European Parkinson Therapy: PARKINSON PODCAST NETWORK

ITALIANO Parkinson in volo tra farmaci e freezing

Colin Alexander Reed Season 7 Episode 7

Use Left/Right to seek, Home/End to jump to start or end. Hold shift to jump forward or backward.

0:00 | 6:59

Send us Fan Mail

Come prevenire la rigidità (stiffness) durante i voli lunghi

Stare seduti a lungo in aereo provoca inevitabilmente rigidità muscolare, dolori e aumenta il rischio di accumulo di sangue nelle gambe o di sviluppare coaguli, noti come Trombosi Venosa 

European ParkinsonTherapy Centre
www.ParkinsonTherapy.com

SPEAKER_01

Immaginiamo la scena, un corridoio di un aereo strettissimo, a 10.000 metri di quota, passeggeri seduti da entrambi i lati, e all'improvviso i piedi si incollano al pavimento.

SPEAKER_00

Una sensazione di impotenza totale, davvero.

SPEAKER_01

Esatto, è impossibile fare un singolo passo, anche se il busto continua a spingere in avanti per inerzia. Per chi viaggia con il morbo di Parkinson, questo non è un vago timore, è una realtà neurologica spaventosa chiamata freezing.

SPEAKER_00

E in un momento del genere si è estremamente vulnerabili. L'ambiente dell'aereo, con i suoi spazi ridotti, i tempi stretti, amplifica a dismisura queste limitazioni fisiche. Non è solo un disagio passeggero.

SPEAKER_01

È una vera sfida alla mobilità e alla sicurezza. E proprio per questo l'esplorazione di oggi si concentra su come disinnescare queste trappole ad alta quota. Unendo guide mediche specifiche, come quelle dell'Hospital for Special Surgery, vogliamo capire come trasformare un volo stressante in un'esperienza gestibile.

SPEAKER_00

E direi che la base di tutto è la preparazione medica, ancora prima di mettere piede in aeroporto.

SPEAKER_01

Assolutamente. La logistica è complessa. I farmaci devono restare rigorosamente nel bagaglio a mano, nelle confezioni originali e, cosa importante, accompagnati da una lettera del medico per superare indenni i controlli internazionali.

SPEAKER_00

Sì, ma il vero rompicapo, diciamo, quello che mette in crisi molti pazienti è il fuso orario.

SPEAKER_01

Chiaro, anche perché analizziamo questo punto, gestire i farmaci attraverso i fusi orali è un po' come calibrare gli ingranaggi di un orologio interno estremamente delicato.

SPEAKER_00

Rende perfettamente l'idea. I farmaci servono a mantenere un livello costante di dopamina nel cervello.

SPEAKER_01

Che poi è il messaggero chimico per la fluidità dei movimenti, giusto?

SPEAKER_00

Esattamente. E volare attraverso i fusi orari stravolge i ritmi di assunzione, minacciando questo fragile equilibrio.

SPEAKER_01

Ma qui mi sorge un dubbio. Viene naturale la tentazione di fare un rapido calcolo matematico. Se si prende una pillola ogni quattro ore e si viaggia verso est perdendo sei ore, sembra logico aggiungere una dose per compensare. Questo fai da te, non è pericoloso?

SPEAKER_00

Questo solleva una domanda importantissima. Il problema è che il cervello non ragiona per fusi orari. Aggiungere una dose così in autonomia, per coprire delle ore in più, rischia di inondare recettori di dopamina.

SPEAKER_01

E cosa comporta a livello pratico?

SPEAKER_00

Può scatenare delle discinesie, cioè movimenti involontari e incontrollabili. E in uno spazio angusto come un sedile d'aereo diventano davvero pericolosi.

SPEAKER_01

E immagino che, al contrario, saltare una dose porti al problema opposto.

SPEAKER_00

Sì, porta a una rigidità muscolare totale. Ecco perché ogni aggiustamento temporale va mappato preventivamente con il neurologo. Serve creare un ponte farmacologico sicuro.

SPEAKER_01

Quindi niente improvvisazioni. Ok, mettiamo che la strategia medica sia perfetta. Il livello di dopamina è stabile, a questo punto subentra un ostacolo puramente meccanico, cioè restare incastrati in un sedile di classe economica per ore.

SPEAKER_00

Eh, anche con la chimica cerebrale in perfetto equilibrio la fisica non perdona. Sedere a lungo con le ginocchia piegate agisce come un vero e proprio morsetto sui vasi sanguigni.

SPEAKER_01

Blocca la circolazione praticamente.

SPEAKER_00

Blocca il ritorno venoso. Se a questo aggiungiamo l'aria pressurizzata e secca della cabina che disidrata rapidamente l'organismo, il sangue diventa più denso.

SPEAKER_01

Una tempesta perfetta per una trombosi venosa profonda.

SPEAKER_00

Esatto.

SPEAKER_01

E considerando la rigidità muscolare che già colpisce chi ha il Parkinson, passeggiare su e giù per sgranchirsi non è sempre un'opzione praticabile. Ci sono soluzioni alternative?

SPEAKER_00

Certo. La soluzione è trasformare i muscoli in piccole pompe meccaniche direttamente dal sedile.

SPEAKER_01

In che modo?

SPEAKER_00

Ad esempio, sollevare i talloni e poi le punte dei piedi. Questo contrae i polpacci e spinge il sangue verso l'alto contro la gravità. Aggiungere lente rotazioni delle spalle e piegamenti del busto in avanti impedisce ai tessuti di rigidirsi.

SPEAKER_01

E bere tanta acqua aiuta, immagino.

SPEAKER_00

L'idratazione abbondante fa il resto del lavoro, fondamentale.

SPEAKER_01

Però arriva inevitabilmente il momento in cui bisogna alzarsi e magari per usare la toilette. E questo ci riporta allo scenario iniziale, lo spazio stretto e il temuto freezing della marcia.

SPEAKER_00

In quel caso lo spazio ristretto funge da grilletto psicologico. L'ansia di dover camminare in uno spazio angosto manda in cortocircuito i segnali motori.

SPEAKER_01

E qui i caregiver diventano essenziali.

SPEAKER_00

Assolutamente. Richiedere l'imbarco anticipato e usare le sedi a rotelle in aeroporto riduce quell'ansia prevolo che altrimenti si accumulerebbe. E durante un blocco in volo, chi accompagna può usare segnali tattili.

SPEAKER_01

Tipo un tocco sulla schiena per sbloccare la persona?

SPEAKER_00

Proprio così, un tocco leggero per dare un nuovo input al cervello.

SPEAKER_01

E qui arriva la parte davvero interessante, di cui sono rimasta affascinata leggendo i materiali: l'uso di segnali visivi per ingannare il cervello. Parliamo di dispositivi laser verdi attaccati al bastone o linee incise sugli occhiali per creare un traguardo visivo.

SPEAKER_00

Come funzionano?

SPEAKER_01

Il meccanismo neurologico è brillante. Nel Parkinson l'area del cervello, chiamata gangli della base, è compromessa.

SPEAKER_00

Quella che gestisce i movimenti automatici, come il camminare.

SPEAKER_01

Esatto. Quando si proietta una linea laser sul pavimento, si bypassa completamente quel circuito danneggiato. Il segnale viene instradato attraverso la corteccia visiva.

SPEAKER_00

Wow! Quindi il cervello smette di pensare all'azione di camminare?

SPEAKER_01

Sì, e passa all'azione cosciente mirata di scavalcare l'ostacolo e miracolosamente i piedi si sbloccano. Trasformare un'azione automatica guasta in un'azione volontaria attraverso la vista. Incredibile! Capire queste dinamiche, insomma, restituisce l'autonomia e la gioia della scoperta. Però c'è un pensiero provocatorio finale su cui riflettere per il prossimo volo. Oltre alla trombosi c'è il rischio di ipotensione ortostatica.

SPEAKER_00

I famosi cali di pressione quando ci si alza in piedi all'improvviso. Rischiosissimi dopo ore seduti. Ma pare ci sia una medicina invisibile proprio sul carrello delle bevande. Bere rapidamente due bicchieri di acqua molto fredda.

SPEAKER_01

È un intervento fisiologico immediato.

SPEAKER_00

L'impatto dell'acqua ghiacciata stimola un riflesso nervoso nello stomaco.

SPEAKER_01

Che costringe i vasi sanguigni, giusto?

SPEAKER_00

Esatto, costringe i vasi periferici e fa schizzare la pressione verso l'alto in pochi minuti per contrastare il calo.

SPEAKER_01

Un dettaglio davvero sorprendente. Un trucco di sopravvivenza elegante da tenere a mente la prossima volta che ci si allaccia la cintura di sicurezza. Alla prossima esplorazione.

Podcasts we love

Check out these other fine podcasts recommended by us, not an algorithm.

The Michael J. Fox Foundation Parkinson's Podcast Artwork

The Michael J. Fox Foundation Parkinson's Podcast

The Michael J. Fox Foundation for Parkinson’s Research
The Parkinson’s Research Podcast: New Discoveries in Neuroscience Artwork

The Parkinson’s Research Podcast: New Discoveries in Neuroscience

The Michael J. Fox Foundation for Parkinson’s Research