Perle di Benessere
Perle di Benessere
Puntata 1 - Gli Inuit e i grassi buoni
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In questa puntata inizieremo un viaggio alla scoperta degli omega-3 assieme a Hans Olaf Bang e Jørn Dyerberg, i due ricercatori che per primi cercarono di comprendere il segreto che si nascondeva dietro a una minore incidenza di malattie coronarie nella popolazione che viveva in Groenlandia, scoprendo così questi preziosi acidi grassi.
PUNTATA 1 – GLI INUIT E I GRASSI BUONI
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Spengono l'infiammazione, proteggono il cuore e fanno bene a vista e cervello. E non solo. Vuoi scoprire perché non farti mancare la giusta dose quotidiana di Omega 3? Questo è “Perle di Benessere”, il podcast dedicato al mondo dei grassi polinsaturi alleati della salute che ti aiuterà a fare chiarezza tra le tante informazioni disponibili sui loro benefici. Una produzione di Omegor, Omega 3 di qualità certificata coniugati a divulgazione scientifica per un'integrazione consapevole. Io sono Silvia Soligon, nutrizionista e comunicatrice medico-scientifica. Ho ideato per te questo podcast e ti condurrò alla scoperta dei benefici di questi tanto chiacchierati grassi “buoni”.
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La geografia mi ha sempre interessata. Sarà per quella voglia di scoprire viaggiando che non mi abbandona mai, che evidentemente coltivavo in modo inconsapevole già stando seduta ai banchi della scuola elementare. Fatto sta che alcune delle scoperte geografiche che ho fatto sui libri e sulle enciclopedie mi sono rimaste particolarmente impresse. Come quella faccenda che la Groenlandia fosse in qualche modo territorio danese.
In Danimarca poi ci sono anche stata. Era il mese di marzo ed ero incinta – motivo per cui stavo assumendo un integratore alimentare a base di Omega 3. Forse li hai sentiti nominare fra i grassi “buoni”, probabilmente come grassi da preferire per proteggere la tua salute cardiovascolare. Ma io all'epoca li assumevo perché il loro fabbisogno aumentasignificativamente proprio durante la gravidanza. Perché l'embrione e il feto ne sono “AVIDI”, e più passano le settimane di gestazione, più ne hanno bisogno.
Ma di questo ti parlerò un'altra volta. Ora, iniziamo con le presentazioni: io sono Silvia Soligon, sono una nutrizionista e da anni mi interesso dei benefici degli Omega 3 per la salute. Passo gran parte delle mie giornate occupandomi di divulgazione in ambito medico-scientifico. E spesso e volentieri mi dedico a tematiche riguardanti l'alimentazione umana.
QUESTO è il mio nuovo podcast, “Perle di Benessere”. Un progetto prodotto da Omegor, una delle prime realtà italiane a formulare, produrre e distribuire integratori di Omega 3 di qualità certificata, da sempre impegnata in un'attività di divulgazione mirata ad aumentare la consapevolezza del consumatore sui REALI benefici di questi acidi grassi.
Perché “perle” di benessere? Perché questo podcast parla dei grassi polinsaturi Omega 3, e la forma in cui siamo più abituati a vedere questi grassi con i nostri occhi sono quelle perle dorate in cui vengono tipicamente racchiusi per farli diventare integratori alimentari.
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Ti dicevo che alla fine in Danimarca ci sono stata. E dato che la mia vita gira, per un motivo o per l'altro, attorno al cibo, ti dico anche che ci ho mangiato piuttosto bene.
Per ora, invece, ho solo fantasticato di calcare il suolo della Groenlandia. Un po' mi ci ha costretta proprio il mio interesse professionale nei confronti degli Omega 3. Anche in questo momento sta succedendo proprio questa cosa: ho trasferito il mio cervello in Groenlandia per parlarti degli Omega 3. Perché è proprio da lì, dai territori abitati dagli Eschimesi Inuit, che è partita tutta questa faccenda sui grassi polinsaturi dell'olio di pesce di cui ti parlerò in questo podcast.
Ora cerco un po' di riassumerti com'è andata.
Alla fine degli anni sessanta del secolo scorso, in Danimarca si era diffusa la voce che fra gli abitanti della Groenlandial'incidenza di malattie delle coronarie (che sono le arterie che portano il sangue al cuore) fosse più bassa che nella popolazione danese che viveva sulla terra ferma. A tirare in ballo gli Omega 3 sono stati due ricercatori danesi: Hans Olaf Bang [énz ouulaf baeng] e Jørn Dyerberg [ioaun daiebeug].
Ho ascoltato un'intervista in cui un'ormai ottantenne Dyerberg racconta l'entusiasmo nel momento in cui ha deciso di accettare la proposta di Bang, di preparare i bagagli e partire per quella che si era immaginato come una fantastica avventura.
Allora,
- Con Bang, Dyerberg racimola i fondi necessari per la spedizione.
- Poi, in tre, con qualche migliaio di dollari in tasca, partono per la Groenlandia e in 2 mesi collezionano campioni di sangue di 130 Inuit, a digiuno – insomma, gli fanno un prelievo seguendo lo stesso principio che spesso devi seguire tuquando vai a fare le analisi del sangue: la colazione la vai a fare dopo.
- Poi misurano i livelli di colesterolo (per la precisione di quello totale) e scoprono che sono più bassi rispetto a quelli rilevati nel sangue dei danesi che vivono sulla terra ferma.
Devi sapere che all'epoca il colesterolo era l'unico responsabile NOTO dei problemi cardiovascolari. A detta di Dyerberg – e qui lo cito testualmente – «l'unica cosa di cui parlava la gente era il colesterolo!» Ma... SORPRESA! La differenza che Bang e Dyerberg avevano rilevato tra gli Inuit e gli altri danesi non era sufficientemente grande da spiegare perché il cuore degli Inuit fosse più al sicuro. Per il momento, quindi, attorno alla salute degli Eschimesi ha continuato ad aleggiare un alone di mistero.
Messa da parte la questione, Bang e Dyerberg hanno deciso di sfruttare al massimo i campioni raccolti durante la loro esperienza in Groenlandia e di analizzarli per controllare quali grassi fossero presenti nel sangue degli Inuit.
Dal racconto di Dyerberg me li immagino lì che si dicono: «mal che vada, ne esce un articolo scientifico da pubblicare su una qualche rivista peer-reviewed e da aggiungere al curriculum». E invece, fu così che si iniziò a parlare di Omega 3: o meglio, dell'acido eicosapentaenoico e dell'acido docosaesaenoico, che, ti anticipo, d'ora in poi chiamerò per semplicitàcon i loro più noti e più facili da pronunciare acronimi, che sono: EPA e DHA.
Poi, è successo quello che può capitare facilmente nei laboratori e nelle teste dei ricercatori: si leggono gli studi pubblicati da altri; si fa 2+2; o si hanno delle intuizioni che spingono a cambiare la direzione delle proprie ricerche. A quel punto, si sposta l'attenzione da quei risultati che non rispondono alle proprie domande et... voilà! si trovano le risposte che si stavano cercando.
Ed è stato così, quando, per intuito, Bang e Dyerberg hanno spostato la loro attenzione dai livelli di colesterolo alla capacità di aggregazione delle piastrine, che si è riusciti a dare un senso alla resistenza delle coronarie degli Inuit: perché il segreto degli Omega 3 non è tanto saper abbassare il colesterolo. Fra le tante proprietà di questi grassi ci sono quelle antitrombotiche. In altre parole, gli Omega 3 evitano la formazione di coaguli di sangue pericolosi per la salute del cuoree dei vasi sanguigni.
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Rimettendo insieme i pezzi di questa vicenda, mi vien da pensare che è proprio vero che la fortuna aiuta gli audaci. Perché, in fondo, Bang e Dyerberg erano partiti puntando sul cavallo sbagliato: il colesterolo. E a dirla tutta, anche le prove ufficiali che il cuore degli Inuit fosse più al sicuro rispetto a quello degli altri danesi è arrivata un po' più tardi, con altri studi pubblicati da Dyerberg verso la fine degli anni '80.
Fatto sta che, grazie a quelle prime ricerche, gli Omega 3 sono finiti sotto la lente d'ingrandimento dei ricercatori che, uno studio dopo l'altro, hanno scoperto le proprietà di questi acidi grassi e continuano a scavare fra i loro effetti benefici.
Oggi, per esempio, si sa che se gli Omega 3 fanno bene al cuore è anche perché aiutano a mantenere sotto controllo i trigliceridi – un effetto che Bang e Dyerberg non avevano preso in considerazione anche se avevano notato che gli Inuitavevano meno trigliceridi nel sangue. Vedi come vanno le cose? In quegli anni nessuno aveva messo ancora in correlazione trigliceridi alti e rischio cardiovascolare, e per questo il dato emerso dagli studi sugli Eschimesi era stato sorvolato.
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A chi, come me, si occupa di alimentazione, gli Omega 3 interessano perché si trovano nel cibo. In effetti, il motivo per cui Bang e Dyerberg ne hanno trovati tanti nel sangue degli Inuit è da cercare nell'alimentazione di questa popolazione che, fondamentalmente, si nutriva di foche e pesce. E nel grasso delle foche e del pesce ci sono EPA e DHA. Per questopotresti aver sentito dire che per aumentare l'assunzione di Omega 3 dovresti mangiare più pesce, in particolare di quello grasso: quindi salmone, sarde e sardine, aringhe, tonno.
In questo podcast ti parlerò sia di questo – quindi di quanti Omega 3 ti servono ogni giorno e di come puoi assumerli – siadei benefici che puoi ottenere garantendoti un apporto quotidiano adeguato di questi grassi buoni.
Ti anticipo che non c'è un'età alla quale gli Omega 3 non servano. Come ti dicevo all'inizio di questa puntata, servono giàal feto nel grembo materno! E poi, servono durante l'infanzia e l'adolescenza, alle donne e agli uomini di qualsiasi età, per promuovere la fertilità ma anche per tenere a bada i disturbi della menopausa. Spesso ne sentiamo parlare perché, proprio come sospettato da Bang e Dyerberg, fanno bene al cuore. Ma fanno bene anche al cervello e alla vista. E sono anche alleati dei muscoli di chi fa sport.
Ma prima di parlare di tutto questo e probabilmente anche di altro, voglio spiegarti perché gli Omega 3 sono considerati NUTRIENTI ESSENZIALI.
Devi sapere che quando si parla di nutrienti questa parolina, “essenziale”, vuol dire una cosa specifica: significa che un nutriente non può essere sintetizzato dal nostro organismo e che, quindi, lo dobbiamo necessariamente assumeredall'esterno.
Ti faccio un esempio semplice: il colesterolo è una molecola molto importante per il tuo organismo. Ti serve, per esempio, per produrre diversi ormoni e per sintetizzare la vitamina D. Ti serve anche per costruire le membrane delle tue cellule. Non puoi però dire che è un nutriente “essenziale”, perché il tuo organismo lo sa produrre.
Ecco, in realtà il tuo organismo sa produrre anche un po' di EPA e DHA. Per farlo ha bisogno di un altro Omega 3, l'acido alfa-linolenico. Ascoltami bene: li-no-le-NI-co, non linole- I -co. L'acido linoleIco non è un Omega 3 e, ti dirò, c'entra solo in parte coi nostri discorsi. L'acido alfa-linoleNIco, invece, è il capostipite da cui derivano gli altri Omega 3 ed è un vero e proprio nutriente “essenziale”, perché l'organismo umano non sa sintetizzarlo.
Permettimi, però, di semplificare anche in questo caso: d'ora in poi, chiamerò l'acido alfa-linoleNIco con il suo acronimo: ALA.
Ecco, purtroppo l'organismo umano non sa nemmeno convertire bene l'ALA in EPA e DHA. Secondo le stime, l'efficienza della conversione dell'ALA in DHA non supera il 5%.
Facciamo un attimo due conti, prendendo in considerazione una delle migliori fonti alimentari di ALA, le noci. Con la tuaporzione quotidiana di noci (che è di circa 30 grammi) assumi circa 270 mg di ALA. Con un'efficienza di conversione del 5%, da questi 270 mg potresti ottenere circa 14 mg di DHA, una quantità piuttosto scarsa a fronte di un'assunzione adeguata di EPA+DHA che, come vedremo, non scende mai al di sotto dei 250 mg al giorno.
Per questo spesso potresti sentir definire gli Omega 3 in generale, e non solo l'acido alfa-linoleNIco: grassi “essenziali”.
Esistono anche altri grassi essenziali. Uno te l'ho già citato: è proprio l'acido linole-I-co, e adesso ti spiegherò perché in parte anche lui c'entra con i nostri discorsi.
L'acido linoleIco viene utilizzato dal tuo organismo per produrre un altro tipo di grassi, gli Omega 6. Per farlo, utilizza gli stessi enzimi, cioè sostanzialmente gli stessi “operai”, che gli servono anche per produrre gli Omega 3 a partire dall'ALA. E dato che la tipica alimentazione occidentale moderna è ricca di acido linoleIco, questi operai sono per la maggior parte del tempo occupati a produrre Omega 6.
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Se ti stai chiedendo per quale motivo la tua alimentazione potrebbe essere tanto ricca di acido linoleIco voglio soddisfare subito questa tua curiosità. Questo grasso è presente in moltissimi alimenti, inclusi tanti cibi che consideriamo salutari, come la frutta secca e i legumi. In generale, è abbondante negli oli di semi, come quello di girasole. Pensaci, quindi: tutte le volte che nella lista degli ingredienti trovi scritto “olio di soia”, “olio di girasole”, “olio di mais”, “olio di sesamo”, “olio di arachidi”, in quel cibo è presente dell'acido linoleIco.
Anche qui voglio farti un esempio: più del 60% dei grassi presenti in una maionese industriale può corrispondere proprio ad acido linoleIco. Diciamo che, oggi come oggi, è difficile non assumere acido linoleIco in abbondanza, anche se magari inconsapevolmente.
Se anche tu, volente o nolente, ne ingerisci grandi quantità, la tua capacità di produrre Omega 3 potrebbe essere fortemente limitata. Di conseguenza, cercare di aumentare la quantità di Omega 3 a disposizione del tuo organismo mangiando cibi ricchi di ALA potrebbe essere quasi inutile, perché buona parte degli operai di cui avresti bisogno per farlo sarebbero già occupati a convertire l'acido linoleIco in Omega 6.
Fortunatamente, però, hai altre due strategie a tua disposizione:
- ridurre il tuo apporto quotidiano di acido linoleIco
- e mangiare cibi che siano ricchi degli Omega 3 biologicamente attivi. Insomma, mangiare EPA e DHA, in modo da bypassare la necessità di produrli a partire dall'ALA.
Nelle prossime puntate ti parlerò di come aumentare l'assunzione di EPA e DHA grazie alla tua alimentazione e dei benefici che puoi ottenere da questa scelta. Ti parlerò anche degli integratori di Omega 3, per aiutarti a chiarirti le idee su quando potresti averne davvero bisogno, quali dosi dovresti assumerne per poter sperare di trarne dei benefici, e quali sono le caratteristiche dei migliori integratori di Omega 3 presenti sul mercato.
Fai clic sul tasto “segui” per non perdere nessun aggiornamento. Ti aspetto qui per la prossima puntata!
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Hai ascoltato “Perle di Benessere”, un podcast di Silvia Soligon dedicato al mondo dei grassi polinsaturi Omega 3. Da un'idea di Silvia Soligon e Omegor. Testi di Silvia Soligon. Musiche di Carlo Bruno. Registrazioni e post-produzione: Claudio Spagnuoli.
Fonti:
https://www.youtube.com/watch?v=_vTH_aKcrEU
Harris, W. S., Calder, P. C., Mozaffarian, D., & Serhan, C. N. (2021). Bang and Dyerberg’s omega-3 discovery turns fifty. Nature Food, 2(5), 303–305. doi:10.1038/s43016-021-00289-7
https://www.youtube.com/watch?v=Sb9ji1KM5R0