eccetera. Non lo faccio spesso in italiano, quindi ecco, scuserete in anticipo perché mi esprimo.
SPEAKER_02È una cosa che ci dicono tutti, quindi non sei solo italiano all'estero che ha perso un po' l'italiano, tranquilli.
SPEAKER_04Sì, ecco. Se andiamo al bar, al ristorante, eccetera. No, lo parlo ancora abbastanza bene, spero. Però è che in presentazioni discorsi dal pubblico così diventa un po' più difficile. Però ecco di nuovo. Mattia, sono ormai 10 anni che sono negli Stati Uniti a San Francisco. Nato e cresciuto nelle Marche, in Ancona, Sirolo, in particolare nella provincia da Ancona. L'idea con cui sono cresciuta era sempre quella di entrare in accademia aeronautica. A 17 anni, l'ultimo anno del scuola superiore tecnologico, faccio tutti i concorsi, il giorno di suole, eccetera. Entro nel corso l'one quinto. Dopo due settimane me ne vado, non era per me a svegliarmi la mattina con un urlo nelle orecchie e andare a dormire a mezzanotte e mezzo a luna, marciando sul piazzale dell'accademia, non era proprio quello che cercavo. Piaceva guidare gli aerei, caccia, eccetera, ma la vita militare non faceva per me. A quel punto lì, da lì cosa ho fatto? Da lì mi sono guarato intorno. Quello che mi interessava erano gli smartphone. Al tempo erano i cellulari, Nokia, iniziava con i primi anni 95, anni '70, quindi potevo iniziare a costumizzare un po' i temi, fare delle mini applicazioni, eccetera. E poi mi interessava. Quindi, sono scritto a ingegneria informica. Informatica in ancora, politecnico o il Politecnico delle Marche, dove ho fatto la triennale e poi il primo anno della specialistica durante tutta la mia carriera accademica scolastica non ero mai stato all'estero. All'estero sono tanto per vacanze, quindi non avevo fatto progetti Leonardo, Erasmus, non avevo fatto niente. Sono stati i miei genitori mi spingevano: Dai, vai a studiare fuori, vai a fare un'estate fuori a fare qualcosa. L'inglese ne sapevo pochissimo, soltanto quello che studiavo. Studiavo studiato a scuola, eccetera. Però, durante la specialistica, durante il primo anno della specialistica in Ancona, ho iniziato a sentire il posto il paese dove ero nato, Sirolo, ancora un po' stretto, e a quel punto, così del punto di me, ho iniziato a chiedere in giro: chiedere ai vari professori, c'era il professor Longhi, che poi era il rettore della Politecnica, e altri di mandarmi fuori, che contatti avevano. Ricordo la mattina che sono entrato nell'ufficio del professor Longhi, gli faccio professore, vorrei andare all'estero a fare un'esperienza di scambio, qualcosa all'estero. O durante la laurea? Mi fa guarda, si prepara le valigie dopo domani parti per Pechino. Faccio bene, professore. Con l'ingegneria informatica pensavo un po' più verso la Silicon Valley, cose così. Cosa possiamo fare invece che la Cina, al tempo? Mi fa tornare due settimane e vediamo, torno due settimane dopo nel suo ufficio e faccio, ok, professore. Ha trovato qualche conoscenza, qualche connessione, some connection, mi fa. Ho parlato con un mio collega Berkeley, alla UC Berkeley. Prendi parti, vai e ti fai un anno di esperienza là. Al che gli fai, ma professore, ma a fare cosa? Eh no, a questo punto prendi a parte, più domande. Ho trovato già la connessione, fai una videochiamata Skype e ti organizzi a parte. Così è stata. Stiamo parlando dell'estate, l'estate 2013, agosto 2013, avevo un passaporto, giusto perché ero andato in vacanza qualche mese prima all'estero. Quindi avevo fatto un passaporto. Faccio questa videochiamata con un professore della UC Berkeley, che era un collega, al professor Longhi e mi fa Vieni, partecipi? Fai l'ultimo an alla UC Berkeley. In collaborazione tra il Lawrence Berkeley National Lab e Google, facciamo un tirocinio. Professore, era informatica, però un'informatica applicata all'environment. Quindi, era un po' tra un'energetica e un'informatica come specializzazione. Quindi, aveva dei contatti del crociato con il Lawrence Burke National Lab, è un laboratorio in Silicon Valley, un laboratorio federale, e quindi sono preso, sono partito. Al tempo, il professor mi fece anche: guarda, non cercare casa mentre sei all'estero, mentre sei in Italia. Vieni qua, ti ospito, stai due settimane da me e poi cerchi casa una volta che sei qua. Storia impressionante perché arrivo atterro dovevo atterrare alle 9 di sera a San Francisco. Siamo già a ottobre 2013, dovevo atterrare alle 8 di sera a San Francisco. Il volo aveva dei ritardi. Sono atterrato alle 11 e mezzo. La cosa che avevo era un foglietto nella tasca. Con stampato l'indirizzo, il nome, il numero di telefono del professore e come arrivare? Mi spiegavo, prendi dall'aeroporto, prendi la metropolitana, arrivi a Berli, poi mi chiami e ti vengo a prendere, eccetera. Arrivo in aeroporto 11 e mezzo, ovviamente la metropolitana non passava più, finiva alle 11. Non parlavo inglese, come ho detto prima, l'inglese non era ancora una cosa che riuscivo con cui riuscivo a comunicare. A quel punto l'unica cosa che fece c'era un poliziotto, ero lì con le valigie. C'era un poliziotto. Faccio scusi, io, Bertley, professore, all'indirizzo, ha capito che dovevo andare a Berli, mi portò una cabina telefonica. Pagò un quarto di dollaro. Mi fece chiamare il professore. A quel punto gli spiegai che erano 11 e mezzo, in ritardo, eccetera, mi venne a prendere. Due settimane dopo ho vissuto con lui, con la sua famiglia, erano tutti innamorati dell'Italia. Eccetera, stanno preparando per l'anno dopo una vacanza in Italia, quindi contentissimi di avere qualcuno che potesse dargli delle spiegazioni, un po' di guida, qualcosa per andare in vacanza in Italia. Però, ancora non parlavo la lingua. Il professor mi portava in giro con i bimbi. C'era la festa di Halloween, vi ricordo, e non parlavo niente. I primi Francesco, magari vuoi chiudere il microfono, i primi tre o quattro mesi sono stati un disastro. Cioè, io frequentavo le lezioni le lezioni a Berkeley, entravo nelle classi così, guardavo, ascoltavo professori con ovviamente neanche di origine americana o inglese, quindi con un inglese che fa già capire, ma ovviamente professori provenienti da tutto il mondo, quindi con vari accenti più o meno marcati. Per me, praticamente le lezioni erano guardare le slide e poi a casa studiare da solo. Cosa feci? Feci che mi nascosi dietro un po' ad altri italiani. C'era un gruppo italiani aperti, cerco su Facebook, italiani aperti, mi nascosi dietro un po' loro. Uscivo, uscivo con loro, loro parlavano con altri, io parlavo con loro italiano. Questo fin verso gennaio febbraio, nel senso che dopo 4, 5, 6 mesi, feci. Farò errori, però mi lancio iniziai a parlare, iniziavo a sbloccarmi. E quello fu ideale, perché a quel punto capì che anche altra gente faceva errori di fianco a me. Iniziavo a capire, ecco quando uno parla, che magari fa dei sbagli, ma non importa, non serve essere perfetti per farsi capire e comunicare. E a quel punto ecco, stavo facendo a quel punto di un tirocinio tra Lawrence Virginia Lab e Google, in particolare 2013. Google Glass, non so se qualcuno di voi si ricorda, erano abbastanza in voga. Quindi l'applicazione dei Google Glass all'interno della casa, soprattutto per persone con disabilità o persone che volevano controllare le loro applicazioni da forni, frigoriferi, televisori, lavatrici, lavastomiglie, semplicemente guardando i con comandi vocali, ci fece una tesi. Quella fu la mia tesi del master, tornare in Italia a aprile, aprile maggio, mi sembra, tornai in Italia, discussi la tesi al Politecnico, e a quel punto, lì, già da prima l'idea era: Non voglio tornare in Italia, voglio rimanere qua. Avevo fatto le varie conoscenze, ovviamente nel Silicon Valley. Durante il mio tempo a Berkeley, avevo conosciuto altri due ragazzi con cui fondavamo la prima startup, e quindi il problema era che la startup non eravamo neanche incorporati, ancora, non eravamo neanche registrati, come azienda, quindi non poteva quell'azienda lì fornirmi i documenti per rimanere, oltre per restare, colpo di fortuna, conossi un altro un altro italiano che era qui in Silicon Valle da una ventina d'anni, Matteo. Che aveva anche lui una startup a Palo Alto, dissi: Guarda, a te ti serve un ingegnere informatico. Ti serve in particolare se studiavo lì mobile, quindi Android, iOS, eccetera. Io sto cercando i documenti perché voglio tornare a fare la mia startup e continuare quel lavoro lì. Troviamo un accordo. Ma te era molto più contento che aiutarmi, perché avevano appena fatto un CD6, cercavo degli ingegneri per la prima mobile app, eccetera. E quindi ha fatto: Sì, stai con noi un anno e mezzo, due anni. Quello che è. Nel frattempo, ci costruisci la app e io ti faccio prendere l'Acean B e la Green Card. Così facevo. Torno in Italia, discussi la tesi, professori, eccetera, che volevano che rimanessi lì a fare il PhD o altro, quindi dici: no, già lavoro quindi la settimana prossima riparto, tornai, tornai indietro, tornai qui. Mi sposto da Berti a Mountain View. Quindi siamo già nel 2014, iniziai con Mighty Bell, perché ovviamente non potevo darmi la green card nell'altra startup, l'altra startup, Lili. Iniziamo un floing camera drone. Era un drone, praticamente. Siamo 2013-2014, ricordiamoci: quindi il drone ancora DJI non era. Esisteva, ma non era ancora così famosa come oggi. E quindi lavorai in parallelo tra Midybell, costruire la loro applicazione e poi continuare con la startup. Dopo un anno ricevetti la green card e la H1B, e quindi mi spostai completamente di nuovo. Poi su Lili, Lili. Lì è stata una bellissima storia. Lì ho avuto altre cose in parallelo mentre facevamo Lili. Perché ovviamente fare una cosa sola non era per me all'inizio, nonostante ovviamente quando fai startup erano 20 ore o 20 ore al giorno lì dentro. Line ha durato tre anni, nel senso siamo riusciti da un garage, dal laboratorio. Prima dal laboratorio di Berkeley, poi siamo spostati a Palo Alto. Non era un garage, era una casetta attaccata alla casa di un vecchio VP diBay che ci ha ospitato. Tuttavia, si lo chiamavamo il garage, però era un appartamentino, dove facevamo un po' di prototipi, eccetera, per questo drone, praticamente lì nasce dall'idea, per cui ogni volta che uno va in vacanza o fuori, o con la famiglia al mare, eccetera, se fai la foto, non sei nella foto, non sei nel momento, non vivi l'altro, si puoi farti un selfie, eccetera, però, disturba nel senso, destro the moment, ruin the moment, e quindi Lili era un fly camera drone, un drone completamente autonomo. Lo lanciavi in aria, iniziava iniziava a volare. Automaticamente registrava e ti teneva in frame a ovunque tu fossi, comunque tu fossi tasciare alla spiaggia, eccetera, ripeto, il 2003-2014. La tecnologia era molto diversa per i droni. Lì lo volevamo un 4K, quindi la ripreta dove essere in 4K, doveva essere completamente autonomo, e soprattutto lo volevamo un waterproof. Perché volevamo proprio entrare negli sport, eccetera. Quindi spiaggia, snow, eccetera. Quindi, il prodotto completamente over ingegnerizzato, se all'inizio non hai ancora un prodotto, che già lo vuoi, top di gamma, eccetera. Il laggio iniziale andò benissimo. Nel senso, facciamo la prima presentazione, facciamo un Serie 6, abbastanza di successo, 14 milioni quando stai facendo hardware 14 milioni di dollari, non è che sono tantissimi, però, pensavo erano abbastanza per iniziare a fare andare sul mercato. Facciamo una campagna su Kickstarter qui siamo già nel 2015, 2014-2015, fu una delle prime più grosse campagne di Kickstarter mai fatte. Nel senso che tiravamo su 35 milioni con 60.000 riordini per libri, con ovviamente la promessa che non avremmo toccato questi fondi fino a che non spedivamo il prototipo, il prodotto all'utente, passa un altro anno e purtroppo iniziamo a avere dei ritardi. Iniziamo a avere dei ritardi perché collaboravamo con Scienza in Cina dove avevamo un laboratorio, ma eravamo piccolini per loro. Nel senso, GoreTech produce per Amazon, per Meta obviously, per Apple, per grandi aziende. Quindi noi eravamo così, avevamo uno spazietto, eccetera, e quindi non ci davano molto peso. Quindi, anche quando facevamo le varie calibrazioni del prototipo, eccetera, considerando il campo magnetico in Cina rispetto alla California, è completamente diverso. GPS non funziona in Cina, eccetera, eccetera. Quindi un po' di ritardi avanti e indietro. Questi prototipi che funzionano in chiaro, eccetera, dovevamo ritardarli, quindi perdiamo un 6-7 mesi per il lancio. Cosa è successo nel frattempo? Gennaio 2015 e gennaio 2016 GoPro bussa la porta. GoPro ci fa guardate, vi acquisiamo. Era una bellissima bella offerta, però come ho detto, avevamo appena tirato su 35 milioni in preordine, eccetera, e vi acquisiamo o lanciamo un prodotto insieme. Lanciamo un drone insieme con GoPro. Dicemo di no. Dicevo di no, a quel punto, perché eravamo a testa di cazzo, avremmo dovuto dire sì, però ecco, dicevo di no. GoPro continuò con l'idea di lanciare un drone. Non so se qualcuno se lo ricorda, lo chiamarono Karma con la K, Karma GoPro, era il drone della GoPro. Cosa fecero? Loro dei rush, a settembre 2016 lanciarono Karma bel lancio, bellissimo lancio dopo due giorni, pieno di articoli, questi Karma drone cadevano dal cielo, loro pacco batterie praticamente facevano le vibrazioni. Il drone si spegneva e veniva giù, hanno dovuto richiamare tutti i prodotti. Per loro, ovviamente, al tempo cos'era un paio di billion dollaro non era un problema. Hanno richiamato i vari prodotti, poi sistemato, eccetera, un po' di losses, ma non troppo male per noi è stato distruttivo, nel senso, era il periodo che eravamo già in ritardo sul mercato, quindi, 6-7 mesi di ritardo. Dobbiamo lanciare nell'estate. Annunciamo che avremmo lanciato a dicembre 2016, quindi per la stagione e il periodo di natalizio 2016, cercavamo a quel punto lì un Series Banno cercando perché come ho detto, un Series 6, 14 milioni. Avevamo un burning rate di quasi 800-900.000 dollari al mese, abbastanza alto. Quindi 14 milioni non è che sarebbero durati molto più di un anno e mezzo. Purtroppo gli investitori a quel punto lì iniziarono a compararci a GoPro. Se GoPro non ce l'ha fatta, dove pensate di andare? Siete già in ritardo, eccetera. Avevamo un prodotto pronto, ho ancora delle unità delle PVT, dei PVT unit a casa che funzionano perfettamente andando giù per le piste, però ecco, a dicembre 2016, purtroppo ci servivano altri 10 milioni per andare in mass production, e non ce l'avevamo a quel punto lì di andare in prigione, non c'era intenzione nessuno perché se avessimo toccato quei 35 milioni dei preordini e poi qualcosa sarebbe andato male, non avremmo potuto spedire a quel punto avremmo passato dei guai. Quindi abbiamo deciso di chiudere l'azienda. Abbiamo chiuso l'azienda, abbiamo venduto un po' di un po' a Snapchat, un po' GoPro, un po' a altre aziende che erano interessate, però, ecco, purtroppo a quel punto lì abbiamo dovuto chiudere, licenziare, purtroppo ho 65 persone. Come dicevo, abbiamo fatto una marea di errori. Abbiamo fatto tutti i possibili errori che uno può fare in una startup, però è stata una bellissima esperienza. A quel punto 2016, fine 2016, inizio 2017, mi guardo intorno. Volevo capire come funzionassero un po' più le grandi aziende. Ho fatto startup che ho detto da Mighty Bella, Lili, poi in parallelo, ho un altro startup, Ubia, a Los Angeles. Volevo vedere un po' una grande azienda. Mi mancava quello, mancava di capire un attimo la grande azienda come funzionasse. C'era una azienda 2006-2017 molto interessante. C'era Tesla che faceva autopilot nel tempo. C'era Airbnb che andava alla grande e c'era Facebook. Facebook era quella che mi interessava un po' di più perché aveva un large portfolio di prodotti. Quindi non è che faceva soltanto una cosa, ne facevano tante. Già il tempo c'avevamo Messenger, Whatsapp, Facebook app, e quindi decidi di unirmi a Facebook, interview, eccetera, eccetera, tutto quanto. Decisi di entrare in azienda come un individual contributor, come un ingegnere, non un manager a quel tempo, nonostante in prima azienda avevo supportato varie funzioni e team. Perché volevo tornare un attimino a costruire, a creare qualcosa di mio. Come ho background in mobile, quando mi sono giunto a Facebook, le prime due o tre settimane è bellissimo. Nel senso, uno va a fare quello che si chiama bootcamp. Squei settimane dove praticamente impari come funziona l'azienda, quindi impari i vari tool, i vari processi, e hai tempo di selezionare il tuo team. Cioè, a quel punto lì non sei più che non sei più tu che intervisti, ma praticamente sei tu che puoi scegliere. Ci sono tutti i vari manager che vengano dai boot camper, dalle persone che sono appena entrate in azienda, che cercano di reclutarli nel loro team, e quindi è un brigo processo. Soltanto che per me venendo dal mondo delle startup, andare a parlare con team che erano responsabili magari per uno schermo per quei 200x200 pixel, così era un po' piccolino, un po' ah, sì, questo è quello che fai tutto il giorno. Non era al massimo, perché ero abbastanza preoccupata, nel senso, aggiunto a Facebook, tutti i contenti, è, però il lavoro di tutti i giorni non sembra il massimo. La fortuna volete che Regina Dagan, Regina Dagan era la direttrice del DARPA, all'agenzia di ricerca militare americana, e si era appena unita a Facebook, nel senso che era entrata dentro Facebook con l'idea di creare una divisione di elettronica di consumo. Quindi costruire dei dispositivi elettronica di consumo a Facebook, che a quel tempo avevamo appena acquisito Oculus. Quindi Facebook come azienda non aveva nessuna forza, non sapeva ancora come creare dell'hardware, dei dispositivi del treno del consumo. Regina era venuta proprio con quell'idea, riportava direttamente al CTOs, e quello che riporta a Mark. Regina vede il mio resume, dato che tutti gli altri manager vedono il resume dei boot campers delle persone che gioco che iniziano quella settimana, mi raggiunge e mi fa: guarda, c'hai delle esperienze tra il software e l'hardware. Vuoi venire? Vuoi unirti a noi a lavorare con noi? Anche gli faccio a fare cosa. Mi fa: guarda, non te lo posso dire, segreto, fino a che non ti unisci al team. Faccio a cazzo, bello, ok, questo mi piace. Vai, andiamo, è dato che è stato così, è stato, cioè, lei ci ha già saputo fare, veramente. Miisco al team e iniziamo a lavorare su tanti bei prototipi, cose molto interessanti. Sono abbastanza cose pubbliche. Se uno cerca indietro, si chiamava Building Gate. Il team facevamo da haptic suit, quindi dei dispositivi delle vesti, in cui potresti sentire fisicamente delle pressioni, quindi indossando dei visori, se uno ti prende pugni, senti il pugno che ti arriva nel braccio quasi. Ha dei dispositivi di brain computer interfacing, quindi opportunità tramite onde elettromagnetiche di captare segnali dal tuo cervello per certe azioni. Ha dei dispositivi video, nel senso che stavamo a fare dei dispositivi in cui tu non dovessi muoverti, cioè, tu potessi muovere la camera, zoomare e muoversi nella stanza per tenerti sempre in frame. E quello ovviamente era molto interessante. Venendo da Lili, dove avevo proprio questa idea, era stata una cosa che mi hanno portato un po' dietro come passione, quello delle videocamere, eccetera, e tenere la gente nel frame, tenere la gente sempre inquadrata per farla stare nel momento: quello fu il primo prodotto che portavano sul mercato. Come ho detto, il 2017, mi ero venito a Facebook come ingegnere. Dopo 6-7 mesi, il team era iniziato a crescere. Avamo tre ingegneri e reghina, il team è iniziato a crescere, ho bisogno di fare del lining, supportare nuove persone, eccetera. Per me era naturale fare di nuovo la transizione da individual contributor a people manager. Così feci portare il team di Portal. Portal era il dispositivo che chiamavamo Portal questo dispositivo che permetteva di fare delle bellissime videochiamate, senza dover tenere telefoni o altro, o in frame, cosa feci? Costrui vari team. Nel senso che sono sempre stato. Portal, sono stato nella parte del consumer. Quindi, product facing, lavorare tanto con product manager, designer, data scientist, data engineering, eccetera. Eccetera, user researchers, iniziai a stabilire dei vari team in giro un po' per il mondo. Ci espandemmo da Mello Park, da Quincy Silicon Valley, un altro team che supportavo era Los Angeles, prima un ufficio a Los Angeles e poi a Londra. Così da avere un po' più un largo bacino, soprattutto per fare hiring 2018-2019, lanciamo il 2018, dovevamo lanciare a maggio 2018, o soltanto che Cambridge Analytica era arrivato, quindi sai come mettere una telecamera dentro le case delle persone dopo Cambridge Analytica dovevamo aspettare un attimino che la cosa si placcasse. Zacca è stato molto contento. Comunque lanciavamo ad ottobre, abbiamo lanciato, quella è una bella storia per quella. Se qualcuno è interessato, ne parliamo dopo. 2020, Covid! Terribile per tutto il mondo da un punto di vista ottimo per noi, stai creando un video communication device. C'è un dispositivo con una telecamera che permette alle persone di sentirsi nella stessa stanza, e quindi ci siamo spasi. Stesi Los Angeles, Londra. Quindi ci portavo team nei vari posti. Aprile 2021. Instagram è sempre rimasta. È sempre rimasto nei 6 anni 80. Abbiamo un ufficio a Mello Park in Beliere e un ufficio a New York. Il capo di Instagram, Adam, Iam, il direttore Head of Engineering. Mi scrivono e mi fanno: Guarda, stai già supportando team a Los Angeles, a Londra, vuoi spostarti a Londra per un paio d'anni e aprire Instagram a Londra. Vogliamo aprire l'ufficio a Londra, vogliamo aprire un ufficio di ingegneria a Londra. E a quel punto è stata una bella chiamata, soltanto che mia moglie era incinta di tre mesi e quindi gli faccio: guarda, devo sentire a lei, comanda lei in questo momento, cioè tre mesi, vado da Katlin e faccio caso. Guarda, c'è questa opportunità di spostarti a Londra per un paio d'anni e aprire Instagram. Tu accetta. Io preparo le valigie. Andiamo, così fece. È stato bellissimo due settimane. Due settimane dopo. Era l'Ora. Praticamente. Mi spostai da portal a Instagram. Instagram a Londra ha due obiettivi. Uno, come ho detto, quello di establece team, stabilisce site, quindi andare da zero a 300-400 persone in due anni. Hiring costruire il team, le varie funzioni, ingegneria, product design, sales, era l'ultima che ci siamo portati dopo dietro, e in parallelo, come day to day job, supportavo il creators pillar. Instagram si divide in quattro pillar principali: con 40-500 persone in uno, e uno di questi che supportavo era quello dei creators. Creators o influencer in Italia ancora li chiamano influencer, sono per noi la categoria di utenti più importante, nel senso che sono quelli che trascinano le masse, creano l'engagement, creano l'interesse per cui le persone tornano sulla piattaforma. Sì, vedere le foto della tua colazione pranzo e cena è carino per i tuoi genitori, ma non abbastanza per tenere 2 billion, adesso 2 miliardi di utenti sulla piattaforma. Quindi per noi, i creators sono fondamentali. Quindi, supportavo tutta la parte ingegneristica che si occupa di dare ai creators, vari tool, vari opportuniti per monetizzare, per operare meglio, per connettersi con altri creators, per connettersi con dei brand, quindi fare affiliate marketing, o l'altro, con brand esterni e poi monetizzare sulla piattaforma, e così fece per due anni: due anni: aprile, sono passati due anni: aprile di quest'anno, secondo bimbo. Quindi, il primo era nato, James, come Paolo diceva, ho avuto due figli, 13 mesi di differenza 13 mesi di differenza. Quindi, James era nato a gennaio, prima di febbraio, febbraio del 2022, e William è nato adesso a marzo 23, hanno 13 mesi di differenza. Sono andato in paternity leave a marzo. Facebook, il bello dell'azienda è che da quattro mesi di paternity leave per ogni bimbo. Per ogni bambino che uno ha, più un mese ogni 5 anni che uno passa nell'azienda. Ormai sono quasi sette anni che sono in azienda. E quindi mi sono preso cinque mesi di vacanza, praticamente. È stato un po' in giro per l'Europa quest'estate, un po' in Italia, eccetera. E poi adesso, due o tre settimane fa, siamo tornati qui. A Beglieni, a San Francisco, dove abbiamo casa, eccetera, e tutta la famiglia di mia moglie. Quindi abbiamo un po' più di supporto rispetto a quello che eravamo a Londra, che eravamo soltanto io e lei: due bimbi. Questa è un po' la storia. C'è tanto, tante cose sono andate di culo. Diciamo la verità, ci vuole un po' di fortuna, poi un 30% di fortuna, un 70% che te la vai a cercare la fortuna. Quindi, tanti così, sono stati tanti, vari momenti bui, nel senso, sia all'inizio, all'inizio, non parlare la lingua. Questo è stato per me un momento peggiore. Nel senso, non riuscivo a comunicare con altri. Era un po' deprimente. Se penso a quei mesi non avrei mai pensato che sarei rimasto negli Stati Uniti. Quei mesi vedevo quando arriva maggio, quando arriva maggio, quando arriva maggio, voglio tornare a casa. Quando abbiamo voluto chiudere l'azienda, sono stati momenti brutti. Purtroppo ho varie perdite in famiglia mentre ero qua. E sai, difficile fare avanti e indietro o stare dietro quando hai dei nonni, magari con tumore e situazioni particolari dove vorresti essere lì. Quindi, tanti momenti bugnian, però, tante tante soddisfazioni. Possibilità di viaggiare, viaggiare ovunque nel mondo, conoscere le mente più brillanti dalla parte ingegneristica. Potermi rapportare a tanti innovatori, startup, founder, investitori, eccetera, qua in zona, quello per cui continuo a essere qua. Carlo, non voglio andare oltre, voglio lasciare un po' di tempo. Se qualcuno ha delle domande, perché potrei parlare per oltre, si convaleslo.
SPEAKER_02Mamma mia, che incredibile percorso! Che incredibile esperienza! È appunto a rimbalzare ovunque startup. Grazie per questa condivisione. Sì, ora liberi alle domande. Perché non c'era prima, siate liberi, sentitevi liberi di disattivare di attivare il microfono, webcam e fare domande direttamente a Mattia, siamo qui a posta. Giustamente ti mettivo un attimo più comodo, se qualcuno ha domande, prego, non fate i timidi. Come dicevi?
SPEAKER_01Bisogna anche buttarsi, ciao a tutti, buonasera per me, almeno non so di che ore siano.
SPEAKER_04No, è mattina, sono ore 10:14, 9 ore indietro.
SPEAKER_01Niente, io volevo fare delle osservazioni su quello che hai detto. Rispetto a quello che sto vedendo io nella mia esperienza, magari mi sembra un po' diverso. Ad esempio, il fatto che tu sia entrato, vabbè, certamente hai avuto l'esperienza di questa startup che è stata molto determinante. Tuttavia, io adesso, ad esempio, sto finendo un master, e ho come l'impressione che per entrare in queste aziende è appunto, come dicevi te, non fare progetti, diciamo, con un impatto un po' limitato, ma progetti magari un po' più, non so se dire di ricerca, ma magari con aspirazioni più alte, spesso siano tutti esci che vengono presi per quei ruoli, non so se è una mia impressione o se magari è una cosa che è cambiata ultimamente o altro. Questa era solo così un'osservazione, e poi volevo chiedere, dal tuo punto di vista, come ti sembra che siano organizzate le big tech tra America e Europa, ti sembra che ci siano le stesse diciamo, possibilità da tutte e due le parti, perché anche qui per quello che ho visto io, ad esempio, per quello che mi interessa nella robotica, mi sembra che sia principalmente tutto in America, non lo so, volevo sapere l'opinione di qualcuno che magari ha uno sguardo più ampio.
SPEAKER_04Grazie, prego, Giacomo. Allora, quindi robotica, grazie, non so come un settore, ti avrei chiesto il settore. Quindi, robotica. La prima osservazione: PhD, sì o no? Dipende, dipende tanto, dipende dall'azienda, soprattutto quando parliamo di big tech hanno diversi dipartimenti, giusto? Anche Meta, un dipartimento che più ricerca non nella robotica, ma più nell'intelligenza artificiale e machine learning. Abbiamo una divisione in Francia, a Parisi che si chiama Fair, lì sono soltanto PhD, ricercatori, quindi molto accademia. Praticamente è un'academia. Tante aziende, Microsoft, Amazon, eccetera, hanno queste divisioni che sono proprio di ricerca ricerca e sviluppo, però proprio più ricerca che prodotto: dove dipendenti scrivono papers, nel senso o non costruiscono, non producono niente. Poi ci sono molte altre divisioni, generalmente che sono chiamate applied machine learning, adesso vi parlo delle II, non della robotica. Però sono delle divisioni interne a queste aziende che sono più orientate verso il prodotto. Quindi prendere la ricerca e portarla sul mercato e lo fanno lì. E lì è un po' un mix sia di PhD che non, and poi c'è tutte le varie aziende dove il PhD non è assolutamente richiesto, nel senso che l'esperienza la fai in azienda. Quindi, se stai parlando un po' più di progettazione di mercato, di prodotto, eccetera, lì il PhD non è assolutamente richiesto. Da come ho vissuto? Ho esperienza big tech in generale negli Stati Uniti, l'ultima cosa che guardo nel resume delle persone è l'education. Prima sono tutte le esperienze di lavoro e poi c'è un interview, comunque sia. L'educ ha anche venire da una scuola come un MIT, un Harvard, o Stanford, o Berkeley o il Politecnico di Milano, o il Politecnico di Anford, è la stessa cosa. Gli anime manager non guardano quello. Ovviamente hai dei vantaggi. Con certe università sono più collegate a determinate aziende, quindi magari hanno dei recruiter direttamente nel campus. Quant un'azienda cerca va cercare prima, magari in queste università, quindi fa dei talk, degli show dove porta i manager, il recruiter, quindi gli studenti hanno un accesso facilitato a queste aziende. Tuttavia, dalla mia esperienza, l'educ conta poco a quel punto di per entrare, poi, ovviamente, durante l'intervista, le varie interview, eccetera, le competenze vengono assessed, vengono considerate, vengono valutate. Seconda domanda che aveva osservazione: Stati Uniti, Stati Uniti e Europa, un po' diverso, nel senso che gli Stati Uniti, le big tech sono ancora molto meritocratiche, molto molto bottom-up che top-down. Nel senso, si lascia molto o molte delle decisioni vengono lasciate ai leaf team. Quindi ai vari team che sono on the ground, che creano, che producono, che lavorano in certi settori, in certe divisioni, certi prodotti, mentre aziende europee sono molto più top-down. Quindi, dal top viene tutto quanto deciso: l'execution, la direction dei vari team viene definita prima, e quello lascia un po' meno spazio alla meritocrazia, alla creatività, a possibilità di una persona un po' più junior di avere un'idea di portarla sul mercato, farla conoscere in generale perché tutto viene deciso un po' più top-down. Questa è l'osservazione che vedo, e dove la trovo, la trovo quando assumiamo, giusto? Se assumiamo qualcuno che viene da un'azienda europea, magari italiana o tedesca o francese, vediamo questa persona che all'inizio ha bisogno un po' più di direction, ha bisogno un po' più di supporto perché era abituata a essere detto cosa fare quella settimana. Qual è il piano della settimana? Qual è il piano di questo mese, eccetera, invece che ok, cosa vuoi fare questo mese? Questo è l'obiettivo, come lo vuoi approcciare? Questa è la cosa principale. Ci sono moltissime aziende, ottima azienda in Europa, eccetera. Non faccio noi, ma ci sono tante e ovviamente sono tante big tech americane che hanno uffici in Europa, e lì a quel punto è la stessa che lavorare negli Stati Uniti, ok.
SPEAKER_01Grazie. Se nessuna altra domanda, magari giusto un breve follow-up a questo, un'altra mia curiosità, non so se qualcun altro altro a chiedere. Già che ci siamo, allora, volevo anche esporre questa mia opinione e sapere cosa ne pensi. Specialmente nel settore tech, a me sembra sempre che la vera innovazione, diciamo che le idee innovative avvengano sempre comunque dall'America, che magari in Europa vengano più prese queste idee adottate nel nostro contesto. Se anche tu avrei questa impressione, collegata a questo il motivo, nel senso, una mia curiosità, che non ho mai capito, perché tutte le big tech sono nate in America e in Europa. Cosa c'è mancato secondo te?
SPEAKER_04Non so come dire, una cosa di qui entriamo in filosofia più che big tech. Qui c'è Paolo. Paolo può parlartene per ore. Dal mio punto di vista, allora, ci sono ottime aziende anche in Europa, ottimi prodotti, ottime startup, ce ne sono meno, quindi meno densità, e quindi c'è questa impressione che ovviamente tutto viene dall'America, però non è così. Moltissime, moltissime idee, moltissime startup nascono e hanno dei bei successi anche in Europa. Se pensiamo all'ambito di robotica, parliamo dell'ambito biomedico, l'Italia sono start-up di biomedica che sono all'avanguardia. Non guardiamo soltanto il software, guardiamo tutto il tech, però, ovviamente c'è una densità minore. La densità minore è dovuta a varie cose. Negli Stati Uniti, nella Silicon Valley, in particolare, l'obiettivo non è essere profitable. L'obiettivo non è fare abbastanza soldi così che mi pago la vacanza quest'estate. Quindi faccio un'aziendina, una cosa un po' più piccolina. L'obiettivo è essere immediatamente, sin dal primo giorno, globali, come aziende, la billion dollar, gli Unicorn. Quindi c'è probabilmente un approccio iniziale già diverso da come abbiamo in Europa. In Europa piano piano si cresce poi a un certo punto si rimane un po' più artigianali. C'è una tendenza a voler rimanere un po' più di nicchia, a fare dei lavori un po' più artigianali. Anche bellissime aziende, anche italiane. Abbiamo un gruppo Roccion, per esempio, un gruppo a livello internazionale, che però ancora è rimasto a livello artigiano e vogliono rimanere così, non vogliono espandersi, non vogliono aprire chissà in quante sedi nel mondo, eccetera. Mentre start-up, aziende che nascono qua in secondo base, vogliono quello, vogliono immediatamente andare sul mercato globale. Quindi, probabilmente l'approccio iniziale è uno dei fattori, secondo me, per cui vediamo questa differenza, perché tutte le big tech poi nascono qua, perché immediatamente vanno globali. L'altro fattore, ovviamente è gli investimenti. Quando pensiamo ad andare globali, eccetera, l'approccio agli investimenti che abbiamo nella Silicon Valley negli Stati Uniti, comparato all'approccio che abbiamo in Europa, sta cambiando un po' sta cambiando, ma i numeri sono ancora bassissimi. Per quel che riguarda investimenti per andare su scala globale, qua si trovano più facilmente. Qua c'è più propensione al rischio dal punto di vista di investitori, sia a gruppi bancari che fondi privati che family fund. C'è proprio una propensione a rischio maggiore. Quindi ovviamente quando rischi di più, sui numeri poi ti trovi 4, 5, 6, 8 big tech che nascono. E poi la terza e l'ultima, che viene in mente è un po' il network. Che quando hai una concentrazione di talenti, concentrazione di esperienze, in un certo punto è più facile poi lanciare altre aziende e avere quel supporto vicino da altri che magari hanno avuto successo prima di te, o hanno provato altre dieci cose prima di te che non hanno funzionato. Però sono continuati a stare sul mercato, a provare a riprovare fino a che non ce l'hanno fatta. Sono pochissimi gli imprenditori delle big tech, che l'azienda era il primo successo, il primo lavoro, quasi nessuna, nemmeno Marco. Era già la seconda o terza cosa che provavano, grazie mille.
SPEAKER_02C'è ancora spazio per una, forse, due domande, quindi, siete liberi una domanda, perfetto, mi vedete anche?
SPEAKER_00Allora, io ho trovato davvero molto interessante tutta la tua storia. Parti dal Politecnico delle Marche fino ad arrivare, insomma, a una sede che gestire un'intera sede di Instagram a Londra. Però, c'è una cosa che mi ha davvero catturato: è verella parte che, secondo me, poi potrei confermarmi. Tu. Ha fatto partire tutto quanto: cioè il voler andare a fare un'esperienza a Silicon Valley, e non scegliere l'altra strada, appunto, quello di andare magari a Pechino, cosa che attualmente io ho fatto. Quindi spero comunque di essere ancora sulla buona strada. Quello che volevo chiederti, però, è che questa persona con cui hai avuto contatti, che appunto ti ha offerto questa possibilità è una persona è un professore che comunque con cui hai avuto una buona impressione, con cui avevi già legami. Perché la vedo un po' difficile riuscire ad ottenere un qualcosa del genere con un qualsiasi professore in generale, con del Politecnico, ad esempio, nel mio caso, prego, prego. Volevo capire se diciamo.
SPEAKER_04La risposta è sì: con il professor Longhi, che poi è diventato anche rettore della Politecnica per vari anni avevo un bel rapporto. Nel senso, ho fatto con lui la laurea triennale. Quindi, era il mio relatore. Il relatore della triennale, con cui poi avevo fatto un tiroccino nel gruppo Loccioni, con cui lui era collegato, eccetera. Quindi avevo un rapporto ecco con il professore, mi sembra facesse tre o quattro corsi. In segnassi addirittura un paio alla triennale, un paio alla specialistica, quindi, sì, la risposta è quella. Però andai, andai anche da altri professori con cui avevo meno legami, e comunque qualcosa tirarono fuori. C'era il professor Piazza, la Politecnica che aveva anche dei contatti, c'erano vari professori con vari contatti all'estero. Quella è una cosa che pochi, pochi avevano fatto, qualcuno fa. Dopo che l'avevo detto con la storia, erano andati a fare un po' il giro dei professori. Evano fatto i contratti in Germania, però erano molto contenti i professori invece di mettersi come punto di connessione per gli studenti a quel punto. Per l'estero, era per loro un motivo di banto, ricordo quello. Approfittate avete ancora tempo che siete al specialistico o al post hoc. Approfittate delle loro conoscenze.
SPEAKER_00Infatti, era proprio quella la mia idea. Però, diciamo, capita alcune volte di trovare dei professori che sono poco disponibili. Quindi non volevo capire se questa è una cosa che magari i professori in generale potevano trattare diversamente.
SPEAKER_04Sì, magari essere un po' più proattivi nel dire guardate, questa persona sta cercando dei talenti per questo tipo di progetto all'estero, eccetera, chi lo vuole, quindi magari essere un po' più proattivi. Sì, sarebbe buono. Poi come un po' tutte le cose, un po' un gioco di numeri, giusto? Qualcuno è un po' più riservato, occupato eccetera, per quel momento. Vai da altri, prova più. E anche se non la conosci per la persona, ma sai che ha dei contatti, eccetera, e col di mail perché no, cosa hai da perdere? La risposta parte: cosa hai da perdere? Niente, giusto? Quindi ecco, vai, buttati, questa è una delle cose più importanti.
SPEAKER_00Va bene, perfetto, grazie mille a te per Paolo.
SPEAKER_02Ok. Ultima domanda, c'è stato qualcuno meno coraggioso, ma più furbo, perché ha scritto in chat mentre ha fatto la domanda in chat mentre stavamo parlando, e sono anche questi occasioni da cogliere. Comunque, lui diceva, ciao Mattia, che storia fantastica! Un esempio che ispirarsi. La mia domanda è la seguente: per entrare in Dig Tech con una inter, magari è più facile con un background prettamente tecnico, informatica, materiale, eccetera, oppure c'è apertura anche nei confronti di background business. Io sono il primo anno di magistrali in management engineering con interesse in innovation management al Politecnico di Torino e sogno di entrare in big tech. Che consigli daresti?
SPEAKER_04Grazie mille, anticipo i complimenti, è una bella domanda. Grazie per la specifica della laurea, del percorso formativo che stai facendo, perché quello è importante. Nel senso che ovviamente nelle big tech non ci sono soltanto ingegneri informatici, ci sono tantissimi ruoli: business, policy, legal, di tutto e di più, finance, everything. Quindi, il background tecnico serve se uno vuole entrare come ingegnere. Quindi, da un punto di vista tecnico, serve quel background, sì. La laurea che stai conseguendo il percorso formativo è molto interessante. Ho incontrato un altro paio di persone che hanno fatto un simile in management alla Boccone e Lewis, e mi raccontavano un po' quello che imparano in questa azienda. È un indirizzo molto più vicino all'economia, quindi economia aziendale, che a ingegneria informatica, è un po' più è corretto. Per forza mi sbaglio. C'ha delle nozioni di ingegneria più gestionale, quindi ingegneria dei processi, prettamente tecnica. Quindi, nel momento in cui ti affacciano a big tech, è difficile affacciarsi come ingegneria informatica, a meno che non hai fatto dell'esperienza, comunque la parte tecnica te la sei imparata da solo e sei in grado di passare un interview anche per un tirocinio, o comunque sia un'intervista tecnica, diventa più difficile. Quello che consiglierei è di guardare a dei ruoli che sono adiacenti all'ingegneria informatica, ma che non sono ingegneria informatica. Come per esempio, il ruolo di project or program manager, quello è probabilmente il ruolo più vicino a quello che sta imparando o studiando nel percorso, product manager, product manager, program manager, technical program manager. That is also a rule that various big tech have Amazon, even Facebook has. Per questi ruoli ci sono anche dei tirocini. L'importante è che vai sui vari siti web delle varie big tech, e quasi tutti sono il nome della big tech.com slash carriers, e filtri per quei ruoli. Se sei interessato, guarda, mandami il resume, eccetera. Con piacere, do un'occhiata e poi ecco, ti mando un po' di link e vediamo un po'. Considera che i tirocini sono soltanto una o due volte l'anno, dipende dall'azienda, quindi sono delle tempistiche da dover essere abbastanza precisi quando applicare, spero che rispondi alla domanda, esattamente, proje management strategy, accounting, finance, quality imprenditorialità, perfetto.
SPEAKER_02Guarda tu Mirko, cosa volevi di più? Hai avuto pure volendo il contatto, ringrazio per l'aiuto. Quindi, mi sa che stiamo arrivando alla fine, quindi farò una domanda: ti dirò una cosa che un sacco di gente è dispiazzata perché aspetta, una massima, un consiglio, un qualcosa che vuoi dare a gente. La prima cosa che ti viene in mente: buttati, buttati, ecco, ecco, questa è.
SPEAKER_04Non hai niente da fare. La famiglia, gli amici, gli amori sono sempre lì. Magari ritorni indietro e riprovi, risalti, buttati. Ecco, questa è l'unica cosa. È una cosa che preparare per qualche minuto si vale la pena. Quando sono venuto, all'inizio, come ho detto, era un'esperienza drammatica, non parlavo la lingua, eccetera. Poi, nel momento in cui ho iniziato a capire che c'erano le varie opportunità, mi sono guardato indietro. Guardavo a persone, amici, colleghi di studio che sapevo, erano valide persone, vari ingegneri, eccetera. Chiedevo: Ma perché non venite qui? Perché non provate?
SPEAKER_03Dai, vieni, assumo, io nella startup, vieni, lanciati. E tutti erano un po' nel Ah no, ma i miei genitori sono qua, i miei amici sono qua.
SPEAKER_04E no, magari la ragazza, il ragazzo o il partner sono qua. Come faccio? E poi a un certo punto, ero abbastanza incazzato, nel senso, dai, ma cazzo, ma stai stai perdendo tempo? Perché motivo? Non provi, non vieni, non ti lanci, non ti butti, poi a un certo punto me la sono smessa di prendere. Nel senso, ho iniziato a guardarmi in giro e a dire va bene, si chiama blissful ignorance. La cosiddetta beata ignoranza. Nel senso, non sai cosa c'è al di fuori e sei io contento con quello che hai. Adesso se sei qui tu a farmi queste domande oggi con uno sfondo di San Francisco dietro o altri ad ascoltarmi. Ovviamente non sei in quel gruppo di persone della beata ignoranza, che no, va bene, vado a prendere lo sprizzo al bar, e poi c'ho una partita nel weekend, però per molti è difficile. Quindi il mio consiglio è buttati, buttati, prova. Come diceva Giacomo, Giacomo, giusto? È andati in Cina. Va benissimo. Vai in Cina, poi ritorna. Poi vai negli Stati Uniti, poi vai in Germania. Prova, provane tante, non sai mai quale persona incontri dove incontri quella persona che ti può dare quello slancio per il prossimo passo, e poi il passo dopo, e poi il passo ancora dopo, Steve Jobs che diceva. Puoi guardare soltanto la storia quando guardi i puntini collegati dopo, non puoi collegare i puntini prima li puoi collegare soltanto dopo. È vero, quindi ecco, questa ti dico. Non aver paura di sbagliare, di fallire, alla peggio torni a casa, non hai niente da perdere per vari anni, specialmente all'inizio. Se non hai famiglia, se non hai bimbi, allora dici, adesso pensare un attimino anche ai bimbi, dove vanno a scuola, eccetera. All'inizio, buttati, prova tante cose, c'è tempo, Paolo.
SPEAKER_02Condivide, grazie mille per quest'ultima massima. Grazie per grazie per averci condiviso il tuo percorso, la tua storia, i tuoi consigli. Direi che possiamo chiudere qui stasera. Ti ringrazio la partecipazione. Ringrazio Paolo per il suo intervento iniziale. Ovviamente Silicon Valley Stati Tour di Future Innovate. E niente, ci vedremo presto, si spera, con una nuova puntata di Inspiration Valley. Buona serata a tutti.
SPEAKER_04Buona serata ragazzi, ciao.