Alla Seconda

cosa impariamo da Federica Brignone

Rosilde & Marinella

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In questa nuova puntata, partiamo dalla storia di Federica Brignone per riflettere su cosa significa attraversare un momento di rottura e trovare il coraggio di ricominciare. Ci soffermiamo su ciò che un infortunio può significare: la pazienza nei tempi lenti, l'ascolto del proprio corpo, la fatica invisibile che accompagna ogni tentativo di ritorno. Parliamo di trauma, non solo fisico ma anche emotivo, e di come si possa trasformare in uno spazio di consapevolezza, dove imparare a conoscersi davvero. Ci chiediamo cosa voglia dire rimettersi in gioco quando nulla è come prima, quando la sicurezza vacilla e ogni passo è insieme conquista e rischio. E riconosciamo il privilegio, spesso silenzioso ma fondamentale, di avere accanto una squadra, un "noi" che sostiene, incoraggia e crede anche quando noi facciamo fatica a farlo. Tra resilienza e fragilità emerge una verità semplice: non servono medaglie per essere eroi. Lo siamo ogni giorno, nelle cadute che scegliamo di non lasciare definitive e nella volontà di provarci ancora.

Buon ascolto, Alla seconda!

instagram: @allasecondapod

Benvenuti e bentornati in una nuova puntata di, alla seconda, Che cosa ci sta succedendo, che siamo così costanti. Sì, ma non serve a un cazzo di essere allineate e coordinate. Vabbè no, però siamo anche costanti con il podcast, finalmente ci stiamo dando un'opportunità, anche se una parte di me si sente un po' in ansia perché, ho la puntata della vol- volta precedente che ancora devo editare e pubblicare entro oggi. Relax, relax. Però comunque sono contenta che stiamo avendo un po' più di costanza e spero che ne siate anche voi contenti che ci stiate ascoltando. La settimana scorsa Marinella mi ha preso dei fiori. um non stavo pensando al fatto che fosse San Valentino, non avevo colto questa reference, ma forse l'ho fatto per quello è stata una pura casualità, però mi ha preso dei fiori, penso per ringraziarmi, del della costanza nell'editing. è un pensiero, è un gesto molto semplice. C'è stato un periodo in cui il prezzo dei fiori era, aumentato enormemente e infatti ho smesso di portarli a casa, ogni tanto ci sta. c'è stato un periodo che ogni domenica portavo fiori a mia cognata, che salutiamo perché ci ascolta, Ruby sì nel nostro cuore, um a mia madre e a a Rusi, la prima volta che glielo. Dati regalati, loro hanno detto ah vabbè Rosille non è una che esterna. non è neanche quel linguaggio d'amore. No, a me piacciono i fiori che. Però è vero che sul momento non ti do molta soddisfazione. No, io mi ricordo dalla prima volta che te li ho regalati, cioè della serie come ah okay va bene. è una cosa secondo me molto comune, cioè diamo per scontato le cose semplici, però, quel pensiero a me riempie diciamo, il cuoricino e quindi a volte l'ho fatto anche con me stessa, cioè mi sono autoregalata i fiori. nulla, quindi sì, gli ho regalato questi fiori con un bel bigliettino, Che sai come ho fatto il bigliettino? Praticamente è una cosa bruttissima, non la fate mai, però non sapevo dove scriverlo. Ero in macchina e avevo un un libro, vabbè, nella mia macchina ci sono sempre o libri o quaderni, o la mia agenda, i miei vestiti, C'è il mondo della mia macchina, quindi qualcosa qualcosa la trovi c'è anche uno skateboard così a caso. ho strappato la pagina di, l'u- l'ultima pagina del libro che stavo leggendo. Sì, però non serviva perché era quella bianca dove ti scrivono capito? La casa editrice sì, mi mi è dispiaciuto molto, però quello è il vero riuso. È vero. cioè. Iniziamo questa puntata. Esatto Introduci tu ultima di questa puntata. il tema di questa puntata nasce da quello che è il periodo quindi Rusi, gone nel nell'editare perché deve uscire in questa settimana perché ora finiscono le Olimpiadi. Siamo in quello che è l'ambito delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026. po- non potevo partecipare, mi hanno chiesto di farlo, ma purtroppo non ho potuto partecipare. Lo sai che c'è un trend comunque scrivono ho perso la mia occasione per partecipare a Milano Cortina, cioè alle Olimpiadi di quest'anno e poi ci sono i video dei tipi che cadono con gli sci. Saremo noi perché non abbiamo mai sciato in realtà. cioè tu a sport invernali non sei molto ferrata, purtroppo non vuoi dire? Mi sta incitando. non lo so, non mi ispirano molto, forse il curling. non so se voi state seguendo le Olimpiadi invernali quest'anno, sono sport. pericolosi rischiosi e poi cercarli e poi cercarli. Che però è andato in buca eh cioè è andato molto virale, io mi sono vista pure un sacco di video, sulle logiche alla base, cioè del perché, um loro fanno diciamo modellano il ghiaccio, esatto, bravissima. Per far scivolare, cioè in realtà c'è molta anche fisica, alle spalle. Però c'è anche molto marketing nel senso che non è un caso che uno sport poi vada virale e quindi ora viene seguito, rispetto che ad altri. Diciamo che una riflessione che vorrei fare in generale è che sono contenta che, in questo modo si sia dato spazio, Ha degli sport che rispetto ad altri oggettivamente non sono così seguiti. Sì, l'abbiamo detto anche un po' nella puntata, um su Sinner che se non avete ascoltato, Potete andare ad ascoltare e abbiamo parlato proprio del fatto che ci sono degli sport di serie A e degli sport di serie B, e nel momento in cui uno sport va virale è anche una cosa bella che, Si è più portati anche a metterlo in pratica in prima persona, quindi Sinner, c'è stato un ritorno del tennis che era un po' andato in secondo piano negli anni in cui non c'erano dei giocatori italiani ad avere successo nel tennis. Però parliamo oggi? allora Oggi parliamo nell'ambito di queste Olimpiadi, invernali del 2026. ho proposto a Rosi comunque un tema inerente. E dai però stiamo nel flow, il tema di questa puntata, diciamo partiremo da una protagonista di queste Olimpiadi, e poi svilupperemo, secondo me delle tematiche che sarebbe bello analizzare ricondurre alla nostra quotidianità, io con questa persona, con questa protagonista, condivido anche una sofferenza del momento, cioè mi sono molto personificata. Ora non perché, sono la nuova, parleremo di Federica Brignone. um Che è praticamente una um sciatrice, che ha vinto diverse medaglie nel corso della sua carriera anche delle coppe del Mondo. ha vinto un oro in questa, Olimpiade, però diciamo a differenziarla, um nella sua grandezza, ma soprattutto resilienza e forza è il come è arrivata a quest'oro, e cioè a seguito comunque di un infortunio molto importante. Ma nonostante questo, perché ora entreremo nel nei dettagli dell'infortunio che io quando, um mi sono documentata e ho detto oh mio Dio, io non so se avrei pensato di poter anche solo, riprovarci, se scrivete Federica Brignone è infortunio, vi uscirà il video dell'infortunio, e io quando l'ho visto sono rimasta scioccata perché effettivamente, cioè Così io per esempio non l'ascolto perché devo vedere qualcosa. e fate ogni settimana un ospite diverso, io vengo io, va bene, Dicevo quando ho visto il video dell'infortunio sono rimasta scioccata perché, avevo ascoltato in alcune interviste, i commentatori fare riferimento all'infortunio, però non pensavo che fosse, di quelle dimensioni, cioè praticamente una delle due gambe si è, um Girata di 180 gradi se non se non anche di più, insomma io sono rimasta scioccata e, E ho pensato a cosa abbia vissuto lì in prima persona, sia durante l'infortunio, in un'intervista a Verissimo, se non erro, ha descritto un po' le sue emozioni mentre proprio, stava sciando che si è resa conto che qualcosa non stesse andando bene, ma poi anche, ho pensato a tutto il processo di recupero da un infortunio del genere. Io sinceramente il video non l'ho visto, non lo vedrò perché sono un po' fifuna da questo punto di vista, cioè mi mi impressiono. um e neanche lei l'ha più rivisto, lo sai, in un'intervista ha detto proprio, non l'ho voluto rivivere perché comunque è una cosa, cioè io so che cosa ho attraversato da quel punto di vista. è successo nell'aprile del 2025, quindi in realtà, 8-9 mesi fa, e quindi durante i campionati di sci italiani di sci alpino, Federica, um ha avuto questa caduta molto grave, subendo fratture multiple sulla gamba sinistra, tibia e. si è rotto il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro, oltre che alcuni danni legamentosi e questo infer- infortunio era così serio, che in realtà all'inizio tutti i medici, l'équipe che comunque l'ha supportata Non gli hanno neanche dato la certezza di um poter ritornare a sciare. E soprattutto un conto è tornare a sciare, un conto è tornare a competere, e quindi a livelli che comunque sono un po' più alti. È stata operata più volte, la riabilitazione è stata molto lunga e molto dolorosa, ed è tornata a sciare da aprile 2025 a novembre 2025. um Con un programma di allenamenti molto progressivi prima di rientrare in gara e in realtà io ho visto un'intervista che gli ha detto, ho ricominciato a dover fare passo dopo passo, quindi poi piano piano ha ripreso è arrivata comunque di nuovamente a sfidarsi da molti punti di vista. dopo il ritorno, ha avuto un oro nella Super-G femminile, um un oro nello slalom gigante femminile, appunto a Milano Cortina, tutto questo a 10 mesi dall'infortunio. la prima domanda che ti volevo fare, Lucy rispetto a questo è se tu Avresti avuto il coraggio di ritornare in pista, cioè da un punto di vista proprio mentale. ho visto un video di lei che diceva che in realtà per lei sciare, non è più come prima, è molto faticoso perché, Presumo che dopo un infortunio del genere si soffre di una forma di PTS, PTSD che è stress post traumatico, quindi lei diceva che in realtà ogni volta che scia per lei è faticoso, l'amore per lo sci è, Tanto forte la porta anche ad affrontare questo stress, ogni qual volta scia. non ho mai provato. Forse un amore così grande per qualcosa. Quindi n- non so cosa si prova nella sua posizione, però mi rivedo in lei, um nella difficoltà che si ha a come dire, ad affrontare una caduta tra virgolette, così drastica e poi a riprendersi, cioè quando dicevi anche che lei ovviamente quando ha iniziato a muoversi. ha dovuto scontrarsi con una versione, di sé stessa diversa da quella a cui era abituata e questo sarà stato difficile, cioè accettare anche di partire dal basso e quindi poi fare dei baby steps. Ed è una cosa in cui io mi rivedo perché quest'anno particolarmente è stato molto difficile per me, soprattutto gli ultimi mesi del 2025. Ho avuto una caduta nel mio caso, mentale più che fisica, che ha avuto anche delle ripercussioni fisiche, venivo da un periodo, um prima di questa caduta splendore in cui ho, Vissuto delle esperienze bellissime nella mia vita in cui mi è sembrato di fare tantissimo progresso, quando poi ti capitano, queste cadute, questi periodi di down è è difficile proprio quando capitano, nel momento in cui tu hai raggiunto un'app, e quindi dover ripartire poi dal basso e fare dei baby steps e apprezzare, i singoli progressi Non è facile, quello che um bello dell'esempio di Federica è che n- non era scontato che lei poi facesse questo progresso e arrivasse a vincere loro. il suo esempio è motivante a prescindere, perché è l'esempio di qualcuno che è, ha avuto il coraggio di um, Andare avanti, che ha accettato una versione diversa di se stessa, E poi la vittoria è stata un fatto collaterale, lei stessa non se l'aspettava e non la ricetta. Sì, secondo me è stato quello um in un'intervista molto bella, successiva, lei ha detto io scambierei, Tutte le medaglie che ho vinto per tornare alla mia vita preinfortunio. diciamo la sofferenza poi è una cosa che non solo ho toccato con mano, ma ho dovuto trasformare, per far sì che riuscissi comunque a ritornare all'idea, dello sci come lo vivevo prima, ma sicuramente non è lo stesso, lo lo stesso modo. In cui lo vive ora. Però fa molto pensare il fatto che lei dica, cioè noi secondo me abbiamo quest'idea, che gli sportivi facciano quello che fanno per la gloria della medaglia in sé. Ma in realtà la medaglia è solo il risultato di un percorso, di un processo e secondo me, è più quello che conta della medaglia in sé. E lei, senza mezzi termini ha detto, io per questa gloria che è momentanea, perché è momentanea ragazzi, cioè tolto tutto il contesto, rimani tu, con questa medaglia e con la sofferenza che solo tu sai, che ci hai imp- impiegato per arrivarci. Tutto il resto, le persone comunque non lo vedono, siamo tutti degli eroi nella nostra quotidianità e nel nostro percorso. tanto di cappello per quello che ci dimostra che tutte le persone possono fare. Un po' mi immedesimo in lei, ma non perché mi sento a livelli diciamo olimpionici. Assolutamente no, Marinella fly down è fly downissimo per me. io quest'anno ovviamente ho aggiunto la corsa alla mia carrellata di sport da provare, io ho questa mentalità un po' secondo me, Ossessiva? Non lo so, perfezionista, non lo so, però sei anche molto competitiva, ma non solo con gli altri, cioè anche con te stessa. No solo con me stessa, perché con gli altri no, anzi, io vedo gli altri non come competitor, da tutti i punti di vista eh, sia lavorativo che sportivo, ma come mol- moltiplicatori e questo è un consiglio che do a tutti. cioè l'altro non lo devi vedere come tu un tuo avversario, una persona con la quale devi competere, ma come, davvero un moltiplicatore, cioè una persona dalla quale puoi imparare, cioè vedi il suo modo di pensare, di agire, di comportarsi, di stare nelle difficoltà, e lo prendi come esempio. O comunque, è un incentivo a te per poter ugualmente fare lo stesso. E quindi nel mio sogno della corsa ovviamente io devo arrivare sempre al limite dell'IQ sennò io ho iniziato quest'anno dicendo, farò una maratona. Da una maratona sono uscisa una mezza maratona perché ho detto Marine- anche meno, da una mezza maratona um ho detto Marinella, va bene. Fermati, il tuo sogno finisce qui perché dopo comunque tre settimane che um mi era preso sai tutto l'entusiasmo iniziale, niente, il mio ginocchio mi ha detto Mari o rallenti oppure ci penso io a darti qualche segnale. I segnali sono arrivati e con questi anche mentalmente un po' spesamento, si dice così, non lo so, però io veramente c'è stato un ci sono state delle settimane in cui ero molto triste perché, ero riuscita a fare 11 km, in 5:09 chilometro e quindi io entusiasta di questa accusa, um condividevo con il mio preparatore al quale avevo chiesto supporto per prepararmi alla mezza maratona, i miei risultati, però ho dovuto fermarmi. Perché il riposo è fondamentale, noi lo sottovalutiamo ma è fondamentale. in questo momento mi sono detta certo che è difficile dopo un infortunio, ovviamente nel mio non è che è stato proprio un infortunio, però devo stare a riposo per parecchio tempo uno fare i conti con quello che era l'adrenalina che la corsa mi stava dando. 2 con il fatto di dovermi realmente fermare, tre con il fatto di non poter fare quello che mi stava piacendo, cioè, Noi poi ci identifichiamo in quello che facciamo, quindi ci si chiede, ma cosa sono io quando non posso fare quello che mi definisce? Quindi, a maggior ragione a quei livelli una Federica, penso che mentalmente sia stato molto difficile il fatto di dover accettare che sia tutto vulnerabile, vulnerabile di fronte a qualcosa che non dipende da te. cioè ci sono dei fattori che sono fuori il nostro controllo, quindi ti cioè è difficile poi, scontrarti con okay, ma io ora che non ho lo sci. che mi definisce a livello lavorativo nella mia vita. Chi sono? Che cosa faccio? avu-, se non avesse avuto la possibilità di ritornare ed è ritornata perché era l'unica strada che poteva valicare o perché realmente lo voleva. Forse la relazione che Federica ha con lo sport o che anche tu hai avuto con lo sport nella tua vita, io l'ho avuta con lo studio. Accademicamente sono stata sempre molto performante fino alla fine del mio diploma superio- di scuola superiore. Sì ragazzi, io ho vissuto tutta la mia adolescenza con Rosilde bravissima, ma Rosilde è più brava di te, e studia meglio di te, che è vero, è una cosa oggettiva e io sono la prima che lo dice e sono molto ma molto orgogliosa di lei da questo punto di vista. Praticamente a cavallo tra l'ultimo anno delle scuole superiori e quello che sarebbe dovuto essere il mio primo anno di università, mi sono ammalata ho messo in pausa quella che era la mia la mia carriera accademica. Adesso sto cercando un po' di recuperarla per me non è stato facile, um nel momento in cui mi sono ammalata e ho messo in pausa la mia il mio percorso accademico, Non è stato facile Avere una relazione con me stessa, perché l'unico modo, o comunque anche a livello id- identitario, mi sono mi sono sentita in questi anni molto persa, perché chi ero io, se non la Rosilde che era brava a scuola. è stato anche una fortuna perché ho dovuto Coltivare altri aspetti di me che neanche pensavo esistessero. adesso sto ritornando un po' al um, allo studio perché poi effettivamente era una cosa che mi piaceva fare e mi mancava. Però sono anche grata di questi anni in cui, la mia identità non era soltanto costituita dalla me studiosa. Sono grata per questi anni. perché ho coltivato tanti altri aspetti e ora mi sento a posteriori anche più ricca. che sarà capitato a molti di voi di aver avuto questi periodi in cui avete perso qualcosa che definiva in qualche modo um. E credo che questi periodi di buio, per quanto siano difficili siano anche molto trasformativi. quando stavi parlando mi hai fatto pensare, ad un um un libro che avevo comprato di Virginia Campardella. Mhm. Vergi, io ti ho nominato un sacco di volte, tu hai un podcast, vediamo di invitarci per favore, facciamo qualche collaboration. um Però si chiama un anno per rinascere e una delle prime domande è, Descriviti chi sei tu, però senza identificarti in quello che fai, cioè non dire che lavoro fai, Che sport pratichi se sei fratello, sorella, marito, se una famiglia, di chi sei a livello proprio identitario. effettivamente noi quando ci presentiamo a qualcuno, um la prima cosa che tendiamo a fare è dire, um io sono un in business analyst, io sono una mamma di famiglia, mamma di famiglia si usa dire no, padre di famiglia non so dove, dai, um mettiamo in discussione il patriarcato. Esatto. è difficile quando perdi, quelli che sono dei tuoi punti di riferimento, andarti a scontrare con la tua identità. tendiamo costruirci delle personas di noi, um nell'ambito um del design. quando si sviluppano dei servizi, c'è diciamo un tool che più che tool un, Una modalità di raggiungimento dell'usabilità o meno del servizio, andando a creare queste P che sono degli archetipi, cioè degli identificativi. Quindi per esempio devo creare un servizio di Noi l'abbiamo fatto con il ritiro della patente, il rinnovo della patente. Le person che possono diciamo, venirsi a identificarsi sono il neopatentato, una donna di quaranta, il- il neopatentato che quindi deve ritirare per la prima volta la patente. Una donna di quarant'anni che invece deve rinnovarla e che quindi è bello l'esercito delle person, perché tu vai ai a definire anche tipo un motto di una persona oppure un'esigenza di questa persona, tipo per la mamma di quarant'anni può essere quella di voler avere tutte le cose molto più veloci. Però un'altra Pas può essere addirittura un cittadino, extracomunitario che quindi deve capire come rinnovare la patente in un paese straniero. questo fa pensare come noi abbiamo una natura un po' programmatica nelle cose che andiamo a, Quando tu togli tutti questi identificativi, fa strano rimanere con se stessi, cioè hai un po' di spaesamento. Esatto, dici ma io chi sono? A maggior ragione una persona che comunque ha vissuto in un ambiente familiare nel quale lo sport, Era l'unica um diciamo parola sovrana, perché comunque nel caso specifico di Federica, anche sua madre comunque era una s- una sciatrice, quindi non solo ha dovuto superare anche il concetto di, avere delle origini già di eccellenze. E già questo è durissimo e ne parlammo nella puntata di Sinner. Però rimanere nel momento in cui ha ha avuto l'infortunio, con il suo dolore. alla fine le persone vadano in risultato finale, noi abbiamo fatto un sacco di complimenti, um tutta è bravissima, va benissimo, però in realtà in questi otto nove mesi lì è stata da sola con, la sua sofferenza, il suo dolore. è inevitabile la domanda, qual è il prezzo da pagare per questo che sto facendo? io credo che ogni lavoro porti con sé delle conseguenze negative, che possono essere a livello di stress, a livello di pericolo, Però in questo caso ti chiedi qual è il prezzo da pagare per quello che sto facendo? È il motivo per cui lei dice che per lei sciare è faticoso, Proprio perché non lo fa soltanto per la medaglia, lì lo continua a fare. se la sua motivazione, fosse soltanto vincere una medaglia, non credo che possa avere la forza per sciare dopo quello che le è successo. e in questo io mi rivedo perché se io dovessi riprendere a studiare, ho 27 anni, ne ne farò 28 quest'anno, E al primo anno di psicologia. Se io lo dovessi fare solo per la laurea in sé. Probabilmente non lo fai perché a questa età um è difficile um r- re- ricominciare a studiare. dico il vero successo non è, che lei abbia poi avuto questo risultato impensabile, il vero. Successo è che lei sia tornata a fare qualcosa che ama nonostante la fatica che comporti. rispetto a questo voglio portare altri due temi, in riferimento al prezzo della vittoria, quando un atleta dice che forse non scambierebbe l'oro, per non aver vissuto quel dolore, incrina la retorica eroica. Ci ricorda che il successo non cancella la sofferenza, la ingloba, la porta dentro, la trasforma, ma non la elimina. E allora la domanda è, quante volte inseguiamo i risultati senza interrogarci sul costo? Nelle relazioni, nel lavoro, nelle aspettative che imponiamo, Noi stessi. Quanto spazio diamo alla cura rispetto alla performance? Forse la lezione più profonda, non è che, se vuoi puoi, e qui riferimento alla alla penultima puntata. Questa puntata è un riferimento di puntata, eh? Recuperate tutto, mi raccomando, ma forse la lezione è più sottile, ovvero, anche quando non puoi resti qualcuno. Anche nella pausa forzata, nel rallentamento, nella fragilità, la tua dignità non si riduce. Cadere non è l'opposto di vincere, a volte è la condizione per capire cosa significhi davvero. Questa puntata mi sta facendo commuovere i modi che mai avrei immaginato perché sta parlando a me, Ed era forse quello che avevo bisogno anch'io di sentirmi dire. questa settimana mi sono sentita un po', questo periodo in generale mi sto scontrando con una versione di me, che sto facendo fatica ad amare e ad apprezzare, proprio perché, sono caduti un po' di archetipi in cui mi ero identificata e mi sento un po' persa. Il progresso passa anche attraverso fasi di spaesamento, di sofferenza in cui ti senti solo perché, gli altri non ti capiscono, comunque, sono poche le persone che ti stanno accanto in quei momenti di sofferenza um tutto questo è anche un riflesso delle nostre vite quotidiane. um ritornando al fatto che stavo dicendo prima che sono tornata a casa e ne abbiamo parlato, um c'era anche mio nonno. mio nonno mi dice. Marinella. Ma tu lo sai quanti infortuni ho avuto io nella mia vita. È la stessa cosa. Tutti ci dobbiamo rialzare. Lui ha 93 anni, 94 in realtà quest'anno e per me veramente ogni dialogo che io ho con lui, è un'aggiunta nel mio bagaglio delle consapevolezze della mia vita, di un tassellino in più. E lui. mi diceva e io sono ancora qui e voglio vivere. E io a un certo punto gli ho detto nonno, ma tu ha 94 anni, non ti sei stancato, vero? la differenza tra mio nonno o um diciamo Federica, si annulla. Siamo tuttieroini nelle cose che superiamo e tutti nella nostra vita inevitabilmente abbiamo degli infortuni e con infortuni non intendo, Infortuni solo fisici, oltre che fisici, ma anche e soprattutto di vita quotidiana. l'altra cosa che secondo me è importante notare, qua ritorno un attimo all'accaduto all'accaduto di Federica e che la sua resilienza non è individuale. lei o che la sua forza di volontà che quella è singolare, ha avuto un'équipe intorno, fisioterapisti, um psicologi, osteopati, tantissime altre figure specialistiche, oltre che il supporto della sua famiglia. E quindi l'altro messaggio che voglio far arrivare è che noi nel superamento di tutto quello che ci circ- ci ci accade, Non siamo soli, abbandoniamo quest'idea che noi ce la facciamo a superare le cose da soli e che, se non lo facciamo non abbiamo forza di volontà a sufficienza. io sono sempre stata molto, forse in virtù di questa, retorica della performance e della perfezione, ho sempre fatto fatica a condividere. le mie vulnerabilità. cioè se c'era qualcosa che non andava nella mia vita non lo condividevo, E in questi mesi in cui non sono stata bene, Ho proprio capito l'importanza di chiedere aiuto, molte volte, Non ce la facciamo da soli condividerlo con gli altri può essere anche un modo per dare l'opportunità agli altri di esserci nel modo in cui, vorrebbero esserci, um È stato fondamentale in questi mesi, ma in generale nella vita di tutti noi, siamo persone che hanno bisogno di connessione, di Sì, di connessione con l'altro, la sua vittoria anche ritornando a Federica non è solo, solo sua. Ma è anche di tutta l'équipe che è stata a suo sostegno. la vittoria, la sconfitta è sempre il lavoro, di un aggregato di persone. l'ultimo diciamo concetto che um mi porto, È in riferimento a al fatto che comunque è vero che noi viviamo in una società che è sempre un po' più diretta a quello che è la performance, la velocità, quando ti fermi in questa lentezza, tu devi superare un ostacolo che è quello del limite. diciamo il limite in sé è una è un concetto che a me spaventa molto. ritornando comunque al mini infortunio mio del ginocchio, il fatto di dover accettare questo limite mi ha un po' proiettata al futuro, mi sono detta, se mai un giorno io non dovessi più avere padronanza. Del mio corpo, quando il limite è temporaneo e non è permanente È una cosa molto più rassicurante, perché io in primis dico vabbè so che il ginocchio comunque è facile accettare. Esatto. è comunque una cosa con cui ti devi scontrare. Quindi immagino quanto sia stato sfidante per Federica ritornare sugli sci e farlo, diciamo, liberandosi della paura di ricadere. Però è anche bello quando, Comunque um accettiamo i nostri limiti, provando comunque a trovare delle alternative. sicuramente sono stata affascinata dal percorso di Federica e lo sport ha un modo di farti riflettere, di um motivarti come nessun altro può fare. Però io mi chiedo si sarebbe parlato di Federica Brignone Allo stesso modo, se lei non avesse raggiunto il massimo successo um che ha raggiunto ottenendo la medaglia d'oro, probabilmente a- avrebbe fatto meno scalpore. Sì, sì, questo sicuramente. Però in realtà il suo successo non sta in quello come il nostro successo, s- non sta nel raggiungimento di quell'obiettivo. Per cui abbiamo lavorato da tempo, il successo è ogni giorno quando tu affronti le le tue difficoltà, perché ci credi. E anche il fatto che comunque è riuscita a riprendersi da quello che è stato il suo infortunio. Non è per tutti così, cioè non dobbiamo neanche vedere a questo come a una generalizzazione, um dei successi, cioè sennò finiamo anche quello in una retorica del tutti possono. Io credo che nella nostra vita, ci scontriamo un po' con la fortuna. Non so se ci sia una forma di giustizia o meno in quello che viviamo, in quello che abbiamo, il privilegio di vivere. Però l'unica cosa che possiamo farne è esserne grati e viverlo fino alla fine, con consapevolezza e senza pensare a tante sovrastrutture che noi, ci costruiamo e che a volte ci fanno perdere poi, la direzione reale di quella che è la vita. io per tanto tempo mi sono molto preoccupata e lo faccio tutt'ora della mia immagine del mio corpo. Ad oggi, ed è una cosa che nel mio journaling ho detto proprio l'altro giorno, ho scritto proprio l'altro giorno, io invece sono grata. Del mio corpo, della forza che ha il mio corpo, dei muscoli, anche se per tante volte ho detto ma ho le cosce grosse, ma ho troppo muscolo, anche se mi dicono che magari posso averlo, Io ne sono grata, a me quello che rincuora è vedere la vita non in maniera, Lineare, um non lo so, mi aiuta, mi rincuora vedere la vita come a un susseguirsi di stagioni, e quindi è bello poi vivere ogni stagione a pieno, e riscoprirsi in tanti modi diversi. Quindi anche io un po' mi sembrava che la mia vita fosse finita. nel momento in cui non mi sono laureata non potevo immaginare che cos'altro potessi fare, se non quello che avevo previsto, quando ero più piccola. Però poi mi sono riscoperta in tante vesti diverse, senso è anche bello pensare che possiamo sempre, Cambiare, però ci dobbiamo dare l'opportunità anche di, cioè un'opportunità che dobbiamo darci, Io sono satura anche io, però sono molto soddisfatta. Un'ora che Rosilde um diciamo in qualche modo rimpicciolirà. speriamo di avervi tenuto compagnia, come sempre, di avervi dato degli spunti di riflessione. se vi piace da questa puntata e siete curiosi di ascol- ascoltarne altre, seguiteci su, um Spotify e Apple Podcast, che sono le piattafo- le piattaforme su cui pubblichiamo le nostre puntate, siamo anche su Instagram, il nostro profilo è alla seconda pod. Dalle gemelle e tutto, un arrivederci alla seconda.